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Indice
degli inserzionisti
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Editoriale
di Paolo Nuti
38
Posta
40
News a cura di Massimo Truscelli
52
Informatica & Diritto - di Elvezio Petrozzi
Il lavoro ai video terminali
80
Arte & Computer - di Marco Marinacci
87
Prova: Amstrad PC2086 D
di Corrado Guistozzi
94
Prova: Nec MultiSpeed HD
di Andrea de Prisco
100
Prova: Fujitsu DL 3300/3400
di Massimo Truscelli
106
Prova: Tandon Ad-PAC
di Massimo Truscelli
112
Prova: Hard Disk Maxtor XT-1085, XT-1140. XT-2190
di Angelo La Duca
116
Prova: Microsoft C 5.1
di Corrado Gius tozzi
120
Prova: Data Ease Developer
di Francesco Petroni
126
Memorie ottiche - di Angelo La Duca
Apple CD SC
132
DeskTop Publishing di Mauro Gandini
Smau: una vetrina per il Dtp
136
IntelliGIOCHI:
Fiat Lux - di Corrado Giustozzi
142
Numeri & Fantasia - dì Elvezio Petrozzi
147
Grafica - di Francesco Petroni
L'altra faccia del colore
150
Spreadsheet di Francesco Petroni
Nominare le zone
157
Playworld - di Francesco Carlà
Avvenimento - Panorama - Simulposta - Inside Reader
162
Megagame 64 - di Marco Pesce
Un videogioco tutto nostro (11)
172
Scuola di videogame: un digitalizzatore audio (il software)
175
Archimedes - di Massimo Truscelli
Archimedes: arriva il software
178
MCmicrocomputer n 79 (numerazione editoriale)
pMSfeL 79
Atari ST - di Massimo Truscelli
Omikron. Basic 3.0 e Omikron.Compiler 2.4
184
Amiga: IntroCAD
di Rino Sassi
188
Hard-Amiga: Paula & il Marchingegno
di Maurizio Damiani Chersani, Luca Galeani. Giuliano Peritore
192
Programmare in C su Amiga (6) - di Dario de Judicibus
196
Macintosh - di Raffaello De Masi
Cricket Draw
203
Quanto costa un Macintosh?
208
Appunti di Informatica - di Anna Pugliese
Il controllo della concorrenza (3)
211
C - di Corrado Giuslozzi
Allocazione dinamica e strutture ricorsìve
217
Turbo Prolog di Raffaello De Masi
Elementi di Prolog (5): lo sviluppo di un programma in Prolog
222
Turbo Pascal di Sergio Poiini
Analisi lessicale dell'input
226
Assembler 80286 di Pierluigi Panunzi
La gestione degli interrupt (1)
230
MS-DOS - di Pierluigi Panunzi
ì «device driver» (3)
234
MSX di Maurizio Mauri
Il V9938 (2)
238
Software Amiga a cura di Andrea de Prisco
Programmi per il Copper
242
Software MS-DOS - a cura di Valter Di Dio
Sottodirectory e WS - Tool 05 - Graphics Parade
246
Software Apple a cura di Valter Di Dio
LIST db - Renarne ProDOS
252
Software C-128 - a cura di Tommaso Pantuso
Data Maker 128
254
Software C-64 - a cura di Tommaso Pantuso
Data Maker 64 - Hires Monitor
257
Software MSX - a cura di Francesco Ragusa
262
Software di MC disponibile su cassetta o minifloppy
265
Guidacomputer
266
Micromarket-micromeeting
282
Microtrade
288
Moduli per abbonamenti - arretrati - annunci
289
Fujistsu DL 3300/3400
novembre 1988
Indice degli Inserzionisti
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L’ affidabilità
(particolare)
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difficile. Sarà perché l’offerta ha assunto proporzioni gigante-
sche, sarà perché sempre più spesso ad un prezzo conveniente
corrisponde una qualità scadente.
Ecco perché alla CBM abbiamo deciso di superare questa logica
che penalizza chi affida la propria atti-
vità ad un PC, con una promessa sem-
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Andiamo nel particolare.
HARDWARE
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noma di esperti professionisti.
• I PC CBM vengono costruiti con
componenti e semiconduttori di al-
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• I PC CBM sono immessi sul mer-
cato solo dopo aver superato i controlli
di qualità sui componenti e sull’insie-
me, caratteristici del processo produt-
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• I PC CBM sono equipaggiati di firmware originale garan-
tito dalla sua origine.
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Come i lettori di queste pagine ben sanno, l'uso del modem prevede il pagamento di una serie
dt barelli che vanno dalie 16.666 lire/mese deli "imposta di concessione ministeriale per sede
di utente telegrafico » alle 990 hre/bimestre della borchia e del commutatore, ad un canone di
affitto del modem Sip di importo anacronistico. Decine di migliaia di utenti telematici
« spontanei » hanno prò ' scoperto che per l'equivalente di tre-quattro mesi di canone Sip
possono comprarsi un bel modem e dare inizio alla propria alfabetizzazione telematica. Alla
faccia della sede di utente telegrafico e della borchia. I più garantisti, acquistano il modem, si
recano presso una sede Sip e dichiarano che intendono fare trasmissione dati sulla loro linea
telefonica servendosi di un «terminale con modem interno « o di un «adattatore telematico».
Cosi si ritrovano si a pagare le 200.000 lire/anno della concessione ministeriale fin quando non
verrà abolita, ma nel frattempo dormono tra due cuscini sapendo di essere in regola Ise il
modem è effettivamente su schedai o quanto meno di non aver commesso alcun reato fiscale.
Diciamo che. con soluzione tutta italiana, siamo al cospetto di una liberalizzazione di fatto. Ma.
sempre con soluzione tutta italiana questa liberalizzazione di fatto rappresenta sempre più
chiaramente una cortina fumogena atta a far passare in secondo piano un problema ben più
grave: quello della ristrutturazione e della riduzione delle tariffe di trasmissione dati in mancanza
della quale rischi di perpetuarsi un gravissimo attentato alla libertà di espressione dei cittadini
italiani I mesi passano e la nuova release di Itapac. la cui messa in servizio è stata ufficialmente
annunciata per l'8-11 luglio 1988 non è ancora stata installata.
Senza nuova release. niente «utenti non identificati» ovverosia niente possibilità di utilizzare
Itapac a meno di non essere a) abbonati a Itapac. bl pirati, c) utenti di uno dei dieci «Servizi a
Valore Aggiunto » cui sono stati concessi gli unici dieci « gruppi chiusi su rete commutata» resi
possibili da un rattoppo del vecchio software. Inutile dire che dei dieci privilegiati VMS che hanno
ottenuto il gruppo chiuso su rete commutata, una buona percentuale fa capo al gruppo Stet.
Posto anche che venga installata al più presto la nuova release. bisogna far approvare al
ministero le tariffe relative alla nuova modalità di accesso e poi istruire una rete di vendita che.
oggi come oggi, ha serie difficoltà a vendere quel che già c'è. La nostra personale casistica è
ricca di episodi. Un regolare abbonato di Itapac deve pagare, per poter accedere attraverso il
suo telefono al servizio pubblico di trasmissione dati a 1200 baud. un canone di 17 100 lire al
mese; più 7.200 lire/mese per il nominativo d'utente; più 16.666 lire/mese per il canone di
concessione, più 990 per borchia e presa modem Totale 41.956 lire/mese pan a 503.472 lire/
anno 1+ eventuale canone di affitto modem), senza aver trasmesso un byte. Se poi l'abbonato
Itapac trasmette o riceve dei dati, allora deve pagare 1.488 lire/ora per impegnare la porta
I sempre senza aver ancora trasmesso un byte) più 1. 78 lire a segmento o frazione di segmento.
E qui viene il bello: un segmento è pari a 64 byte, come dire 2. 78 centesimi di lira a carattere,
ovverosia 27.8 lire a Kbyte. 2780 lire per 100 Kbyte. Un prezzo che sembrerebbe addirittura
conveniente, ma che. se ipotizzassimo una trasmissione continua a 120 caratteri al secondo di
caratteri TUTTI UTILI porterebbe ad un costo orario di 12.015 lire per un totale di 13.503 lire/ora.
Posto che non si richieda all'host l'echo dei caratteri. Nel qual caso si potrebbe arrivare a
spendere 25.518 lire/ora. Il condizionale è d'obbligo dal momento che. accedendo ad Itapac via
rete commutata, per vari motivi difficilmente si arriva a trasferire 120 caratteri al secondo. Ma il
bello deve ancora venire: l'utente paga il pacchetto pieno per vuoto; basta un carriage return, e
partono 1. 78 lire. Se per ipotesi, colto da follia, si mettesse a trasmettere una sequenza di
carriage return con echo. gli verrebbero a costare 3.56 lire l'uno ; posto che riesca a spedirne 7
al secondo, finirebbe con lo spendere 91.200 lire/ora.
Questo caso limite è evidentemente irrealistico, ma vediamo però il caso di un file trasmesso in
Xmodem: il pacchetto Xmodem di 128 caratteri utili è in realtà lungo 130 o 131 caratteri e
occupa un totale -di 4 segmenti lire per i dati più uno per l'ACK). La trasmissione di 100 Kbyte
I circa 20 minuti) costerà quindi 5.562 lire (salvo ripetizioni causate della cattiva qualità della rete
terminale 1 ) ad un costo orario di circa 15-16.000 lire (più le solite 1.488 lire/ora). Lo stesso
servizio (p.e. rete Tymnet per Bix) costa negli Stati Uniti dalle 7 del pomeriggio alle 6 di mattina,
durante il weekend e nelle feste comandate. 2 dollari/ora; dalle 6 di mattina alle 19 dei giorni
feriali costa invece 8 dollari/ora E senza andare così lontano, la stessa Sip offre in Italia
trasmissione a 1200 baud a 3.000 lire/ora con in omaggio un servizio della cui utilità
continuiamo a dubitare . E i fatti continuano a darci ragione. C'è poi la possibilità che sia il
servizio Videotel a costare 3.000 lire/ora e la trasmissione omaggio. Probabilmente la verità è a
mezza strada, ma in ogni caso sembra più che ragionevole rivendicare il diritto, per tutti i
fornitori dì servizi a valore aggiunto, o quanto meno per quelli a carattere informativo/
giornalistico, di utilizzare il supporto di trasmissione dati a prezzi analoghi a quelli sostenuti per
gli analoghi Ima a nostro giudizio sbagliati) servizi Sip Noi siamo pronti I quando la Sip ci fornirà
le linee che attendiamo da 14 mesi) ad iniziare la distribuzione commerciale di MC-Link ad un
prezzo, per il servizio, compreso tra le 3 e le 5 mila lire/ora I contro gli 8/12 dollari/ora di analoghi
servizi statunitensi); ciò sarà evidentemente inutile se poi si dovessero chiedere, per la sola
trasmissione, cifre da 3 a 4 volte più elevate. Senza lasciarci ingannare dalla cortina di fumo
della liberalizzazione di fatto, dobbiamo chiedere ormai a gran voce che il Ministero delle Poste
e la Società concessionaria per l'esercizio telefonico consenta a noi te a tutte le altre società
private interessate alla cosa) dì distribuire sulla rete pubblica all'uopo creata, servizi telematici a
contenuto informativo, giornalistico, ricreativo con un costo di trasmissione quanto meno non
superiore a quello del Videotel e senza, ovviamente, le pastoie della sua balorda «facciata».
A meno che, ipotesi indecente e certamente incostituzionale, lo Stato non intenda riservarsi,
per il tramite di società a partecipazione statale, il monopolio
dell'informazione distribuita attraverso il mezzo telematico.
Paolo Nuti
Anno Vili - numero 79
novembre 1988
L. 6.000
Direttore:
Collaboratori:
Massimo Truscelli. Elisabetta
Bordien. Francesco Carla.
Maurizio Damiani Chersom. Dario
de Judicibus, Raffaello De Masi,
Andrea de Prisco. Valter Di Dio,
Luca Galeani, Mauro Gandini,
Corrado Giustozzi. Angelo La
Duca, Maurizio Mauri. Tommaso
Pantuso. Pierluigi Panunzi.
Giuliano Pentore. Marco Pesce.
Francesco Petrom. Elvezio
Petrozzi, Sergio Polirti, Anna
Pugliese. Francesco Ragusa.
Luigi Sandulli.
Rino Sassi. Pietro Tasso,
Segreteria di redazione:
Paola Pujia (responsabile),
Massimo Albarello,
Francesca Bigi,
Giovanna Molinan
Grafica e impaginazione:
Roberto e Adriano Saltarelli
Grafica copertina:
Paola Filoni
Fotografia:
Dario Tassa
Maunzio Ramaglia
(responsabile)
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Abbonamenti ed arretrati:
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n 219/81 del 3 giugno 1981
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Maurizio Zinelli
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•La oostra tecnologia è tedesca.
•La nostra produzione, anche.
•La nostra lingua, l’italiano.
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Elogio... dell'Apple II
Cara MCrrvcrocomputer.
a seguito della decisione della Apple Italia-
na di abbandonare la commercializzazione
della serie II in Italia scrivo a nome e per
conto del comitato di cui sopra che si è
costituito spontaneamente per difendere gli
interessi morali e materiali degli utenti Apple
Quando uno acquista un computer non
acquista soltanto un pezzo di plastica e di
metallo. Acquista un nome e tutto quello che
questo nome rappresenta. Il nome Apple è.
per gli utenti più avveduti, sinonimo di com-
puter casalingo e di cura ed amore per gli
acquirenti
La Apple con la serie II ha praticamente
inventato il computer da casa e ha sempre
sostenuto i suoi clienti con tutto il servizio di
cui avevano bisogno favorendoli ogniqualvol-
ta poteva Basta ricordare il fatto che ad ogni
nuova serie ha sempre offerto ai vecchi
clienti la possibilità di migliorare a condizioni
favorevoli La Apple è. fra l'altro, una delle
più prolifiche ditte nella disseminazione delle
informazioni relative ai suoi computer ed ha
sempre fornito tutti gli schemi elettrici, le
caratteristiche degli integrati ed addirittura il
disassemblato delle ROM I favorendo cosi
anche la nascita dei cloni).
Ora i dirigenti italiani hanno deciso, non so
in base a quale ragionamento, di abbandona-
re questi utenti che hanno contribuito a co-
non inviate francobolli!
er ovvi motivi di tempo e spazio sulla
rivista, non possiamo rispondere a tutte le
lettere che riceviamo ne. salvo in casi del
tutto eccezionali, fornire risposte private:
per tale motivo, preghiamo 1 Lettori di non
accludere francobolli o buste affrancate
Leggiamo tutta la corrispondenza e alle
lettere di interesse più generale diamo ri-
sposta sulla rivista. Teniamo, comunque,
nella massima considerazione suggerimen-
ti e critiche, per cui Invitiamo In ogni caso l
Lettori a scriverci segnalandoci le loro opl-
struire, consolidare e difendere il successo
dell'Apple in Italia e nel mondo.
Gli effetti si sono cominciati a vedere con
la sparizione dei modelli serie II dal listino
prezzi lescluso il GS che è misteriosamente
sparito e poi riapparso), con la mancanza di
ricambi, il non aggiornamento delle nuove
ROM e perfino con la dichiarazione ufficiale
che la sene II non viene più prodotta II).
Al contrario negli USA. nello scorso perio-
do natalizio, si sono venduti più Apple serie II
di quanti si erano mai venduti in passato ed
addirittura più II GS di tutti i modelli Macin-
Errata Corrige Atari
Il prezzo dell'Atari ST 1040 pubblica-
to nella pagina pubblicitaria sul nu-
mero scorso è errato: il 1040 costa
949.000 lire + IVA, non 899.000
come indicato.
Ci scusiamo con i lettori per il disgui-
do. che non è dipeso dalla nostra
casa editrice.
tosh messi insieme, nonostante una offerta
speciale che rendeva il Mac Plus più econo-
mico del II GS. Quindi chi compra un GS. che
tra l'altro vende in USA più dell'Amiga, non lo
fa perché vuole risparmiare ma per scelta .
Il presidente dell'Apple. John Sculley ha
dichiarato che è intenzione della casa conti-
nuare a produrre la serie II «almeno fino al
2000 «
Quindi di fronte a questi fatti i più di
35.000 utenti Apple II considerano la decisio-
ne illogica, ingiusta e illegale Illogica perché
se la serie II non si vende in Italia la Apple
non può che biasimare se stessa e la sua
politica di vendita. Ingiusta perché non si
ricompensa in questo modo chi ha sostenuto
ed avuto fiducia nella ditta per tutù questi 1 1
anni Illegale perché non è possibile che non
ci sia una legge che non protegga magari
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Europa, senza barriere.
Per noi, il 1992 è già qui!
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uno studente che ha messo da parte, con
privazioni e sacrifici, due milioni per compra-
re un computer e vede cosi sfumare i suoi
risparmi per una decisioine arbitraria.
La Apple Computer spa può anche essere
nella legalità (vedremo ma certamente non è
nella ragione I
Enrico Tedeschi
Comitato difesa Utenti Apple
Ho girato, per competenza, questa lettera
alla Apple Computer, ricevendo tempestiva-
mente la risposta che segue.
Caro Direttore.
una prima considerazione in merito alla
lettera che Lei cortesemente mi ha inoltrato:
un attaccamento cosi forte all'Apple II non
può che far piacere a noi di Apple. Mi ricordo
solo un precedente: le manifestazioni (spe-
cialmente negli USAI quando la Volkswagen
decise di cessare la produzione del « Maggio-
lino »
Il paragone però finisce qui. Infatti Apple
non ha cessato (né intende farlo) la produzio-
ne degli Apple II Inoltre in Italia l'Apple II
(nella versione più aggiornata, che è l'Apple II
6SI è disponibile a listino (sin dalla sua
introduzione I. Come vede su questi due pun-
ti la lettera contiene cose non vere. Non è
inoltre assolutamente vero che da Apple
siano mai venute dichiarazioni diverse da
quanto sopra.
Un particolare cenno al supporto e agli
sviluppi del sistema: il sistema operativo è
stato regolarmente aggiornato anche in Ita-
lia: a suo tempo abbiamo importato «Mouse-
Desk» e ora abbiamo disponibile anche il
sistema 4.0, da poco rilasciato negli Stati
Uniti.
Detto questo occorre però aggiungere che
non tutti i Rivenditori Autorizzati e i Centri
Affari Apple distribuiscono il prodotto, dati i
limitatissimi volumi di vendita di Apple II in
Italia. A chiunque telefoni però (tei. 02 7
7574319 - Sig.na Valeria Masala) viene forni-
to l'indirizzo del Rivenditore più vicino a cui
rivolgersi.
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(poche decine di unità al mese)? Un grosso
contributo è stato certamente dato dal Piano
per T Informatizzazione della Scuola, che ha
imposto la scelta MS-DOS. Le vendite di
Apple II negli USA cui la lettera si riferisce
sono infatti realizzate, per la quasi totalità,
proprio nell'ambiente scolastico
Cordiali saluti.
Apple Computer SpA
L 'amministratore Delegato
Sergio Nanni
Aggiungo due parole di commento, se non
altro per spiegare i fatti anche., coreografici
che hanno accompagnato la vicenda,
Dunque: Enrico Tedeschi è un dinamico
utente di MC-Link, attivissimo soprattutto
nelle aree Sinclair ed Apple Proprio tramite
MC-Link, ha coordinato un gruppo di utenti di
Apple II in modo da organizzare una manife-
stazione per domenica 2 ottobre, alle 15 e
30, di fronte allo stand Apple allo SMAU
Complimenti a Enrico, ci è riuscito, come
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natore comune. l'Apple II non si tocca, gli
vogliamo troppo bene.
E giustamente Sergio Nanni, in rappresen-
tanza della Apple italiana, nota con piacere
un simile attaccamento, paragonandolo a
quello per il Maggiolino, quell'orribile (ades-
so) coso della Volkswagen. E già. Volkswa-
gen, Volksputer Come? Non sapete cosa è
un Volksputer? Dunque: non conosco il tede-
sco ma so che Volkswagen significa «vettura
del popolon (volk's wagen). Capito? E adesso
che ne direste se io, qua per qua (chissà chi
credo di essere...), battezzassi l'Apple II com-
puter del popolo? Per carità, senza nessuna
delle considerazioni di stampo politico-partiti-
co che l'uso di una simile locuzione potrebbe
indurre. Semplicemente, quanti di voi (o di
noi) hanno cominciato con un Apple II? Per-
sonalmente ncordo. una decina di anni fa. di
aver tirato un sospiro di sollievo quando la
Iret di Reggio Emilia importò i primi Apple II:
finalmente un personal che funzionava! Vo-
glio dire, che non ti piantava sul più bello
non-si-sa-perché. come facevano quando
avevano la luna storta i suoi coetanei Tandy
TRS-80 con il suo dos mangiadischi (nel
senso che li mangiava) o il Pet 2001 della
Commodore con la sua tastiera-cura-per-
esaurimento-nervoso (per farlo venire, voglio
dire) E, ragazzi, la cosa sconvolgente è che:
uno, l'Apple II ancora funziona; due. l'Apple
Il adesso è quasi come quello di dieci anni fa
(minuscolo a parte, arrivate sull'«e». ma
del resto già inventate dal nostro Bo Arnklit
nel lontano 82...).
E a proposito di Bo, lo sapete che quando
abbiamo fondato la Technimedia gli abbona-
menti giravano su un Apple II, e quando sono
cresciuti e non ci entravano più Bo ha ficcato
nell'Apple II tre schede Ramek da 512 K
l’una. con un sort in RAM capace di ordinare
1000 record in cinque secondi (pubblicato su
MC n. 4), abbiamo smesso di usarlo quando
con le Ramek scaldava come un termosifone
e gli integrati cominciavano a saltare fuori
come i toast di Paperino.
Beh, che l'Apple II sia un computer da rispet-
tare credo proprio che lo pensino tutti
Però gli anni sono passati. I tempi cambia-
no e. purtroppo, è inevitabile che chi usa uno
strumento «vetusto" subisca qualche di-
Ben lo sa chi gira con automobili revival,
anni '50 o '60. vai a trovare i pezzi Li trovi,
ma non dietro l'angolo (a meno che non abiti
nell'angolo giusto...) E nei computer l'obso-
lescenza, si sa, è purtroppo (o per fortuna,
non si è mai capito) più rapida che nelle
automobili. Naturalmente sto parlando del II
«non GS». Il GS è una macchina attuale e
bellissima, dalle ottime prestazioni che po-
trebbero essere ancora migliori se per ragioni
strategiche (leggi concorrenza al Mac) il suo
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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Citizen 180E
esprime realmente
il proprio valore
Da anni la Citizen è nota per le sue carat-
teristiche: qualità e competitività.
Ora la nuova 180E rappresenta un'ul-
teriore alternativa ad un costo ancora
inferiore.
Con un'ampia gamma di caratteri di
stampa, superiore a quella normalmente
utilizzata, è facile comprendere perchè
questa sia una delle più versatili stam-
panti nella sua categoria.
Anche il prezzo al Pubblico di
Lit. 690.000 (IVA esclusa) è imbattibile.
La 180E è stata progettata soprattutto
per le esigenze delle piccole società e per
uso domestico, garantendo il totale con-
trollo delle sue prestazioni e per ottenere
il meglio dalla propria stampante.
Inoltre la qualità della stampa è nitida,
compatta e consistente grazie ad una tec-
nologia di stampa estremamente avan-
zata.
È anche più rapida: 175, 150 e 30 caratteri
al secondo, rispettivamente in elite, pica,
NLQ.
Ma questo non è tutto.
La 180E oltre ad offrire il maggior nu-
mero di caratteri di stampa include la
stampa in negativo, la riduzione, l'espan-
sione, la sottolineatura, la cancellatura
con tratteggio e la spaziatura propor-
zionale.
Offre anche il "Quad print" (quattro
volte il carattere in altezza e larghezza)
ideale per intestazioni, etichette e car-
telli.
Con l'alimentazione dall'alto la 180E può
inoltre produrre questi diversi caratteri di
stampa su vari tipi di carta, comprese
etichette e moduli a più parti.
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Insomma che volevo dire? Semplicemente
che sono anche io un affezionato dell'Apple
II, tutti noi gli dobbiamo molto. Non lo uso
più. ma in redazione ce ne sono un paio su
uno scaffale, pronti a rifunzionare se qualcu-
no sarà punto da simil vaghezza. E fa piacere
anche a me, come a Nanni, vedere un attac-
camento come quello dimostrato dal «Comi-
tato Difesa Utenti Apple»; mi fa piacere
ovviamente anche la risposta di Nanni, che
assicura gli utenti del fatto che non saranno
abbandonati a loro stessi, ma che devono
solo accettare qualche scomodità (più che
giustificata a mio parere dall'età della mac-
china). Naturalmente, a patto che sia vero.
Ho una certa fiducia nella Apple, e credo sia
ben in grado di capire che un utente Apple
che si senta abbandonato più di tanto non
acquisterà un secondo Apple Una volta il
concessionario dal quale ho acquistato la mia
automobile mi disse «la prima la vende il
venditore, la seconda la vende l'assistenza».
Nota: la sua assistenza non é un gran che, e
forse la mia prossima macchina sarà di un'al-
tra marca A proposito: mannaggia ai limiti di
velocità e. soprattutto, alle macchine fotogra-
fiche. Non c'entra niente, ma mi è scappato.
Originali a tutti i costi?
Pirateria: aspettate, non cestinate questa
lettera, credo di avere qualcosa da dire. L 'argo-
mento è il solito, ma non è stato ancora detto
tutto, a mio parere. Nella « Repubblica » del 12
agosto ho letto un articolo nelle pagine di eco-
nomia dove si diceva che l’Italia é il paradiso
della piratena e dove autorevolissime case di
software statunitensi oltre alle solite minacce
di « trascurare n l'Italia in questo campo, espri-
mevano dei giudizi a carattere morale sul com-
portamento disonesto degli acquirenti del
software dovuto, perforo, a fattori educaziona-
li e di civiltà. Sembrerebbe che ci dovessimo
vergognare di questi giudizi, ma ora vi spieghe-
rò che se proprio qualcuno si deve vergognare
sono solo ed esclusivamente le software
house. Chiunque può comprare nelle più forni -
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hercules e colore CGA sulla
stessa scheda video.
• 5 slot di espansione.
POTERE PERSONALE
POSTA
te edicole delle grandi città italiane riviste di
computer inglesi o americane e leggere il prez-
zo di quasi tutti i pacchetti software che giun-
gono in Italia per qualsiasi computer. Ebbene il
prezzo del software originale è uguale o quasi
a quello originale venduto in Italia. Insomma
voglio dire, a voi di MC che vi siete fatti « paladi-
ni » dell'originale a tutti i costi, che le software
house ci prendono in giro quando dicono che
se si vendesse solo originale il prezzo calereb-
be, cosa di cui tutti i « paladini » sono convinti. Il
prezzo del software è esorbitante in Italia co-
me lo è in paesi più «civili» come Stati Uniti e
Inghilterra < sempre che la pirateria non sia ben
radicata anche in seno alla «civiltà»!. Quindi se
proprio vogliamo vendere non facciamo cenni
all'educazione o all'onestà che sono cose im-
portanti. ma diciamo piuttosto che vogliamo
arricchirci presto e bene. Purtroppo nel com-
mercio. dove vige la legge della giungla, non
c'è più spazio per onestà e civiltà, ma c'è spa-
zio per l'intelligenza. Qualcuno lo ha capito e ha
meglio curato la qualità del proprio prodotto,
che nel caso del software consiste nel dotarlo
di accuratissime istruzioni, buona presentazio-
ne e soprattutto di disponibilità e assistenza, e
qualcuno veramente intelligente ha anche ab-
bassato i prezzi, preoccupandosi più del volu-
me delle vendite che del profitto per copia.
Finché le software house non diventeranno
più intelligenti io continuerò a « rubare » soft-
ware come dicono e come dite voi di MC. ma
non credo proprio di essere l'unico ladro. Ci
sarebbero tante altre cose da dire, ma non vor-
rei che per l'eccessiva lunghezza questa mia
riflessione non venisse pubblicata.
Cordialmente vi saluto
Ricci Rosario - Nuoro
Non tutto il software è venduto a prezzi
esorbitanti, e noi critichiamo i prezzi quando ci
sembrano troppo elevati. E, tanto per non fare
nomi ancora una volta, apprezziamo e sposia-
mo la politica di una Borland che mette in ven-
dita un Quattro praticamente a... quattro soldi
E crediamo che di piratare un Quattro ci sia
«poca necessità», visto che è potente, docu-
mentato ed ha un prezzo ragionevole. Non
possiamo ritenere «doveroso» rubare un pro-
dotto solo per il fatto che «costa troppo» . Però
se uno dice «compro il Quattro anziché Cinque
perché vale grosso modo uguale, ma costa
molto meno» (sempre per non fare nomi) se-
condo me non fa veramente una piega. E allora
se un giorno tutti compreranno solo Quattro, e
qualcun altro non riuscirà a vendere neanche
un pezzo del suo Cinque perché non competiti-
vo come prezzo, ci sembrerà perfettamente
logico. Allora o il produttore di Cinque farà in
modo di scendere al prezzo di Quattro, o conti-
nuerà a non esserci nessuno disposto ad ac-
quistare Cinque. Certo, dannazione, a meno
che non ci siano pochi disposti ad acquistare
Cinque a prezzo troppo alto, ma tanti disposti a
piratarlo a prezzo da pirata: che è proprio la
situazione che c'è adesso e che noi speriamo
cambi. Senza giustificare né chi vende a prezzi
troppo alti, né, chiedo scusa se insisto, chi ru-
ba prodotti che costano troppo. E né io né MC
siamo «paladini dell'originale a tutti i costi» ; se
un prodotto costa troppo, almeno in teoria è
giusto solo non acquistarlo. Che, poi, tra la teo-
ria e la pratica ci possa spesso essere differen-
za lo sappiamo tutti.
49
I-° C I importa Qualità
RICHIEDETECI IL CATALOGO
News
cura di Massimo Truscelli
Nelle News
di questo numero
si parla di:
Aise 4 /'s/s P.za Vittorio Emanuele 99, 00185 Roma
Amstrad S.p.A. Via Riccione 14, 20156 Milano
Apple Computer S.p.A. Via Rivoltana 8. 20090 Segrate IMI)
ASEM S.p.A. Via Divisione Julia 32, 33030 Santo Stefano Buia (UD)
Atari Italia S.p.A. V Bellini 21, 20095 Cusano Milanino IMI)
CBM S.p.A. Divisione Informatica FINEUR Via Paolo di Dono 3/A, 00143 Roma
Contradata srl V Monte Bianco 4, 20052 Monza IMI)
Editrice Italiana Software S.p.A. Via Fieno 8. 20123 Milano
Fujitsu Italia S.p.A. Via Melchiorre Gioia 8, 20124 Milano
G. Ricordi 8t C. S.p.A. Via Salomone 77, 20138 Milano
IBM Italia Via Rivoltana 13. San Felice. 20090 Segrate IMI)
Intercomp S.p.A. Via del Lavoro 22. 37012 Bussolengo IVR)
J. Soft srl V.le Restelli 5. 20124 Milano
Kyber Calcolatori srl V L. Ariosto 18. 51 100 Pistoia
Mannesmann Tally srl Via Borsini 6. 20094 Corsico IMI)
Microdata System srl Via Matteotti 50. 19032 Lerici fSP)
PC Software Via Chiapponi 42, 29100 Piacenza
Quotha 32 srl Via Accursio 2. 50125 Firenze
SHR srl casella postale 275. 48100 Ravenna
Top per l'ufficio srl V Taormina 1, 20093 Cotogno Monzese IMI)
Tradinform srl V. Carlo Perder 4. 00157 Roma
Unibit S.p.A. Via di Torre Rigata 6. 00131 Roma
Lo scorso anno, in occasione
della precedente edizione
della manifestazione,
scrivemmo che lo SM AU,
nonostante alcune pecche
organizzative IH titolo
del corsivo di apertura
di Marco Marinacci era «In
giro nei gironi», con
riferimento anche al caldo
infernale che faceva...),
poteva essere considerato
come uno dei più significativi
momenti offerti nel panorama
delle mostre di informatica
europee.
Quest'anno si può
certamente ribadire con più
fermezza questa tesi,
specialmente se si tiene
conto dell' aumentata
superficie espositiva che è
coincisa anche con uno
spostamento della data della
manifestazione e soprattutto
con la venticinquesima
edizione della mostra.
Quest'anno lo SMAU é
avvenuto
contemporaneamente a due
manifestazioni riservate al
campo della moda IMilano
Vende Moda e Modit '88). ma
come abbiamo già detto l'area
espositiva è sensibilmente
aumentata ed è stata
sommariamente suddivisa per
categorie di prodotti in modo
Super SMAU 25
da poter dirigere il pubblico
attratto da singoli settori di
interesse in determinati
padiglioni.
La sezione dedicata
all'informatica era concentrata
sulla maggior parte dei
padiglioni disponibili,
in particolare sui padiglioni
21, 23. 26. 12. 15. 16
e 17. quest'ultimo
particolarmente « affollato »
di marchi prestigiosi ;
la mostra ha offerto quanto di
meglio è attualmente
disponibile per risolvere le
esigenze di professionisti,
utilizzatori e patiti
dell'informatica.
Un interessante momento
offerto a chi si interessa di
DTP è stato rappresentato da
PublishINscena, una serie di
manifestazioni e dimostrazioni
organizzate in uno spazio
allestito appositamente al
padiglione 21 e del quale si
parla più diffusamente su
questo stesso numero nella
rubrica dedicata al Desk Top
Publishing.
Non ci sono state grosse
novità per ciò che riguarda i
personal computer se si
esclude qualche nuovo
modello di portatile, la
distribuzione di alcuni sistemi
386 di marche più o meno
blasonate dotati di processore
386 SX oppure a 25 MHz che
si sono affiancate a Compaq,
la presentazione di qualche
nuovo sistema utilizzante la
tanto discussa architettura
MicroChannel IBM e
l'ingresso ufficiale in Italia di
alcuni marchi prestigiosi.
Certamente le novità più
interessanti sono state quelle
riguardanti il sempre più vasto
mercato delle periferiche e
degli accessori, dove si è
potuto assistere ad una
fioritura di distributori in grado
di supportare le esigenze
degli utilizzatori dei due
ambienti più diffusi: MS-DOS
e Apple Macintosh.
In particolare l'offerta di
prodotti riguarda i settori
grafici e DTP con ampia
scelta di digitalizzatori,
scanner B/N ed a colori,
schede grafiche ad elevate
prestazioni, monitor grafici,
periferiche di stampa ad
elevate prestazioni per output
a colori oppure per stampa di
elevata qualità come
stampanti laser ed a matrice
di punti a 24 aghi, supporti e
sistemi di memoria di massa
con capacità e prestazioni
spettacolari, applicazioni di
data retrieval realizzati con
supporti particolari come le
CD-ROM I supporto utilizzato
anche per il catalogo della
mostra ); infine, sistemi di
disegno e taglio di materiali
diversi dalla carta come ad
esempio il PVC.
Anche il software ha
registrato un certo
incremento di interesse sia da
parte dei distributori che del
pubblico.
Se queste sono state le
novità piu interessanti per ciò
che riguarda i prodotti, anche
tra gli espositori c'é stata
qualche novità come ad
esempio la presenza, non
massiccia, ma ben visibile, di
alcuni produttori di Taiwan
che tutti insieme, con i loro
piccoli stand occupavano una
bella fetta nell'area centrale
del padiglione 1 7
Nei precedenti numeri di MC
avrete avuto modo di leggere
alcune anticipazioni riguardanti
i prodotti presentati, in questo
numero approfondiremo il
discorso con un rapido
sguardo alle novità dei marchi
non presenti le altre volte.
52
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
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I numerosissimi modi opera-
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vari tipi di risoluzione fanno di
questa scheda uno strumen-
to di alta affidabilità e versati-
lità adatto per qualsiasi tipo
di applicazione.
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V.G.A. IBM (640 x 480 256 colori
su 256.000).
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1024x768 pixel di risoluzione
con 1 6 colori su 64.
Software incluso per l'installazio-
ne con AUTOCAD. LOTUS 1-2-3,
MS WINDOWS.
2 uscite video: una TTL a 9 pin ed
una Analogica a 1 5 pin.
Possibilità di visualizzare fino a
132 x 44 caratteri video.
NEWS
SHR
Molto ricca la serie di novità proposte
dalla società appartenente al Gruppo Fer-
Si parte da un compatibile del modello 30
PS/2. l'Acer 1030. per finire con una work-
station a 32 bit. Acer 5200, basata sulla
CPU 80386.
Il 1030 offre prestazioni del 20% superiori
a quelle del modello 30 IBM PS/2: il proces-
sore utilizzato é l'80286 con bus dei dati a
16/24 bit e clock selezionabile a 8/12 MHz
zero wait state da tastiera o da software; la
RAM è di 640 Kbyte con possibilità di inseri-
re il coprocessore matematico 80287. Il pas-
so immediatamente successivo è l'Acer
915. anch'esso basato sul processore 80286
a 16 bit. medesime frequenze di clock del
precedente, memoria RAM di 512 Kbyte
espandibile a 1 MByte direttamente sulla
scheda, solita dotazione di porte parallele e
seriali e soprattutto controller video standard
EGA Plus: compatibile con EGA. CGA.
MDA, Hercules e Plantronics con funzione
di commutazione automatica e risoluzione
massima di 640 per 480 punti a 16 colori
Il sistema tower 5200 è il modello supe-
riore della gamma Acer e deriva dal prece-
dente 1 1 20 conservandone alcune caratteri-
stiche: utilizza il processore 80386 con fre-
quenza di clock a 20 MHz con possibilità di
selezione di frequenze minori fino a 4.77
MHz. La RAM fornita è di 2 MByte, espan-
dibile fino a 4 MByte direttamente sulla
scheda e fino a 16 MByte nella configurazio-
ne massima con possibilità di operare in
condizione zero wait state mediante la confi-
gurazione interleave della memoria che con-
sente tempi di accesso di 80 ms. La mac-
china in versione base viene offerta con un
hard disk interno da 70 MByte. ma si può
anche scegliere un hard disk di capacità
maggiore 1160 MByte) dotato di controller
ESDI (Enhanced Small Device Interface) fino
ad un massimo di 340 MByte con tempi di
accesso di 16 ms.
A tari Transputer Workstation
In occasione dell’apertura del 25esimo
SMAU, l'Atari Italia ha organizzato un conve-
gno sul tema: «Informatica a processori paral-
leli: il transputer nelle sue realizzazioni e appli-
cazioni». L'Abaq, presente anch'esso in carne
ed ossa e mostrato ancora in un cabinet
provvisorio, cambierà sicuramente nome, pa-
re, per motivi di registrazione la nuova deno-
minazione ATW é anch'essa provvisoria. Cam-
biano anche alcune specifiche in quanto
l'ATW sarò in grado di ospitare al suo interno
non 13 ma 17 transputer Inmos T800-20 120
sta per 20 MHz) collegati tra loro. Ciò è stato
possibile aumentando a 4 gli slot interni per le
schede aggiuntive quadriprocessore. Le altre
caratteristiche della macchina sono: memoria
4 Mbyte espandibile a 64. 1 Mbyte di memo-
ria video, risoluzioni grafiche da 1280x960 4
bit/pixel fino a 512x480 24 bit/pixel pari dun-
que a oltre 16 milioni di colori ... non visualizza-
bili contemporaneamente solo perché non si
dispone di 16 milioni di pixel II sistema opera-
tivo adottato, lo ricordiamo, é l'Helios svilup-
pato dalla Perihelion Software consorella della
Perihelion Cambridge che ha sviluppato l'inte-
ro sistema. Nel corso del convegno sono
state mostrate diverse possibili applicazioni
dei computer prettamente paralleli quali
l’ATW dell' Atari. Calcolo parallelo per ogni tipo
di simulazione, compresa la modellazione di
realtà artificiali. Si sa infatti che quando biso-
gna elaborare gli stessi dati un gran numero di
volte, e ogni elaborazione non dipende da (e
non influenza) altre elaborazioni, la soluzione
parallela può fornire dei dati a dir poco sor-
prendenti, soprattutto considerato che (mai
come in questo caso) un raddoppio dei pro-
cessori utilizzati corrisponde esattamente ad
un dimezzamento del tempo totale di elabora-
zione. L'esempio più evidente può essere
quello del tracciamento di una bella immagine
ray-tracing in cui, come é noto, ogni pixel è
funzione si di tutti gli oggetti, le superfici
e le luci costituenti la scena, ma indipen-
dente da ogni altro pixel dello schermo. Un
computer uniprocessor, per disegnare una
immagine con questa tecnica, deve elaborare
da solo uno per uno tutti i pixel con tempi di
attesa normalmente dell'ordine delle svanate
ore di calcolo. Due processori, ognuno incari-
cato di disegnare mezzo schermo, banalmen-
te. ndurrebbero il tempo alla metà. Nulla vieta
di suddividere ancora i compiti, fino al caso
limite di disporre di un processore per ogni
pixel (sì., anche un milione di processori, che
male c'è?) e realizzare una immagine ray
tracing in pochi decimi di secondo Pochi
minuti dopo saremmo naturalmente in grado
di realizzare anche una animazione interattiva
in perfetto ray tracing . e non é fantascienza
Non vi basta? Bene allora immaginate di com-
missionare ad un architetto la nstruttdrazione
del vostro appartamento fornendogli sempli-
cemente la piantina di casa. Dopo qualche
giorno l'architetto vi inviterà nel suo studio per
mostrarvi la sua proposta Non disegni o
schizzi, ma mettendovi in mano una sorta di
joystick vi inviterà a farvi un giro nella vostra
nuova abitazione da lui rimodernata Ovvia-
mente davanti ad uno schermo: «no. quel
faretto non mi piace», «proviamo a spegnere
le luci e ad accendere il camino» . «prefensco
i copriletto di seta completamente bianchi»
«forse quello specchio è meglio fumé»... «no.
aveva ragione lei. meglio lo specchio norma-
le»... «la cucina la voglio coi piani in marmo di
carrara», tutto ngorosamente in tempo reale,
anzi irreale, dal momento che per cambiare
qualsiasi cosa in un appartamento passano
sicuramente diversi minuti mentre, tastiera in
mano. Il nostro architetto impiegherà si e no
qualche secondo. Questo per non parlare del-
le operazioni a cuore aperto completamente
artificiali. Uno speciale guanto pieno zeppo di
sensori e servo meccanismi, un paio di oc-
chiali elettronici che forniscono una visione
stereoscopica della scena dotati ovviamente
anche di sensore di movimento della testa (a
seconda della posizione di questa visualizzano
diversamente la scena), una cuffia per ripro-
durre anche il minimo rumore, e il nostro
futuro cardio chirurgo può allenarsi quante
volte vuole, inventando magan anche nuove
tecniche. Massimo rischio: un bel GAME
OVER...
54
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
L’ebbrezza della Grafica!
Una mova dimensione in punta di dita!
Sgnius (SXpMl Abuse
Alte prestazioni e risoluzione dinamica
300-1000
E’stalo sviluppato un nuovo entusiasmante con-
cetto nel controllo del mouse. La risoluzione di
300-1000 punti per pollice del Genius Dyna Mouse
permette maggior facilita' e velocita' nel sele-
zionare con precisione sullo schermo.
Pieveloce e’il movimento del mouse, maggiore
e'Io spostamento del cursore sullo schermo. Tut-
tavia. alla rapidità' di movimento della mano si
unisce una grossa precisione.
Il software Genius Menu Maker
lf Genius Dyna Mouse viene fornito completo di
Genius Menu Maker, che consente di realizzare
o modificare menu a tendina per qualsiasi applica-
zione. Prevede anche 20 menu preconfigurati per
dBase III, SuperCalc 3. Turbo Pascal, MS DOS,
Lotus 1-2-3 e altri.
I)r. Halo III
■ Dr. Halo III permette di creare eccezionali
grafici che possono essere usati per realizzare
presentazioni.
■ Taglia, copia e memorizza qualsiasi immagine.
■ Per display CGA, EGA, Hercules, PGA e VGA.
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con i suoi 105mm di larghezza di scansione e 200
DPI di risoluzione vi permette di riprodurre grafici
e testi sullo schermo del vostro computer. Le im-
magini possono essere digitalizzate a 256, 512 0
840 punti per linea.
Con il potente software in dotazione— ScanEdit
e Dr. Halo III, le immagini digitalizzate possono
essere condensate e rimpiccolite e collocate in
ogni posizione sullo schermo. Sedici variazioni di
ombreggiatura consentono di processare l’im-
magine in modo da ottenere l'aspetto desiderato.
Lo Scanning Multi-window offre l'opportunità' di
aprire finestre multiple sullo schermo e digitaliz-
zare le immagini in queste finestre. Inoltre, il
Transparent Overlapping consente di collocare
un'immagine su un'altra in modo da creare una
nuova immagine nitida e precisa, senza alcun
degrado.
Le immagini create possono essere trasferite a
OCR (Riconoscimento Ottico di Caratteri) 0 altro
software di utilità' come Dr. Halo III, PC Paint,
Brush, Ventura Publishing, Page Maker ecc.
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consente di personalizzare le proprie librerìe di
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NEWS
Kyocera (CBM)
Ufficializzala la distribuzione dei prodotti
Kyocera grazie alla CBM. una società del
gruppo Fmeur. che si occuperà di offrire il
supporto commerciale per la vendita e l'assi-
stenza della linea di stampanti laser prodotta
dal colosso giapponese, leader nel settore
della ceramica, componentistica elettronica,
energia solare, apparecchiature fotografiche
(Yashica Kyocera) e laser
In occasione dello SMAU allo stand CBM è
stato possibile vedere la completa gamma
delle stampanti laser Kyocera e la novità
rappresentata dal modello P 2000
Le caratteristiche comuni sono rappresen-
tate da una estrema facilità d'uso, dalla rapi-
dità d'installazione, dal kit iniziale dei prodotti
di consumo compreso nel prezzo, dalla velo-
cita di stampa (10/18 pagine al minuto in
funzione del modello), dall'elevato numero di
font residenti uniti a 3 dinamici, dalla presen-
za di un proprio linguaggio di descrizione
(Prescribel. emulazione HP Laserjet Plus più
altre sei emulazioni, interfaccia seriale e pa-
rallela (standard) più Twinax/Coax per
mainframe
I modelli disponibili comprendono configu-
razioni compatte ed economiche come la F
1000 adatta a lavori di elaborazione testi e
grafica con memoria RAM di 0 5 MByte
espandibili a 1 5 MByte e 0 5 MByte di
VideoRAM. velocità di 10 pagine al minuto e
78 font residenti; oppure, configurazioni per
applicazioni professionali come la F 3000
capace di 18 pagine al minuto, con pannello
di comando a display, RAM di 15 MByte
espandibile a 3.5 MByte. 2 MByte di Vi-
deoRAM
La nuova P 2000. il cui prezzo è di
13 500 000 lire, offre 1 Byte di memoria
RAM espandibile fino a 2 MByte. 4 MByte di
VideoRAM, una velocità di 10 pagine al minu-
to con una risoluzione di 300 dpi Le emula-
zioni consentite sono HP Laserjet Plus e
Diablo 630. linguaggio di gestione compatibi-
le PostScript con possibilità di utilizzazione
delle interfacce parallela Centronics, seriale
RS232C e AppleTalk compatibile. Ideale per
il desktop publishing e grafica professionale
offre 35 font di caratteri e 39 codici a barre
Top per l'ufficio
Grossa novità rappresentata dalla presenza
dei computer NEC, che la filiale ufficiale della
casa madre, per una scelta politica forse
discutibile, non distribuisce in Italia La linea
comprende 4 modelli basati sulle CPU V30,
80286 e 80386
Si comincia dal portatile Mulnspeed HD lm
prova su questo stesso numero), sono poi
presenti il Powermate Portable, CPU 80286.
tastiera separala, display LCD retroillunnnato
con risoluzione EGA 640 per 350 punti, il
Powermate 1 Plus, modello base della gam-
ma con CPU 80286. 8/12 MHz di clock, una
buona scelta di configurazioni riguardanti le
memorie di massa; il modello "Top» e rap-
presentato dal Powermate SX. una vera e
propria novità in casa NEC. in quanto si tratta
di un sistema basato sulla CPU 80386 nella
versione SX (16 MHz/0 Wait State oppure -3
MHz/1 Wait State) che rappresenta pratica-
mente il primo prodotto di tale tipo dopo il
Compaq 386s
Gli altri prodotti proposti comprendono i
portatili basati sulle CPU 80286 e 80386
prodotti dalla Rem Elektromk tedesca e carat-
terizzati da un costo del 20% mfenore a
quelli dei portatili laptop equipaggiati con
schermo al plasma attualmente disponibili
sul mercato; il PC Top 386. una stazione
desktop prodotta direttamente dalla Top (ter
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56
MCmicrocompuler n, 79 - novembre 1988
AT
r
PS/2
Tecnologia AT o tecnologia PS/2? Questo é il problema che ormai tutti si pongono. Per risolvere il dilemma,
la Mitac ha costruito i nuovi computer 286 V e 286 VE - per darvi il meglio delle due tecnologie.
Questi due potenti modelli Mitac, il 286V da 12 MHz e il 286VE da 16 MHz, colmano alla perfezione il cosiddet-
to ” gap tecnologico” IBM. Tanto per cominciare, hanno unità a disco integrate da 5-1/4" e da 3-1/2" e Supportano
sia il sistema operativo MS-DOS che quello OS/2. Vi danno grafica all’avanguardia VGA compatible pur supportan-
do tutto il vostro software attuale. La memoria LIM/EMS è espandibile fino a 8 MB sulla piastra. Inoltre, con la
possibilità di collegare 4 dispositivi di memorizzazione e con i 6 slot di espansione, queste macchine dallo splendido
design e dalla piccola impronta sono pronte a crescere insieme a voi per rispondere alle vostre future esigenze - capaci
di seguirvi fino a! networking a persino alla multiutenza.
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NEWS
l'ufficio utilizzando le mother board 386
Hauppauge distribuite anche separatamente;
i sistemi e le schede della Chorus Data
Systems comprendenti un completo sistema
di archiviazione documenti, il Docutrieve. ed
una serie di schede e software che permet-
tono di acquisire e di gestire, tramite perso-
nal computer, immagini a colori provenienti
da telecamere, videodischi e videoregistra-
tori,
Le schede sono: le PC Eye Video Digitizer
a 8 bit capaci di digitalizzare immagini in
tempo reale con risoluzioni comprese tra 512
per 512 e 1024 per 1024 pixel con 256 colori
o toni di grìgio sia in PAL che NTSC/RGB; le
PC Eye Video Frame Grabber, che si diffe-
renziano dalle precedenti per la gestione a 15
bit, in grado dì assicurare la possibilità di
poter contare su 32768 colori con tavole di
ricerca automatica, ed un controller per il
collegamento di monitor analogici
I software disponibili sono: Picture Power,
Photobase e Color Photobase, Imigit Plus,
Image Pro. nell'ordine permettono: la crea-
zione di un database per la gestione di imma-
gini con possibilità di abbinare le immagini ad
un data base preesistente come il dBase III
Plus ed inviare i dati via modem; fornire
l'interfaccia grafica al software principale di
gestione del data base, sia nella versione in
B/N che a colori; elaborare immagini preleva-
te dalla telecamera basandosi sull'interfaccia
grafica del software Dr Halo; acquisire im-
magini per analisi fisico-scientifiche come
l’intensità dei colori e dei grigi con visualizza-
zione di istogrammi legati ai vari tipi di ana-
lisi.
PC Personal Computer
Presentata la completa linea di prodotti per
la grafica e DTP in ambiente Macintosh ed
una serie dì applicazioni sviluppate con il
pacchetto Omnis Quartz del quale la società
è distributrice sia nella versione MS-DOS che
Apple Macintosh, Piuttosto ricca la serie di
prodotti per l'ambiente Mac comprendente
soluzioni complete nei settori della grafica
pubblicitaria, grafica di presentazione, foto-
composizione, image processing, progetta-
zione architettonica e arredamento, progetta-
zione meccanica, disegno industriale e mo-
dellazione solida.
Molto interesse hanno suscitato i prodotti
distribuiti dopo la conclusione di alcuni recen-
ti accordi con la Letraset Italia e con la Data
Translation statunitense.
Tra di essi i prodotti software della Letraset
come: Ready Set Gol 4.5; il software di
presentazione su diapositive Stand Out; Le-
trastudio. per la creazione di effetti speciali su
font di studio; Letrafont per la creazione e
l'intervento su font di caratteri; ImageStudio,
per il ritocco e l’elaborazione artistica di imma-
gini. distribuito in esclusiva anche in lingua
italiana nella versione capace di gestire 256
livelli di grigio Per i prodotti hardware vasta
scelta di periferiche particolari come gli scan-
ner a colori Howtek - Sharp da 300 dpi
formato A3 capaci di discernere fino a
16.700.000 colori; scanner a colori professio-
nale per diapositive con nsoluziom di 1000 dpi
o 2000 per 3000 dpi; schede video a 24 bit
Raster Ops; monitor a colori Sony Trinitron ad
alta risoluzione nelle versioni 16" e 800 per
600 pixel, oppure 19" e risoluzione di 1024
per 768 pixel. I prodotti della Data Translation
comprendono le schede QuickCapture e Co-
lorCapture per l'acquisizione e la gestione di
immagini in B/N ed a colori da telecamera o
videoregistratore in tempi che si aggirano su
1/30 di secondo. Le immagini catturate pos-
sono essere elaborate e ritoccate con pro-
grammi come PhotoMac e ImageStudio (la
versione a colori dovrebbe essere pronta per
la fine dell'anno), per produrre diapositive o
per essere inserite in programmi di impagina-
zione come il Ready Set Gol 4.5 che permet-
te anche la separazione dei colori in quadricro-
mia su unità digitali del tipo Linotronic 300.
Non mancavano altri prodotti già distribuiti
dalla PC Personal Computer come i software
3D di progettazione architettonica Zoom della
Abvent francese; lo Space Edit, altro softwa-
re dì progettazione 3D, collegabile ad una
novità dello SMAU, il software Jonathan della
Orbit norvegese, un CAD 2D completo di
funzioni complesse come curva di Bezier.
primitive grafiche e funzioni di snapping. Tra
le caratteristiche più importanti della versione
Pro del pacchetto (disponibile anche in una
versione semplificata Draw), la possibilità di
associare automaticamente al disegno un
data base di tipo gerarchico parametrico ad
albero che consente di cambiare ogni detta-
glio del disegno semplicemente variando i
relativi valori dei parametri che identificano
ogni elemento all'interno del data base
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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dati organizzati tramite programmi mouse-
oriented, senza più dannarsi l’anima per l'in-
stallazione del mouse.
Per chi vuole dilettarsi nella computer gra-
phics senza gli esagerati ingombri delle ta-
volette
Il mouse M-2 della Contriver Technology è la
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Viene fornito con un programma di costru-
zione menù per mouse.
Viene fornito inoltre con il dr. Halo II, il pac-
chetto grafico per creare sofisticati disegni col
computer
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cora mouse, joystick e altri accessori per PC
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Uno scanner
per Data Entry ottico
La AISIS srl di Roma ha presentato al
recente SMAU un interessante scanner ma-
nuale. specificamente studiato per funzioni di
Data Entry ottico, chiamato Translmage
1000.
La finalità di un Data Entry ottico è quella
di evitare la ribattitura di dati da immettere in
una qualsiasi procedura, nel caso che questi
siano disponibili su stampa. Operativamente
la funzione di immissione viene quindi trasfe-
rita dalla tastiera allo scanner, guidato da un
operatore, che è anche in grado di interveni-
re durante la lettura interagendo sul tastieri-
no presente sull'apparecchio.
Il processo di riconoscimento dei caratteri
avviene con il metodo «topologico», che
individua, in ciascun carattere letto, le carat-
teristiche fisiche, che sono quindi indipen-
denti dal tipo di Font e dalla sua dimensione
e in grado di sopportare anche imperfezioni
non pesanti dei caratteri II carattere A, ad
esempio, viene riconosciuto in quanto co-
struito con due segmenti convergenti ed un
trattino orizzontale intermedio.
Ricordiamo che esiste un altro metodo di
riconoscimento, detto a sovrapposizione di
matrici, proprio degli scanner piani, in cui
ciascun carattere letto viene tradotto in una
matrice di pixel che viene confrontata con
matrici già note al prodotto.
Il limite principale del riconoscimento dei
caratteri con tale secondo metodo consiste
nel fatto che il prodotto deve già conoscere
l'intero set di matrici di punti corrispondenti a
ciascun carattere di ciascun Font in lettura.
Negli scanner piani, in cui il foglio da
leggere va posto sul piano di lavoro, la veloci-
tà di lettura è stabilita dalla macchina ed è
costante. Negli scanner manuali invece il
foglio da leggere rimane al suo posto ed è lo
scanner che va fatto scorrere dall'utente via
via sulle strisce di testo da leggere.
Dal punto di vista hardware l'apparecchia-
tura Translmage 1000 è composta dallo
scanner, che ha le dimensioni di un mouse,
su cui è montata la telecamera lettrice, e da
una scheda lunga, adatta a macchine del tipo
PC XT, AT e PS 30. Sul lato esterno l'appa-
recchio dispone di sei tasti funzione, che
opportunamente programmati, permettono
all'utente di interagire con il programma du-
rante la fase di lettura. Le caratteristiche di
lettura sono: una risoluzione effettiva della
telecamera di 1000 punti per pollice, una
velocità di scansione di 1 20 fotogrammi pari
a 48 caratteri al secondo o di 10 pollici al
secondo, mentre la fascia letta è di 14 pollici.
Il software in dotazione lavora, come det-
to. riconoscendo le caratteristiche «topologi-
che» dei caratteri, in tal modo riesce a rico-
noscere Font di corpo variabile da 8 a 14
Verso l'esterno si può formattare il file in
uscita sia in formati WP. sia, ed è questa la
novità più rilevante, in formati strutturati,
come Lotus 1-2-3. e DB III.
In pratica viene costruito un filtro software
che seleziona e confeziona i dati in lettura a
seconda delle precise necessità. Ad esem-
pio. se si sta eseguendo Data Entry verso il
tabellone Lotus 1-2-3, si possono leggere,
volendo, solo caratteri numerici.
La presenza di sei tasti funzione configura-
bìli, sia in simulazione di tasti specifici (ad
esempio Enter. Escape. Backspace, ecc.) sia
in simulazione di sequenze di tasti, permette
una personalizzazione ad hoc. utile per otti-
mizzare grossi volumi di Data Entry.
Il software fornito in dotazione, che dispo-
ne quindi sia di filtri già confezionati sia di
funzionalità per la costruzione di nuovi filtri,
lavora, in conformità con la moda attuale, in
modalità interattiva, con un ambiente dotato
di barra di menu e menu a tendina.
Dispone anche di una funzione di «appren-
dimento» con la quale, ad esempio, in caso
di letture di testi in cui siano presenti caratte-
ri non ASCII, è possibile impostare delle
sequenze ASCII sostitutive del simbolo origi-
nale. In definitiva una apparecchiatura profes-
sionale che può dire qualcosa di nuovo nel-
l'ancor giovane settore del riconoscimento
ottico dei caratteri.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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cevi un prodotto
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scelta fra le no-
stre applicazio-
ni e i nostri lin-
guaggi. Se poi
sarai il più bravo,
vai negli Stati Uniti, ospite di Bill Gates,
il Presidente. Nel primo e nell’altro caso,
il tuo lavoro verrà magari pubblicato sulle
riviste che contano nel settore. E dal
momento che la pubblicità è l’anima del
commercio, non mancando cer-
tamente le richieste, te ne
potrai in più godere il
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NEWS
IBM
Con uno stand tra i più grandi della mani-
festazione (pare che l'area espositiva fosse
di 1100 mq) l'IBM ha presentato l’intera
gamma di prodotti coprendo tutti i possibili
campi di applicazione dei propri sistemi: dal-
l'elaboratore dipartimentale 9370 ai prodotti
e servizi per le telecomunicazioni, i sistemi
esperti, la famiglia PS/2 ed i nuovi elaborato-
ri della serie AS/400
I sei modelli di questa serie sono previsti
per risolvere le problematiche degli utenti ai
quali necessita un sistema intermedio.
I nuovi elaboratori, di facile impiego e
grandi capacità, si rivolgono alle imprese di
piccole e medie dimensioni, sono già corre-
dati di una nutrita gamma di applicazioni
software contabili e gestionali (ACG) e di un
modulo applicativo di base che integra la
capacità di eseguire tutti i programmi svilup-
pati per il Sistema/36 ed il Sistema/38.
Particolare attenzione è stata riservata alle
applicazioni sviluppate su PS/2 per l'editoria
personale e aziendale, la grafica, la progetta-
zione tridimensionale, l’integrazione tra pro-
gettazione e editoria tecnica implementate
sul sistema 6150 Una parte dell'area espo-
sitiva era dedicata al progetto «Tecnologia
della lingua italiana» nella quale erano mo-
strati i risultati raggiunti dai centri di ricerca
di Pisa e Roma nel campo del riconoscimen-
to automatico della voce
Contradata
Sebbene abbiamo già parlato di questa
società nella medesima rubrica del prece-
dente numero di MC. torniamo a farlo per
segnalare alcune interessanti novità riguar-
danti il collegamento in rete di personal
computer in ambiente MS-DOS, Apple Ma-
cintosh ed ambiente misto.
Le due proposte, una delle quali solo an-
nunciata, sono costituite dalla TELAN, pro-
dotta dalla Thorn EMI. e dalla SCSI LAN
della Adaptec. ine dì Milpitas (USAI.
La prima permette la condivisione delle
risorse di fino ad un massimo di 63 personal
computer con costi di esercizio molto conte-
nuti: la seconda, che ha riscosso notevole
interesse nel mondo Apple (come la stessa
Contradata ha potuto appurare dai risultati di
alcuni sondaggi campione svolti presso Ap-
ple Center significativi), rappresenta il primo
esempio di Network locale capace di colle-
gare qualsiasi computer dotato di Small
Computer Systems Interface, come Apple
Macintosh, IBM compatibili e workstation,
alle reti Ethernet.
Il nucleo del sistema è costituito dall'unità
di interfaccia Nodem capace di combinare
gli standard SCSI e Ethernet consentendo
l'interfacciamento dei sistemi PS/2, PC IBM
e Apple Macintosh alle reti Ethernet e Chea-
pernet.
Il Nodem è totalmente compatibile con
l'architettura AppleTalk al punto che le appli-
cazioni create per tale standard possono gi-
rare senza alcuna modifica; contemporanea-
mente è possibile collegare computer diver-
si purché dotati di interfaccia SCSI a Ether-
net rendendo possibile il dialogo tra stan-
dard diversi per lo scambio di informazioni
In tal modo la SCSI LAN Adaptec offre a
costi competitivi la possibilità di operare an-
che solo con computer Macintosh con fun-
zionalità migliori di quelle offerte da Apple-
Talk.
Ethernet offre infatti la possibilità di di-
sporre di un numero di connessioni 8 volte
maggiore di quello offerto da LocalTalk (Ap-
pleTalk ed i più comuni sistemi di collega-
mento in rate riservati a Macintosh), oltre ad
un «data rate» maggiore di 40 volte, reso
possibile grazie ad una velocità dì trasferi-
mento dati di 10 Mbit/sec contro i 230 Kbit/
sec dei metodi più diffusi.
La disponibilità ed i prezzi non sono anco-
ra stati comunicati, ma si prevede la com-
mercializzazione in tempi piuttosto brevi
Apple
Nello stand, molto grande (davanti al qua-
le pare si é anche svolto un sit-in di protesta
contro la decisione delle filiale italiana di non
sopportare più la linea Apple II; se ne parla
nella posta di questo numero), oltre allo
scanner già annunciato nello scorso numero
di MC, è stato presentato il nuovo Macin-
tosh llx equipaggiato di processore Motorola
68030, coprocessore matematico 68882 e
disponibile con una unità disco da 3.5" ca-
pace di leggere e scrivere nei formati MS-
DOS. OS/2 e Apple II La nuova unità a
disco FDHD da 1.44 Mbyte completa la
configurazione standard comprendente una
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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NEWS
RAM di 4 MByte (espandibile a 8 MByte) ed
un hard disk SCSI da 80 MByte con tempo
medio di accesso di 30 MS e transfer rate
di 1 Mbyte/sec,
Il controller del disco SWIM (Super Woz-
niak Integrateci Machine) permette una mi-
gliore gestione del dischetto rispetto al Ma-
cintosh II, grazie alla possibilità di leggere e
scrivere i dati nei formati Apple GCR (Group
Character Recording) e MS-DOS MFM (Mo-
dified Frequency Modulation). Il nuovo
FDHD (marchio depositato) consente la me-
morizzazione di dati fino a 1.44 MByte. ma
può leggere e scrivere anche nei formati
degli altri modelli Macintosh a 400 e 800
Kbyte oppure nei formati MS-DOS 720 «by-
te e 1.44 MByte.
Con l'aiuto del software Apple File Ex-
change. un subset del System 6.0.2 fornito
con Macintosh llx, é possibile eseguire II
trasferimento di file da un sistema operativo
ad un altro e tradurre documenti in formato
testo ASCII, DCA, MacWrite e WKS Excel
Ad esempio è possibile tradurre un file Ex-
cel generato su Macintosh in un file WKS
per lotus 1-2-3 su MS-DOS; oppure tradurre
un documento Wordstar su MS-DOS nel
formato di Word 3.0 o PageMaker su Ma-
cintosh.
Il processore ed il coprocessore lavorano
ad una frequenza di clock di 16 MHz ren-
dendo cosi possibile un incremento delle
prestazioni del 15%. Il processore è dotato
di due memorie cache di 256 byte ciascuna
per la gestione di dati ed istruzioni in modo
da velocizzare le operazioni del sistema ne-
gli accessi a dati ed istruzioni utilizzati ripe-
tutamente.
Una PMMU (Page Memory Management
Uniti integrata nel processore permette una
gestione flessibile della memoria per appli-
cazioni multitask avanzate in sistemi operati-
vi come A/UX.
Le altre caratteristiche del sistema com-
prendono una ROM di 256 Kbyte installata
su SIMM (Single In-line Memory Module)
per facilitare le operazioni di assistenza e 6
slot NuBus per consentire l'espansione ed
aumentare la flessibilità del sistema.
La configurazione base del Macintosh llx.
comprendente anche System 6.0.2 e Hyper-
Card, sarà venduta ad un prezzo di
14 700.000 lire; la disponibilità è assicurata
già da questo mese.
Amstrad
Stand umegagalattico» della società ingle-
se che ha annunciato i primi dati di bilancio
della filiale italiana (circa 60 miliardi di fattu-
rato in 6 mesi).
La novità Amstrad è arrivata il giorno di
inaugurazione dello SMAU con una confe-
renza stampa nel corso della quale sono
state presentate alcune nuove versioni di
computer appartenenti alla neonata serie
2000 e la rete Amstrad Network
I sistemi della linea 2000 sono dotati di
microprocessore 8086, 80286 e 80386 e
comprendono numerose configurazioni che
fanno uso di diverse possibilità per ciò che
riguarda la dotazione delle memorie di
massa.
II modello 2086D (in prova su questo
stesso numero), basato sulla CPU 8086, of-
fre come è consuetudine, una serie comple-
ta di accessori e tool software come il
mouse, dotazione standard di sistema ope-
rativo ed ambiente grafico (MS-DOS. GW
Basic e Microsoft Windows) alle solite con-
dizioni piuttosto vantaggiose.
Oltre alle nuove macchine, lo stand Am-
strad era affollato anche dei prodotti che
maggiormente hanno decretato il successo
del marchio anche in Italia
Unibit
La nuova società per azioni che produce e
distribuisce la linea PCbit. ha presentato ora
la linea TSX
La linea TSX comprende 3 modelli ed
integra la linea dei personal computer PCbit
offrendo le prestazioni di sistemi basati sui
processori NEC V20, 80286 e 80386. Il mo-
dello TSX 200 opera ad una frequenza di
clock di 12 MHz che consente alla CPU
80286 di poter offrire, integrata dalle altre
caratteristiche dell'architettura di sistema, le
spem
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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NEWS
prestazioni di una unità multiterminale senza
alcun decadimento delle stesse; le applica-
zioni più indicate riguardano l'utilizzo di am-
bienti operativi come Unix e Xenix, oppure
l’utilizzazione come file server di rete o
workstation in ambiente MS-DOS e OS/2 ad
alte prestazioni.
Il TSX 300 opera con una CPU 80386 a 32
bit e frequenza di clock a 24 MHz. 2 MByte
di memoria RAM espandibile fino a 16 MBy-
te, 2 porte parallele e 2 porte seriali RS232
integrate sulla scheda madre; hard disk di
varie capacità (anche fino a 320 MByte con
tecnologia ESDI) sono disponibili nelle varie
configurazioni. Le applicazioni ideali com-
prendono anche carichi di lavoro gravosi co-
me applicazioni Unix e Xenix in multiutenza,
CAD/CAM e applicazioni di Intelligenza Artifi-
ciale.
Il TSX 300 può essere vantaggiosamente
utilizzato anche con il sistema operativo
multitasking OS/2.
La TSX WS è la stazione di lavoro com-
patta e funzionale che rappresenta il perfet-
to completamento della linea TSX; può es-
sere utilizzata sia nell'ambito di reti locali
(LAN), sia come terminale di sistemi Unix e
Xenix. Il processore utilizzato è il NEC V20 a
10 MHz e la TSX WS può essere configura-
ta con 3 unità di memoria di massa che ne
consentono anche l'uso come stazione di
lavoro autonoma.
Quotha 32
In occasione di Exposer '88, che si svol-
gerà a Firenze dal 25 al 28 novembre
1988. la Quotha 32 di Firenze, operante da
quasi due anni nel settore informatico con
una serie di servizi tra i quali la consegna
veloce degli acquisti via corriere su tutto II
territorio nazionale, annuncia la disponibili-
tà dei prodotti Microsoft. Lotus. Ashton
Tate, Borland, ASEM, IBM, Olivetti. Ze-
nith. NEC. Panasonic, Intel, Video Seven,
Orchid. La scelta dei prodotti comprende
EIS
Il software distribuito dalla Editrice Italiana
Software sì è arricchito di una interessante
serie di titoli che spaziano dalla versione IV di
dBase, dotato di una serie di miglioramenti
come l'interfaccia utente completamente ri-
disegnata e la possibilità di integrazione diret-
ta del SQL (Structured Query Language) IBM
SAA compatibile, programma automatico di
compilazione incorporato 10 volte più veloce
rispetto al dBase III Plus; fino a Framework
III, migliorato in numerosi aspetti ed ora
dotato anche di una funzione di posta elettro-
nica che si aggiunge ai moduli adatti all'ela-
borazione testi, foglio elettronico, database.
a Exposer
software, personal computer, stampanti,
accessori e schede di vario tipo
In occasione della rassegna fiorentina.
Quotha 32 presenterà alcuni interessanti
esempi della linea di prodotti distribuita tra
i quali: Paradox per OS/2. Windows 386.
le schede grafiche Video Seven e Orchid.
le schede RAM e acceleratrici Inboard e
Above board della Intel, l'hard disk rimovi-
bile Passport Plus e tutta una serie di
accessori di elevato livello qualitativo
grafica, «profili» e telecomunicazioni
I nuovi prodotti Ashton Tate comprendono
anche programmi per Macintosh come gli
attesi FullWrite Professional e dBase Mac il
primo è un pacchetto per l'elaborazione dei
testi capace di integrare le caratteristiche del
suo word processor con la versatilità e la
potenza di un programma di layout; il secon-
do è la versione adatta a Macintosh Plus, SE
e II del noto database Ashton Tate completo
della famosa interfaccia utente' dei sistemi
Macintosh.
Sempre per il medesimo ambiente sono
stati annunciati i pacchetti FullPaint e Fulllm-
pact per applicazioni di grafica pittorica e per
consentire la creazione di fogli di calcolo sui
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ISi
IBM' COMPATIBILE
MICROPROCESSORE 8088
COPROCESSORE MAT. 8087 OPZIONALE
CLOCK 10/4,77 MHz
RAM 512Kb SU SCHEDA MADRE ESPAND. A 1024 Kb
1 DRIVE 5.25" 360Kb
8 SLOTS DI ESPANSIONE
SCHEDA VIDEO HERCULES/CGA
PORTA PARALLELA, PORTA SERIALE
SISTEMA OPERATIVO SUPPORTATO MS-DOS
MONITOR 12" MONOCROMATICO
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI
LIRE 1.250.000. iva
SISTEMA COMPLETO
CON 2DRIVE 360Kb LIRE 1.450.000 + IVA
CON HARD DISK 20Mb (40 ms) LIRE 2.050.000 + IVA
DISITACO S.p.A.
PUNTI VENDITA DIRETTI
U DISITACO
Tel. 06/8440766-867741-8442288/9
Telex 626834 DITACO l-Fax 06/857607
FILIALI
SICILIA Tel. 0934/26040
PIEMONTE Tel. 011/327668/393373
ROMA VIA AURELIANA, 47/49/51 Tel. 06/4747853/2/4
ROMA VIA AURELIA, 352A Tel. 06/6235146
ROMA VIA MASSACCIUCCOLI. 25A Tel. 06/8390100
ROMA LG. TEVERE MELLINI, 37 Tel. 06/3605278
ROMA LARGO FORANO 7/8 Tel. 06/8391556-8310474
NEWS
Macintosh della nuova generazione. I prodot-
ti per il mondo MS-DOS comprendono ì già
noti RapidFile. Multimate Advantage II e Byli-
ne. rispettivamente per la gestione di archivi,
per l'elaborazione di testi e per l'editoha
personale ed aziendale senza necessità di
conoscenze specifiche sulla fotocomposi-
Molto interessanti anche i dischi rigidi
estraibili Passport realizzati dalla Plus Deve-
lopment Corporation, nota per la linea di
dischi rigidi su scheda Hardcard e la scheda
Inboard 386/PC Intel adatta a sostituire il
microprocessore 8088 dei personal compu-
ter MS-DOS con un più potente processore
80386.
Asem
Oltre alla linea di prodotti Wyse Technolo-
gy. Star e NEC. la Asem di Buia ha presenta-
to ufficialmente anche il portatile STM 5500
basato sul processore 80286 con velocità
selezionabili tra 12/6 o 10/5 MHz direttamen-
te da tastiera, compatibilità con le espansioni
di memoria LIM ed espansione RAM esterna
fino a 8 MByte, hard disk da 40 MByte con
tempo di accesso di 29 millisecondi, display
grafico 640 per 400 punti Ma la vera novità
presentata dalla Asem è consistita nel Thor
9030; un sistema basato sull'utilizzo del pro-
cessore 80386 con frequenza di clock a 25
MHz in grado di assicurare un notevole incre-
mento di prestazioni rispetto al modello 9000
anch'esso equipaggiato con il processore
80386, ma a 16 MHz.
Il Thor 9030 offre una memoria cache di
64 Kb capace di assicurare la completa ope-
ratività in condizione zero wait state; è possi-
bile montare in opzione il coprocessore ma-
tematico 80387/25 oppure i kit Weitek EPC
1167 o 3167.
L’implementazione del BIOS Phoenix com-
pleto di autodiagnostico e setup assicura la
compatibilità con la maggior parte del soft-
ware esistente. La memoria RAM é di 2
MByte espandibili a 8 MByte oppure fino ad
una configurazione massima di 24 MByte
utilizzando schede RAM di tipo EMS.
La dotazione di memoria di massa com-
prende numerose possibilità per floppy e
micro disk drive con capacità comprese tra
360 KByte e 1 44 MByte; gli hard disk dispo-
nibili partono da una capacità minima di 20
MByte per raggiungere modelli con capacità
anche superiori a 320 Mbyte
Mannesmann Tally
L'azienda di Coreico, oltre ad esporre Elet-
tropoli. l'auto solare del Politecnico di Milano,
sponsorizzata in occasione del recente Gran
Premio 4E. gara automobilistica riservata ad
auto solari ed elettriche, ha presentato tre
novità che arricchiscono la già completa
gamma di stampanti: la MT 905, la MT 81 e
la MT 645.
La MT 905 è una stampante laser che
offre alta velocità, silenziosità. grande carico
di lavoro ed un'ampia disponibilità di font di
caratteri opzionali; la risoluzione é di 300 dpi,
la velocità è di 6 pagine al minuto e tali valori
sono garantiti per la produzione di 3000
pagine al mese. Tre font residenti (Courier
Medium, Courier Bold e Line Printer) assicu-
rano una certa facilità di gestione dei testi
Un pannello frontale dotato di un display LCD
a 16 caratteri e 8 tasti di selezione permette
di configurare i parametri secondo le proprie
necessità.
La memoria disponibile è di 512 Kbyte
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
NUOVA GAMMA DISITACO PERSONAL COMPUTER AT TURBOl
ANCORA PIÙ POTENTI
IBM COMPATIBILE
MICROPROCESSORE HARRIS 80286
COPROCESSORE MAT. 80287 OPZIONALE
CLOCK 8/16MHZ 0 WAIT STATE
RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb
1 DRIVE 5.25" 1.2Mb, 1 DRIVE 3.5" 720Kb E HD 44Mb (25 ms)
8 SLOTS DI ESPANSIONE
SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTOSWITCH
PORTA PARALLELA, 2 PORTE SERIALI
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI
LIRE 4.390.000 * .va
SISTEMA COMPLETO
CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 5.090.000 + IVA
CON HARD DISK 110Mb (28 ms) LIRE 5.690.000 + IVA
DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE TORRE
1 1 — ■ ['. VM
1 1 ^ ^
OLTRE
mm
Wlife
DISITACO BIG MAX AT 1024K
IBM COMPATIBILE
MICROPROCESSORE INTEL 80286 SELEZIONATO PER 12 MHz
COPROCESSORE MAT. 80287 OPZIONALE
CLOCK 12/8MHz o 10/6,77MHz 0 WAIT STATE
RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb
1 DRIVE 5.25" 1.2Mb, 1 DRIVE 3.5" 720Kb E HD 20Mb (40 ms)
8 SLOTS DI ESPANSIONE
SCHEDA VIDEO HERCULES/CGA
PORTA PARALLELA, 2 PORTE SERIALI
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI
LIRE 3.390.000 * .va
SISTEMA COMPLETO
CON HARD DISK 44Mb (25 ms) LIRE 3.890.000 + IVA
CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 4.590.000 + IVA
DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE TORRE
PUNTI VENDITA DIRETTI
ROMA VIA AURELIANA, 47/49/51 Tel. 06/4747853/2/4
ROMA VIA AURELIA, 352A Tel. 06/6235146
ROMA VIA MASSACCIUCCOLI, 25A Tel. 06/8390100
ROMA LG. TEVERE MELLINI, 37 Tel. 06/3605278
ROMA LARGO FORANO 7/8 Tel, 06/8391556-8310474
DISITACO S.p.A.
VIA ARBIA, 60 - 00199 ROMA-ITALIA
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NEWS
Tradinform
espandibile con schede non cumulabili a 1, 2
e 4 Mbyte
La MT 81 è una stampante a 9 aghi adatta
ad impieghi professionali sia in ambito dome-
stico che in applicazioni d'ufficio.
La stampa bidirezionale avviene ad una
velocità di 130 cps in modo Draft ed a 24 cps
in modo unidirezionale in alta qualità. La
stampa in modo grafico permette di selezio-
nare diverse densità comprese tra 60 e 240
dpi con un microstep di fino a 1/216 di
pollice. Il trascinamento della carta è affidato
a trattori di spinta per il modulo continuo ed
al sistema a frizione per i fogli singoli, con
possibilità di inserire un caricatore automati-
co della capacità di 100 fogli Le interfacce
disponibili sono seriale, parallela e presto
anche l'interfaccia Commodore; le emulazio-
ni possibili sono: IBM Proprinter II, Epson FX
80 e la già nominata Commodore; ma la
caratteristica che distingue il prodotto e l'ele-
vata affidabilità specialmente in rapporto al
prezzo che dovrebbe essere di parecchio
inferiore alle 500.000 lire. L'ultima novità (ma
qualcuno mormorava che quanto prima do-
vrebbe essere presentata anche una stam-
pante a getto d'inchiostrol è la stampante di
linea MT 645 per ambienti EDP, capace di
sopportare un carico di lavoro mensile di
50.000 pagine. La velocità è di 450 linee al
minuto in bassa definizione e 225 in alta; le
prestazioni sono completate da un attento
studio sull'ergonomia che ha consentito di
alleggerire e rendere meno ingombrante la
stampante: 35 Kg per una base di appoggio
di 78 per 49 cm, La rumorosità è stata
contenuta al di sotto dei 55 dBA nella versio-
ne con piedistallo dotato di chiusura e inso-
norizzazione. Un sistema costituito da una
doppia coppia di trattori assicura un regolare
movimento bidirezionale nella carta e la mas-
sima precisione anche nel trascinamento di
moduli continui di elevato spessore. Le carat-
teristiche di stampa comprendono la possibi-
lità di poter utilizzare due font residenti
(Courier e Gothicl in alta definizione ed uno
speciale font studiato per il data processing
ad alta velocità. Per i grafici si può disporre di
una speciale funzione plottante in grado di
produrre grafici con una densità di 200 punti
orizzontali per 432 verticali.
La società distributrice di prodotti di
espansione, perifenche, personal computer
portatili e dispositivi, prodotti da marchi af-
fermati come Quadram, Datavue, Identica e
Seiko-Epson, ha presentato in occasione
dello SMAU una serie di prodotti di elevato
contenuto tecnologico
Si parte dalle schede Quadram JT Fax
4800 adatte ad essere utilizzate sui sistemi
PS/2 modello 50/60/70/80, oppure sui PC
XT/AT e PS/2 modello 30. per consentire la
trasmissione su linee telefoniche di docu-
menti registrati su disco o letti tramite scan-
ner a prezzi che variano tra 1.000.000 e
1.400.000 lire IVA esclusa.
Una versione portatile, la JT Fax 4880
Port, è particolarmente adatta ad essere im-
piegata con personal computer portatili mu-
niti di interfaccia seriale RS 232; il prezzo si
aggira intorno a 1,150.000 lire.
I prodotti presentati allo SMAU compren-
devano anche schede di espansione di me-
moria come la Quad RAM AT, Quad MEG
PS/8 e schede video come la Quad GTI. La
prima scheda offre 2 MByte on board e 4
MByte con l'aggiunta di una ulteriore sche-
dina con chip da 256 Kbyte; la Quad MEG
PS/8 è particolarmente indicata per i sistemi
PS/2 IBM e permette di ampliare la memo-
ria da 512 Kbyte a 8MBbyte sia in configura-
zione estesa che secondo le specifiche LIM
(Lotus-Intel-Microsoft) e OS/2
La scheda grafica Quad GTI offre risolu-
zioni variabili tra 800x600 a 16 colori, oppu-
re con l’adozione della memoria di 512 Kby-
I VENDITA DEI SOFTWARE AUTODESK
I PREPARAZIONE DI APPLICATIVI A LIVELLO INTERNAZIONALE
COMPUTER GRAPHIC
PROGETTAZIONE
AUTOMAZIONE INDUSTRIALE
I FORNITURA STAZIONI CAD, HARDWARE. PERIFERICHE
70
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
NUOVA GAMMA DISITACO PERSONAL COMPUTER 386 TURBO
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MICROPROCESSORE INTEL 80386 64Kb CACHE MEMORY
COPROCESSORE MAT. 80387 OPZIONALE
CLOCK 16/20MHZ 0 WAIT STATE
RAM 2048Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 1 6Mb ROM BIOS 1 28K
1 DRIVE 5.25” 1.2Mb, 1 DRIVE 3,5" 720Kb/1 ,44Mb E HD 44Mb (25 ms)
8 SLOTS DI ESPANSIONE
SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTO SWITCH
PORTA PARALLELA, MULTISERIALE 4 PORTE
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2 UNIX, XENIX
MONITOR 14” MONOCR. DOPPIO INGRESSO
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI
LIRE 7.750.000 ♦ .va
SISTEMA COMPLETO
CON HARD DISK 70 Mb (28 ms) LIRE 8.450.000 + IVA
CON HAR DISK 110Mb (28 ms) LIRE 9.050.000 + IVA
CON HARD DISK 340Mb (16 ms) LIRE 11.650.000 + IVA
mm
Ììmu
COMPATIBILE
MICROPROCESSORE INTEL 80386
COPROCESSORE MAT, 80387 OPZIONALE
CLOCK 16/20MHZ 0 WAIT STATE
RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb
1 DRIVE 5.25” 1.2Mb, 1 DRIVE 3,5" 720Kb E HD 44Mb (25 ms)
8 SLOTS DI ESPANSIONE
SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTO SWITCH
PORTA PARALLELA, MULTISERIALE 4 PORTE
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI
LIRE 5.990.000 * .va
SISTEMA COMPLETO
CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 6.690.000 + IVA
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te. 1024 x 768 a 16 colori e 800 x 600 a
256 colori.
Tra le caratteristiche di maggiore interes-
se spiccano l'autodetect del tipo di compu-
ter sul quale è installata (8 e 16 bit), l'auto-
detect del tipo di monitor collegato (digitale
o analogico) e la qualità di RAM installata
(256 o 512 Kbyte); il prezzo è di 750.000 lire
più IVA,
Intercomp
Oltre alla scheda Audio Board prodotta
dalla Audologic e già presentata nello scorso
numero di MC. allo stand Intercomp era
possibile vedere il nuovo Target XAT, basato
su processore 80286 e disponibile in due
versioni: con frequenza di clock a 6/10 MHz
esente da stati di attesa (0 Wait State); con
frequenza di clock a 8/16 MHz 0 Wait State
con l'impiego del nuovo chipset C & T Neat.
Le due versioni differiscono anche per la
diversa configurazione della memoria RAM
che può essere di 1 MByte direttamente
sulla scheda (espandibile fino ad un massi-
mo di 2 MByte) nel caso del target XAT; di
fino a 8 MByte, con supporto delle specifi-
che LIM-EMS e configurazione a pagine o
interleave nel caso del Target XAT/16.
Entrambi i modelli sono disponibili nelle
versioni desktop e tower e nel caso di que-
st'ultimo è possibile disporre, solo per il
modello di caratteristiche più elevate, di un
gruppo di continuità interno opzionale.
La dotazione di memorie di massa com-
prende disk drive nei formati 3.5 e 5.25
pollici con capacità comprese tra 360 Kbyte
e 1 .44 MByte e possibilità di scegliere tra le
versioni per il montaggio orizzontale o verti-
cale.
Anche gli hard disk sono disponibili in
entrambe le versioni e permettono di poter
disporre di capacità comprese tra 20 e 380
MByte; per utenti particolarmente esigenti è
poi possibile eseguire il montaggio di un
disco ottico con capacità di 800 MByte.
I due modelli citati si inseriscono nella
linea di personal computer Intercomp com-
prendente anche sistemi basati sull'uso del-
ia CPU 386 come il Master X386 e su
processori 8088 compatibili con frequenza di
clock selezionabile come ad esempio il mo-
dello Junior XPC 30 disponibile anche nella
versione portatile.
J Soft
Molti i prodotti presentati, in particolare
quelli della linea Orchid Technology di Fre-
mont compredenti schede aggiuntive di ele-
vata qualità per la risoluzione di particolari
necessità. La famiglia Orchid comprende in-
fatti schede acceleratrici, schede grafiche
multifunzione e per il collegamento LAN. La
serie di schede acceleratrici Turbo compren-
de 4 modelli, alcuni adatti a sistemi XT e
compatibili come: Tiny Turbo286. PCTur-
bo286 e Twin Turbo 12; il modello Jet 386,
adatto ad essere utilizzato sui sistemi AT e
compatibili, è in grado di velocizzare la mac-
china originale di ben 3 volte e di far girare il
software con le prestazioni tipiche di una
macchina 386 con clock a 16 MHz compren-
dente anche memoria cache da 64 Kb e
supporto per una scheda RAM opzionale da
2 MByte.
La gamma di schede grafiche comprende
schede compatibili VGA, EGA. CGA, MDA,
MCGA ed Hercules in grado di assicurare la
massima compatibilità con il software esi-
stente ed in più. la possibilità di poter utiliz-
zare tre modi addizionali denominati Multi-
mode: 1024x768 punti a 16 colori, 800x600
punti a 16 colori, 640x480 punti a 256 colori
Un accenno merita anche la scheda multi-
funzionale Eccel, la prima con il codice di
correzione errore ECC e l'installazione guida-
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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CON 1 DRIVE 5.25” 1.2Mb E HD 20Mb LIRE 6.550.000 + IVA
CON 1 DRIVE 5.25” 1.2Mb E HD 44Mb LIRE 7.250.000 + IVA
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ROMA LG. TEVERE MELLINI, 37 Tel. 06/3605278
ROMA LARGO FORANO 7/8 Tel. 06/8391556-8310474
ta completamente da software da un sofisti-
cato programma di setup che evita l'inter-
vento su switch hardware II sistema ECC
adopera un algoritmo che in presenza di
errore ricostruisce i dati senza interrompere
l'attività in corso. Molto impegno della J
Soft é riservato anche il settore DTP. nel
quale, oltre a distribuire prodotti affermati
come Ventura Publisher, distribuisce anche
prodotti di supporto come il Fontware della
Bitstream americana.
Sì tratta di un programma che consente di
creare font video e di stampa di qualunque
dimensione (entro i limiti imposti dalle stam-
panti) compresi tra il corpo 6 ed il corpo
120. I font creati soddisfano tutte le esigen-
ze comprese quelle riguardanti la stampa
PostScript PDL sia per HP che stampanti
IBM. Epson, Texas Instruments, Xerox e
JLaser Tali Tree. Le font di caratteri aggiun-
tivi possono essere visualizzate e stampate
utilizzando programmi come Xerox Ventura,
le applicazioni sotto Windows e GEM, Lotus
manuscript, Microsoft Word; l'unica accor-
tezza consiste nell'eseguire l'installazione
adoperando il corretto kit di installazione che
dipende dal programma che l'utente vuole
utilizzare.
Attualmente sono disponibili 40 font diver-
se. ma le caratteristiche di versatilità di
Fontware permettono la creazione di font
adatti ad essere utilizzati con qualsiasi unità
video e stampante superando anche il limite
del corpo 24 (esteso fino al corpo 72) nell'u-
so di stampanti non PostScript in unione a
Xerox Ventura.
Ricordi
Non poteva mancare la presenza del-
l'Archimedes. il computer dotato di proces-
sore RISC per il quale finalmente esiste una
certa quantità di software applicativo, lin-
guaggi e finalmente un sistema operativo
degno di questo nome. Abbiamo avuto mo-
do di vedere il nuovo S.O.; esso mostra
capacità piuttosto notevoli quali, ad esem-
pio. la gestione contemporanea di piu appli-
cazioni con possibilità di momtorare l'attività
mediante una speciale finestra nella quale
sono rappresentati graficamente i dati ri-
guardanti l'impegno della memoria e della
CPU nell'esecuzione di un qualsiasi task.
Il firmware provvede ad eseguire anche il
confronto dei task aperti velocizzando la loro
esecuzione in relazione alla presenza con-
temporanea di più task della stessa applica-
zione ed alla loro disposizione sullo
schermo.
Tra le altre cose viste l’applicazione più
interessante è un pacchetto di desktop pu-
blishing previsto per l'uscita su stampanti
PostScript, una serie di dimostrativi molto
efficaci mostrano le reali possibilità grafiche
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stvet*
e di velocità della macchina, peraltro già
Buone notizie anche per ciò che riguarda
la commercializzazione del software, dispo-
nibile in numerosi titoli adatti a soddisfare le
esigenze più svariate, del quale si parla più
ampiamente su questo stesso numero di
MC.
Kyber
La società di Pistoia specializzata nella
commercializzazione di prodotti destinati alla
grafica ha presentato tutta la gamma di sche-
de grafiche ad alta risoluzione (progettate e
prodotte autonomamente), come le Léonard
Graphic Board da 1024x1024 punti a 16
colori; le schede grafiche Metheus (in parti-
colare la UGA 1104) capaci di 1024x768
punti a 16 colori da una palette di 4096; le
tavolette digitalizzatrici GTCO DigiPad dispo-
nibili in formati variabili tra 11x11 pollici e
42x60 pollici; le linee di plotter per uso
professionale appartenenti a marchi presti-
giosi come loline, Mutoh. Encad della Enter
Computer, Ine; le stazioni grafiche GS 2000
e GS 3000 (definite scherzosamente «tecni-
grafokiller») per applicazioni grafiche «spin-
te"; la stampante a 24 aghi a colori Accel
500. dotata di una originale testa di stampa
con tre file di 8 aghi
Ma il prodotto più interessante è stato
senza dubbio l'HotPlot. uno speciale plotter
dotato di una testa munita di una punta
riscaldata adatto alla lavorazione del vinile
che unito ad un sistema grafico sviluppato
dalla stessa Kyber e basato suH'impiego di
un personal computer, permette drastiche
riduzioni dei consumi dei materiali e l’ottimiz-
zazione dei disegni sulle superfici disponibili
La massima area di lavoro è di 200x90 cm,
ma grazie alle caratteristiche di HotPlot e
possibile l'utilizzazione di supporti vinilici da
formati minimi di 5x4 cm.
Microdata System
L’azienda di Lerici specializzata nella forni-
tura di prodotti grafici per PC ha esposto
tutta la linea dei prodotti distribuiti proponen-
do in particolare un sofisticato pacchetto di
progettazione elettronica integrabile con un
pacchetto di simulazione digitale.
Orcad/SDT III è un CAD elettrico/elettrom-
co comprendente: il programma di disegno,
ampie librerie di simboli predefiniti (più di
3000 simboli) ed alcuni programmi di utility in
grado di fornire la lista dei componenti utiliz-
zati e delle connessioni e di eseguire la
verifica dei collegamenti. Orcad/VST è invece
il programma di simulazione digitale capace
di elaborare progetti fino a 14.000 porte
logiche con una velocità di 10 000 transizioni
al secondo Utilizzabile in connessione con
Orcad/SDT. permette di imzializzare i segnali
e generare forme di clock. Sempre per nsol-
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personalizzare il lavoro del plotter (in
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e congelarne i parametri).
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applicazioni
- Pen Charger:
- Hyperbuffer:
ottimizzatore
- Roll Feed: gestione rullo in
continuo
- Plotserver: drive esterno, rende il
plotter autonomo liberando il compu-
per taglio vinile,
di diamante: per taglio carta
della linea
Al, 25 cm/sec.
A0 , 25 cm/sec.
A0 , 50 cm/sec.
LP 7200: plotter a rullo
continuo per impieghi industriali,
larghezza cm 183
I plotters Ioline sono stati pensati per
offrire al disegnatore il massimo della
flessibilità e delle prestazioni, ad un
costo inferiore rispetto a macchine
dello stesso tipo. Solo alcuni esempi:
il formato delia carta può andare da
un minimo di cm. 5 x 4 ad un mas-
simo di cm. 208 x 91 . Ciò vi permette
di risparmiare facendo le prove su
formati più piccoli.
Le penne sono otto di base, ma pos-
sono essere portate a 20. I linguaggi
DM-PL ed HP-GL, riconosciuti auto-
maticamente, vi permettono di essere
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vere i problemi legati agli sviluppatori di
circuiti elettronici, risponde il programma
FastWire in grado dì provvedere alla genera-
zione del layout di schede a circuito stampa-
to (PCB) con possibilità di tracciamento auto-
matico dei collegamenti (autorouting)
É possibile sviluppare schede multistrato
con grìglia selezionabile ed inserire i dati
riguardanti la lista dei collegamenti prove-
nienti da Orcad/SDT Altri software distribuiti
sono i pacchetti PSpice e CADCom. Il primo
è un programma di simulazione analogica
nato inizialmente per i computer VAX, il
secondo è un pacchetto di progettazione
meccanica 2D che offre caratteristiche molto
interessanti come la possibilità di definire
attributi per ogni elemento disegnato in mo-
do da poter utilizzare tali dati con un normale
database per creare liste dei materiali, costi
totali, tempi di realizzazione, ecc.
Fujitsu
La società giapponese famosa per la pro-
duzione di memorie di massa e stampanti
era presente con un grosso stand nel quale
troneggiava la linea di stampanti laser RX il
cui modello più interessante, novità dello
SMAU. era la RX 7100,
É una stampante da 5 pagine al minuto
basata sulla tecnologia LED che offre le
medesime qualità di stampa di una tradizio-
nale laser, ma a costi più contenuti.
Disegnata per consentire la massima facili-
tà operativa, la RX 7100 offre slot per IC
card, pannello operativo, stacker di input e
output direttamente sul frontale agevolando
il lavoro dell'utente.
Due vaschette permettono l'alimentazione
di carta in formato A4, B5. Legale e Letter
con la massima flessibilità
L'emulazione standard è HP Laserjet, ma è
possibile disporre in opzione di emulazioni
aggiuntive come Diablo 630, Epson FX 85.
HP/GL ed IBM Proprinter su IC card; allo
stesso modo i font di caratteri residenti sono
il Courier 10 (Portrait e Landscape) ed il Line
Printer 16.6, ma è possibile tramite le IC card
disporre di più di 100 font alternativi.
Le altre caratteristiche comprendono una
memoria RAM di 640 Kbyte espandibile fino
a 4 6 MByte per il caricamento di font ag-
giuntive e di altro tipo di software.
La RX 7100 si aggiunge alle altre stampan-
ti della stessa serie offrendo le caratteristi-
che più adatte alle necessità di chi deve
produrre un carico di lavoro medio di 3000
pagine al mese II prezzo è stato fissato
orientativamente intorno ai 4.000.000 di lire
e la disponibilità dovrebbe essere immediata
Inutile parlare anche di altri prodotti meno
innovativi, ma pur sempre di elevato livello
tecnologico come le stampanti a 24 aghi per
impieghi professionali tra le quali la DL 5600, le
DL 3300 e DL 3400 (in prova su questo stesso
numero) e le ottime stampanti a colori prodot-
te dal colosso giapponese mc
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II lavoro
ai video terminali
Gli innumerevoli benefici por-
tati dalle nuove tecnologie in
termini di snellimento e celerità
dei processi produttivi si scon-
trano inevitabilmente con il «ro-
vescio della medaglia» costituito
dalla lentezza e dal ritardo con
cui l'apparato normativo recepi-
sce con criteri giuridici l'arrivo
del «diverso» e del «nuovo»
Un caso emblematico è in
questo senso costituito dai pro-
blemi connessi all'utilizzo dei vi-
deoterminali. indicati da questo
momento con la sigla VDT inter-
nazionalmente usata (sta per Vi-
deo Display Terminal)
Già nel XVIII secolo il Ramaz-
zine nel suo De Morbis Artifi-
cum Diatriba, osservava che la
miopia diffusa tra le donne
ebree del ghetto di Roma era
conseguente all'attività di «ri-
nacciare» (rammendare) le stof-
fe alla fioca luce dei locali nei
quali svolgevano il loro lavoro.
Il problema di danni alla vista
prodotti dalle condizioni di lavo-
ro non è quindi un fatto recente,
ma questo non ha impedito che
alcuni suoi aspetti siano ancor
oggi trascurati.
L'ampia pervasività della tec-
nologia informatica ha infatti in-
trodotto, a partire dagli anni 70,
un nuovo elemento ad elevato
rischio, costituito appunto dal
prolungato utilizzo dei VDT nei
posti di lavoro.
La maggior parte degli opera-
tori infatti, si lamenta di disturbi
visivi che. uniti ai disturbi ergo-
nomici e psicologici accusati,
prefigurano un quadro generale
che giustifica il recente interes-
samento dei legislatori a questo
problema
Prima di procedere vediamo
quali sono i rischi a cui è sogget-
to un operatore terminalista; es-
si sono principalmente di due
tipi: rischi per la salute e rischi
per la sicurezza.
I rischi per la salute sono
quelli che. realizzandosi in un
arco di tempo piuttosto ampio,
danno luogo a malattia profes-
sionale.
Quelli per la sicurezza sono
invece costituiti dagli elementi
che possono causare un infortu-
nio e quindi, nel caso specifico, i
rischi di scarica elettrica per ac-
cumulo elettrostatico
Per quanto riguarda in partico-
lare l'emissione di radiazione
(sia ionizzanti che non ionizzanti)
da parte dei VDT. va detto che
le ricerche compiute sino ad og-
gi consentono di affermare che
queste sono di gran lunga infe-
riori alle soglie di rischio, ma
questo è provato solo per mac-
chine in buone condizioni di ma-
nutenzione e di esercizio.
La pericolosità del lavoro al
VDT deriva invece dal contem-
poraneo impegno diverso cui la
vista è sottoposta; video, tastie-
ra e testo da leggere, situati
tutti a breve distanza dagli oc-
chi, comportano uno stress visi-
vo non indifferente in quanto
sollecitano continuamente le ca-
pacità di adattamento oculare
del lavoratore.
A questo vanno aggiunti altri
fattori tra i quali non va dimenti-
cato quello del micro-clima e
cioè l'insieme di condizioni fisi-
che quali la temperatura, la cir-
colazione deH’aria, l'umidità, il
calore prodotto dalle macchine
e naturalmente l'illuminazione
Passiamo ora ad esaminare i
provvedimenti legislativi che in
qualche modo possono riguar-
dare il lavoro al VDT
A questo tipo di trattazione un
po' vaga si è obbligati dal fatto
che nel panorama normativo na-
zionale non esistono leggi speci-
fiche per questo tipo di attività
Ci si affida perciò all'art. 2087
del Codice Civile il quale recita.
«L’imprenditore è tenuto ad
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
Due prodotti di
punta:
il 16 LT, PC
portatile, 3,3 Kg,
autonomia di 8
ore: Il 18 Plus,
386 a 16 Mhz
IN PUNTA. In punta di piedi: così SANYO è entrata in scena.
E si è mossa con la grazia e la sicurezza di una protagonista nata, meritandosi gli
applausi di un pubblico di intenditori. Una serie di passi di grande effetto in
successione armoniosa. Ecco gli ultimi. Prima un PC veramente
portatile (il 16 LT a batteria, del peso di 3,5 Kg), poi un 386
“desk top” (il 18 Plus a 16Mhz) realizzato con il concetto del
computer su scheda. E oggi un 286 portatile (il 17 LT) e un
386 in versione “tower” (il 19 Plus a 20 Mhz). Così passo dopo passo,
la danza dei nuovi prodotti si svolge puntuale su un tema sempre più
conprensibile e coerente. In punta di piedi, con prodotti di punta.
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adottare, nell'esercizio dell'im-
presa le misure che. secondo le
particolarità del lavoro, l'espe-
rienza e la tecnica, sono neces-
sarie a tutelare l'integrità fisica e
la personalità morale del presta-
tore di lavoro».
Ci si rifà anche alla Costituzio-
ne. la quale nell'art. 32 stabilisce
che: «La Repubblica tutela la
salute come fondamentale dirit-
to dell'individuo e interesse del-
la collettività».
Esìstono poi il DPR n. 547 del
1955 che riguarda le norme per
la prevenzione degli infortuni sul
lavoro: l'art. 9 della legge n. 300
del 1970 il quale privilegia il mo-
mento della prevenzione rispet-
to a quello della repressione:
infine la legge n. 833 del 1978
sul Servizio Sanitario Nazionale.
In verità sussiste anche il
DPR n. 266 dell'8 maggio 1987,
il quale si riferisce esplicitamen-
te, rendendola obbligatoria, alla
sorveglianza medica preventiva
dei dipendenti dei Ministeri che
facciano uso non occasionale di
VDT, da attuarsi con i criteri
approvati dalla CEE.
Purtroppo in ambito CEE non
esiste ancora una legislazione
particolare sulla tutela della salu-
te del lavoratore addetto ai vi-
deoterminali: tuttavia è stato re-
datto un «Primo progetto di una
proposta di direttiva del Consi-
glio che prevede un sistema di
informazione in materia di sanità,
igiene e sicurezza sul posto di
lavoro» (doc. n. 7996/87) al quale
è allegato un protocollo relativo
ai criteri di controllo del posto di
lavoro, delle attrezzature delle
unità VDT. dell'ambiente ed an-
che di sorveglianza medica.
In verità, anche prima del-
l'approvazione del decreto citato
e del progetto di direttiva comu-
nitaria riferito, l'esistenza di una
sorveglianza sanitaria preventiva
degli operatori ai VDT era stata
sollecitata dalla stessa iniziativa
dell'istituto assicuratore (l'I-
NAIL), il quale aveva sostenuto
in contenzioso giudiziario e fino
alla Corte di Cassazione, l'obbli-
go assicurativo del datore di la-
voro per i dipendenti in que-
stione.
Riguardo al lavoro ai VDT esi-
stono altri due aspetti specifici
il primo fa riferimento alla parti-
colare attività che i lavoratori ad-
detti svolgono, attività che espo-
ne molto più che teoricamente
questi dipendenti alla possibilità
di controllo a distanza ed il se-
condo riguarda l'elevato rischio
di stress.
Del primo aspetto avremo
modo di parlare in maniera am-
pia e diffusa: sul secondo é
appena il caso di denunciare il
carattere particolarmente stres-
sante del lavoro al VDT.
Eccessivi carichi di lavoro, ele-
vati ritmi, monotonia e ripetitivi-
tà delle mansioni sono elementi
da valutare con grande atten-
In effetti lo svolgimento del
lavoro con procedure informati-
che che prevedano un prolunga-
to e passivo uso del VDT si
risolve in una trasformazione del
fattore umano a compiti di servi-
zio nei confronti della macchina.
Nasce cosi la sensazione dì
un rapporto uomo-macchina non
più di collaborazione bensì di
antinomia, sensazione che a lun-
go andare può provocare delle
alterazioni dello stato psicologi-
co del lavoratore.
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Nel riquadro prezzi riferito alla prova delle stampanti
NEC P6/P7 Plus, pubblicato su MC numero 77 (settembre
1 988) a pagina 1 1 3, per un refuso tipografico i prezzi sono
stati erroneamente indicati comprensivi di IVA, mentre, in
realtà, sono da ritenersi IVA esclusa.
Ci scusiamo per lo spiacevole equivoco con i lettori e
con la Digitronica S.p.A., società che distribuisce le stam-
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Arte & Computer
di Marco Marinacci
S i è svolto a Barcellona Pozzo di Gotto,
in provincia di Messina, il Decimo Col-
loquio Internazionale di Estetica Speri-
mentale, dell'Associazione Internazionale di
Estetica Sperimentale di Parigi, Dal 14 al 16
ottobre, decine di studiosi provenienti da
parecchie parti del mondo si sono riunite
nella cittadina siciliana dove hanno dato luo-
go ad una nutrita serie di interventi e dibattiti,
Argomento, l'arte e il computer, ovvero il
computer neH'arte. o l'arte nelle opere ese-
guite con il computer. Contestualmente al
colloquio ha avuto luogo la rassegna Arte &
Computer alla cui organizzazione, come an-
nunciato nei mesi scorsi, ha contribuito
MCmicrocomputer. Ma, prima di ogni altra
cosa, un cenno al significato del Colloquio di
Estetica Sperimentale è d'obbligo.
L'estetica sperimentale, ci spiega Carmelo
Genovese (del CRAUS di Messina e di Bolo-
gna. già docente dell'Accademia di Belle Arti
di Firenze e di Bologna), è la ricerca scientifi-
ca sull'arte, per cercare di spiegare i fenome-
ni mentali: alla base di ogni attività umana
c'è. infatti, un fenomeno mentale
Si chiama sperimentale perché è attuata
attraverso esperimenti, altrimenti sarebbe fi-
losofia. Questa tendenza c'è dal '600. quan-
do Baumgarten diede i fondamenti dell'este-
tica. che sarebbe stata in realtà estetica
sperimentale, solo che fu camuffata da filo-
sofia e tale rimase. Baumgarten e. dopo di
lui. Fechner, dissero che bisognava studiare
sperimentalmente reazioni a stimoli visivi
dell'immagine sull'uomo.
Venti anni fa, presso l'Università di Parigi,
è stata fondata l'Associazione Internazionale
di Estetica Sperimentale, da un gruppo di
studiosi che. per l'Italia, comprendeva Car-
melo Genovese e Silvio Ceccato. L'Associa-
zione ha, da allora, portato avanti dei conve-
gni internazionali biennali, che si sono svolti
nelle varie nazioni. Quest'anno è stato il
turno di Barcellona Pozzo di Gotto.
Il CRAUS, Centro Ricerca Attività Umane
Superiori, è stato invece promosso da Geno-
vese e fondato nel 1969 presso l'Università
di Ferrara dall'allora Rettore prof. Dell'Acqua,
medico che si occupava della ricerca scienti-
fica e delle attività umane cosiddette supe-
riori. Da Ferrara, per bisticci interni il CRAUS
è poi stato spostato a Messina, presso la
clinica oculistica.
Carmelo Genovese è un po' il papà della
manifestazione (alla quale peraltro abbiamo
già dato spazio in un paio di altre occasioni,
negli scorsi anni). « Questo mi pesa, anche
se allegramente. Qui ■ siamo in un punto di
folli, e io sono il numero uno dei folli. Però le
cose si fanno, c'è un po' di ’arraffazzonamen-
to‘ per chi è dentro, ma chi é fuori forse non
se ne accorge neppure D'altra parte i mezzi
sono quasi zero: poco più di dieci milioni per
organizzare tutto... Sarebbe bello che l'inizia-
tiva desse uno sviluppo turistico alla città,
cosi arriverebbero più mezzi economici. Il
prossimo anno spero di riuscire a coinvolgere
qualche ditta, a livello di sponsor ».
E adesso spendiamo due parole di com-
mento generale sulla rassegna Arte & Com-
puter, della quale non possiamo che dirci più
che soddisfatti.
Gli elaborati che i nostri lettori ci hanno
inviato sono stati selezionati, come promes-
so. da una qualificata commissione: Carmelo
Istituto Statale d'Arte E. Giannelli - Parabita (LEI
Il lavoro collettivo di un gruppo di studenti di un Istituto d'Arte. Abbiamo voluto prendere questa immagine quasi come simbolo della
rassegna, sia pubblicandola in piccolo in copertina, sia utilizzandola per l’apertura di questo articolo. Per un commento al lavoro rimandiamo
all'altra immagine della medesima provenienza pubblicata nelle pagine che seguono.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
87
ARTE & COMPUTER
Immagini ammesse alla mostra
Diapositive : Marco Argenti tLa Speziai ■ Alessandra Adenti I Bologna I - Francesca Biló ( Ancona I ■ Valerio Bucchino
IBomal - Giuseppe Canuti tAsola. MN) - Lidia Ceiada I Milano I - Piermano Ciani I Bertioio) - Giovanni e Paolo Cignoni
I Piombino , L li - Osvaldo Contenti IRomal - Geode Computer Grahca Hugo, RAI ■ Sean Ghisoni ( Romano di
Lombardia, BGI - ist Stai d'Arte E Giannelh ( Parabila , LEI - Silvia Lisei (Battano. BOI - Gabriele Nicola Lombardo \
| ( Mantovai - Birgit Luhder ( Bologna) - Cesare Malagodi (Cento. FEI Litio Minniti ( Siracusa I - Carlo Monastra I
| ( Palermol Alessandra Monlaletli (Battano. BOI Mano Pascariello I Bologna I - Francesco Penna (Gontial
Damiano Ritlatore I Tonno I - Vanna Romualdi (Battano. BOI ■ Anna Sputore (Vasto. CHI - Isabella Trogu (Quarto
Sant'Elena. CAI Output di stampante : Antonino Massimo Butgio I Cremona! - Nino Conterosilo INovaral
Massimo Giordani ITonnol - Istituto d'Arte Giannelh IParabita. LEI - Stelama Sordelli (Battano. BOI ■ Stampe
fotografiche ; Ignatio Corno (Palermol - Gianluca De Petns ( Pescara! - Digital Technology Imagme I Ciane . CT ■
Bruno Panieri I Roma I ■ Giancarlo Proserpio (Seregno. Mll - Videocassette VHS: Valerio Bucchino ( Romal -
| Giovanni e Paolo Cignoni ( Piombino . Lll - G Franta ( Foggiai - Massimo Merom (Lissone. Mll - Giuseppe Mitko I
Mrsek IVobamo. BSI ■ Mirko Pelllcioni I San Lattato di Savena, BOI - Stefania Sordelli ( Battano . BOI
Riccardo Saldarelli
Riccardo Saldarelli e nato a Roma nel 1942 Pittore, architetto e grafico, é ordinario di Tecnica Pittorica
all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha svolto attività didattiche e di ricerca presso l'Istituto di
Composizione della Facoltà di Architettura di Firenze. Svolge attività di ricerca nel campo delle Arti
visive e dei Beni Culturali e Ambientali Si occupa delle applicazioni dell'informatica nelle arti È il
Segretario della Sezione Arti Figurative della Compagnia del Paiolo di Firenze. Nel 1985 ha introdotto
ufficialmente l'informatica all'Accademia di Belle Arti di Firenze
La sua attività artistica, densa di numerose personali e collettive in Italia e all'estero è iniziata nel
1961 Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero
Genovese. Riccardo Saldarelli (docente di
Tecnica Pittorica presso l'Accademia di Belle
Arti di Firenze), Corrado Maltese (titolare di
Storia e Critica dell'Arte Moderna dell'Univer-
sità «La Sapienza» di Roma). Serena Ludovici
(del Dipartimento Musica e Spettacolo del-
l'Università "La Sapienza» di Roma). Angelo
La Duca (che i nostri lettori ben conoscono
come curatore della rubrica sulle memorie
ottiche, e docente di fotografia presso l'Isti-
tuto Europeo di Design di Roma) e infine il
sottoscritto. Le opere ammesse alla mostra,
divise in diapositive, stampe fotografiche,
output di stampante e videocassette VHS,
sono state esposte durante i tre giorni dei
lavori, ed hanno destato l'interesse di un
nutrito pubblico.
Come promesso nel numero di luglio/ago-
sto, abbiamo scelto le immagini che ci sono
sembrate più significative e le pubblichiamo
in queste pagine. Accanto, trovate gli autore-
voli commenti di Riccardo Saldarelli, ordinario
di Tecnica Pittorica all'Accademia di Belle
Arti di Firenze, che ringrazio per la disponibi-
lissima collaborazione. Purtroppo ci siamo
dovuti limitare alle immagini statiche, non ce
I giudizi di Riccardo Saldarelli
Lidia Ceiada - Milano
L'operatrice esprime un suo chiaro mondo
immaginario e sfrutta la capacità del sistema
da lei prescelto per ritagliare su fondo scuro
questi suoi fiori coloratissimi ed immaginari
Il senso dello spazio viene poi denunciato dal
disco acceso di un sole, anch'esso ritagliato
nettamente sullo sfondo. È chiaro uno "Sti-
le», e l'immagine ottenuta dimostra come
l'operatore rimanga se stesso qualunque sia
il sistema tecnico pittorico usato. L'impres-
sione generale è quella di una fantasia di un
mondo fantastico e malinconicamente poeti-
co. Sul piano tecnico possiamo dire che va
senz'altro riscontrata una proprietà di lin-
guaggio nell'uso del calcolatore.
Piermario Ciani • Bertioio
Un chiaro esempio di una maturità artistica
sposata con la tecnologia del computer, L'o-
peratore sceglie una via intermedia tra imma-
gine oggettiva e la sua digitalizzazione. L'o-
biettivo fotografico diventa chiave per esplo-
rare un mondo di pixel e di profondità elettro-
niche. Una sovrapposizione di campiture
astratte con una immagine chiaramente figu-
rativa, ottenuta con una sapiente manipola-
zione per mezzo del computer Un uso intelli-
gente del mezzo, una chiara impostazione
compositiva, un sicuro effetto finale dimo-
strano quindi la potenzialità di questa tecno-
logia al servizio dell'operatore visivo, sia esso
fotografo, pittore o designer.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ARTE & COMPUTER
la siamo sentita di., allegare una videocas-
setta a tutte le copie; d'altra parte fotografa-
re delle immagini sarebbe significato snatura-
re il senso dell’opera, che si basa sul muta-
mento delle immagini nel tempo.
La partecipazione dei lettori è stata signifi-
cativa: la nostra Elisabetta, che ha gestito i
materiali, è stata sommersa da telefonate,
diapositive, foto e stampe di tutti i generi, e la
commissione ha avuto a sua volta parecchio
lavoro da fare, non senza un certo imbarazzo
nella selezione perché il matenale pervenuto
é sembrato in maggioranza di un livello ade-
guato: il che. ovviamente, non può che far
piacere. C'era il rischio di ritrovarci la redazio-
ne invasa da mucchi di. scarabocchi compu-
terizzati. fortunatamente non è successo.
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito
alla riuscita della rassegna Arte & Computer,
e mi complimento con tutti gli autori delle
opere ricevute, augurando loro un grosso
buona fortuna per le loro attività e... per la
prossima edizione di Arte & Computer.
Finalmente, la parola a Riccardo Saldarelli,
che ringrazio di nuovo
Giovanni e Paolo Cignoni - Piombino (LI)
Esempio di uso abile e sapiente di effetti
tridimensionali, ottenuti peraltro con sistemi
commerciali e di facile accesso. L'immagine
è di chiara impostazione metafisica, e sfrutta
l'effetto di illuminazione della sfera per ac-
centuare la sensazione di tridimensionalità. Il
risultato denota anche una certa fantasia
dell'operatore. Il prodotto rientra, comunque,
in quella fascia di elaborazioni mirate all’uso
pubblicitario o cinetelevisivo piuttosto che
alla ricerca di nuove e più pertinenti strade di
computer art. La tavolozza usata è ricca,
l'abilità tecnica notevole.
Osvaldo Contenti - Roma
Astronave Mandelboat
Siamo di fronte all'uso proprio dei mezzi
del computer. Si tratta di un'elaborazione
basata sull'insieme di Mandelbrot; vi è quindi
una precisa volontà di utilizzare la nuova
materia che il computer offre all'operatore
visivo Vi é comunque un personale modo di
esprimersi, con riferimenti figurativi ed im-
maginari, che sicuramente indicano il mondo
fantastico in cui l'autore opera, servendosi
del computer per percorrere spazi infiniti dal
micro al macrocrosmo. C'è una ricchezza di
colori e un senso compositivo che denotano
gusto e un certo senso di humour.
L'opinione di Carmelo Genovese
La rassegna Arte & Computer organizzata da MC è stata inserita nell'ambito del X Colloquium anche
per avere un confronto con quello che attualmente viene tatto per la computer art in America
Da questo confronto, come era ovvio, risulta che in America vengono impiegati generalmen
sistemi più ad alla definizione e sofisticati, sia come programmi sia come strumenti
' lavori esposti dimostrano, tuttavia, che se si punta non tanto sulla risoluzione degli apparecchi n
soprattutto su un uso adeguato, ì risultati dal lato estetico non solo sono appropriali, ma forse anche
In particolare, se guardiamo i prodotti che usano la possibilità del movimento, sia .
traslazione, troviamo prodotti e risultanze esteticamente più suggestive di altri elaborati altamente
tecnologici ma. spesso, carenti di quel tot necessario per elevare l'opera tecnica a
Nel convegno, sempre in funzione della musica e della grafica, c'è una unità di confronto : i ricercatori
americani e quelli italiani insistono sull'utilità del computer specie nella didattica artistica, e sostengono
De Forno. Shorts ed altri, con Genovese. Saldarelli. Zerbini ed il CRAUS in genere, che non
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ARTE & COMPUTER
Nino Conterosito ■ Novara
Esempio di uso del computer con lo scopo
di imitare alcune tecniche pittoriche: in que-
sto caso il divisionismo, una delle correnti
artistiche che dichiaratamente fa propria una
teoria scientifica, che si basa sulle esperien-
ze ottiche di Chevreuil e consiste nello scom-
porre i colori in colori puri i quali si ricompon-
gono otticamente a distanza creando l'effet-
to voluto. L'operatore ha usato un divisioni-
smo elettronico accostando rosso, giallo, ver-
de e azzurro. Viene sfruttata appieno la carat-
teristica del computer di formare le immagini
per punti, concettualmente parlando possia-
mo dire di essere in chiave. Pittoricamente è
un'immagine valida
Ignazio Corrao - Palermo
L'immagine mostra la linea di tendenza
tridimensionale nella computer art. È ottenu-
ta con un personal computer e un program-
ma commerciale, l'esecuzione è di buon ef-
fetto. Questo «stile», derivato dalle ricerche
di tipo ray tracing avviate da sistemi assai piu
complessi, appartiene specialmente alla cul-
tura della computer art americana e giappo-
nese, più diretta allo spettacolo dal cinema
alla televisione, e alla pubblicità. L'operatore,
poi ottenendo un effetto tridimensionale
molto efficace, propone una stilizzazione che
ricorda il giocattolo infantile, con un effetto
divertente e accattivante Proprio questo tipo
di programmi e la loro diffusione propongono
il problema dell'«abuso» del calcolatore nella
computer art. da parte di operatori non sem-
pre artisticamente preparati, i quali sfruttano
appunto gli effetti spettacolari che il calcola-
tore offre loro. Questo ritengo sia uno degli
aspetti piu importanti della problematica at-
tuale sulla computer art.
Massimo Giordani • Torino
Esempio tipico di un’uscita su stampante
che sfrutta appieno le possibilità espressive
di questo mezzo piuttosto freddo e soprattut-
to dedicato alla grafica di tipo editoriale
Nonostante i limiti, peraltro dichiarati, la com-
posizione ottenuta ha un suo significato e
ricorda una composizione astratta riferibile a
Mirò. Si nota un uso del retino e dei caratteri
grafici piuttosto elegante. È una chiara dimo-
strazione di una interessantissima applicazio-
ne pratica della computer grafica e quindi
un'ulteriore dimostrazione della grande utilità
che questi mezzi possono oggi rivestire In
vari campi professionali in cui è richiesta una
grafica veloce ed efficace. Ritengo che que-
sti strumenti siano oggi necessari in qualsiasi
istituto in cui venga insegnato il disegno, per
avviare a questa nuova professionalità molti
giovani che altrimenti potrebbero restare ta-
gliati fuori dal mercato del lavoro.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
Istituto d'Arte Statale E. Giannelli
Parabita ILEI
ARTE & COMPUTER
Questo elaborato assume un significato
assai rilevante, essendo prodotto di un'attività
didattica di un Istituto d'Arte. Già questo è
altamente meritorio, poiché sono pochissimi
gli istituti di istruzione artistica che a tutt'oggi
hanno preso coscienza di questi mezzi per la
rappresentazione delle immagini. L'oggetto in
se stesso è valido sia sul piano tecnico che
sul piano espressivo, poiché basandosi su
routine grafiche commerciali e sistemi a bas-
so costo riesce ad ottenere effetti di notevole
potenza espressiva che, comunque, dimo-
strano un sottofondo didattico ed una espe-
rienza artistica L'oggetto è in uscita da stam-
pante a colori, di per se stesso leggibilissimo
e con chiaro intento di sfruttare sul piano
formale il segno tipico della stampante adot-
tata, sia per le parti in nero che per le parti a
colori. Ritengo quindi l'esperienza di questo
Istituto assai positiva sia per gli intenti che per
i risultati ottenuti, che mi auguro siano di
stimolo anche ad altri istituti del genere.
Silvia Lisei • Bazzane IBO)
Esempio di utilizzazione intelligente di un
programma commerciale. Si sfruttano alcune
possibilità del programma: partendo da mo-
duli semplici, si ottiene una moltiplicazione
dell'immagine creata inizialmente: si giunge
quindi al riempimento della superficie sulla
quale poi l'operatore evidenzia due elementi
spaziali, arricchendo la forma base con colori
differenziati e dando quindi equilibri diversi
alla composizione. Questo esempio sta a
dimostrare come con elementi semplici, un
programma elastico ed una preparazione arti-
stica di base si possa operare nel campo
della computer art con risultati interessanti.
Birgit Liihder - Bologna
Effetti tipici derivanti da programmi com-
merciali particolarmente efficaci. Vi è tuttavia
il pericolo dell' «assuefazione» al facile effet-
to. tipico di tali programmi se questo non
venga controllato da una preparazione artisti-
ca dell’operatore. In questo caso si nota
grande fantasia, una sapiente composizione
e un uso assai sapiente del mezzo. L'opera-
tore. dimostrando grande fantasia e creativi-
tà, sembra voler creare un suo universo di
sicuro effetto spettacolare.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
91
Lillo Minniti - Siracusa
Esempio assai abile di uso del calcolatore
ad imitazione della pittura tradizionale. È uno
degli aspetti della inquietante ricerca che i
« computer-artisti » vanno proponendo, ca-
dendo però nell'equivoco del voler rifare elet-
tronicamente immagini già consumate con le
tecniche tradizionali Ciò non toglie che Min-
niti dimostri una sua grande sensibilità pittori-
ca. nell'uso di una ricca tavolozza tonale, ed
una notevole abilità nell'uso del computer.
Questo esempio viene proposto proprio per-
ché rappresentativo di questa situazione che
comunque avvicina il mondo dell'arte tradi-
zionale a quello dell'informatica
I Nota : abbiamo pubblicalo l'immagine in senso
orizzontate perché l'autore ci ha inviato una foto
che riproduce un’inquadratura parziale dello
schermo I.
Francesco Penna - Gorizia
Cybird
Un uso spiritoso del computer, che co-
munque è da collocare nella fascia dell'Im-
magine tridimensionale Penna usa un siste-
ma commerciale con notevole abilità, piegan-
dolo alla suggestione di una fantasia ironica,
come denota lo stesso titolo di Cybird. Sì
sente una chiara cultura figurativa, che pre-
domina facendo intendere che la principale
preoccupazione é quella di gareggiare con gli
strumenti tradizionali della pittura La sensibi-
lità cromatica é dimostrata dalla capacità di
accostare con grande abilità una ricca tavo-
lozza in cui predominano gli azzurri.
Giancarlo Proserpio - Seregno (MI)
Questo elaborato e un esempio dell'uso di
programmi commerciali con efficacia di risul-
tato visivo, grazie a particolari effetti intrinse-
ci al programma stesso, ma elaborati dall'o-
peratore con una certa personalità. L'immagi-
ne si pone piuttosto nel campo del messag-
gio di tipo publicitario, cartellomstico, che è
comunque una direzione verso la quale que-
ste tecnologie richiamano in maniera sempre
più prepotente l'uso del calcolatore. Da con-
siderarsi quindi più verso l'arte applicata che
verso la computer art pura, pur con tutto
l'interesse di applicazioni di grande effetto e
funzionalità. Sul piano formale l'operatore ha
dimostrato una sicurezza ed una capacità di
controllare gli effetti di chiaroscuro e di luce
ed ombra, ottenendo una sensazione di pro-
spettiva molto immediata, pur con una tavo-
lozza volutamente assai limitata.
92
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
ARTE & COMPUTER
Vanna Romualdi - Bazzane (BO)
Pur con chiari ricordi di pittura astratta,
questo lavoro esprime chiaramente una pos-
sibilità importante che ha il calcolatore, quella
cioè di produrre immagini che abbiano una
evidente natura elettronica. Qui. infatti, l'ope-
ratore si serve proprio degli «effetti speciali»
che il programma usato gli consente, ma che
rimangono nella bidimensionalità che ritengo
sia in questo momento la posizione più chia-
ra per espnmere correttamente una compu-
ter art non legata all'uso pubblicitario, del
cinema o televisivo. Intendo questo lavoro
molto più vicino a un dipinto, anche se
ottenuto con mezzi elettronici. Al solito, il
pericolo può essere I' «abilità» del computer
nel comporre e scomporre velocemente, che
può essere solo dominata da una seria pre-
parazione artistica dell'operatore.
Stefania Sordelli - B azzano (BO)
Questo elaborato dimostra le capacità stra-
ordinarie di programmi anche commerciali
come quello usato, che consentono in que-
sto caso di proiettare lo stesso tipo di imma-
gine precedentemente generata su un polie-
dro, qui un parallelepipedo. É una delle linee
di tendenza in cui potrà esprimere interes-
santi novità la computer art: quella cioè di
sfruttare possibilità come simmetria, caleido-
scopio. anamorfosi. È da accettare questo
esempio come indicativo di una tendenza
che si rivolge piuttosto ad un mercato della
pubblicità e della video computer animation
che a quello di una ricerca di computer art
più vicina alla creatività pittorica.
Anna Sputore • Vasto (CH)
Il pennello elettronico domina la superficie.
La facilità del programma usato dimostra la
possibilità di grande penetrazione di questi
sistemi, e quindi della formazione di una
nuova cultura artistica legata all'informatica.
In questo tessuto vibrante di azzurri, interrot-
ti appunto da un pennello con tonalità contra-
stanti, l'autore dimostra di aver perfettamen-
te capito la potenzialità di questo strumento
e lo usa secondo una sua sensibilità cromati-
ca e compositiva sicuramente con un grado
sufficiente di controllo del veloce ed effica-
cissimo mezzo a disposizione, senza lasciarsi
prendere* la mano. MC
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
93
PROVA
Amstrad PC2086D
di Corrado Giustozzi
D a mesi oramai, vi stiamo raccon-
tando da queste pagine le liete
vicende commerciali di quello
che noi chiamiamo « neo-PC ». Prose-
guendo in questo discorso vogliamo og-
gi presentarvi l'ultima proposta Amstrad
collocata nella fascia alta di questa nuo-
va classe di macchine.
Per chi ancora non lo sapesse, col
termine « neo-PC » noi di MC indichiamo
il risultato di quella recente operazione
di remgegnerizzazione e restyling del
vecchio PC IBM che ha prodotto mac-
chine assai più potenti dell'originale, ma
al contempo molto economiche e dun-
que indirizzate principalmente al merca-
to degli hobby sti e dello home compu-
ting. In seguito a questo ringiovanimen-
to tecnologico il vecchio PC, rinato dalle
sue stesse ceneri come la Fenice o. se
preferite, trasmutato da bruco in farfal-
la, gode oggi di una nuova fama e di un
florido successo commerciale. Ci si è
infatti finalmente accorti che una mac-
china del genere, piccola ma potente,
squisitamente monoutente ma versati-
le. aperta al più vasto parco dì software
applicativo che la storia ricordi, sì adatta
a pennello alle applicazioni di home
computing e. in generale, a quelle del-
l'informatica amatoriale ed hobbystica.
Per anni l'industria ed il pubblico aveva-
no cercato t'home computer ideale in
macchine come il TI 99/4A. lo Spec-
trum, il VIC 20. il Commodore 64. senza
accorgersi del troppo lontano PC IBM.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
AMSTRAD PC2086D
Questo infatti era nato come macchina
professionale, da ufficio, forte dei suoi
sedici bit e di un sistema operativo per
la prima volta « serio ». I suoi molti pregi
( tanta memoria, ampia espandibili gra-
zie a schede inseribili in un bus stan-
dard. buone prestazioni, tanto buon
software) non bastavano però a com-
pensare il suo unico difetto: un costo
proibitivo per il privato. Nel 1982 certa-
mente il PC non era una macchina per
casa, nonostante il goffo tentativo IBM
denominato Junior. Ma poi le cose han-
no cominciato a cambiare. Prima sono
arrivati i «cinesi» ed i prezzi hanno co-
minciato ad abbassarsi un po'. Poi è
arrivato l'AT a sostituire il PC negli am-
biti professionali. Il colpo di grazia è
giunto grazie agli AT cinesi, coi loro folli
clock a 8. 10. 12 MHz ed i prezzi
sempre più bassi. A questo punto mam-
ma IBM lo ha ufficialmente abbandona-
to. ricominciando il gioco da capo con i
nuovi PS/2. Il PC sembrava proprio mor-
to. ma... qualcuno ha pensato bene di
rimetterlo in circolazione dopo una luci-
data ed una cura di Gerovital. Gli ingre-
dienti sono semplici: t'8086 od il NEC
V20 al posto del vecchio 8088. incre-
mento della frequenza di clock da 4. 77
a 8 MHz. 512 o 640 KByte nativi sulla
piastra madre, microfloppy da 3.5" a
capacità doppia o quadrupla al posto dei
vecchi floppy da 5.25"; in tutto ciò ben
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
Prezzi UVA esclusa):
PC2086 SDRMD - 1 floppy, monitor b/n 1.499.000
PC2086 HDI2MD ■ I floppy + hard disk 30 M,
monitor b/n 2.399000
PC2086 HD14HRCD - I floppy + hard disk 30 M,
monitor VGA a colon 3299 000
vengano anche il Winchester, che ora-
mai non è più un lusso, ed una scheda
video più decente della vecchia CGA.
Una macchina del genere, fondata sul-
l'architettura del vecchio PC ma intera-
mente rinnovata grazie alle nuove tec-
nologie costruttive ed ai sempre più
prodigiosi chip VLSI, risulta oggi essere
non solo molto più potente ed efficiente
del suo antenato di cinque anni fa ma
anche più piccola e soprattutto molto
più economica. L'ideale per uno studen-
te, un hobbysta, un negoziante: insom-
ma per tutti quelli che vorrebbero un
computer «serio», ma non possono pa-
garlo caro.
Fiutato l'affare, molti grossi nomi so-
prattutto europei ci si sono buttati a
oesce: Olivetti, Commodore. Philips
tanto per citare i maggiori. E Amstrad
fra i primi. Nessun «cinese», notare
bene, ma solo costruttori seri ed esper-
ti. dotati di know-how e risorse interne
tali da metterli in grado di riprogettare il
PC. Di molti di essi già vi abbiamo
parlato nei mesi scorsi, anche per quan-
to riguarda prodotti Amstrad. Questo
mese vi presentiamo una novità, l'ulti-
mo nato di casa Amstrad appena com-
mercializzato in Italia. Si chiama PC2086
e praticamente dispone di tutte le inno-
vazioni citate poco fa. più qualcosa an-
cora. Ricapitolando: ha un 8086 a 8
MHz, 640 KByte di RAM. uno o due
microfloppy da 720 KByte oppure un
microfloppy ed un Winchester da 32
MByte. incorpora un adattatore video
VGA, un orologio/calendario con batteria
tampone, una porta seriale ed una paral-
lela, l'interfaccia per mouse, l'interfaccia
per un floppy esterno, dispone di tre
slot di espansione per schede lunghe.
Con esso vengono forniti l'MS-DOS
3.30 e Windows 2.0. Costa poco. Trop-
po bello per essere vero ? Leggete la
prova e vedrete.
Descrizione esterna
Come si vede bene nelle foto, l'Am-
strad PC2086 si presenta con un look
«hi-tec» a nostro giudizio piuttosto ac-
cattivante. Il monitor semi-integrato col
PROVA
AMSTRAD PC2086D
II pannello Irontale e
quello posteriore son
piuttosto semplici,
lutti i comandi sono
intatti sui pannatimi
però non può essere comandata dall'u-
cabmet. la linea filante e spigolosa, la
carrozzeria interamente in plastica in cui
le fessure di aerazione assurgono a
motivo estetico-tecnologico, la razionale
disposizione dei controlli e delle con-
nessioni in appositi pannellini dislocati
sulle fiancate, ne fanno una macchina
gradevolmente originale e certamente
le rendono impossibile passare inosser-
vata.
Il pannello anteriore contiene solo le
memorie di massa, uno o due drive per
microfloppy 3,5" da 740 KByte, un mi-
nuscolo led di accensione e la targhetta
col nome della macchina. Quello poste-
riore, incredibilmente, è ancora più spo-
glio, comprendendo solo i connettori
per le due interfacce di serie (una paral-
lela Centronics ed una seriale RS-232),
quello per il monitor ed un dip switch di
configurazione hardware. Manca intera-
mente la sezione esterna di alimentazio-
ne, tanto che il cordone di rete non è
neppure staccabile.
Tutte le cose che non stanno davanti
e dietro stanno però su due pannellini
incavati ricavati nelle due fiancatine. Su
quella del lato di sinistra si trovano il
pulsante di accensione, correttamente
alloggiato in modo da impedirne aziona-
menti accidentali, le connessioni per
tastiera e mouse (fornito di serie), la
serratura di sicurezza come sugli AT e
perfino il potenziometro di regolazione
del volume dell'altoparlante (che si tro-
va poco più verso il frontale). Sul pan-
nellino di destra si trova il connettore
per un floppy esterno assieme ad un
piccolo interruttore che effettua appun-
to la selezione fra drive interno ed
esterno.
Non manca qualcosa? E le schede di
espansione dove vanno? Ecco che, finiti
i pannellini. cominciano gli sportellini. Il
primo si trova sulla fiancata destra ver-
so il fondo e copre, nascondendole, le
tre feritoie di uscita per le schede da
montarsi negli altrettanti slot di espan-
sione disponibili. Il secondo si trova
superiormente, sempre verso il’ fondo
della macchina, ed ovviamente dà ac-
cesso agli slot stessi in tutta la loro
ampiezza per permettere l'inserimento
o l'estrazione delle schede. Un terzo
vano si trova, infine, esattamente nella
parte superiore della macchina proprio
nell'incavo destinato alla base del moni-
tor; in esso vanno inserite quattro pile a
stilo che servono a mantenere in vita il
circuito dell'orologio interno.
La tastiera fornita in dotazione, molto
bella, è del consueto tipo «avanzato»
oramai assunto a standard su tutta la
linea PC. Ad essa si affianca un mosue
a due tasti. Il monitor, realizzato in mo-
do da collocarsi in un apposito incavo
dell'unità centrale, è decisamente bello.
Abbastanza ingombrante ma ciò nono-
stante piuttosto leggero, permette la
visualizzazione in modo VGA (680x400
pixel in 256 colori), è orientabile e ba-
sculabile e dispone di un buon tratta-
mento antiriflesso. La sua accensione
nità centrale perché quest' ultima non
dispone dell'apposita presa di rete as-
servita.
I manuali che abbiamo ricevuto con la
macchina sono in inglese, ma crediamo
che saranno presto disponibili quelli ita-
liani. Si tratta di tre volumi: uno dedica-
to all'uso ed alla conoscenza del com-
puter e dell'MS-DOS, uno al GW-Basic
ed uno a Windows. Gli ultimi due sono
praticamente i manuali standard Micro-
soft mentre il primo è preparato dal-
l'Amstrad ed è fatto molto bene, cosa
purtroppo rara di questi tempi.
L'interno
Sollevati alcuni coperchietti in plastica
che nascondono alla vista le antiesteti-
che viti(l). e svitate queste ultime, si
può scoperchiare il computer per rive-
larne l'interno. Notiamo subito la pre-
senza di un ampio schermo elettroma-
gnetico che copre la piastra madre, mi-
96
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
Utilizzazione
sura quasi obbligatoria dato che la car-
rozzeria è in plastica. La disposizione
delle parti è razionale e semplice, con
molto spazio libero; in particolare fra le
due unità a microfloppy c'è posto per
una terza, ed é II infatti che viene allog-
giato il Winchester nei modelli superiori
(anch'esso da 3,5" con controller RLL).
Smontati i due drive e lo schermo
accediamo alla motherboard, la quale
occupa tutta l’area di base della macchi-
na. Su di essa si notano subito i tre
grossi chip ASIC in tecnologia VLSI,
marcati Amstrad. che contengono prati-
camente tutta la logica della macchina.
Poco più in là un altro «chippone».
questa volta marcato Paradise, contiene
il cuore dell'adattatore video VGA. Ac-
costato ad un fianco si trova l'8086,
attorniato dalle due ROM del BIOS e
dallo zoccolo adatto ad ospitare il copro-
cessore 8087, vuoto nell'esemplare in
prova. Verso il frontale infine si trova la
RAM di sistema, 640 KByte concentrati
in due schedine montate obliquamente;
quella più piccola, che fa uso dei nuovi
chip SIMM da 512 Kbit. totalizza i primi
512 KByte mentre la più grossa coi chip
«vecchi» contiene i restanti 128 KByte.
Il resto della circuteria comprende il
controller per i floppy, l'interfaccia
mouse, la porta parallela, quella seriale,
l'orologio/calendario.
La costruzione, benché semplificata
dall’assenza di un elevato numero di
parti, è molto buona. La robustezza del-
l'assieme è sufficiente considerando
che un computer del genere certamen-
te non deve rispettare norme militari;
quasi tutte le viti sono dunque semplici
parker che stringono nella plastica, tran-
ne le poche «che contano» che invece
stringono in madreviti metalliche anne-
gate nella carrozzeria.
La prima cosa curiosa riguardante l'in-
stallazione di questo Amstrad consiste
nel dover montare le spine di rete sui
cavi di alimentazione, che ne sono privi.
La cosa viene anche illustrata sui ma-
nuali con illustrazioni e spiegazioni. Ab-
biamo detto prima che la macchina rice-
A sinistra il vano schede Sopra, l'alloggiamento per
le batterie di backup.
vuta in prova è uno dei primi esemplari
ed è relativo al mercato inglese, quindi
potrebbe darsi che questa procedura
non sia necessaria per le macchine «ita-
lianizzate»; oppure è uri sistema sbriga-
tivo, ma non del tutto sbagliato, adotta-
to dalla Amstrad per evitare di impazzire
appresso alla miriade di spine diverse
usate nei vari paesi in cui il PC2086
viene commercializzato. La seconda co-
sa da fare consiste nell'inserire quattro
pile a stilo AA nell'apposito alloggia-
mento posto nella parte superiore della
macchina; in questo modo si mantiene
alimentato l'orologio interno anche a
macchina spenta. Dopo questo piccolo
lavoro da elettricisti il resto fila via li-
scio; basta collegare mouse, tastiera e
monitor, dare corrente e tutto funziona
al primo colpo. La macchina è infatti
configurata in fabbrica in maniera stan-
dard per le periferiche di serie, quindi
non vi possono essere sorprese di sor-
ta. É comunque possibile intervenire
sulla configurazione di default mediante
il dip-switch posto sul pannello posterio-
re, anche se la necessità di farlo si
verifica solo in casi rari; ad esempio per
escludere la VGA interna in favore di un
adattatore video esterno o cose del
genere. Alla prima accensione occorrerà
anche impostare data ed ora corrette,
mentre in futuro l’orologio interno
autoalimentato provvederà per conto
proprio a fornire questi dati al DOS.
La macchina in prova é il modello
intermedio della gamma, non dotato
cioè di Winchester, ma solo di due
microfloppy. Su di essa dunque non è
possibile far girare Windows, che richie-
de un hard disk per i suoi molti file di
sistema. Chi avesse il modello maggio-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
97
PROVA
AMSTRAD PC2086D
A sinistra, un particolare dell 8086 e delle ROM Notare lo zoccolo per l'8087 Al centro, il chip della PVGA.
schedina con la RAM , I piccoli chip SIMM contengono 512 kb. i chip grossi i rimanenti 128 kb.
re dovrebbe a questo punto provvedere
ad installare Windows sul disco rigido,
seguendo le istruzioni riportate sul ma-
nuale. Per la macchina bifloppy invece
nessun problema, basta infilare il di-
schetto col DOS e partire.
E cominciamo proprio da qui le nostre
annotazioni d'uso, sulla questione del
doppio floppy. Crediamo proprio che
oggi come oggi il Winchester non sia
più un lusso ma una necessità, e pen-
siamo che la macchina bifloppy sia trop-
po limitata e limitante. Il fatto è che, a
prescindere da questioni puramente
prestazionali (il Winchester è ovviamen-
te assai più rapido del microfloppy), con
i software moderni lo spazio non basta
mai. Il floppy è ormai considerato solo
un supporto di archiviazione ed inter-
scambio, non un supporto di lavoro;
dunque lavorare realmente con un si-
stema bifloppy risulta sempre scomodo
e talvolta impossibile.
Per quanto riguarda il normale uso
della macchina dobbiamo dire dì essere
rimasti più che soddisfatti. La sensazio-
ne di trovarsi davanti ad un computer
ben pensato e ben realizzato, provata
sia guardandolo che aprendolo, è stata
puntualmente confermata dai fatti. In
particolare siamo rimasti assai bene im-
pressionati dalla VGA e dal monitor, che
consentono prestazioni grafiche di tutto
rispetto (come si vede nell'immagine
pubblicata), ma si comportano più che
bene anche nella normale visualizzazio-
ne in modo testo, grazie ad un set di
caratteri ben disegnato ed alla corretta
visualizzazione sullo schermo. Le pre-
stazioni globali, quanto a potenza di
calcolo, sono più che soddisfacenti: in
media qualcosina in più del doppio ri-
spetto al PC originale, con lievi variazio-
ni in funzione dell'applicazione. La me-
moria espansa al massimo, assieme a
questa buona potenza di calcolo, do-
Una immagine, tratta
da un programma di
test, che mostra le
notevoli possibilità
dell'adattatore video
VGA incorporato nella
chiaramente di produzione Paradise A destra, la
vrebbero permettere di affrontare con
tranquillità anche le applicazioni più
complesse e voluminose.
Conclusioni
I prezzi di questo Amstrad e dei suoi
fratelli sono stati definiti proprio mentre
andiamo in stampa (questo paragrafo è
stato cambiato in extremis), e sono
suscettibili di possibili piccole variazioni,
Facciamo dunque i soliti conti,
II modello base, ossia quello con un
solo floppy e senza disco rigido, costa
1 .499.000 più IVA. Quello con un floppy
e un Winchester da 30 megabyte costa
2.399.000 lire.
Infine, per la macchina sempre con
floppy e Winchester 30 mega, ma con il
monitor VGA a colori, il prezzo sale a
3.299.000 lire.
Prezzi dunque molto contenuti, so-
prattutto se rapportati alla dotazione ef-
fettiva di queste macchine: non va di-
menticato infatti che esse comprendo-
no, una VGA. un mouse con relativa
interfaccia, pur non volendo contare le
due porte più o meno standard ed i 640
KByte di RAM (che però oggigiorno
costano una fortuna). È chiaro, per ciò
che abbiamo detto nella prova, che il
modello da consigliare è quello col di-
sco rigido (oltretutto da ben 32 MByte),
mentre è sconsigliabile il monofloppy,
realmente poco utilizzabile. Tuttavia può
essere conveniente, disponendo di un
budget limitato, partire col monofloppy
e successivamente aggiungere il Win-
chester.
In ogni caso il PC2086 è una macchi-
na veramente molto interessante, che
merita un buon successo. Se state final-
mente meditando anche voi di passare
al neo-PC. vi consigliamo dì farci un
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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PROVA
Ne c MultiSpeed HD
di Andrea de Prisco
I l bello dei portatili, l'ho già detto più
volte in queste prove, è che sono
davvero l'uno diverso dall'altro. Ogni
modello infatti dispone certamente di
una o più caratteristiche «personali»
che lo contraddistinguono compieta-
mente I rendendo così anche più facile
la scelta a chi vuole acquistarne uno) da
tutti gli altri concorrenti. Tutto ciò oltre
naturalmente a caratteristiche più «nor-
mali», come la velocità di esecuzione
(clock e processore adoperato), memo-
ria ram, fornita di serie, dispositivi di
memorizzazione a supporto più o meno
«rigido», direttamente importate dai
corrispondenti modelli fissi che però
difficilmente offrono quel... qualcosa in
più. Le caratteristiche di base di queste
nuove generazioni di computer hanno
già delineato una sorta di suddivisione
in tre fasce di prodotti (e di utenze) che
difficilmente ammettono casi ambigui di
posizionamento. Cominciando dal basso
troviamo la prima fascia di portatìlini, dal
prezzo certamente inferiore ai tre milio-
ni. tre milioni e mezzo, generalmente
dotati di una o due meccaniche da 3.5".
i soliti 640 K di memoria ram, processo-
re rigorosamente 8088, 8086 o equiva-
lenti, modem interno o comunque in-
stallabile, schermo a cristalli liquidi in
risoluzione standard CGA dalle propor-
zioni base, altezza difficilmente stan-
dard. La seconda fascia dì portatili com-
prende interamente modelli non tanto
avanzati in quanto a velocità di elabora-
zione (generalmente non di molto supe-
riore a fratelli minori) o ergonomia (stes-
si display e tastiere) ma quanto a capa-
cità di memorizzazione. Sparisce cosi
una delle due meccaniche da 3.5" e
prende posto un bell'hard disk general-
mente da 20 mega: abbastanza per non
portarsi dietro una o due scatole di
dischetti per i programmi e i dati, lo
100
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
NEC MULTISPEED HD
addirittura toglierei anche l'altra mecca-
nica. da lasciare in ufficio o a casa
accanto all'alimentatore, per guadagna-
re non poco in dimensioni e in peso,
quando lavoriamo fuori. Il prezzo di que-
ste macchine si aggira di solito intorno
ai cinque milioni.
Terza ed ultima fascia: i portatiioni di
lusso. Qui i costruttori si sbizzarriscono
a più non posso per quanto riguarda
tutte, davvero tutte, le caratteristiche
offerte. Ovviamente anche i prezzi lievi-
tano sensibilmente raggiungendo anche
i dieci milioni e più. Ma ne esistono
anche da sei...
I portatili di questa categoria dispon-
gono di processori più avanzati (80286.
80386). hard disk da 20 a 100 megaby-
te. clock da capogiro, memorie ram in
sovrabbondanza (LIM-EMS di serie!)
schermi tutti retroilluminati o al plasma
e di proporzioni standard per una miglio-
re visibilità, risoluzioni doppie o anche
più (alcuni perfino EGA con visualizza-
zione di 16 livelli di grigio) e magari un
paio di slot d'espansione disponibili di-
rettamente,' all'interno del cabinet. Alcu-
ni di questi non riescono più ad essere
autoalimentati a causa della troppa roba
in funzione, altri invece continuano a
testa alta a funzionare anche ben lonta-
ni da una elettrizzante presa di corrente.
Miracoli.
All'interno di ognuna di queste tre
fasce, non il disordine, la confusione,
ma come detto all'inizio emergono per
ogni modello caratteristiche « personali »
che ben lo differenziano da tutti gli altri.
Come dire che ognuno di loro ha qual-
cosa in più dell'altro, non è possibile
certo fare una graduatoria (come le sca-
le reali nel poker), ma semplicemente
ogni acquirente può stabilire (davvero)
qual è la macchina che più soddisfa le
proprie necessità. Ci sono infatti portati-
La tastiera « ro-compromise » del Nec Multispeed dispone linanche del tastierino numerico.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
101
PROVA
NEC MULTISPEED HD
• Il retro della macchina
e le mterlacce
disponibili
Sotto la macchina, protette da uno sportellino, troviamo le sedi per altre rom-eprom
li che offrono maggiore ergonomia (su-
per tastiere e super display) chi si batte
per una maggiore maneggevolezza e
peso ridotto, chi propone rivoluzionarie
(per un IBM compatibile) ram tampona-
te, chi addirittura una serie di program-
mi su rom disponibili immediatamente
con la semplice pressione di un tasto
(... o al massimo due).
E qui entra in ballo l'oggetto di questa
prova: il Nec MultiSpeed HD finalmente
disponibile anche in Italia. Proviamo a
inquadrarlo secondo i discorsi appena
fatti. Categoria d'appartenenza: secon-
da, quindi processore per cosi dire nor-
male, schermo standard, HD da 20 me-
ga disponibile all'interno, batterie ricari-
cabili. Caratteristiche particolari: ben 5
programmi su rom richiamabili anche
durante l'esecuzione di altre applicazioni
(Pop Up programs). tastiera «no-com-
promise» comprendente anche un vero
tastierino numerico separato e tasti fun-
zione in disposizione standard XT, velo-
cità d'elaborazione impressionante per
la categoria d'appartenenza: più del tri-
plo rispetto ad un PC standard a 4.77
MHz. Prezzo naturalmente inferiore, an-
che se di un pelo, ai canonici 5 milioni di
lire. Buona lettura...
Descrizione esterna
Inizierei col dire che questo portatile
Nec è proprio bello. Giudizio molto sog-
gettivo. s'intende, ma bisogna ricono-
scere che sforzi per curare al massimo
anche il lato estetico ne sono stati fatti
molti. Anche la robustezza gioca un
ruolo di primo piano, a cominciare dalla
metallica maniglia che regge la macchi-
na durante il trasporto. L'unico difetto lo
potremmo trovare nel vano porta batte-
rie posto poco dietro la cerniera del
display, che troppo facilmente lascia
sganciare il suo coperchio facendo cosi
cadere la batteria durante il trasporto.
Sarebbe bastato un bel fermo a vite,
del resto non credo che le batterie si
sostituiscano con la frequenza tipica dei
floppy disk!
Giacché siamo sul retro, diamo pure
uno sguardo alle varie connessioni di-
sponibili. Immancabili porta seriale e
parallela, troviamo anche un minuscolo
connettore utilizzabile per collegarci ad
un PC esterno e utilizzare da questo la
meccanica da 3,5" del Nec. sia per
attaccare una meccanica esterna da
5.25". Oltre all'uscita RGBI per monitor
esterno (manca ahimè quella monocro-
matica videocomposita) troviamo una
serie di dip switch di configurazione,
l'interruttore di alimentazione per le bat-
terie secondarie di mantenimento ram
disk, un piccolo pulsante di reset per le
situazioni più critiche, la presa per l'ali-
102
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
PROVA
EED HD
mentaziorie esterna. Tre dip switch ser-
vono rispettivamente per effettuare il
self test della ram. filtrare i caratteri con
l'attributo intensità e visualizzarli in gras-
setto. scegliere la velocità del clock tra
4.77 e 9.54 MHz. Un ulteriore dip
switch non è collegato a niente.
Il nostro giro attorno al Nec continua
col lato destro dove troviamo la mecca-
nica per microfloppy e la sede per il
modem interno opzionale, sul lato sini-
tro troviamo soltanto il piccolo interrut-
tore dì alimentazione servoassistito. Per
finire, sul fondo della macchina trovia-
mo un altro sportellino di plastica che
nasconde la predisposizione ad acco-
gliere altre rom per altri programmi prèt-
à-porter. Il resto lo saprete a display
aperto ..
L 'ergonomia
Sollevando il coperchio display acce-
diamo ai due fiori all’occhiello del porta-
tile Nec: la tastiera «no-compromise»
come loro stessi la chiamano, e il visore
LCD super twist retroilluminato. Inizia-
mo da quest'ultimo. La visibilità è dav-
vero ottima ed è naturalmente possibile
variare tanto il contrasto dei cristalli
liquidi quanto l'intensità di retroillumina-
zione. Óltre a ciò la superficie antirifles-
so del display e una buona inclinazione
dello stesso favoriscono ulteriormente
la visibilità in ogni condizione di illumina-
zione (o non illuminazione, tanto il back-
lite illumina un po' anche i tasti...). Co-
me nelle più recenti realizzazioni, il co-
perchio display può essere facilmente
rimosso quando si adopera un monitor
esterno, semplicemente agendo sul co-
mando di sgancio presente sulla cer-
E passiamo all'ergonomia della tastie-
ra. Conta ben 85 tasti e ciò che colpisce
maggiormente è la gradita presenza di
un tastierino numerico «vero e proprio»
che ha il solo difetto di non stare accan-
to agli altri tasti ma sopra. La scomodità
di questa scelta non si fa sentire quan-
do adoperiamo il tastierino in quanto...
tastierino, ma tutte le volte (e sono
molte di più) che ci servono i tasti
cursore. Infatti la tastiera non contiene
questi tasti separati, ma bisogna usare
sempre e comunque il tastierino nume-
rico senza il NumLock inserito. Discorso
analogo per i tasti di servizio PgDown,
PageUp. Home, End, Ins, Del. In parole
povere non sono disponibili a portata di
dita, ma solo a portata di braccio: occor-
re spostare tutta la mano (gomito e
avambraccio compresi, almeno spero)
per raggiungerli. La disposizione miglio-
re sarebbe stata spostare i tasti funzio-
ne da laterali a sopra la tastiera, sposta-
re un po' quest’ultima a sinistra e rica-
II menu di selup della
macchina richiamabile
in ogni momento.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
103
PROVA
NEC MULTISPEED HD
vare cosi lo spazio a destra per inserire i
tasti di servizio più i tasti cursore dispo-
nibili in prima funzione... vicini. Il tastie-
rino numerico, di contro, sarebbe potu-
to rimanere dov'è. Certo la disposizione
dei tasti funzione sarebbe risultata così
un po' «meno standard» ma sono sicu-
ro che qualsiasi utente preferirebbe
questa limitazione alla mancanza dei
tasti cursore vicino alla tastiera alfanu-
merica. Per quanto riguarda invece la
qualità della tastiera in quanto tale, ov-
vero senza considerare la disposizione
dei tasti, pur non essendo ergonomica
in senso stretto (non si nota il tipico
profilo ricurvo) dispone di tasti di ottima
qualità la cui pressione è sempre ac-
compagnata da un rassicurante e, per-
ché no, gradevole «click».
un integratone per l'interfacciamento
con la piastra madre. A proposito di
questa diciamo subito che troviamo su
di essa un ottimo processore Nec V30
(8086... veloce) i soliti 640 K di ram, una
piccola batteria ricaricabile per il mante-
nimento dei dati nel ram disk, il control-
ler per i drive microfloppy, più tutta
l'elettronica atta aH’interfacciamento col
mondo esterno (seriale, parallela, RGBI,
drive ext.) ed altri chip meno nobili ma
comunque necessari per il funziona-
mento di tutto il resto.
Tanto il controller per hard disk quan-
to il multi alimentatore carica batterie
sono realizzati su schede separate e
anche loro denotano un livello costrutti-
vo in linea con la restante elettronica.
La quarta ed ultima scheda, montata
a rovescio e accessibile dall'esterno at-
traverso il già citato sportellino sul fon-
do, contiene due rom (bios + program-
mi Pop Up) e quattro zoccoli vuoti per
future espansioni rom/eprom.
Drive per microfloppy e hard disk
sono invece assemblati insieme su di
un unico ponte che sovrasta le piastre
contenenti l'elettronica. Tra questo pon-
te e la scheda porta rom é stato ricava-
to lo spazio (accessibile dall'esterno an-
che questo) per il modem interno che
ormai non dovrebbe mai mancare in
ogni portatile.
Pop Up!
Se durante l'utilizzo del Nec Multi-
Speed HD con qualsiasi programma ab-
biamo immediato bisogno di conoscere
un numero di telefono (magari per fare
una telefonata!), collegarci via modem
ad una banca dati, ritrovare l'indirizzo di
Il Nec MultiSpeed HD denota una
costruzione interna delle più accurate,
confermando che dì certo non si tratta
di una macchina realizzata in tutta fret-
ta, come a volte mi è capitato di pensa-
re per altri modelli passati per le mie
mani. Anche lo smontaggio e il rimon-
taggio delle parti interne avviene in «tut-
ta tranquillità» ovvero senza mai adope-
rare massicce dosi di imprecazioni con-
tro i costruttori (anche questo capita!).
Come per altri portatili ben fatti, l'elet-
tronica della macchina giace su 4 sche-
de collegate tra loro da connettori pia-
stra-piastra più i cablaggi necessari a
riportare ogni funzione svolta, negli op-
portuni punti della rimanente elettroni-
ca. Anche la tastiera è assemblata su di
un quinto stampato, dove trova posto
104
MCmìcrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
NEC MULTISPEED HD
qualcuno, stampare o editare un piccolo
testo e... non vogliamo uscire dal pro-
gramma in corso, basterà agire sul tasto
Pop Up e selezionare dal menu appena
apparso l'applicazione alla quale siamo
interessati.
Naturalmente il nostro programma in
corso sarà temporaneamente sospeso,
ma riprenderà dallo stesso punto una
volta usciti dall'applicazione residente
lanciata.
I programmi sono in tutto 5. piuttosto
sempliciotti, che naturalmente non han-
no la pretesa di sostituire programmi
realizzati appositamente per questo o
quello scopo, ma rappresentano co-
munque una comodità in più utilizzabile
spesso e volentieri per le piccole cose
di tutti i giorni.
Ad esempio se devo scrivere un arti-
colo caricherò Word 4. ma se devo
digitare alcune righe (come il riquadro
prezzi delle prove che fornisco sempre
con considerevole ritardo) userò certa-
mente il Pop Up Notepad. Discorso
analgo per nomi e indirizzi dei miei
conoscenti, organizzabile con semplicità
da Filer.
Telcom, programma di comunicazio-
ne. va invece molto bene per collegarsi
a qualsiasi banca dati via modem o ad
un altro computer via RS 232. Con esso
potremo emulare tanto il VT 100 quanto
il VT 52 come terminali oppure imposta-
re il TTY mode ed emulare una (banale)
telescrivente. Ancora possiamo trasferi-
re file col protocollo Xmodem e lasciare
che sia il nostro modem a comporre il
numero telefonico della banca dati ri-
chiesta.
Se invece il nostro scopo è quello di
chiamare non un BBS ma un amico,
possiamo utilizzare il programma Dialer
per comporre numeri telefonici (ovvia-
mente serve comunque il modem e
questo deve essere collegato alla linea
telefonica), siano essi ripescati da una
apposita directory sia acchiappati al volo
(cursore in mano) nello schermo del
programma in corso appena sospeso.
Queste si che sono comodità...
Quinto ed ultimo programma, Outli-
ner, è praticamente un organizzatore di
idee. Il suo uso (a mio avviso non
troppo intuitivo... quindi non userò mai
un programma simile!) è grossomodo
questo, all'inizio si scrivono i concetti
fondamentali sui quali lavorare, come
dei paragrafi separati tra loro. A nostro
comando possiamo poi espandere uno
per uno i singoli concetti di base for-
mando cosi dei sotto concetti struttural-
mente simili a quelli di prima. Nel senso
che potremo espandere a loro volta
questi e così via fin quando non diven-
tiamo scemi oppure facciamo un salto e
urliamo «eureka!». Durante il nostro
viaggio nelle idee possiamo sempre e
comunque espandere e comprimere va-
ri concetti in modo da tenere visibili
solo le parti che in quel momento ci
interessano maggiormente e nasconde-
re quelle che in qualche modo ci posso-
no distrarre... beh, lasciamo perdere!
Sempre da Pop Up Menu, possiamo
richiamare anche il programma di SetUp
della macchina. Con esso possiamo sta-
bilire la velocità del clock (4.77 o 9.54
MHz), indicare un risparmioso time out
per la retroilluminazione e per l’hard
disk, allocare spazio ram per i program-
mi Pop Up e per il ram disk tamponato
(fino a 128 K ahimè), variare il modo di
visualizzazione sul display LCD.
Conclusioni
Le conclusioni sul portatile Nec Multi-
Speed HD non possono che essere
positive. La velocità d'elaborazione, i 5
programmi Pop Up disponibili in rom,
l'ottima visibilità del display sotto ogni
condizione di illuminazione, la tastiera
«no compromise» dotata di tasti di pri-
ma qualità, il peso e le dimensioni della
macchina più che contenuti, il prezzo di
vendita (circa 5 milioni più IVA) più che
allineato con le caratteristiche offerte e
con la concorrenza, fanno del MultiSpe-
ed HD un appetibile bocconcino da non
farsi sfuggire se siamo interessati a
questo genere di feature. Del resto,
come detto anche all'inizio della prova,
difficilmente troveremo in altre macchi-
ne caratteristiche simili a queste, ren-
dendo così la nostra scelta semplificata
al massimo: siamo o non siamo interes-
sati a tali caratteristiche extra?
Questo è il problema. M
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
105
PROVA
Fujitsu
DL 3300/3400
di Massimo Truscelli
A ncora la tecnologia 24 aghi alla
ribalta. Questa volta è il turno di
due stampanti prodotte dal co-
losso giapponese Fujitsu, adatte ad un
impiego professionale in unione a per-
sonal computer. La qualità è, come av-
viene ultimamente per questi prodotti,
molto elevata.
Non si tratta di stampanti economi-
che. ma vedremo che non potrebbe
essere diversamente in quanto sono
dotate di una ben precisa fisionomia
che le rende adatte sia al lavoro pesan-
te che al lavoro nel quale conta anche la
raffinatezza della stampa. In breve, delle
stampanti capaci di offrire alta velocità,
affidabilità ed una certa versatilità in
quanto a campi dì applicazione.
Due stampanti adatte ad essere utiliz-
zate sia in congiunzione a sistemi relati-
vamente piccoli che a sistemi medi
senza dover mai rimpiangere le caratte-
ristiche di modelli offerti da marche
diverse, magari a prezzi più esosi.
Le due stampanti sono relativamente
recenti in quanto sono state rese dispo-
nibili in Italia a cominciare dalla fine del
primo quadrimestre di quest'anno. Per
completezza di informazione riteniamo
opportuno segnalare che. in seguito ad
un accordo di OEM, sono commercializ-
zate anche dalla Unibit con le sigle Bit
Printer UB 3300 e Bit Printer UB 3400
106
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
FUJITSU DL 3300/3400
Descrizione generale
Le Fujitsu DL 3300 e DL 3400 si
differenziano esclusivamente per la ca-
pacità di stampare fino a 80 colonne nel
primo caso e 136 colonne nel secondo.
Entrambi i modelli sono caratterizzati
da una forma che non eccelle forse per
la ricerca stilistica del contenitore, ma
che mostra alcune soluzioni molto prati-
che e funzionali come l'ubicazione dei
connettori di alimentazione e di interfac-
cia in modo tale che non intralcino il
percorso della carta.
Come si può vedere dalle fotografie
pubblicate, la maggior parte delle leve e
degli interruttori sono posizionati sul la-
to destro del pannello superiore, dove
trovano posto: il pennellino operativo e
di programmazione delle funzioni della
periferica, il selettore del tipo di avanza-
mento della carta, la fessura per l'intro-
duzione delle cartucce di font aggiunti-
ve ed il pulsante per l’espulsione delle
stesse, sempre sul lato destro è pre-
sente la manopola per l'avanzamento
manuale della carta; sul lato sinistro, sul
pannello superiore, è invece presente,
in una posizione facilmente raggiungibi-
le, l'interruttore di alimentazione. Un
coperchio di plexiglass fumé diviso in
più sezioni ed abbondantemente rico-
perto internamente di materiale fo-
noassorbente, permette l’accesso alla
testa di stampa ed il controllo della
stampa in esecuzione.
Completa la dotazione un pennellino
ad incastro, dotato di guide scorrevoli
per l'inserimento dei fogli singoli, al
quale si possono far assumere diverse
posizioni dipendenti dal tipo di carta
impiegata.
Le due stampanti offrono una testa di
stampa a 24 aghi capace di offrire la
massima risoluzione di 360 per 180
punti ed in grado di permettere velocità
Fujitsu DL 3300/3400
Produttore:
Fujitsu Limited. Japan.
Distributore:
Via Melchiorre Gioia 8.
Prezzi UVA esclusa):
DL 3300 interi parallela
DL 3300 interi, seriale
DL 3400 interi parallela
DL 3400 interi, seriale
20124 Milano
L 1.732.000
L. 1.806.000
L. 1.995.000
L. 2.079.000
L. 200.000
di stampa di 240 cps in modo High
Speed Draft. 180 cps in Draft e 60 cps
in Letter Quality sempre utilizzando un
carattere a 10 cpi.
La dotazione standard di caratteri
comprende oltre al «classico» Courier
10. anche: Prestige Elite 12. Draft e
High Speed Draft; compresso. Su car-
tucce di font opzionali sono invece di-
sponibili altri font come Letter Gothic
12. Scientific 12, Orator, Boldface PS e
Light Italie.
Altrettanto varia è la possibilità di
definire la densità orizzontale e vertica-
le: il numero di caratteri per pollice varia
tra 2.5 e 20 cpi con possibilità di stampa
proporzionale, mentre la densità vertica-
le è compresa tra 1 e 8 linee per pollice.
Entrambe le stampanti offrono ben 5
diversi tipi di emulazione configurabili a
piacere dall'operatore mediante il pan-
nello operativo.
Le emulazioni offerte sono: DPL24C
e DPL24I. adatte alle corrispondenti
stampanti Fujitsu (la prima delle quali
viene settata solo in presenza del kit
colore opzionale installato); IBM GPH,
corrispondente a IBM Graphics Printer:
IBM PRO. per l'emulazione IBM Pro-
printer XL: FX80, per l'emulazione delle
stampanti Epson FX80 e JX80 (quest'ul-
tima solo se è installato il kit colore
opzionale); DPL24D e DIABLO, per l'e-
mulazione Fujitsu DPL24D e Diablo
630.
Questa caratteristica permette di trar-
re d'impaccio l'operatore da pratica-
mente qualsiasi evenienza nella quale
un'applicazione software sia prevista
per l'output solo su determinate stam-
panti.
La dotazione fin qui descritta è inte-
grata da un capiente buffer di stampa
selezionabile su capacità comprese tra
256 byte o 24 «byte.
Il massimo numero di caratteri stam-
pabili per ogni linea (a 20 cpi) è di 272
per il modello DL 3400 e 160 per il
modello DL 3300.
Interno
Non so fino a che punto sia interes-
sante per il lettore sapere cosa ci sia
all'interno di una stampante o di un
qualsiasi altro prodotto in prova, ma
spesso l'interno mostra, per un occhio
sufficientemente allenato a distinguere
alcuni particolari, la bontà della realizza-
zione e sotto alcuni aspetti, anche la
qualità del prodotto.
Analogo discorso vale per le due Fu-
jitsu. che forse è inutile dirlo, mostrano
una sapiente opera di progettazione ed
una altrettanto elevata qualità nella scel-
ta dei materiali.
Lo testimoniano ad esempio le scelte
costruttive riguardanti il complesso che
ospita la testa di stampa e la cartuccia
con il nastro inchiostrato, realizzato in
una lega pressofusa con dimensioni
piuttosto generose; lo mostrano anche
altri elementi come i motori per il trasci-
namento della carta e della testa di
stampa (mossa da una cinghia dentata)
di dimensioni e potenze tutt'altro che
Il pannellino operativo.
relativa semplicità.
sovrintende a
numerose operazioni
di controllo. Il
connettore
dell'interlaccia è
posizionato in maniera
tale da non intralciare
il percorso della carta.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
107
PROVA
FUJITSU DL 3300/3400
II medesimo elaborato grafico riprodotto utilizzando le emulazioni Epson FX. IBM PRO. DPL24I.
esigue; infine, lo dimostrano anche le
due schede che ospitano l'elettronica,
compatte, ma ricche di componenti,
che permettono di ottenere le presta-
zioni già descritte, ma che vedremo
successivamente in dettaglio.
L'interno è organizzato in modo che
le schede corrispondenti all'alimentato-
re ed alla sezione di controllo delle
funzioni ed interfaccia siano posizionate
nella zona posteriore, mentre sul davan-
ti è presente solo la meccanica di trasci-
namento della testa di stampa e della
carta.
Sulla scheda di controllo è presente
anche il connettore per l'inserimento
della scheda di interfaccia, nel caso
specifico parallela Centronics, ma di-
sponibile anche in versione seriale RS
232C, facilmente accessibile anche dal-
l'esterno riumuovendo il pannellino pla-
stico che la ricopre.
La testa di stampa mostra i 24 aghi
disposti su due file verticali, leggermen-
te sfalsate, di 12 aghi ciascuna.
Programmazione e uso
Non si può parlare dell'uso di queste
stampanti senza rivolgere un attimo di
attenzione al piccolo, ma completo pan-
nellino operativo del quale sono dotate.
Oltre alle funzioni «normali» come
selezione (ON LINE), form feed (FF) e
line feed (LF), un quarto tasto contras-
segnato dalla dicitura MODE e dotato di
tre spie luminose, permette di usare il
pannello per rendere attive altre opzioni
corrispondenti alla qualità di stampa
(DRAFT o LQ), al font dì carattere da
usare (FONTI e FONT2) ed al modo di
funzionamento tra i due possibili (ME-
NU1 e MENU2).
Tutte queste opzioni possono essere
configurate a piacere dall'utente agendo
sempre sul medesimo pannello nello
svolgimento della procedura di pro-
grammazione delle stampanti. Tale pro-
cedura viene attivata premendo il tasto
MODE all'accensione della periferica
che in tal modo provvede a stampare su
carta una serie di possibili scelte sele-
zionabili muovendo la testa di stampa in
modo che l’opzione desiderata corri-
sponda ad un segnalino rosso serigrafa-
to sulla lastrina plastica che guida la
carta in corrispondenza della testa di
Questo tesi
con 1 * intenzione di
le capacita' delle du
di gestire diverse densità' dei carati
e diversi stili di stampa.
CORSIVO corsivo
SOTTOLINEATO sottolio
NERETTO neretto
SKALL CAPS
caratteri normali
CARATTERI NORMALI *‘ PI
CARATTERI NORMALI PEO
caratteri normali
Questo testo
con l'intenzione di evii
le capacita' delle due stai
di gestire diverse densità' dei caratteri
e diversi stili di stura.
CORSIVO corsivo
SOTTOLINEATO sottolineato
NERETTO neretto
SHALL CAPS
caratteri normali
CARATTERI NORMALI
CARATTERI NORMALI PtDI „
caratteri normali
Questa e' una stampa di prova
per giudicare la qualità' .
Questa e' una stanpa di prova
per giudicare la qualità'.
Questa e' una stampa di prova
per giudicare la qualità'.
Questa e' una staipa di p
per giudicare la qualità'
Esempi di stili e font: Courier 10. Prestige 12. stampa proporzionale, compresso, draft con diverse densità.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
PROVA
FUJITSU DL 3300/3400
stampa stessa. Tale procedura si awale
come al solito dei tasti del pannellino
operativo che svolgono le seguenti fun-
zioni: MODE muove il segnalino in cor-
rispondenza delle opzioni; FF seleziona
un'opzione e permette di passare alla
successiva; LF svolge un'azione analo-
ga, ma permette di ritornare all'opzione
precedente; ON LINE consente l'uscita
dal menu attivo in quel momento.
La procedura è organizzata secondo
una struttura ad albero del quale gli
accessi principali corrispondono alle se-
guenti scelte: PANEL, con il quale si
definiscono le caratteristiche dei carat-
teri direttamente selezionabili da pan-
nello e la loro qualità di stampa; ME-
NU1 e MENU2, corrispondenti ad una
serie di opzioni selezionabili a piacere e
poi attivabili direttamente dal pannello
operativo; HARDWARE, per il settaggio
dei parametri hardware come stampa
bidirezionale, attivazione del cicalino, ca-
pienza del buffer, presenza o meno del
caricatore automatico di fogli singoli;
LIST, che fornisce le indicazioni di tutti i
parametri correntemente settati; DE-
FAULT che permette di impostare i
parametri di controllo secondo i valori
default del produttore; SELF-TEST, che
logicamente esegue il self-test della
stampante; HEX-DUMP, per il formato
di stampa esadecimale; V-ALNMNT, del
quale è chiaro il significato Vertical
Alignment; TOF-ADJ, ovvero Top of
from adjusting; SAVE/END. per la me-
morizzazione dei dati impostati e per
l'uscita dalla procedura di programma-
zione. Un discorso a porte meritano i
parametri selezionabili dai due menu di
configurazione e che corrispondono alle
seguenti scelte: qualità di stampa; font
utilizzato; altezza e larghezza del carat-
tere (normale o doppia); spaziatura dei
caratteri e delle linee; emulazione; attri-
buti del carattere (nessuno, italico, con-
densato. neretto e ombreggiato); lun-
ghezza della pagina in pollici; margine
sinistro e margine superiore, set di ca-
ratteri internazionali a scelta (USA, UK,
Germania, Francia, Italia, Spagna, Sve-
zia, Finlandia, Danimarca. Norvegia); set
di caratteri 1 o 2 (IBM corsivo o grafici);
skip over perforation; zero con o senza
slash; attivazione dei codici di controllo
per Carriage Return e Line Feed.
Per ciò che riguarda la selezione degli
attributi è bene dire che chi è intenzio-
nato a produrre stampe con un caratte-
re in LQ come il Courier 10 a densità
maggiore (ad esempio 1 2 cpi), può scel-
giere due strade; la prima è quella di
settare i corrispondenti valori dei due
sottomenu specifici; la seconda è quel-
la di scegliere il font Courier 10 con
spaziatura a 10 cpi ed inserire l'attributo
condensato. I risultati sono nettamente
diversi in quanto nel primo caso il carat-
tere rimane un 10 cpi «stretto» a 12
(con una conseguente leggera sovrap-
posizione); nel secondo caso i caratteri
sono invece stampati nella giusta pro-
porzione.
Esiste una ulteriore selezione, attivata
automaticamente in presenza del kit
colore, che permette di scegliere il colo-
re di stampa tra quelli offerti dal nastro
speciale compreso nel kit.
A proposito del kit colore, la sua
installazione è tutto sommato abbastan-
za semplice anche se non immediata in
quanto è necessario montare un sup-
porto sul castelletto che ospita la car-
tuccia del nastro e collegare il circuito
stampato flessibile che ne fuoriesce, ad
un apposito connettore già previsto sul-
la meccanica.
L'uso delle Fujitsu non è immediato,
ma una volta che si prende confidenza
con tutte le possibilità che la sofisticata
procedura di programmazione permet-
te, si comprende che la versatilità offer-
ta è tale da poter consentire di sfruttare
tutte le caratteristiche di qualsiasi pro-
dotto software esistente, adattando le
prestazioni della stampante alle specifi-
che del programma quando esso non
sia particolarmente dotato di specifici
driver per stampanti e, soprattutto, alle
esigenze dell'utente più esigente.
Se questa è sicuramente la dote
maggiore di entrambe le periferiche,
bisogna però ammettere qualche limita-
zione, peraltro dich arata nel piccolo, ma
completo manuale di guida, riguardante
alcune incompatibilità nella gestione
grafica in emulazione Epson FX-80.
Dal punto di vista dell'affidabilità pos-
so dire che, ad esempio, la carta non si
è mai inceppata, spiegazzata o rotta; la
sua gestione è tale da permettere an-
che il parcheggio del modulo continuo
nell'uso di fogli singoli senza dover pro-
cedere necessariamente alla rimozione
del primo. Non mi -sarebbe dispiaciuto
un sistema di avanzamento automatico
del modulo continuo a fine stampa per
permettere lo strappo, ma utilizzando
con la dovuta accortezza il pulsante di
Line Feed ed il dispositivo di parcheggio
e inserimento automatico della carta si
riesce ad ottenere praticamente il me-
desimo risultato, ma con un metodo un
tantinello più macchinoso. La gestione
dei moduli continui multicopia non pre-
senta problemi di alcun tipo: le copie,
anche l'ultima, risultano tutte ben leggi-
bili e prive dei fastidiosi spiegazzamenti
e disallineamenti ben conosciuti da chi
lavora con tali supporti con stampanti
inadatte alla loro gestione.
Il massimo numero di copie è 3 com-
preso l'originale con carta di grammatu-
ra compresa tra 40 e 64 g/mq ed in ogni
l/n particolare della testa di stampa a 24 aghi.
caso con uno spessore non superiore a
0.3 mm.
La rumorosità, è contenuta entro la
55 dB con il coperchio abbassato.
Conclusioni
Come già detto, sia la DL 3300 che la
DL 3400 sono due stampanti non pro-
prio economiche, ma appartengono a
quella fascia di prodotti dai costo eleva-
to e dalle prestazioni altrettanto elevate.
Sono due stampanti che possono ri-
sultare comode nell'uso oppure no; di-
pende soprattutto dalle esigenze dell'u-
tente, il quale, se non ha molta dimesti-
chezza con le stampanti «intelligenti»
dell'ultima generazione, potrebbe trova-
re scomoda la procedura di programma-
zione dei menu funzionali. Viceversa,
tale impostazione può essere oltremo-
do comoda in particolari situazioni co-
me. ad esempio, nel lavoro svolto in un
ufficio che esegua giornalmente diversi
tipi di stampa secondo specifiche mo-
dalità riguardanti font, pitch ed attributi
ed in unione a particolari programmi,
magari tutti diversi ed ognuno previsto
per l'output su un determinato dispositi-
vo di stampa. In tali condizioni, settando
le scelte dei caratteri disponibili dal pan-
nello, in unione ai due menu funzionali
secondo le specifiche esigenze, è pos-
sibile con un semplice tocco di pulsanti,
disporre di due «diverse» stampanti in
una; ciascuna in grado di soddisfare al
meglio i requisiti necessari al funziona-
mento di determinate applicazioni.
Considerando le caratteristiche offer-
te si può dire con tranquillità che anche
il rapporto con il prezzo è equilibrato,
forse caratterizzato da una maggiore
convenienza nel caso della DL 3400,
che esclusivamente per questo fattore,
è da considerare con maggior attenzio-
ne, nel caso di un eventuale acquisto
rispetto al modello più piccolo. mc
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
109
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NEWEL NE È SOLO IL RIVENDITORE, O IL DISTRIBUTORE, E RINGRAZIA LE MEDESIME PER L'UTILIZZO.
I PREZZI POSSONO VARIARE SENZA PREAVVISO.
PROVA
Tandon Ad-PAC
di Massimo Truscelli
T andon Computer non è un nome
che ha bisogno di molte presenta-
zioni essendo stato per lungo tem-
po un marchio noto per la produzione di
memorie di massa di indiscussa qualità.
Ora la Tandon è presente ufficialmente
anche in Italia con una filiale la cui
apertura è stata preceduta da una mas-
siccia campagna pubblicitaria.
I prodotti che la Tandon offre com-
prendono anche una linea di personal
computer dalla linea e dalle caratteristi-
che originali, ma il prodotto che attira le
attenzioni più di ogni altro è. nemmeno
a farlo apposta, un nuovo modo di in-
tendere le memorie di massa. Si tratta
di un hard disk rimovibile, frutto di 13
anni di esperienza nel settore delle me-
morie di massa, che schiude nuovi oriz-
zonti in termini di versatilità e sicurezza:
il Personal Data Pac. un prodotto dispo-
nibile sia per il montaggio interno sui
personal computer di produzione Tan-
don. sia per il montaggio esterno, come
addon. in un apposito cabinet in unione
a qualsiasi computer MS-DOS compati-
bile
Descrizione
Il Tandon Ad-PAC si presenta come
uno scatolotto bianco dalla linea piace-
volmente morbida caratterizzato da una
grossa fessura anteriore nella quale vie-
ne introdotta una cartuccia di generose
dimensioni, ma facilmente riponibile
senza alcun problema in una normale
valigetta ventiquattrore.
Il drive non mostra alcun tipo di co-
mando se si escludono due piccole spie
luminose che indicano lo stato di funzio-
namento e l'attivazione del dispositivo.
Sul retro è presente un connettore a 36
pin al quale si fissa il cavo offerto in
dotazione per il collegamento alla sche-
da controller a tecnologia RLL (Run
Length Limited) compresa nella confi-
gurazione.
Tale controller su scheda, adatto a
qualsiasi computer a 16 bit compatibile
MS-DOS, è in grado di gestire fino a
due Ad-PAC e due hard disk RLL e può
coesistere con qualsiasi controller com-
patibile con lo standard Western Digital
senza creare problemi di sorta.
Il Data Pac (ovvero la cartuccia che
contiene l'hard disk) è in grado di offrire
112
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
PROVA
TANDON AD-PAC
una capacità di memorizzazione di 30
Mbyte (ne è prevista la commercializza-
zione in tempi brevi di due nuove ver-
sioni da 40 e 1000 Mbyte), con tempi di
accesso medi di 40 msec ottenuti gra-
zie all'adozione di alcuni algoritmi cache
contenuti in una memoria da 128 Kbyte.
Il peso è di circa un chilogrammo, ma la
caratteristica principale del Data Pac è
l'assoluta insensibilità alle brusche ac-
celerazioni ed alle cadute. Grazie ad un
sistema di sospensioni ben progettato e
realizzato è infatti in grado di sopportare
accelerazioni fino a 250 G (contro i 6 G
di un comune hard disk), ovvero cadute
improvvise da un'altezza di 50 cm su
superfici dure.
Tale sistema si avvale di uno chassis
metallico al quale l’hard disk è fissato
con 4 sospensioni elastiche di generose
dimensioni; tutto è poi racchiuso in un
contenitore di plastica rigida antiurto
che assicura una ulteriore protezione.
Sinceramente non ho eseguito la pro-
va robustezza, nel senso che non ho
avuto il coraggio di buttare il Data Pac
per terra e non mi è neppure caduto per
le scale come successe a suo tempo
con delle cartucce di back up...
L'installazione
L'installazione avviene molto sempli-
cemente in pochi minuti ed è facilitata
da una serie di programmi software di
setup. È sufficiente inserire la scheda
controller in uno slot del sistema usato,
connettere uno dei cavi liberi dell'ali-
mentatore del computer all’apposito
connettore presente sulla schedina ag-
Tandon Ad-PAC
Distributore:
Tandon Computer Spa. Via Enrico Fermi 20.
20094 Assago (MI I
Prezzi (IVA esclusali
Ad-PAC add-on L. 390.000
Controller PCA-RLL L 390.000
Cavo di collegamento L. 190.000
Personal Data Pac 30 Mbyte L. 690.000
giunta sul controller e connettere l'Ad-
PAC con l'apposito cavo di collega-
mento.
In queste fasi bisogna rispettare alcu-
ne avvertenze, come quella di non con-
nettere o disconnettere il cavo di colle-
gamento a computer acceso, se si vo-
gliono evitare guasti e rotture degli ele-
menti.
Eseguite le procedure di installazione
hardware ci si può dedicare all'installa-
zione del drive software.
Per fare ciò è sufficiente editare il file
CONFIG.SYS aggiungendo la linea: "de-
vice-dpaccess.sys" ed inserire sul disco
di boot il file corrispondente contenuto
nel dischetto del software di gestione. Il
Data Pac può essere utilizzato anche
come disco di boot.
In proposito, le caratteristiche avanza-
te del controller RLL, fornito in dotazio-
ne, permettono l'inserimento dell'Ad-
PAC anche in sistemi nei quali siano già
presenti uno o due hard disk di tipo
tradizionale con codifica MFM (Modified
Frequency Modulation); oppure, per-
mette l'adozione di un sistema di me-
morie di massa molto sofisticato basato
sull'impiego di due hard disk RLL o con
caratteristiche miste RLL e MFM, ba-
dando però che i dischi MFM siano
collegati ad un controller di tale tipo.
La tecnologia RLL (la traduzione delle
parole corrispondenti all'acronimo signi-
fica lunghezza di corsa limitata) consen-
te una densità di registrazione maggiore
anche del 50% rispetto al sistema con-
venzionale MFM, ma necessita di Win-
chester dalle elevate prestazioni e so-
prattutto, nel caso specifico, di una con-
figurazione degli jumper presenti sul
controller.
Tale configurazione può avvenire an-
che via software grazie al programma
RLLSETUP, l'uso del quale è richiesto
quando si installa il dispositivo su mac-
chine AT e compatibili con già installati
due dischi fissi; quando si aggiunge o si
rimuove un secondo Data Pac, un disco
rigido o un ulteriore controller e quando
si desidera modificare la designazione
dei drive.
La procedura non è immediata in
quanto è necessario effettuare alcune
chiamate al BIOS in indirizzi che dipen-
dono dal tipo dì periferiche montate, per
fortuna sul manuale sono presenti nu-
merosi esempi corrispondenti a pratica-
mente tutte le combinazioni possibili.
Il software
Il dischetto in dotazione comprende
un certo numero di file corrispondenti
innanzitutto al drive di configurazione
del sistema, il DPACCESS, da richiama-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
113
PROVA
TANDON AD-PAC
re al momento del boot e poi una serie
di programmi di utilità come: DPEJECT.
DPKEY. DPPARK. DPCOPY e DPPREP.
La condizione di detault per l'espul-
sione del Data Pac dal ricettacolo corri-
sponde alla pressione contemporanea
dei tasti Alt e 1, nel caso della prima
unità aggiuntiva, e Alt più 2 per la
seconda unità; ma nessuno vieta di
utilizzare anche altri metodi grazie al
programma DPEJECT e di definire auto-
nomamente delle combinazioni di tasti
diverse da quelle descritte con l’uso
dell'utility DPKEY.
La particolare costituzione del Data
Pac ne permette anche la spedizione
mediante canali non proprio «sicuri» co-
me ad esempio il normale servizio po-
stale; per consentire ciò è necessario
parcheggiare le testine di lettura e scrit-
tura con l'apposita utility DPPARK.
Gli altri programmi di utilità del di-
schetto consentono, come è facile intui-
re, la copia del contenuto di un intero
Data Pac in un altro e la preparazione
del Data Pac per l'uso, mediante una
speciale formattazione del disco che
assegna anche la posizione delle direc-
tory dei dischi, registrate in una zona
insolita, per ridurre ulteriormente i tem-
pi di accesso.
Uso
L'uso del Data Pac è agevole ed
immediato in quanto è sufficiente im-
piegare i medesimi comandi normal-
mente utilizzati con un hard disk.
All'accensione del sistema la mecca-
nica servoassistita del drive provvede a
sistemare autonomamente il Data Pac
se questo è solo inserito nel ricettacolo
ma non è in condizioni di piena operati-
vità; in proposito è importante sottoli-
neare che una particolare attenzione
deve essere rivolta al disinserimento
connettore che lo
collega al Personal
Data Pac. Se si
esclude l'introduzione
manuale della
cartuccia, tutte le
funzioni sono svolte
semiautomaticamen-
del Data Pac del suo ricettacolo ogni
volta che si spegne la macchina in
quanto la tecnologia utilizzata per il par-
cheggio delle testine è tale da allonta-
narle dal supporto magnetico in una
zona protetta dello stesso quando la
cartuccia viene estratta, mentre invece
rimangono a contatto con il disco ma-
gnetico se la cartuccia viene lasciata
inserita nell'Ad-PAC.
Dopo le normali operazioni, di check
della memoria, il computer avvertito dal-
l'istruzione presente nel file CONFIG-
.SYS, si rende conto della presenza
dell'Ad-PAC e provvede a rendere ope-
rativo il Data Pac per eseguire il boot se
si desidera che questa operazione av-
venga con tale supporto.
Tutte le operazioni di ricerca, scrittura
e lettura dei file possono essere parago-
nate a quelle svolte con un normale
hard disk, anche i tempi di accesso
sono praticamente uguali a quelli di un
comune hard disk di buona qualità.
Il collegamento del Data Pac all'Ad-
PAC avviene mediante un connettore a
36 contatti ricoperto da uno sportellino
plastico che un efficiente sistema mec-
canico provvede ad allontanare quando
il Data Pac è in condizioni operative.
Sicuramente la dote maggiore del Da-
ta Pac, oltre alla portatilità ed alla possi-
bilità di personalizzare il sistema con un
semplice cambio di supporto, consiste
nella effettiva sicurezza dei dati. Sicu-
rezza raggiunta dalla possibilità di rimuo-
verli per impedirne l'accesso a persone
non autorizzate o per metterli al sicuro
da eventi naturali o accidentali: fuoco,
acqua, sistemandoli magari in una cas-
saforte.
La sicurezza vuol dire anche poter
eseguire il backup del disco rigido «nor-
male» su un Ad-PAC e Data Pac in poco
meno di tre minuti senza dover attende-
re le fastidiose operazioni di verifica e
servoscrittura solitamente presenti nei
sistemi di backup tradizionali a nastro.
Esiste un ulteriore elemento riguar-
dante la sicurezza dei dati, consistente
dal contrassegno con un numero di
serie all'atto della fabbricazione di ogni
Data Pac.
Le applicazioni sviluppate dall'utente
(o da chi per lui) possono leggere tale
numero, ma non alterarlo o cancellarlo;
ciò permette di legare un programma
ad un singolo Data Pac per impedirne la
copia, o permette di sapere su quali
dischi è presente una certa applica-
zione.
Conclusioni
Il test condotto sul Tandon Ad-PAC e
sul Personal Data Pac risulta essere
molto convincente riguardo a prestazio-
ni e facilità d'uso, restano da fare le
solite considerazioni sul prezzo.
È innegabile che la qualità dell'Insie-
me è molto elevata, ma bisogna am-
mettere che anche il prezzo è piuttosto
elevato. Entrano in gioco però alcuni
fattori che possono rendere la valutazio-
ne, più o meno corretta.
È innegabile che l'azienda interessata
a risolvere in maniera pratica, affidabile
e veloce il problema della sicurezza dei
dati, trovi nel Personal Data Pac una
soluzione ideale; un pochino meno
ideale rispetto ai costi può esserlo per
l'utente singolo alle prese con problemi
di trasportabilità più che di sicurezza dei
dati. In quest'ottica entrano in gioco
valutazioni personali che dipendono dal-
l'importanza della sicurezza dei dati.
Proprio per questo, il prodotto Tan-
don va inquadrato come un prodotto
destinato più che altro ad una utenza
professionale e come tale è in un certo
senso «normale» che presenti anche un
prezzo piuttosto alto anche se non com-
pletamente giustificabile, ma in ogni ca-
so allineato con quello di alcuni sistemi
di backup su nastro largamente diffusi.
Peraltro, la scelta di utilizzare una
tecnologia avanzata, ma costosa, come
quella RLL non poteva evitare un certo
lievitamento dei costi per un dispositivo
che senza dubbio si dimostra affidabile,
versatile e comodo da usare. ite
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
In due parole vi spieghiamo i tre motivi
che ci hanno fatto diventare il numero uno.
vo schermo "Page White” retroilluminato con
fluorescenza e riproduzione in nero su fondo
bianco, ed il peso è molto contenuto, da 5 a 7 kg.
In questo modo Zenith pensa ai Vostri
occhi, ai Vostri muscoli, ed al Vostro lavoro:
sarà per questo che nel mondo tanti pensano
a Zenith?
cidete quale dei due vorreste essere. Quello
che ha uno Zenith lo si riconosce dal passo
spedito, dal viso sorridente e dallo sguardo
vispo.
Per i Personal Computer portatili
Zenith Data Systems infatti, caratteristiche
come l'autonomia, la leggerezza e la leggibi-
lità sono oramai precisi standard qualitativi
con cui tutti devono misurarsi.
Per questo Zenith D. S. è il numero uno
nel mondo (fonte Dataquest). Tutti i portatili
sono dotati di batteria modularmente appli-
cabile a caricamento rapido. La gestione
intelligente delle attività, che conserva o
eroga alimentazione solo se necessario, ne
preserva al massimo la durata.
DISTRIBUTORE PERI RIVENDITORI.' jgSj LOGOL SYSTEM S.p. A. - I0078VENARIA(TO)-C.SOGARIBALDI, 167-TEL. Oli -2201444 (DIVISCOMM)
DISTRIBUTORE PER LA MEDIA E GRANDE UTENZA: DATAMILL S.r.l. - 20124 MILANO - V.LE RESTELLI. 3/7 - TEL. 02-603041.2.3.4
Tjemith
data
Systems
PROVA
Hard Disk Maxtor
XT-1085, XT-1140, XT - 2190
di Angelo La Duca
M aximum Xtorage, alias Maxtor,
non è certo un'azienda "novel-
lina» nel campo dei dischi rigi-
di «tosti» anzi, la sua specialità è, guar-
da caso, proprio produrre « cose » in
grado di una massima capacità di storiz-
zazione...
Sempre più hard,
sempre più high
PC alias personal computer: semplice
unità di elaborazione personale. Forse
questa definizione poteva essere vera
qualche annetto fa, quando il computer
per uso personale arrivava alla pazzesca
quantità di 1 28 KB di RAM e, incredibile
dictu, usava i floppy disk!
Da ricordare che il primo nato sotto
l'egida PC IBM utilizzava le audiocasset-
te, tant'è che, ancor oggi, le chiamate
all’interrupt 0x15 (indirizzo 0054) servo-
no proprio a ciò. Anyway, oggi l'equi-
paggiamento di un personal prevede al
90% dei casi un hard disk, cosa decisa-
mente destinata all'utenza «altamente
professionale» di qualche anno fa.
Del resto l'evoluzione dei dispositivi
di memorizzazione magnetica non ha
certo battuto il passo, non ha subito
drastici mutamenti di rotta come la me-
moria centrale del computer, ma si è
decisamente evoluta. La prova migliore
di ciò è il continuo aumentare delle
prestazioni dei sistemi e della relativa
diminuzione dei costi.
I perfezionamenti ai metodi produttivi
non sono certo una chimera inventata
dagli uffici stampa delle aziende: dieci
116
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
PROVA
HARD DISK MAXTOR
anni fa un hard disk da 20 mega era il
sogno proibito di un mini, non il muletto
di lavoro di tutti i giorni, installato in PG.
l'evoluzione è stata interattiva: il nuovo
software necessitava di maggior me-
moria cosi come grazie alla disponibilità
di una più grande quantità di memoria di
massa si scriveva software più com-
plesso in grado di usarla: il cane che si
morde la coda. Oggi non c’è sistema
acquistato per lavorare che non abbia
almeno un 20 mega: il boom d'installa-
zioni degli hard disk ha quindi spinto i
produttori a migliorare il prodotto in
modo sostanziale. Usando tecnologìe
sempre più efficaci e interfacce sempre
più veloci, i produttori stanno fornendo
sistemi di capacità e velocità decisa-
mente notevoli (per adesso, domani
chissà!).
Oggi molto software è nato per lavo-
rare con l'hard disk e, impazzendo non
poco, se lo si porta su un sistema a
floppy se ne degradano le prestazioni in
modo notevolissimo,
La nuova generazione di sistemi ope-
rativi per personal (leggi Microport Unix
e OS/2), senza hard disk non si installa-
no nemmeno: insomma siamo arrivati
ad un punto in cui il suddetto non è più
un accessorio, ma una necessità vitale,
cosi come i due mega di RAM espansa!
Senza tema di smentita posso quindi
dire che solo con l'hard, si può avere il
corei..,
Hard sì, ma molto quick
Vi ricordate come guardavamo con
meraviglia i primi hard disk montati su
PC, quelle incredibili memorie che per-
mettevano di immagazzinare 10. dico
10. megabyte con un tempo di accesso
medio di 85, 90 millisecondi? Se oggi ci
capitasse di avere un simile hard disk,
venduto come ultima novità, gli elargi-
remmo senz'altro una buona dose di
ptialina...
Le tecnologie attuali partono da siste-
mi ben più veloci ed affidabili, grazie ai
progressi fatti, specialmente nel settore
testine di lettura e scrittura. Attualmen-
te le testine sono a film spesso e
vengono prodotte con tecniche di foto-
incisione in modo da migliorare la risolu-
zione, quindi di incrementare la quantità
di informazioni a parità di superficie
Tale sistema permette anche di rendere
molto più fini i traferri delle stesse,
rispetto alle tecnologie convenzionali.
Ovviamente c'è anche una grande
attenzione relativa all'adozione dei di-
schi veri e propri: l'uso di un materiale
ad alta coercitività magnetica incremen-
ta moltissimo le prestazioni.
Aumentare solo la capacità di imma-
Hard Disk Maxtor
Costruttore:
Maxtor Corporation , 211 River Oaks Parkaway.
San Jose. California
Datatec. Via M Boldetti 27-29. Roma
Telcom. Via M Civitale 75. Milano
Prezzi UVA esclusa)
Maxtor XT-1085 L 2400.000
Maxtor XT-1 140 L 5 400.000
Maxtor XT-2190 L 5.75 0.000
gazzinamento dati non basta, è anche
importante incrementare la velocità di
accesso. Gli hard disk ora usano dei
motori lineari a spostamento radiale del-
le testine, diminuendo in modo elevato
la massa della parte mobile, quindi in-
crementando la velocità di spostamento
e la precisione di posizionamento.
Usando le nuove tecnologie magneti-
che, abbandonando i comuni motori
stepper e studiando nuove meccaniche
si è giunti all'attuale state of thè art di
hard disk da 760 mega con tempo me-
dio di accesso di 1 8 millisecondi e fatto-
re di interleave 1:1. il tutto in 5 pollici e
1/4 a dimensione standard con marca
Maxtor...
La famiglia Maxtor
Ed arriviamo quindi agli oggetti di
questo articolo, i sistemi della ditta di
San Jose. La gamma dei prodotti offerti
dalla Maxtor è decisamente variegata,
spazia dai «fratellini» da 3"1/2 ai
«nonni» da 5"1/4, nonché ai «nipotini»
dell'ultima generazione ottica da 3" 1/2
e da 5"1/4. Certamente questo sempli-
ce accenno alle parentele non è suffi-
ciente per rendersi conto delle moltepli-
ci possibilità delle memorie di massa
Maxtor, perciò è bene definire i grandi
tronconi che caratterizzano questa
azienda californiana: la prima grande
divisione è fra i sistemi magnetici e
quelli ottici. Il settore hard disk è carat-
terizzato da un'ulteriore divisione relati-
va alle dimensioni del disco: 3 pollici e
mezzo con capacità da 1 00 o 200 mega-
byte, oppure da 5"1/4 con possibilità
variabile, a seconda del modello, da 85
a 760 megabyte. Nel caso dei dischi da
3"1/2 l'interfaccia per la connessione
all'host è obbligatoriamente la SCSI,
mentre nei più grandi si può avere la
standard ST506, SCSI o ESDI, a secon-
da del modello.
I sistemi ottici Maxtor lavorano esclu-
sivamente con collegamenti SCSI, sia
per il Worm che abbiamo avuto occasio-
ne di provare qualche tempo fa. sia per i
nuovissimi sistemi erasable (Thaiti e
Fidji) che appena possibile presente-
remo.
I tre drive che abbiamo testato in
questa sede appartengono alla classe
5CT-1000 e XT-2000, l’entry point della
gamma ad alta tecnologia. La serie usa i
classici controller ST506, quelli che fan-
no parte dell'equipaggiamento standard
di quasi tutti i PC (poi spiegheremo il
«quasi»), garantendo perciò un grado di
integrabilità altissimo.
Sono anche presenti nella stessa se-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
117
rie due drive con controller standard a
scrittura/lettura RLL, che consente di
avere una migliore correzione di errore
grazie ad un codice polinomiale a 56 bit:
i modelli XT-1120R da 128 MByte e
l'XT-1240 da 240 mega.
Le caratteristiche costruttive dei XT-
1085. XT-1 140, XT-2190 prevedono l'u-
so di un particolare motore di rotazione
dei dischi ad ingombro ridottissimo, tan-
to da essere inserito nell'asse del cilin-
dro al centro dei dischi. In questa ma-
niera si ha una maggiore affidabilità del
sistema di rotazione con in più la possi-
bilità di aumentare il numero di dischi
per unità.
Le testine adottate da questi modelli
sono del tipo a ferrite, che offrono una
capacità di registrazione ad alta densità
con una stabilità e una risolvenza supe-
riore alle convenzionali testine Winche-
ster. Questa serie di hard disk monta i
traferri e i sistemi di sospensione di tipo
Whitney, in grado di permettere una
maggiore vicinanza fra i dischi, quindi la
possibilità di aumentare il numero degli
stessi per ogni drive.
É ovvio che aumentando i dischi,
aumenta la capacità di memorizzazione
dell'hard disk.
La Maxtor ha anche brevettato un
servosistema per mantenere in traccia
la testina, che utilizza un rotore con
attenuatore voice-coil chiamato Max-
torq, unito ad un normale sistema ad
anello chiuso. Grazie a questa tecnolo-
gia. i drive presentano un tempo di
accesso medio di circa 28 millisecondi,
senza che l'assorbimento sia maggiore
dello standard.
Il lato elettronico dei drive è stato
curatissimo: tutta la sezione è ospitata
sita zona dedicata per il parcheggio e
l'atterraggio, cosi da poter muovere
l’hard disk e trasportarlo senza patemi
d’animo per i dati contenuti.
I dischi utilizzano un film sottilissimo
per la registrazione dei dati, che per-
mette di arrivare sino a 16 megabyte
per ogni superficie di disco, formattabile
in vari modi ma con un massimo di
1224 settori.
Installazione
L'installazione di simili hard disk non
è affatto difficoltosa, a patto di avere un
po' di pazienza e sapere come smonta-
re il proprio computer. Questo vuol dire
che se non avete un po’ di esperienza è
bene che vi rivolgiate ad un centro di
assistenza tecnica, altrimenti rischiate
di fare un bel patatrac.
È quasi lapalissiano dire che è neces-
sario operare l'installazione hardware
vera e propria con il PC spento altrimen-
ti. è ovvio, va tutto a pallino.
Una volta rimosso il coperchio supe-
riore, è necessario localizzare il control-
ler dei dischi, facilmente riconoscibile
perché è una scheda che non ha con-
nettori esterni ma ha i cavi di collega-
mento dei drive attaccati. Questa è la
prima cosa da identificare, quindi é ne-
cessario scollegare delicatamente i cavi
dal nostro vecchio hard disk e. smonta-
to il pannellino anteriore, sfilarlo dopo
aver allentato le viti di fissaggio. A que-
sto punto possiamo decidere se colle-
gare solo il Maxtor oppure connetterli
tutti e due. Questa seconda possibilità
in un'unica scheda con componenti mi-
niaturizzati montati con la tecnologia
surface mounting.
Questo piccolo gioiello è stato battez-
zato dagli ingegneri della casa costruttri-
ce .Maxpak. che naturalmente prevede
l'uso di connessioni a standard indu-
striale ST506/41 2, usando lo stesso as-
segnamento dei pin di connessione di
drive di capacità minore.
Il transfer rate dei dati é quello detta-
to dall'interfaccia in uso. quindi 5 mega-
bit al secondo per i modelli esaminati,
mentre 7.5 megabit/sec per quelli RLL.
Naturalmente le testine hanno un'appo-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
è allettante, ma per realizzarla è neces-
sario che vi siano uno spazio a piena
altezza per montarvi il Maxtor, più uno
per il vecchio hard disk: se ciò non è
possibile, beh, l'unica soluzione è com-
prare un cabinet con più spazio per le
memorie di massa.
All'hard disk devono venir connessi
due cavi oltre a quello di alimentazione,
questi due sono provenienti dal control-
ler e sono due piattine di dimensioni
diverse: la più grande deve essere col-
legata al centro del disco con il piedino
1 (quello segnalato dalla striscia colora-
ta) verso sinistra guardando il connetto-
re dall’alto con il disco posto di fronte a
noi. Il cavo più piccolo va invece attac-
cato sulla destra del drive, con le stesse
modalità del precedente. La tensione di
alimentazione viene invece fornita dal-
l'alimentatore del PC, che presenta del-
le uscite appositamente sagomate per
inserirsi solo nel modo corretto nelle
periferiche.
Una volta completata l'operazione e
richiuso il computer, inizia la vera e
propria installazione, ossia quella che ci
permetterà di usare realmente il drive
per il nostro software.
Questo sottointende la possibilità di
conoscere la tabella con cui il BIOS
della macchina codifica il drive Maxtor
in uso: questo è funzione del numero di
testine e di cilindri dello stesso: nel
caso dell'XT-1085 abbiamo 1024 cilindri
ed 8 testine, mentre l'XT-1140 prevede
918 cilindri con 15 testine e. infine, l'XT-
2190 usa 15 testine con 1224 cilindri.
Qualora il BIOS della macchina non pre-
veda simili tipi di hard disk, oppure
l'Eprom del controller non gestisca più
di 1024 cilindri (cosa piuttosto comune),
allora bisogna ricorrere all'aiuto di qual-
che esperto. Non è da escludere il caso
di dover cambiare il controller, ma se il
BIOS non riesce a vedere le 15 testine,
allora ci vuole un software in grado di
scavalcarlo o forzarlo. Naturalmente
questo software è indispensabile anche
per un altro motivo: il drive più piccolo
presenta 71 mega formattati, quello
medio 115 e l'ultimo 140; l'MS-DOS
non vede simili capacità con un solo
volume. Quindi, a meno che non si
voglia splittare un cosi bell'hard disk in
una serie di volumi logici da 32 mega
ciascuno, è necessario un software che
consenta al DOS di vedere simili grosse
partizioni in un unico volume.
Noi abbiamo adoperato il Vfeature De
Luxe della Golden Bow, che ci ha fatto
velocemente superare ogni impiccio: in-
fatti il programma ha una sua tabella di
drive che riesce a gestire, indipendente-
mente da ciò che ha il computer nel suo
BIOS.
I vari drive Maxtor erano là e. dopo
aver fatto la formattazione a basso livel-
lo, aver definito il volume come unica
partizione DOS ed averla di conseguen-
za formattata, l'ultima operazione di tra-
sferimento file e device driver, viene
fatta dal programma.
Poi un bel <ctrlxaltxdel> ed ec-
co che il nostro computer bootstrappa
da un disco da 140 mega. ma il bello è
che chiedendone la directory li vede
tutti tutti.
PROVA
HARD DISK MAXTOR
Problemi
In realtà non è stata semplice come
credevamo: all'inizio non è stato possi-
bile installare alcunché sul primo com-
puter che abbiamo usato: un NEC Po-
wermate II. Infatti, sebbene usi un con-
troller Western Digital (quindi uno stan-
dard), la piastra madre incorpora certi
chip per la gestione dei floppy, che
vengono attivati solo se nel bus di diste-
ma vi è inserito tale controller. Il proble-
ma è che questo controller ha le piedi-
nature dei connettori ove si attacca
l’hard disk non standard, quindi il nostro
computer non riusciva a gestire gli hard
disk. Qualora si cambiasse il controller,
il sistema invece non riconosceva più i
floppy e perciò non riusciva a bootstrap-
pare: un problema senza soluzione!
È bastato cambiare computer per ri-
trovarci con un controller standard a cui
è bastato attaccare i due cavi dell'hard
disk per far funzionare tutto a meravi-
glia. Solo per l'installazione dell'XT-2190
abbiamo usato un controller fornitoci
dalla Datatec, controller che di diverso
dagli altri aveva solo un'Eprom col firm-
ware più aggiornato, in grado di gestire
1224 cilindri, ma per il resto tutto è
stato una passeggiata, un po' lenta ma
piacevole.
Vi chiederete perché un po' lenta,
visto che gli hard disk viaggiano sui 28
millisecondi? Semplice, perché per for-
mattare i tre signorini prima a basso
livello, poi col DOS è andata via una
discreta quantità di tempo: provate ad
immaginare cosa significhi formattare
due volte 140+115+71=326 mega-
byte...
Conclusioni
In ogni caso usare questi dischi è un
vero piacere. Appena acceso il compu-
ter una musichetta si sprigiona dal disco
per dire che ha passato con successo i
test interni e che ha «sparcheggiato» le
testine, pronte per l'uso. I vari bench-
mark che abbiamo usato per vedere le
performance (Vseek e Coretest) danno
risultati leggermente superiori al dichia-
rato: 30 millisecondi di media rispetto ai
28 trascritti nella documentazione. Cosa
significhi usare un disco da 140 mega
con simile velocità di accesso ai dati è
inutile dirlo... Pensate l'ho installato in
un sistema Unix e potete ben immagi-
nare come si comporta un simile gioiel-
lo della tecnologia attuale. Preciso, ro-
busto, affidabilissimo e veloce, è deci-
samente l’hard più adatto per un siste-
ma operativo che ne faccia intensivo
uso per swappare la sua memoria.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
Microsoft C 5.1
di Corrado Gius tozzi
P untuali all'appuntamento del mer-
cato e proseguendo in un'avvin-
cente rincorsa che dura da oltre
un anno, eccoci ancora qui per parlarvi
di un compilatore C per MS-DOS. Dopo
aver visto il Turbo C 1.0 Borland I set-
tembre 1987), il C 5.0 + QuickC Micro-
soft I aprile 1988), il Turbo C 1.5 Borland
(luglio/agosto 1988), l'altalena torna an-
cora una volta dalla parte Microsoft che
presenta la nuova versione siglata 5.1
del suo compilatore.
Abbiamo già avuto modo nelle prece-
denti prove di commentare ampiamen-
te la singolare situazione del mercato
dei compilatori C per MS-DOS ; la guer-
ra fra i produttori è realmente all'ultimo
sangue, tanto che le prime vittime sono
già cadute sul campo. È il caso ad
esempio della DataLight americana, la
quale ha venduto il suo ottimo compila-
tore lo meglio i diritti su certe routine di
ottimizzazione del codice) all'inglese
Zortech, uscendo cosi effettivamente
dal mercato. E benché altri contendenti
entrino costantemente in lizza (come la
Watcom con il suo C 6.0 che sembra un
ottimo prodotto) lo scontro reale è limi-
tato a quelle che senza alcun dubbio
sono le principali software house nel
settore dei linguaggi di programmazione
per PC: Microsoft e Borland. La concor-
renza che si fanno è spietata perché il
potenziale mercato da conquistare è
vasto e soprattutto altamente strategi-
co. Da un lato Microsoft, in quanto
produttore dell'MS-DOS e dell'OS/2, ve-
de ovvia la sua candidatura a fornitore
ideale di linguaggi per questi sistemi
operativi e fa pesare tutta la sua espe-
rienza risalente ai primi Basic di dieci
anni fa; dall'altro lato Borland, forte del
clamoroso successo riscosso con l'or-
mai mitico Turbo Pascal, si propone
come valida alternativa di mercato pre-
120
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
MICROSOFT C 5-1
sentando prodotti tanto innovativi quan-
to aggressivi, resi assai appetibili grazie
ad una attenta politica di prezzi bassi.
In questa altalena non si può dire chi
sia il vincitore perché i rispettivi prodotti
vengono aggiornati e migliorati a ritmi
frenetici, col risultato che spesso pro-
prio il potenziale acquirente rischia di
non capirci più nulla. I colpi di mano
sono stati molti e si sono moltiplicati in
tempi recenti, a cominciare proprio dal-
l'annuncio da parte Microsoft di questo
C 5.1 a pochissima distanza dal lancio in
grande stile della versione 5.0 che veni-
va presentata come il compilatore « defi-
nitivo » per MS-DOS. A questa mossa a
sorpresa, sia detto a titolo di cronaca, la
Borland ha recentissimamente risposto
in maniera ancor più travolgente annun-
ciando linguaggi interamente nuovi,
nuove versioni dei linguaggi vecchi ed
un debugger interattivo a livello di sor-
gente. Ma andiamo con ordine e non
corriamo: dei prodotti Borland avremo
occasione di parlare a tempo debito. È
invece opportuno dare uno sguardo ap-
profondito a questo MSC 5.1 perché
esso getta anche le radici di una nuova
famiglia di linguaggi Microsoft adatti a
sviluppare applicazioni sotto OS/2. Il
motivo «ufficiale» dell'uscita del C 5.1 é
infatti proprio la presenza di librerie per
OS/2 e di vari tool che permettono di
compilare programmi che gireranno in
protected mode; tuttavia altre cose so-
no cambiate rispetto alla versione 5.0:
innanzitutto i gravi bug di cui soffriva
sono stati eliminati, poi è stata migliora-
ta la compatibilità ANSI ed infine il Co-
deView è stato arricchito di nuove inte-
ressanti opzioni.
Tante cose in una
La confezione del Microsoft C 5.1
comprende, come avveniva anche per
la versione precedente, non solamente
il compilatore MSC «stand alone», ma
anche il Quick ed il debugger Code-
View, oltre alle consuete utility di svilup-
po quali il linker LINK, il MAKE ed il
librarian LIB. Questa volta c’è però an-
che la novità costituita dal «Microsoft
Editor» ME, un editor per programmato-
ri interamente configurabile. La confe-
zione comprende dunque veramente
tante cose: non per niente pesa circa
sette chili (!); in essa vi sono ben quat-
tordici dischetti, un manuale in brossura
per il QuickC ed una dozzina di manuali
a fogli staccabili, raggruppati in tre gros-
si raccoglitori ad anello, per un totale di
circa duemilacinquecento pagine di do-
cumentazione! La procedura di installa-
zione è svolta da un programma apposi-
to perché l'utente rischierebbe vera-
mente di non raccapezzarcisi; e tanto
Microsoft C 5.1
Distributore:
Microsoft Italiana S.p.A.
Via Michelangelo, 1 ■ 20093 Cotogno Monzese IMI I
Prezzi UVA esclusa!:
Compilatore Microsoft C 5.1 L 780 000
Sorgenti libreria standard L 200.000
Upgrade dalle versioni precedenti L. 250.000
per dare un'idea sappiate che lo spazio
su disco richiesto da un’installazione
minimale per solo DOS (ossia senza
tutti i supporti per OS/2) si aggira sui
3,5 MByte. Ma di tutto ciò parleremo
tra poco; per ora vediamo brevemente,
uno per uno, i vari prodotti che compon-
gono il package completo.
QuickC
Il QuickC, che come si sa è in vendita
anche come prodotto separato, è un
ambiente di sviluppo integrato com-
prendente editor, compilatore e linker in
memoria, help in linea. I comandi di
base dell’editor sono, come oramai con-
suetudine in prodotti del genere, quelli
del buon vecchio Wordstar; ad essi si
affiancano tuttavia alcuni comandi nuo-
vi, quali quelli relativi alla ricerca di parti
di testo secondo regular expression.
L'ambiente in cui ci si muove è caratte-
rizzato dai «soliti» menu a tendina me-
diante i quali si possono selezionare
opzioni ed eseguire comandi; inoltre è
sempre possibile richiedere un aiuto
sull'uso dei comandi o sulla sintassi
delle funzioni di libreria del C.
La presenza di QuickC a fianco
dell'MSC 5.1 si giustifica considerando
il primo come supporto del secondo
nelle prime fasi di sviluppo e debugging
di un’applicazione, specie se modulare
e complessa. È infatti possibile (e con-
veniente) svolgere la maggior parte del
lavoro di programmazione in QuickC,
usando l’MSC solo per la compilazione
definitiva dei moduli. Il principale van-
taggio che si ottiene usando QuickC è
la grande velocità nello sviluppo: la
compilazione e l’eventuale linkaggio av-
vengono in memoria e sono estrema-
mente rapidi, ed inoltre al termine della
compilazione l’editor porta automatica-
mente nei posti in cui sono stati rilevati
eventuali errori sintattici di modo che la
loro correzione risulta estremamente
agevole.
Sono inoltre disponibili alcune funzio-
ni di debug che, pur non essendo parti-
colarmente sofisticate, tuttavia soddi-
sfano le necessità più comuni e dunque
risultano utili in un'ampia gamma di
situazioni: è infatti possibile effettuare il
trace del programma, inserire dei
«watch» (ossia controllare il valore as-
sunto da certe variabili) e perfino far
controllare al compilatore, a runtime,
che i puntatori usati dal programma non
puntino al di fuori della corretta area dati
allocata al programma stesso (problema
particolarmente sentito dai programma-
tori novellini cui spesso «scappano» i
puntatori, causando fantastici bug e ma-
gnifici crash di sistema).
Il linguaggio accettato dal QuickC é
naturalmente un ampio subset di quello
accettato dall’MSC 5.1, così che non vi
sono problemi poi nella compilazione
definitiva col compilatore maggiore; il
passaggio inverso è a volte impossibile,
ma questa sinceramente non ci sembra
una gravissima mancanza. Naturalmen-
te è possibile usare QuickC anche per
produrre programmi «finiti», ma così
facendo si soffrono alcune limitazioni:
innanzitutto si dispone di un solo «mo-
dello di memoria», per la precisione
quello «medium» (64 KByte di dati e
640 KByte di codice); in secondo luogo
il codice generato dal compilatore non è
particolarmente ottimizzato; infine il lin-
kaggio in memoria prevede solo un sot-
toinsieme di funzioni di libreria, e ben-
ché sia possibile ampliarlo l'operazione
risulta macchinosa, comportando la pre-
ventiva creazione di particolari «Quick
Libreries» mediante apposite utility. Per
semplificare la cosa il Quick C è disponi-
bile anche in versione non interattiva
(denominata QCL), che in un modo o
nell’altro supera queste limitazioni; tut-
tavia disponendo dell'MSC 5.1 ci sem-
bra del tutto inutile ricorrere al QCL, che
ovviamente esiste solo per coloro i quali
hanno acquistato QuickC come prodot-
to separato.
La versione di QuickC attualmente
consegnata è la 1 .01 che corregge molti
bug riscontrati nella precedente 1.0
(consegnata con la versione 5.0 del
compilatore MSC).
CodeView
CodeView è un fantastico source de-
bugger interattivo, ossia un programma
che consente di far girare sotto di sé in
modo controllato un programma utente
cosi da poterne seguire lo svolgimento,
al fine di comprenderne il funzionamen-
to e di trovare eventuali bug. Il termine
«source debugger» significa che tutte
queste operazioni coinvolgono il pro-
gramma utente a livello di sorgente e
non di oggetto; è chiaro il vantaggio in
termini di semplicità e di immediatezza
di questo approccio. Naturalmente quel-
lo che viene eseguito sotto CodeView è
pur sempre il programma oggetto: é lo
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
121
PROVA
MICROSOFT C 5.1
stesso CodeView che, grazie ad apposi-
te informazioni di controllo inserite nel
programma utente durante la compila-
zione ed il linkaggio, è in grado di tenere
traccia della corrispondenza fra linee di
sorgente e istruzioni oggetto, visualiz-
zando le prime quando esegue le se-
conde.
Volendo infatti si può visualizzare al
posto del sorgente il codice oggetto
disassemblato, oppure ancora un listato
misto che mostra la corrispondenza fra
sorgente ed oggetto.
Durante una sessione di debugging
con CodeView è possibile esaminare e/
o modificare una qualunque locazione di
memoria od i registri del microproces-
sore, esaminare i valori di una variabile
del programma o di una qualsiasi
espressione, eseguire il programma
passo passo, inserire breakpoint e/o
watchpoint (punti in cui l'esecuzione si
interrompe all'accadere di un certo
evento), tenere sotto controllo lo stack
e così via per un numero pressoché
infinito di possibilità molto sofisticate.
CodeView è infatti uno strumento non
proprio alla portata del programmatore
alle prime armi, anche se ovviamente
può essere utilizzato da tutti in modo
basico; molte delle sue opzioni richiedo-
no però una precisa conoscenza della
struttura della macchina e del linguag-
gio Assembler per essere sfruttate a
fondo, oltre ad una memoria da elefante
per ricordarsi tutte le varie possibilità e
la sintassi dei vari comandi. Infatti ciò
che si può fare con ì menu a tendina
(attivabili da tastiera o mediante mouse)
è solo una minima parte di ciò che
CodeView può fare: i comandi non pre-
senti nei menu vanno impostati da ta-
stiera per esteso in una dialog window,
e ciò non è sempre facile per via della
loro sintassi un po' criptica.
In pratica accade spesso di non ricor-
darsi come fare ciò che si desidera,
nonostante l'help in linea.
La versione di CodeView fornita col
compilatore C 5.1 è la 2.2, lievemente
arricchita rispetto a quella fornita col 5.0
(era la 2.1) ed invece molto arricchita
rispetto alla 1.0 che veniva fornita con
l’MSC 4.0 di due anni fa.
Dalla versione 2.0 CodeView è total-
mente multilinguaggio. ossia può lavo-
rare assieme a programmi scritti con i
compilatori Microsoft C. Fortran. Basic
e Pascal o con una loro combinazione;
supporta le istruzioni dell'80386 e dei
coprocessori numerici 80x87; è in gra-
do di girare su tutti gli adattatori grafici
fino alla VGA.
La versione 2.2 ha aggiunto l’interes-
sante possibilità di visualizzazione dei
membri di una struttura del C e la
possibilità di «seguire» un puntatore per
visualizzare ciò a cui punta, anche lungo
cammini prolungati.
Assieme al normale CodeView per
DOS (funzionante dunque in reai mode),
denominato CV, viene ora anche fornito
un CodeView per OS/2 funzionante in
protected mode (CVP); con esso è pos-
sibile seguire i thread multipli che com-
pongono un programma OS/2 ed effet-
tuare altre operazioni legate al diverso
ambiente operativo.
Link, Make e Lib
Il linker che viene fornito col C 5.1 è il
classico LINK, ora giunto alla versione
3.65; è praticamente analogo al 3.61
fornito col C 5.0 fatte salve alcune varia-
zioni di minore entità; stessa cosa dica-
si per il MAKE ed il LIB. Ora però
accanto al LINK per DOS sono fornite
tutta una serie di utility adatte a linkare
programmi destinati a girare in protec-
ted mode sotto OS/2: ILINK, BINO,
IMPLIB. Si tratta di prodotti interamente
nuovi che sfruttano le nuove caratteri-
stiche dell'OS/2 quali il dynamic linking
(concetto presente anche nell'ultima re-
lease di Unix col nome di «shared libra-
ries») le quali consentono di accelerare
enormemente i tempi di linkaggio
creando nel contempo programmi più
compatti ed efficienti.
Microsoft Editor
Si tratta di un prodotto interamente
nuovo, sulla carta piuttosto interessan-
te. È un editor per programmi che ha
tutto ciò che si potrebbe desiderare: è
riconfigurabile, parzialmente program-
mabile, può richiamare automaticamen-
te un compilatore esterno riconoscen-
done i messaggi di errore per posizio-
narsi nel programma al punto giusto,
dispone di finestre multiple, sfrutta le
regalar expression per la ricerca di parti
di testo. La riconfigurabilità consiste nel
poter assegnare alle principali azioni pri-
mitive dell’editor una sequenza di tasti
di richiamo definita a piacere; questa
configurazione può essere salvata in un
file esterno e richiamata di volta in
volta. La Microsoft fornisce alcune con-
figurazioni già pronte per chi non voles-
se perdere tempo a definirsene una
personale: tipo WordStar/QuickC, tipo
Epsilon e tipo Brief (questi ultimi due
sono editor per programmatori molto
popolari in America). La programmabili-
tà avviene sia a livello di macroistruzioni
che di vere e proprie funzioni esterne,
che il programmatore può scrivere in C
e poi linkare all'editor incorporandovele.
L' editor ha memoria di tutti i file su
122
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
directory che
ipiteranno i vari lite
del compilatore.
cui è stato lanciato e per ognuno ricorda
la posizione in cui era il cursore al
termine della sessione e varie altre co-
sette del genere, per cui riaprendo un
file già editato tutto appare come se
non si fosse mai usciti dal programma.
Inoltre vengono conservate tutte le mo-
difiche fatte ad un file, cosi che è
sempre possibile «annullare» l'effetto di
una o più sessioni recuperando una
versione anche piuttosto antica del file
modificato.
L'interazione dell'utente con l'editor
avviene facendo grande uso dei tasti di
funzione e di quelli speciali, nonché dei
modificatori Control a Alt. Le opzioni
disponibili sono in realtà moltissime e
non è facile ricordarsele tutte, anche
per via di una sintassi non precisamente
intuitiva. L'editor è fra l'altro in grado di
sfruttare una eventuale EGA o VGA per
far apparire più righe sullo schermo (43
o 50), cosa utile soprattutto durante il
lavoro su finestre multiple.
MSC 5. 1
Ultimo, ma ovviamente non in quanto
meno importante, viene il compilatore
vero e proprio. Di esso e soprattutto
della sua storia già abbiamo avuto modo
di parlare durante la prova della prece-
dente versione pubblicata sette mesi fa.
Non è certo il caso di ricominciare tutto
da capo, dunque nel descriverlo faremo
talvolta riferimento alla versione 5.0,
soprattutto per sottolinearne le diffe-
renze.
Dal punto divista operativo la novità
maggiore è la possibilità, già citata, di
produrre codice in grado di girare in
protected mode sotto OS/2. Ciò tuttavia
avviene soprattutto per una questione
di librerie e di linker, più che di compila-
tore; quest'ultimo infatti è praticamente
rimasto quello precedente fatte salve
alcune modifiche tese ad aumentarne
ancora la compatibilità verso la volubile
proposta di standard ANSI. La reale
modifica consiste in effetti nell'avergli
levato quei drammatici bug di cui soffri-
va e che avevamo avuto modo di illu-
strare nella precedente prova. Apparen-
temente (come diremo meglio tra poco)
la cosa ha funzionato ed ora l'MSC 5.1
appare affidabile quanto quanto il buon
4.0 di qualche tempo fa. Ma vediamo
brevemente cosa è cambiato a livello di
linguaggio. Sono stati innanzitutto intro-
dotti dei nuovi # pragma che consen-
tono di inserire dei commenti o dei
richiami di libreria nel codice oggetto,
permettono di specificare un titolo ed
un sottotitolo con cui il compilatore inte-
Abbiamo terminato di
cancare i dischetti, sta
costruzione delle
MICROSOFT C 5.1
ritocco è stato fatto qua e là per ade-
guarsi a recenti variazioni nello standard
ANSI (ad esempio nella mallocO).
Per quanto riguarda la conformità nei
confronti dello standard ANSI è stata
implementata la direttiva fterror che
abortisce la compilazione visualizzando
un messaggio specificato, ed introdotti
gli identificatori predefiniti _DATE_,
-TIME_ e _STDC_ (quest'ultimo vale 1
se il compilatore su cui ci si trova è
conforme allo standard e 0 altrimenti;
per l'MSC è ancora 0). Viene ora ricono-
sciuto anche l’inutile «commento mo-
nolinea» introdotto dalla sequenza «//»
(doppia barra) e sono ammesse macro-
sostituzioni anche nell'ambito di co-
strutti ^include e #line.
L’installazione
Se già l'installazione dell'MSC 5.0 ri-
sultava complicata per via delle numero-
se operazioni richieste (costruzione delle
combined libraries ), quella dell'MSC 5.1
sterà il listato su carta del programma,
provocano la visualizzazione di un mes-
saggio a tempo di compilazione. Un
«pragma», per chi non lo sapesse, è un
costrutto «pragmatico» previsto dal-
l'ANSI per poter inserire in un program-
ma istruzioni o comandi rivolti al compi-
latore; si tratta ovviamente di costrutti
del tutto non portabili, e per questo ogni
compilatore si limita ad ignorare i prag-
ma non riconosciuti senza protestare. A
livello di preprocessore è stato introdot-
to l'identificatore predefinito _TIME-
STAMP_ che contiene data ed ora di
ultima modifica del file corrente. A livel-
lo di libreria invece, le variazioni non
sono sostanziali: alcune funzioni sono
state leggermente modificate (ed altre
aggiunte) per il protected mode; alle
routine grafiche è stato aggiunto il sup-
porto della scheda Hercules; qualche
lo è ancora di più in quanto adesso
bisogna anche fare i conti con i numerosi
strumenti di sviluppo per OS/2 che van-
no a loro volta installati. Esistono infatti
tre tipi di installazione effettuabili, a
seconda del tipo di lavoro che si intende
svolgere col compilatore: solo ambiente
DOS (reai mode), solo OS/2 (protected
mode) o ambiente misto. In ciascun
caso occorre accuratamente scegliere
cosa e dove caricare; ossia occorre
definire le directory dove andranno le
utility per il reai mode, quelle per il
protected mode, le librerie, gli include
file, gli eventuali sorgenti dei moduli di
startup, i programmi di esempio, i vari
file di testo contenenti informazioni di
servizio più aggiornate rispetto ai ma-
nuali a stampa (162 KByte di testi!),
l'editor con i suoi file di configurazione...
e speriamo di non esserci dimenticati
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
123
PROVA
MICROSOFT C 5.1
nulla! Ovviamente rimane poi da sceglie-
re quali e quanti modelli di memoria si
vorranno usare, quali e quante emulazio-
ni floating point si desiderano, e tutte le
altre cosine che già avevamo visto nel
precedente compilatore. È inutile dire
che i dettagli dell'installazione sono tutti
lasciati ad un apposito programma deno-
minato SETUP il quale si incarica di
leggere i file necessari dai vari dischetti,
creare le directory opportune sul disco
rigido, copiarvi i file, creare le librerie
combinate, levare di mezzo i file di
lavoro e così via. Per l'utente l’operazio-
ne è dunque piuttosto facile anche se
porta via un bei po' di tempo. Tre annota-
zioni a riguardo: primo, non c'è da preoc-
cuparsi se specificando le librerie per i
modelli di memoria o le emulazioni
floating point se ne tralascia qualcuna; è
sempre possibile in un secondo tempo
usare SETUP per aggiungere quelle
mancanti, senza per questo dover ripe-
tere tutta l'installazione. Secondo: il ma-
nuale saggiamente consiglia di fare il
backup dei dischetti prima di iniziare
l’installazione, però da nessuna parte è
scritto che dei quattordici dischetti dodi-
ci sono da 360 KByte mentre i due
riguardanti l'OS/2 sono da 1,2 MByte;
occorre dunque fare attenzione e soprat-
tutto disporre di un AT per il backup.
Terzo: è chiaro che occorre il Winche-
ster. Come dicevamo prima, l'installazio-
ne minimale per DOS richiede circa tre
MByte e mezzo, quella completa circa
quattro e mezzo; quelle per OS/2 circa
altrettanto, mentre quella mista supera i
cinque MByte. Usare un sistema a flop-
py è impensabile, e crediamo che anche
un hard disk da meno di 20 MByte sia
troppo poco.
La documentazione
La documentazione fornita col compi-
latore è purtroppo quella della preceden-
te versione cui sono stati aggiunti tre
fascicoli supplementari con gli aggiorna-
menti relativi al compilatore, alle utility
ed all'editor. Certo questa è senza dub-
bio una soluzione meno costosa rispetto
alla ristampa completa dei manuali (lo
ricordiamo, si tratta di duemilacinque-
cento pagine) però la qualità complessi-
va ne risente un pochettino; a nostro
avviso sarebbe stato molto meglio orga-
nizzare gli aggiornamenti in altra manie-
ra: ristampando le sole pagine variate, e
fornendo all'utente le istruzioni necessa-
rie per sostituire le pagine obsolete con
quelle aggiornate. Ciò si fa comunemen-
te con gli aggiornamenti di software su
sistemi maggiori, ed è praticamente l’u-
nica giustificazione alla realizzazione di
manuali su fogli staccabili.
Ci sembra comunque che la tradizio-
nale cura Microsoft nella qualità della
documentazione sia stata questa volta
un pochino trascurata. Ad esempio ci
sembra strano che i fascicoli di aggiorna-
mento non includano la descrizione di
alcune caratteristiche già disponibili sin
dalla versione 5.0. ma descritte solo nei
file README.DOC che accompagnava-
no quel compilatore. È il caso, ad esem-
pio, dell'attributo interrupt del linguag-
gio, degli switch /On e /Ow del compila-
tore, dello switch /NOE del linker e degli
switch /NOI e /I del librarian; tutti quanti
descritti già nel file README .DOC del
5.0 continuano tuttora a stare nei READ
ME. DOC del 5.1 e non se ne fa cenno
nei fascicoli di aggiornamento. Nel caso
della /NOE la cosa è ancora peggiore, in
quanto nel file si dice che essa sarà
spiegata in dettaglio un po' più avanti,
ma ciò in effetti non succede.
Lacune esistono anche nel manuale
relativo al Microsoft Editor, redatto in
modo piuttosto confuso; anche in que-
sto caso alcune caratteristiche dell'edi-
tor non vengono illustrate nel testo ma
solo in un file di aggiornamento, ed
alcune neppure li col risultato di essere
totalmente non documentate. Peccato
perché l'editor risulta di per sé piuttosto
macchinoso da usare, e la cattiva qualità
della documentazione che lo descrive
non fa che peggiorare le cose. Ad esem-
pio non viene detto da nessuna parte
che l'editor crea in ogni directory in cui
l'utente abbia lavorato una subdirectory
«nascosta» (marcata cioè SYSTEM e
HIDDEN per il DOS) in cui memorizza i
suoi file di lavoro e le vecchie copie dei
file editati. Non ci sembra un particolare
secondario, nel momento in cui questa
subdola proliferazione di directory e file
nascosti ed inaccessibili fa piano piano
riempire il disco senza che l'utente lo
sappia o possa farci qualcosa!
Assieme ai manuali viene fornito un
«Quick Reference», ossia un librettino
rilegato a spirale in cui sono sommaria-
mente riassunte alcune cose di utilità
generale: la sintassi dei vari comandi
(compilatore, linker, CodeView, utility),
quella delle funzioni di libreria, il signifi-
cato dei parametri di printfO e scanff) e
così via. Purtroppo anche qui alcuni
banali errori fanno pensare ad una gran
fretta di finire il prodotto, il quale poi è
sostanzialmente quello del precedente
compilatore.
Il resto della documentazione, quella
preparata per il C 5,0, è di buon livello
come ricordavamo prima. Essa com-
prende manuali separati per il compilato-
re, il CodeView e le varie utility, un
ottimo manuale di riferimento del lin-
guaggio, un utile ed interessante manua-
letto sulla programmazione multilinguag-
gio ed un esaurientissimo manuale di
riferimento delle funzioni di libreria. In
quest'ultimo le funzioni compaiono in
ordine alfabetico e ad ognuna sono dedi-
cate almeno un paio di pagine.
Utilizzazione
Passiamo dunque ai commenti sull'u-
tilizzazione del compilatore. Diciamo su-
bito che abbiamo potuto lavorarci per
qualche mese, anche su programmi di
un certo impegno, senza riscontrare le
brutte sorprese che la precedente ver-
sione ci aveva riservato. In altre parole,
sembra che i bug siano spariti ed il tutto
sia tornato a quei livelli di affidabilità e
robustezza cui l'ottimo MSC 4.0 ci aveva
abituato. Rimane solo un'ombra di so-
spetto su un caso strano in cui il compi-
latore ha deciso di effettuare d'ufficio
una conversione di tipo per adeguare il
parametro reale di una funzione a ciò
che era stato dichiarato nel function
prototypìng, anziché limitarsi a segnalare
l'errore.
Solo di poco più grave il fatto che il
codice, pubblicato nella pagina a fronte,
di figura 1 continua a mandare in crash il
compilatore, come già faceva con il C 5.0
(nel 4.0 esso veniva compilato regolar-
mente); il messaggio emesso dal compi-
latore. come si vede, fa pensare a proble-
mi a livello di grammatica del linguaggio
ossia abbastanza profondi. Il crash co-
munque avviene solo compilando con
l'opzione /Oal che attiva contempora-
neamente le ottimizzazioni sui loop e
quella sugli alias (che peraltro come si
vede non compaiono affatto): con le sole
124
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ottimizzazioni di default va tutto bene.
La qualità del codice prodotto è molto
buona; effettivamente le ottimizzazioni
effettuate dal compilatore risultano al-
quanto efficaci e si riflettono positiva-
mente sulla velocità di esecuzione dei
programmi. Di ciò può risentire in certa
misura il tempo di compilazione, ma non
in modo drammatico: anzi l’MSC è ge-
neralmente veloce in modo impressio-
nante. Al contrario le dimensioni dei
programmi prodotti sono alle volte esa-
gerate, per colpa di certe funzioni di
libreria piuttosto ingombranti come la
printf()
E già che abbiamo citato la libreria
segnaliamo che Microsoft vende opzio-
nalmente anche il codice sorgente di
tutte le funzioni della libreria standard
(ossia esclusa la libreria grafica); questa
è un'opzione molto interessante perché
consente al programmatore di adattare
ai propri bisogni le funzioni standard
ricompilandole a piacere secondo neces-
sità. Sempre rimanendo in tema di libre-
ria ci sembra giusto sottolineare la parti-
colare completezza nella dotazione di
funzioni, in particolar modo per quanto
concerne la compatibilità con l'ambiente
Unix; in effetti crediamo che attualmen-
te il compilatore Microsoft sia la scelta
migliore per chi abbia necessità di porta-
re codice da Unix a MS-DOS o vicever-
sa. La maggior parte dei programmi
portati da Unix gireranno senza alcuna
modifica o con modifiche molto lievi in
quanto è presente (o emulato) un ampio
sottoinsieme delle funzioni basilari del-
l'ambiente Unix. L'accuratezza dell'im-
plementazione arriva a livelli veramente
spinti: vogliamo citare come esempio la
realizzazione della funzione stati) per
darvene un’idea. Cominciamo con un
minimo dì spiegazione per i non esperti
di Unix. Sotto Unix ogni file è caratteriz-
zato da varie cose: un proprietario, diver-
se date (creazione, ultima modifica, ulti-
mo accesso) e diversi attributi (leggibile,
scrivibile, eseguibile). La funzione stat()
riceve come argomento un nome di file
e restituisce queste ed altre informazioni
di servizio su di esso. Sappiamo tutti
invece che un file MS-DOS dispone di
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
molte meno informazioni : una sola data
(quella dell’ultima modifica), il solo attri-
buto di Read-only. nessun concetto di
proprietà. Inoltre il concetto di "esegui-
bilità» è piuttosto diverso: in DOS i file
eseguibili sono solo quelli aventi suffisso
COM, EXE o BAT mentre in Unix un
qualsiasi file può essere marcato come
eseguibile. Bene, la stati) dell'MSC fun-
ziona in modo perfettamente compatibi-
le con quella di Unix nonostante queste
profondissime differenze nell'ambiente
operativo; i valori «impossibili» vengono
sostituiti da valori plausibili, mentre gli
altri vengono in qualche modo ricavati;
cosi ad esempio il proprietario viene
definito root (ossia il super-user), e le
date di creazione e di ultimo accesso
vengono considerate uguali a quella di
ultima modifica. Bene, e per gli attributi?
Tutti i file DOS sono leggibili, qui non c'è
problema; per la scrivibilità basta consul-
tare il bit «Read-only»; per l'eseguibili-
tà... la stati) va nientemeno a controllare
il suffisso del file per vedere se si tratta
di un eseguibile DOS, e ritorna in ogni
caso il valore appropriato. Questa accu-
ratezza fa sì che portare un programma
da Unix a DOS sia realmente molto
facile. Il contrario è magari più difficile
per via delle caratteristiche ANSI che il
compilatore di Unix non ha; tuttavia se si
sviluppa sotto DOS con la precisa inten-
zione di portare il codice verso Unix, e
dunque non si sfruttano le caratteristi-
che più moderne quali il function proto-
typing, non ci dovrebbero essere proble-
mi di sorta.
Il giudizio complessivo sul compilatore
è dunque del tutto positivo; l'unica riser-
va. se proprio vogliamo trovare il pelo
nell'uovo, è costituita dal Microsoft Edi-
tor che non ci ha molto entusìasmato.
Un po' per la cattiva documentazione
che lo accompagna, un po' per la compli-
cata sintassi delle sue molte opzioni,
nonostante le sue valide caratteristiche
dopo diverse settimane di sforzi siamo
tornati al nostro editor precedente. Ab-
biamo l'impressione che si tratti di un
prodotto ancora poco «rodato», soffe-
rente dei difetti tipici dì una prima relea-
se. La filosofia che lo ispira resta piutto-
PROVA
MICROSOFT C 5 1
sto oscura, e non viene sempre istintivo
capire qual è l'azione necessaria per fare
ciò che si vuole fare. A parte ciò non ci
piace affatto la proliferazione di directory
invisibili che esso produce; tanto più che
non c'è modo di arrestarne la crescita.
La cosa peggiore è che queste directory
vengono create ovunque ci si trovi, e
non in un unico luogo per tutto il siste-
ma: è quindi molto difficile tenerne trac-
cia anche ricorrendo ad utility che per-
mettono di visualizzare i file nascosti.
Conclusioni
Il compilatore MSC 5.1 costa caro, è
vero; però offre molto al programmato-
re. Offre innanzitutto un compilatore
robusto ed estremamente ottimizzato,
particolarmente adatto a trattare pro-
grammi complessi; in secondo luogo
un'ampia gamma di funzioni di libreria,
specialmente curate sotto l'aspetto della
compatibilità verso l'ambiente Unix; in
terzo luogo un impareggiabile strumento
di debugging interattivo a livello di sor-
gente; in quarto luogo un simpatico
ambiente di sviluppo integrato. A tutto
ciò si aggiunga la possibilità di sviluppare
codice per OS/2 ed il costo di circa
ottocentomila lire può apparire giustifica-
to. Soprattutto conveniente appare, in
quest'ottica, il prezzo dei sorgenti della
libreria standard: solo duecentomila lire,
quasi un affare che ogni programmatore
serio non può lasciarsi sfuggire. L'upgra-
de dalle versioni precedenti costa invece
duecentocinquantamila lire: non poco se
si considera che in America l'upgrade
dalla 5.0 è gratuito (per farsi perdonare il
fatto dì aver messo in giro una versione
con troppi bug).
Certamente l'MSC non è un compila-
tore per chi è interessato al C solo
superficialmente; si tratta invece di uno
strumento sofisticato adatto a professio-
nisti del C. che possono sfruttarlo a
fondo per ottenere codice particolar-
mente curato ed efficiente. Altamente
consigliato a chi sviluppa programmi
complessi, magari con un occhio ad OS/
2, oppure sviluppa sono Unix e sotto
DOS e vuole in ogni caso risultati di
altissimo livello.
Chi non può proprio permettersi una
cifra del genere può sempre acquistare il
solo QuickC, che dispone anche di un
compilatore stand-alone che se non è pa-
ragonabile all'MSC però non é nemmeno
da disprezzare. Altrimenti può aspettare
le annunciate controproposte Borland,
nella figura di un rinnovato compilatore
(Turbo C 2.0) e di un source debugger
interattivo (Turbo Debug). La guerra in-
somma continua senza esclusione di col-
pi; rimaniamo in attesa del prossimo
round, ne vedremo delle belle. »*«
125
PROVA
Data Case Developer
Un accessorio novità
per un prodotto di successo
di Francesco Petroni e Luigi Sandulli
I l Data Ease è un prodotto che ha
avuto una ottima critica ed un buon
successo di pubblico in USA ed in
Inghilterra. Le statistiche relative ai pro-
dotti di tipo DBMS, cui il Data Ease
appartiene, lo mettono al secondo po-
sto I molto dietro al DBIII, eterno primo,
ma davanti al gruppone degli altri) nelle
vendite a livello mondiale.
In Italia è distribuito, nella versione
nazionale, dalla SiSoft.
Si tratta di un DBMS in cui è ben
risolto l'equilibrio tra facilità d'uso (EA-
SE), anche da parte di un non esperto, e
potenza delle funzioni, cosi come anche
emerso dalla prova apparsa sul numero
61 di MC.
La famiglia Data Ease
I signori della Data Ease International
Ine. hanno continuato a lavorare, dando
vita, oltre ad una nuova versione del
Data Ease stesso, siamo alla 3.0 (ed è
annunciata la 4.0 potenziata, soprattutto
nella programmazione), anche a vari
prodotti collaterali che formano in prati-
ca una numerosa famiglia che gira intor-
no al capostipite.
I prodotti sono il Graf Talk, il Data
Ease Developer e il Data Ease Runtime,
che citeremo nell'articolo. Altro annun-
cio interessante è il Data Ease Imag-ln,
che permette il collegamento tra i file
gestiti dal Data Ease e le immagini
prodotte via scanner, permettendo in
pratica la creazione di campi di tipo
immagine (fino a 32 per singolo record).
Il Developer, oggetto della prova, è
un modulo aggiuntivo che fa corpo uni-
co con il Data Ease, inserendo a monte
una serie di menu e relative funzionalità
atte a gestire aspetti abbastanza nuovi
per un prodotto di questa categoria co-
me quello della industrializzazione della
produzione del software.
Il Data Ease Runtime è complemen-
tare al Developer in quanto ne utilizza
una uscita. Serve per far «girare» appli-
cazioni Data Ease anche in assenza del
prodotto. Il Graf Talk è invece un pac-
chetto che può girare anche da solo,
126
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
DATA EASE DEVELOPER
specializzato nella grafica di tipo busi-
ness e in grado di leggere i dati diretta-
mente in formato DE. Il Graf Talk può
essere richiamato ed eseguito dal DE
tramite l'esecuzione di un Report Com-
pleto (che descriveremo tra un po’).
L'effetto finale è praticamente il dise-
gno di un grafico lanciato direttamente
dal DE o dall'applicativo.
Cosa è il Data Ease
Tutti coloro ai quali fosse sfuggita la
prova del Data Ease. ma hanno la rac-
colta di MC, vadano a prendere il nume-
ro 61. Per gli altri che non hanno la
raccolta o sono pigri, ridescriviamo bre-
vemente le principali caratteristiche del
prodotto.
Il Data Ease è un prodotto monofun-
zionale specializzato nella gestione di
banche dati relazionali.
Per ogni Banca Dati che si gestisce
possono essere creati 255 archivi,
ognuno dei quali può contenere 65.535
record, ogni record può contenere 255
campi e ogni campo fino a 255 caratteri
con un massimo di 4000 caratteri per
record.
Per ognuno di questi archivi si può
gestire un modulo di acquisizione che
occupa fino a 16 videate, si possono
definire fino a 255 campi indicizzati (in
pratica tutti) e si possono costruire fino
a 255 report. Dimensionalmente più di
quanto possa servire ad un qualsiasi
utente finale che abbia un problema
anche molto complesso.
Filosofia del prodotto
La caratteristicha «filosofica» del Da-
ta Ease è che all’utente viene chiesto
meno impegno da un punto di vista
tecnico e operativo in fase di costruzio-
ne dell'applicazione (davanti al compu-
ter). ma. inizialmente, una più spinta
capacità di analisi del problema (a tavoli-
no... senza il computer) e quindi capaci-
tà di individuare lo schematismo logico
che sta alla base del problema stesso.
Rimanendo su considerazioni accade-
miche si può azzardare la tesi che questa
filosofia sia del tutto opposta a quella che
sta alla base dello spreadsheet, che è es-
so stesso lo strumento con il quale analiz-
zare il problema e trovarne la soluzione,
che da un idea iniziale informe via via
prende corpo sul tabellone.
Altra caratteristica filosofica è quella
di offrire un'unica modalità di lavoro, sia
all'utente finale inesperto alle prese con
un'applicazione monoarchivio, sia allo
specialista che sviluppa procedura chia-
vi in mano. Altri prodotti di DBMS molto
noti, come il DBIII e il Paradox, offrono
Data Ease Developer
Produttore:
Data Ease International. Ine.
Seven Cambridge Drive. Trumbull,
CT 0661 1 12031 374-600
Distributore:
SiSoft S.p.A.
P.le Giulio Cesare 5
20145 Milano
Prezzo: L. 3,750.000 + IVA
Moduli di acquisizione
I moduli di acquisizione dati sono le
schermate contenenti i campi da inseri-
re e corrispondono in pratica ognuno ad
un archivio dell'applicazione. Questa è
la fase nella quale si svolge gran parte
del lavoro in quanto contemporanea-
mente alla creazione delle maschere si
definiscono le strutture degli archivi.
Data Ease Developer
Maschera d'accesso.
La maschera iniziale
del Developer funzio-
na nello stesso modo
di quella del DataEase
I rii . MC 611. e quindi
chiede l'identilicalivo
della banca dati, il no-
password. con l'unica
differenza che se si
sta aprendo una banca
dati creala preceden-
temente. viene chie-
sta una conferma sulla
nelaborazione dei file.
al contrario due differenti ambienti ope-
rativi, quello interattivo e quello di pro-
grammazione.
Un'ultima caratteristica più esteriore
è l'utilizzo di un'interfaccia (quasi un
look) standard simile in tutte le masche-
re e videate di tutti i prodotti della
famiglia. Il look, che viene imposto an-
che agli applicativi sviluppati, è sia este-
tico che funzionale. Ad esempio il tasto
F4 ha sempre il significato di uscita con
conferma e il tasto F2 di abbandono, sia
che si stia generando una maschera, sia
che si stia gestendo un archivio, sia che
si stia lanciando una stampa, ecc.
Come funziona il Data Ease
Per descrivere in sintesi il Data Ease
la cosa migliore è ripercorrere le fasi
principali nella costruzione di una proce-
dura e commentarle.
Appena caricato, il DE chiede il carat-
tere identificativo del Data Base, e se si
tratta di uno nuovo, dopo una richiesta
di conferma, genera tutti i file atti a
gestire quelli che saranno poi i compo-
nenti della procedura (maschere, report,
utenti, ecc.).
Si può quindi cominciare il lavoro, che
comporta la costruzione nell'ordine dei
seguenti componenti: moduli di acquisi-
zione. relazioni tra gli archivi, report (in
pratica procedure batch e stampe), me-
nu personalizzati, definizione di utenti.
Si lavora in modalità Full Screen, quin-
di, su una videata pulita dove si può
liberamente scrivere o disegnare (con
caratteri semigrafici) la maschera. Ogni
volta che si vuole definire un campo,
tramite il tasto FIO si accede ad una
videata sottostante che consente di de-
finire tutti i parametri.
È proprio questo uno dei punti di
forza dei Data Ease, in quanto gli attri-
buti dei campi e gli automatismi defini-
bili sono numerosissimi e in grado di
svolgere non solo funzioni controllo sui
dati immessi, ma anche buona parte
delle funzioni di calcolo.
Ci limitiamo a ricordare le caratteristi-
che più interessanti.
Il campo tipo SCELTA é senz'altro il
più potente in quanto permette di gesti-
re una tabella contenente fino a 99
valori associati codificati con numeri
progressivi.
Tale tabella codificata con numeri pro-
gressivi rimane nella struttura e quindi
negli archivi sarà fisicamente conservato
solo il codice numerico. È evidente che
codice e sua scodifica saranno sempre a
disposizione in qualsiasi fase di lavoro,
sia nel trattamento del singolo Record
(per immissione, modifiche, ecc.) sia nel
trattamento di insiemi di Record (per
stampe, elaborazioni batch, ecc), con evi-
denti vantaggi, non solo in termini di oc-
cupazione di memoria, ma anche di velo-
cità e precisione del lavoro.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
127
PROVA
DATA EASE DEVELOPER
Altra caratteristica saliente di un ar-
chivio Data Ease è la possibilità di defi-
nire campi virtuali, anch'essi presenti
solo nella struttura, sempre disponibili e
che non producono occupazione di spa-
zio fisico. Tali campi possono anche
contenere dati prelevati da archivi corre-
lati.
Le relazioni
La seconda operazione da eseguire,
nel creare un’applicazione Data Ease. è
i tot» i
Menu principale opz 2
Informazioni applica-
li Developer serve per
completare, anche ne-
gli aspetti formali ed
esteriori, la realizzazio-
ne di una procedura
formazioni necessarie
per l'Kientihcaztone
della procedura, nel-
l'impostare le codili-
che por la protezione
Figura 2
Data Ease Developer
Menu pnncipale
Developer contiene
mano altri sotlomenu
opzione che introduce
a! menu pnncipale di
Data Ease II Develo-
per Quindi si installa ad
un livello superiore ri-
spetto al Data Ease
quella di definire le relazioni presenti tra
i vari archivi dalla Banca Dati, che con-
sentono ad esempio di visualizzare su
uno stesso modulo dati letti da più
archivi tra loro relazionati.
Il Data Ease permette di definire con
estrema semplicità anche le più com-
plesse relazioni visualizzando una ma-
schera specifica nella quale vanno indi-
cati i nomi dei moduli che si intendono
correlare, i campi del primo e del secon-
do modulo (fino a tre coppie) ed il nome
che si vuol dare alla relazione.
I Report
A questo punto la banca dati è già
funzionante ed è possibile inserire i dati,
ricercarli, e stamparli, utilizzando i Re-
port Veloci.
Per attivare un Report Veloce basta
premere il tasto F9 durante l'inserimen-
to dati ed il Data Ease visualizza un
menu che permette la definizione dei
suoi contenuti, della forma estetica,
ecc. Permette poi di eseguire la stampa
e infine di salvarla per poterla riutilizzare
in seguito
È possibile tuttavia definire i Report
Completi che offrono notevoli possibili-
tà in più, rispetto agli altri. Tramite que-
sti infatti è possibile definire oltre che
stampe, procedure batch di calcolo, ag-
giornamento. cancellazione ed altro. I
Report Completi costituiscono in pratica
il linguaggio di programmazione del Da-
ta Ease.
I Menu
L'applicazione è ora pressoché com-
pleta, manca solo un'interfaccia più pra-
tica e veloce che permetta di accedere
a tutte le funzionalità implementate,
mancano in sostanza i menu.
Questi vengono definiti tramite una
apposita maschera che contiene il no-
me del menu, il suo livello di protezio-
ne, il suo titolo, e fino a nove opzioni
che, a menu funzionante, compariranno
sullo schermo e che sono del tutto
simili ai menu nativi del Data Ease.
Ora si può far girare la procedura per
cominciare a testarne il buon funziona-
mento. Se la procedura è destinata ad
un utilizzatore é possibile definirne, tra-
mite un'apposita sottoprocedura, il livel-
lo di accesso ai dati, la password ed il
nome di un eventuale menu costruito
appositamente per lui.
Considerando che si possono imple-
mentare procedure di trasferimento dati
e che nei Report Completi, tramite il
Macrolinguaggio di Data Ease, è possi-
bile scrivere veri e propri programmi,
possiamo concludere che il Data Ease
si presta senza dubbio all’utilizzo diretto
da parte dell'utente finale, grazie anche
alla sua «esagerata» e sempre presente
interattività.
Nei Report Completi, come detto, si
possono utilizzare i vari comandi di pro-
grammazione del Data Ease. Ed é nel-
l'utilizzo pesante dei Report Completi
che si differenzia l'attività dello speciali-
sta. che con questo strumento «scrive»
la procedura, da quella dell’utente fina-
le, che è però sempre in grado di utiliz-
zare tutte le altre funzionalità.
Il Data Ease Developer
Esteriormente si presenta con un sin-
tetico manuale per l’utente, con un look
identico, e quindi di buon livello, a quel-
lo del Data Ease. la cui scatola contiene
anche i tre dischetti del prodotto
Il Developer mette l'utilizzatore di Da-
ta Ease, chiunque esso sia, in grado di
dare una veste professionale a tutte le
procedure implementate, piccole o
grandi che siano.
Si tratta di un prodotto relativamente
semplice, sia come numero di funziona-
lità sia come difficoltà d'utilizzo, ma del
tutto «nuovo» in quanto occupa un set-
tore di mercato oggi vuoto, anche se
ormai la produzione di software su PC è
un'attività molto diffusa, nella quale sa-
rebbe auspicabile la presenza di tool
che facilitino sempre la industrializzazio-
ne dalla produzione.
Spieghiamo cosa intendiamo per «ve-
ste professionale» che si dà, con il
Developer, al prodotto finito.
Il software applicativo in circolazione
nella maggior parte dei casi è protetto
dalla copiatura o dalla pluri installazione,
è marcato da un numero seriale che lo
distingue dalle altre copie, é corredato
da una demo che ne illustra le caratteri-
stiche principali. In genere ne esiste
anche una versione per valutazione, ot-
tenibile gratuitamente.
Il Developer produce tutte queste co-
se. ed altro ancora, per ogni applicazio-
ne che viene sviluppata col DE.
Ma non per questo è rivolto escluslva-
128
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROVA
DATA EASE DEVELOPER
Menu principale opz 3
Documentazione tec-
II Developer può pro-
voluminosa documen-
tazione tecnica del-
l'applicazione. suddivi-
nenti Molto ellicaci.
per la comprensione
del lunzionamento
della procedura stes-
sa. sono l'albero dei
menu e il grafico delle
relazioni esistenti tra i
Generazione del manuale tecnico
L'opzione 3 del menu principale del
Developer, produce una stampa con le
specifiche tecniche deU'applicazione.
Viene visualizzata una maschera ove
selezionare i componenti che si voglio-
no produrre in stampa. Si può stampare
la lista dei moduli, dei report, quella
degli utenti, delle stampanti e dei menu
(fig. 4).
La cosa più interessante riguarda la
possibilità di stampare l'albero dei me-
ntente a coloro che abbiano intenzione a
commercializzare il prodotto su vasta
scala, infatti può far comodo a qualsiasi
utente finale che voglia produrre una do-
cumentazione tecnica ed operativa della
propria procedura, che gli sarà utile in ca-
so di interventi, manutentivi.
Come si usa
È innanzitutto possibile trattare appli-
cazioni già esistenti considerando che i
file verranno rielaborati e quindi non sa-
ranno più compatibili con il semplice DE.
È possibile tuttavia scrivere direttamente
dal Developer il programma, il pacchetto
infatti va installato assieme al Data Ease
che ne diventerà parte integrante.
L'interfaccia utente del Developer è
del tutto simile a quella del DE, e consi-
ste in un unico menu principale dal
quale è possibile eseguire le funzionali-
tà aggiunte oppure, tramite la prima
opzione, scendere nel DE.
Esaminiamo quali sono le fasi neces-
sarie ad implementare un pacchetto
completo di tutto, permettendo che le
varie fasi costituiscono nella giusta se-
quenza le varie opzioni del menu del
prodotto (fig. 2),
Fase 1 : si crea l'applicazione Data
Ease come descritto nella prima parte
dell'articolo.
Fase 2: si produce una versione, della
alfa, per i test eseguiti dallo sviluppato-
re. e poi la beta, che viene testata
dall'utente. Solo cosi si è poi sicuri che
il prodotto risponde alle specifiche ini-
ziali.
- Fase 3: tramite l'opzione 2 si inseri-
scono le informazioni generali relative
all'applicazione.
Fase 4: l'opzione 3 permette di gene-
rare il manuale relativo alle specifiche
tecniche.
Fase 5: è il momento di creare il
manuale descrittivo della applicazione e
l'opzione 4 ne genera uno completo.
Fase 6: tramite l’opzione 5 si può
creare una dimostrazione sulle funziona-
lità dell'applicazione.
Fase 7: l'opzione 6 permette di crea-
re un disco o più, tramite i quali sarà
possibile installare l'applicazione.
Fase 8: tramite l'opzione 7 è possibi-
le limitare un'installazione generata con
l’opzione precedente nel numero di re-
cord che i moduli potranno contenere,
generando cosi una copia per valuta-
zione.
Fase 9: sempre tramite la 7 è possibi-
le associare un numero seriale alla co-
pia generata precedentemente.
Esploreremo adesso più in dettaglio
queste funzionalità per coglierne le ca-
ratteristiche più significative.
Informazioni generali
L'opzione 2 del menu principale del
Developer visualizza una maschera nella
quale è possibile definire alcune infor-
mazioni generali relative all'applicazione
e a chi la ha sviluppata. Queste informa-
zioni verranno in seguito utilizzate nei
vari prodotti in uscita del Developer,
come manuali e copie da installare.
La figura 3 dà un'idea di quali dati
inserire, c'è solo da soffermarsi sul co-
dice di cifraggio che verrà utilizzato più
avanti, dall’opzione 6 Generazione di
una applicazione. Si tratta in pratica di
un numero, composto da 10 cifre, che
pilota direttamente l'algoritmo di codifi-
ca dei dati su disco, crittografandoli.
nu e il diagramma delle relazioni che
correlano gli archivi dell'applicazione.
Sono questi infatti i documenti, di tipo
semigrafico, che aiutano più di tutti a
comprendere come si articola la proce-
dura e sono di valido supporto al manu-
tentore dell'applicazione.
Generazione del manuale utente
È possibile produrre una documenta-
zione dedicata all'operatività con la de-
scrizione delle funzionalità della procedu-
ra. Anche qui, tramite una maschera (fig.
5), è possibile scegliere quali componenti
formano il manuale.
I componenti sono:
— pagina principale (contenente le in-
formazioni generali)
— indice
— introduzione
— descrizione dell'interfaccia
— installazione
— come cominciare
— descrizione della procedura.
Inoltre possono essere prodotte varie
appendici riguardanti informazioni sul-
l'acquisizione dati, sulla configurazione
standard del sistema e delle stampanti,
sulle produzioni dei report veloci, sulla
manutenzione, importazione dati e infi-
ne sui messaggi di errore.
Per quanto riguarda i primi compo-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
129
PROVA
DATA EASE DEVELOPER
nenti, di tipo testuale, è anche possibile
scriverli con un qualsiasi prodotto che
possa generare un file ASCII. Una volta
definiti i componenti da stampare e i
relativi file è possibile indirizzare la
stampa sui tre out classici: video, carta,
disco ASCII e, per i palati più esigenti,
file per Ventura Publisher, con tanto di
stile Data Ease per Ventura.
Generazione
di una demo automatica
L'opzione 5 del menu principale del
Menu principale opz 7
Codifica dell'applica-
leggere l'applicazione
da copie e da usi inde-
siderati. è possibile
collegare la singola co-
pia del pacchetto ad
sene del Data Ease
Developer permette di generare un di-
sco Demo delle funzionalità e compo-
nenti della procedura.
Una demo consiste in una videata
iniziale, una seconda che contiene infor-
mazioni relative alla procedura e al pro-
grammatore. altre con i vari menu, le
varie maschere di acquisizione, e inoltre
pagine di testo che possono essere
aggiunte esternamente a commento di
quello che si sta visualizzando.
L'utente potrà far girare la demo in
diversi modi: automaticamente, scher-
mo dopo schermo, tasto dopo tasto.
I vantaggi di una demo automatica
non sono pochi, infatti è possibile far
capire, anche ad un utente poco esper-
to di PC, cosa fa e come funziona la
procedura, senza per questo dargliene
una copia, evitando quindi tutti i proble-
mi che si incontrano in fase di installa-
zione e di funzionamento.
La durata di una demo può variare da
10 a 20 minuti, anche perché una demo
più lunga potrebbe risultare stancante.
La demo finale è in pratica costituita da
segmenti «registrati» alternati a videate
descrittive.
Creare copie della procedura
Tramite la funzionalità 6. Creazione di
un disco installazione, è possibile gene-
Menu principale opz 6
Creazione pacchetto.
Realizzato e testato il
prototipo della applica-
pie DEMO autoesegui-
bili I opzione 51. sia delle
copie per valutazione
lapplicazioni complete
con limitazione sul nu-
mero di record gestibi-
li! sia. infine, le vane co-
pie originali del pac-
chetto applicativo. In
questa fase viene an-
che prodotto il pro-
gramma batch di instal-
lazione necessario al-
l'utente per iniziare a la-
rare delle copie che contengano o me-
no i vari componenti base costituenti la
applicazione originale (fig. 6).
Quindi sono selezionabili separata-
mente: le maschere di inserimento dati,
le procedure di stampa e di calcolo
(report), le procedure di importazione ed
esportazione dati, i menu utente, le
correlazioni tra gli archivi, gli utenti defi-
niti, le definizioni di stampanti, ecc.
La caratteristica più importante di
questa funzionalità è la possibilità di
proteggere le maschere di acquisizione
dati e i report con un algoritmo coman-
dato dal codice definito nella maschera
delle informazioni generali (funzionalità
2) del menu principale.
Serializzazione di una copia
per installazione
Tramite questa opzione è possibile
personalizzare la copia generata con la
funzionalità precedente, attribuendole
un. numero seriale (fig. 7).
È anche possibile vincolare il funzio-
namento della procedura ad un numero
seriale di Data Ease, in modo da non
permetterne il funzionamento con altre
copie.
Questa funzionalità permette di defi-
nire anche un limite alla gestione dati
dei moduli, in modo da rendere la copia
funzionante a tutti gli effetti, ma inutiliz-
zabile da un punto di vista operativo.
Possono essere inoltre definite altre
informazioni relative alla copia che si sta
generando, come il nome dell'applica-
zione, la data di scadenza, oltre la quale
il programma non funziona più, la ver-
sione, e notizie sul copyright, ecc.
In collegamento al Data Ease Runti-
me si produce infine un’applicazione
eseguibile, corredata dei soli moduli Da-
ta Ease necessari alla sua esecuzione.
In tale maniera ovviamente l'applicazio-
ne. corredata del Runtime, può girare
senza aver necessità del Data Ease.
Conclusioni
Del Developer ci è parsa interessante
soprattutto la filosofia, che automatizza
la produzione di tutti quei documenti
che comunque bisogna fornire quando
si realizza un’applicazione destinata in
genere ad un uso in un reale ambiente
applicativo, e destinata ad avere «una
vita» sufficientemente lunga.
Il Data Ease Developer ovviamente è
utilizzabile da chi usa già il Data Ease,
sia individualmente sia nell'ambito di
una organizzazione (Aziende, Software
House),
In particolare per quest'ultime. è inte-
ressante il riversamento in Ventura, con
il quale le documentazioni delle varie
applicazioni assumono lo stesso stile
estetico.
L'esistenza di un accessorio del ge-
nere, che fondamentalmente riduce i
tempi di sviluppo di una applicazione e
della sua documentazione, potrebbe in-
durre anche chi oggi non usa il Data
Ease. ma produce software applicativo,
a riconsiderare gli strumenti con i quali
lavorare.
Sarebbe peraltro auspicabile che que-
sto tipo di tool si diffondesse anche
negli altri mondi, a tutto vantaggio, in
definitiva, della qualità e dei costi di
manutenzione del software in circola-
zione.
130
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
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MEMORIE OTTICHE
di Angelo La Duca
AppleCD SC
Lo avevamo annunciato in
occasione della sua
presentazione alla conferenza
Microsoft sui CD-ROM,
tenutasi a Seattle nel marzo
scorso. È il primo lettore
marchiato Apple per la
gamma dei computer
dell'azienda di Cupertino: un
ottimo esordio
Cosa sia l 'AppleCD SC è presto det-
to: una periferica intesa come memoria
di massa a sola lettura ossia, più esatta-
mente, un drive per CD-ROM. È nato
espressamente per la famiglia di pro-
dotti Macintosh, quindi prevede una fa-
cilità di uso e di installazione decisa-
mente all'altezza dell'interfaccia utente
che ha reso famose queste macchine.
La scelta dei computer Mac non è
forzata, ma dato che l' AppleCD SC lavo-
ra tramite un'interfaccia SCSI, ecco che
diventa fondamentale usare il Macin-
tosh, anche perché al momento vi sono
i device di gestione solo per questo
computer.
Questo non è il primo lettore di CD-
ROM per Apple che appare sul merca-
to, tempo fa abbiamo visto varie altre
marche di drive collegate al Mac, tutte
però con sistemi un po' più elaborati e
meno user friendly della soluzione mar-
chiata con la mela, inoltre non era anco-
ra stata definita la norma ISO 9660,
ossia lo standard High Sierra per la
gestione dei dati sul disco.
Questo aveva perciò portato ad una
serie di incompatibilità fra prodotti ottici
per il «melone», cosa che ora non si
verifica più.
Small Computer
System Interface (SCSI)
SCSI è la parola chiave che lega l'Ap-
ple al mondo delle memorie ottiche a
sola lettura. Il drive, infatti, deve essere
collegato al computer attraverso un ca-
vo SCSI; la cosa è semplicissima, ma è
importante avere chiare alcune cosette
su quello che è una catena di periferi-
che SCSI, altrimenti si combinerà un
pericoloso pasticcio.
I prodotti che usano la SCSI quale
interfaccia devono essere posti in una
vera e propria catena, dato che la con-
nessione è a cascata uno dopo l'altro
con i terminatori all'inizio ed alla fine
della stessa.
Ma come fa il computer, primo anello
della catena ad accedere ad una di
queste periferiche che, perciò, sono tut-
te collegate con una sorta di bus?
È necessario che ogni singola unità
sia identificata con un numero univoco,
numero che ne identifica anche la priori-
tà all'interno del sistema. In tal modo
non vi sarà mai un conflitto di accessi,
chi ha la priorità maggiore (quindi l’iden-
tificativo più alto) sarà la prima ad esse-
re chiamata in causa, poi se non è
necessaria si passerà alla successiva,
oppure si userà direttamente la periferi-
ca necessaria tramite il suo identificati-
vo di priorità. Appare quindi chiaro che il
drive per CD-ROM Apple dovrà avere
una sua priorità all'interno della catena
che useremo; attenzione anche nella
più piccola configurazione esiste una
catena: il computer ed il lettore, oppure
il computer, l'hard disk e l'AppleCD.
È quindi fondamentale che ogni anel-
lo abbia un suo numero di priorità unico,
cosa che viene automaticamente setta-
ta dall'Apple per i suoi prodotti SCSI.
Qualora nel vostro sistema sia presente
qualche altro apparecchio di poduzione
non Apple allora è bene che ricontrollia-
te un po' di cosette.
Installazione hardware
Inserire l'AppleCD SC è un lavoro che
non occupa più di un quarto d'ora, nei
casi peggiori venti minuti, di cui cinque
impiegati per sballare l'apparecchio ed i
relativi accessori... È infatti di una sem-
plicità estrema, ma l'unico punto da
curare è decisamente quello della priori-
tà SCSI e della scelta del cavo da ado-
perare.
Una volta sballato, il lettore si presen-
ta nella sua veste di parallelepipedo
grigio che ha sul lato anteriore l'alloggia-
mento per il caddy (il portadischi), i led
di accensione e di «in use», la presa per
la cuffia ed il potenziometro del volume.
Il lato posteriore ha invece le due prese
SCSI, i pin di collegamento audio, il
selettore di priorità e l'interruttore di
accensione/spegnimento.
Il punto più importante è proprio quel-
lo di definire la priorità dell'apparecchio:
il settaggio di fabbrica gli dà uno SCSI
ID pari a 3, quindi può essere preso ed
usato già nella maggior parte di casi, in
quanto il computer ha identificativo 7,
mentre il disco rigido interno dei Mac è
presettato a 0. Qualora un'altra periferi-
ferica del sistema abbia già la priorità 3,
sarà necessario cambiare quella di de-
fault dell'unità CD-ROM. Questo è an-
132
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MEMORIE OTTICHE
che necessario farlo qualora si acquisti
un secondo lettore, quindi impostato in
fabbrica con un ID uguale a 3... La
variazione del livello dì priorità è una
cosa semplicissima, basta armarsi di
spillone o di un fermaglio aperto e,
inserendolo nell'apposito foro sotto la
finestrella che mostra l'ID, basta spin-
gere con delicatezza. Ad ogni nostra
pressione cambierà l'identificativo SCSI
del drive, sarà quindi sufficiente conti-
nuare sino a che non appare il numero
desiderato.
Dopo avere settato il drive in tal mo-
do, lo step successivo è quello della
definizione del tipo di cavo da adope-
rare.
Esistono infatti due tipi differenti di
cavi per collegare il CD-ROM drive:
quello di sistema o quello per le periferi-
che. La differenza è fondamentale, in
quanto il primo serve solo nel caso si
debba connettere l'AppleCD SC diretta-
mente alla presa SCSI del Macintosh
(Plus, SE, II); infatti solo in questo fran-
gente si ha la corrispondenza dei due
AppleCO SC
Costruttore:
Apple Computer Ine.
Cupertino California. USA.
Distributore:
Apple Computer Spa
Via Rivoltane. 8
20090 Segrete IMI I
Prezzi UVA esclusa):
AppleCO SC L. 1.990.000
sistemi, che però possono aver bisogno
o meno del terminatore.
Se il nostro Mac non possiede hard
disk, non possiede nemmeno il termina-
tore SCSI interno che contraddistingue
questo tipo di unità, quindi è necessario
inserirlo fra il cavo ed il CD-ROM. Cosa
sia il terminatore è presto detto: «un
contenitore di plastica che contiene del-
le resistenze terminanti che debbono
garantire l'integrità del segnale all'inter-
no della rete SCSI», citando il manuale
dell'AppleCD SC.
Qualora il nostro Mac abbia il suo
bravo hard disk (quindi il terminatore
interno), basterà apporre l'altro termina-
tore sulla seconda presa SCSI del drive
per CD-ROM.
Se invece abbiamo già altre periferi-
che SCSI connesse al nostro sistema,
dovremo usare il cavo periferiche per il
nostro lettore; la differenza è data dalla
presenza di due connettori da 50 poli
identici alle due estremità del cavo,
connettori per le prese SCSI delle peri-
feriche, appunto, quindi incompatibili
con le prese sul retro del Mac. In simile
situazioni è necessario usare il termina-
tore sull'ultimo elemento SCSI della re-
te, fermo restando il fatto che ve ne
deve essere uno all'inizio. Perciò se
abbiamo un Mac con hard disk basta
semplicemente «terminare» l'ultima pe-
riferica, in caso contrario si dovrà mette-
re il «terminator» anche sul cavo di
collegamento del primo anello SCSI al
computer.
Per poter far
funzionare
correttamente l'Apple
CD SC. è importante
eseguire
correttamente le
connessioni SCSI con
le altre periferiche. In
questo grafico
vengono presentate
varie possibili
situazioni di
collegamento con
unità dotate di
terminatoti interni o
esterni,
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
133
MEMORIE OTTICHE
Installazione software
Certamente il prologo sulla porta
SCSI è decisamente fuorviarne, può far
credere che sia complicato installare
l'AppleCD SC. ma vi assicuro che è
molto più lungo e difficile dirlo che farlo.
Per ciò che riguarda il software la cosa
è ancora più semplice: basta inserire il
dischetto fornito con il lettore nel drive
ed aprirlo clickandogli sopra. A questo
punto bisogna anche aprire la propria
cartella sistema e copiarvi le due icone
«Apple CD-ROM» e «CD Remote Init»,
che contengono i driver adatti per gesti-
re la nuova risorsa. Basterà quindi reset-
tare il computer ed ecco che apparirà
sullo schermo la nuova icona del drive
CD-ROM. subito disponibile per l’uso.
Il software su CD per Mac
Esiste già del software su CD per il Mac :
tanto é vero che ci è giunto assieme al drive
un disco Apple che contiene un bel po' di
cosette È stato latto fisicamente dalla Sono-
press. men tre la preparazione dei dati è ope-
ra della CD Systems di Varese, la quale ha già
realizzato altri titoli per Mac per conto della
Banca Popolare di Sondrio.
Il titolo è » Technical Publishing CD » ed.
ovviamente, contiene letteratura tecnica di
riferimento vi sono infatti degli slack Hyper-
Card relativi alla « Officina Biturbo » I a quale
casa automobilistica si ri feriscono FI ed alla
Ducati. Sono conditi con animazioni e suoni
decisamente d'effetto Oltre alla cartella Hy-
perCard ve ne sono altre due. denominate
Mac II e Mac SE: contengono dei dimostrati-
vi di software per i due elementi della fami-
glia Apple: qualche nome: Topcad. Simul.
CADMOVER, SpaceEdit eccetera
Gli altri CD attualmente reperibili sono una
collezione di immagini, loto, mappe, disegni
eccetera memonzzata in formato TIFF (Tag
Information File Formati o EPS lEncapsula-
ted PostScript) in un CD chiamalo appunto
« CD-ROM Art Collection» Naturalmente é
destinato a chi lavora in grafica o nel settore
DTP La discovery System, quella di CD-
ROM Sampleper MS-DOS. sta per pubblica-
re un CD di software di pubblico dominio per
Mac. una vera e propria chicca prelibata In-
vece. la BCS di Boston vende per 75 dollan
una libreria di applicazioni, ma se vi interessa
solo il public domain software per circa 200
dollari potrete acquistare dalla Educomp cali-
forniana un'altra raccolta di questo tipo di
programmi Non dimentichiamo che il Mac
può leggere i CD in formato High Sierra Sta
però all'applicativo convertire i dati in un for-
mato più consono al sistema.
134
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MEMORIE OTTICHE
Le due immagini illustrano i due tipi di cavo necessari per collegare l'AppleCD SC al nostro sistema Macintosh: la foto a sinistra mostra quello necessario per il
collegamento ad un'altra periferica SCSI già presente, mentre quello a sinistra serve per collegarlo al computer. Il piccolo connettore è il terminatore
Operatività
È importante notare che è necessario
accendere prima le periferiche e poi il
computer, altrimenti il lettore non viene
riconosciuto dal sistema. Definito que-
sto punto si può quindi leggere il CD-
ROM vero e proprio, però per fare ciò
bisogna inserire il disco nel drive. A tal
proposito si deve mettere il CD nel
caddy. ossia in quel contenitore protetti-
vo di plastica che preserva il disco dalle
possibili abrasioni.
È importante notare che sebbene i
CD siano virtualmente insensibili alle
abrasioni ed al maltrattamento, è bene
non rischiare: se cambiano pochi bit in
disco musicale la faccenda non è udibi-
le. ma se avviene nei dati può essere
molto grave... Avendo propriamente in-
serito il disco nel caddy e poi messo il
tutto nel drive, basterà clickare l'icona
del drive per CD-ROM ed il gioco è
fatto! In effetti il drive è visto come se
fosse uno standardissimo drive per il
Mac, quindi con il totale supporto del
file System HFS; l’unico problema è che
non è possibile scrivere sul disco, ovvia-
mente!
La Apple supporta lo standard High
Sierra (ISO 9660), ma è compito del-
l'applicazione gestire i dati in tale forma-
to sul disco, presentandoli poi a video
come se fosse un device standard HFS.
Musica
Lo schema a blocchi dell'AppleCD SC
prevede vari elementi:
— Una unità di lettura con la testina
laser.
— Un servosistema di verifica e corre-
zione della messa a fuoco e della veloci-
tà di rotazione.
— Un circuito di lettura dati e correzio-
ne d’errore.
— Un circuito di gestione del sistema.
— Una scheda SCSI.
— Un sistema di conversione analogica
per la lettura dei CD audio.
Appare quindi chiaro che il drive è
anche in grado di «suonare»... ossia di
riprodurre i dischi musicali, fornendo
un'uscita audio sia per cuffia che per
una normale connessione all'impianto
stereo di casa tramite i consueti pinjack
RCA.
Per poter fare queste feature, è però
necessario usare un apposito accesso-
rio software, fornito di corredo col dri-
ve: il «CD-Remote».
Questo programma è presente sul
disco da 3 ”1/2 consegnato nella confe-
zione. e per installarlo basta semplice-
mente copiarlo sulla cartella di sistema
del disco di lavoro. Per attivarlo basta
scegliere CD-Remote dal menu mela
del Mac. Apparirà quindi sullo schermo
un «telecomando» con 15 tasti e un
display, in grado di gestire compieta-
mente il drive. Le possibilità offerte
prevedono la scelta della traccia da ri-
produrre, la ricerca veloce in avanti e
indietro, la pausa, lo stop, eject e alcune
funzioni particolari. Fra queste annove-
riamo la gestione dei due canali audio,
la possibilità di programmare la sequen-
za dei brani da suonare o di avere la
funzione «shuffle» play, ossia ascolto in
ordine casuale delle tracce. Si può an-
che mettere una serie di marcatori sulle
tracce da ascoltare ed impostare una
ripetizione di ascolto fra i marcatori così
settati.
Fra le utility più carine possiamo cita-
re la possibilità di crearsi delle liste
d'ascolto personalizzate, con il nome
del disco e la sequenza di brani preferiti,
anche'essi rinominabili a piacere: in-
somma una sorta di FTS (Favourite
Track Selection) dei lettori audio, ma
con possibilità molto maggiori.
Conclusioni
È sempre interessante verificare i
«numeri» del lettore, che naturalmente
possono essere diversi dalla media solo
su certi parametri, poiché certi fattori
sono definiti degli standard. Natural-
mente un tempo di accesso medio alla
traccia variabile da 55 a 1 30 millisecondi
non è da considerarsi lento, anzi tutt’al-
tro: un drive per CD-ROM non è proget-
tato come hard disk, dato che le carat-
teristiche funzionali sono ben diverse.
La velocità di trasferimento dati verso
l’host è uno dei famosi standard da
rispettare : 150 K al secondo o 172, a
seconda che si lavori con dati o suoni,
mentre la velocità della rete SCSI è di
ben 800 kbyte al secondo.
I numeri sono quindi ottimi e ampia-
mente negli standard, il supporto High
Sierra è garantito dal software di siste-
ma (è però compito dell'applicazione
saperlo interpretare), l'affidabilità del no-
me Apple è proverbiale e la facilità di
installazione ne fanno una vera e propria
chicca prelibata: cos'altro aggiungere
se non un dieci e lode? mc
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
135
DESK TOP PUBLISHING
di Mauro Candirti
Smau:
una vetrina per il Dtp
Che quest'anno anche allo
Smau ci si sia accorti del Dtp,
era dimostrato da alcuni fatti
essenziali. Innanzi tutto il 1°
PublishINscena,
manifestazione votata alla
dimostrazione dei sistemi di
Dtp applicati alle differenti
realtà aziendali ed editoriali. In
secondo luogo il Dtp trova
finalmente un suo spazio
all' in terno del catalogo Smau
con una sezione
completamente ad esso
dedicata per la ricerca degli
espositori in grado di offrire
servizi e/o prodotti per questo
settore: ben sei pagine di
elenco per un totale di quasi
150 espositori.
Evidentemente per illustrare
tutti i prodotti di questi 150
espositori un numero intero di
MC non basterebbe di certo:
faremo, quindi, una carrellata
sui prodotti più interessanti,
sulle novità e, come
promesso lo scorso numero,
vedremo cosa propone di
nuovo il mercato delle
stampanti laser
1° PublishINscena
Iniziamo con questa utilissima iniziati-
va che ha voluto veramente avvicinare il
grande pubblico al Dtp. AH'interno del
padiglione 21 è stata allestita un’area di
oltre 500 mq con posti a sedere per 1 00
persone: la platea poteva seguire con
l'ausilio di due videoproiettori le dimoj_
strazioni della durata di - ,
45 minuti. ^ Q
Dalle 10 alle
18 si susseguivano sul
palco ben 10 dimostrazioni ogni giorno,
cinque al mattino su un argomento e
cinque il pomeriggio su un altro argo-
mento. In totale cinque differenti argo-
menti e precisamente: Impaginazione
Aziendale (progettazione e realizzazione
di newsletter, bollettini, circolari, de-
pliant, listini, relazioni e bilanci). Grafica
e Illustrazione (creazione di disegni ed
elaborazione grafica, progettazione di
marchi e logo aziendali, digitalizzazione
delle immagini, realizzazione di presen-
tazioni), Modulistica Commerciale (rea-
lizzazione in modo semplice e creativo
di carta intestata, biglietti da visita, mo-
duli per fatture, bolle di consegna), Im-
paginazione Editoriale (testimonianze da
parte di editori che utilizzano il Dtp per
le loro realizzazioni) e Documentazione
Tecnica (manualistica, schede tecniche
di prodotto, integrazioni di immagini rea-
lizzate in campo CAD). Queste presen-
tazioni, tenute da esperti e specialisti
del settore, avevano un taglio decisa-
mente pratico con esempi reali di rea-
lizzazioni. delle quali se ne esaminava la
genesi in tutti i suoi punti e il metodo di
risoluzione dei differenti problemi af-
frontati. L'organizzazione «artistica» e
tecnica è stata curata dalla rivista Italia
Publisher con la collaborazione della so-
cietà di pubbliche relazioni Bit Relation.
Numerosi gli sponsor, nomi senza alcun
dubbio tra i più importanti nel settore
del Dtp e non solo: Ap-
? pie, Akron. Compaq, Del-
[--V. ta, Digigraph. Elcom.
IBM, Iret System, J.
Soft. Macchingraf.
Mannesmann, Offset
Italia, Olivetti Cicero,
Rank Xerox, Thema,
VGS. Inutile dire che
la partecipazione di
pubblico è stata note-
vole: quasi 2000 persone han-
no seguito le dimostrazioni e decretato,
quindi, il successo di questa manifesta-
zione che senza dubbio sarà ripetuta il
prossimo anno.
Agfa
È finalmente disponibile la piccola la-
ser della Agfa già presentata in occasio-
ne di ExpoEdit ’88. Nata dall’esperienza
della sorella maggiore P400PS, allo
Smau era presente la P3400PS, una
stampante PostScript a 400 punti per
pollice dalle eccezionali caratteristiche:
memoria Ram da 6M (4M per bitmap.
1M memoria virtuale e 1M per memo-
rizzazione caratteri), disco rigido da
20M, 73 font nella versione standard,
due cassetti da 250 fogli di carta ciascu-
no, possibilità di uscita dei fogli a faccia
in alto o in basso, produzione fino a
10.000 pagine al mese, interfaccia se-
riale, parallela. Apple Talk. Insomma tut-
to ciò che si può desiderare da una
stampante laser per grossi livelli di pro-
duzione in Dtp. Sempre nello stand Ag-
fa abbiamo trovato anche gli scanner
della serie Focus, disponibili in due ver-
sioni: da 600 e da 800 punti per pollice.
136
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
DESK TOP PUBLISHING
Anche questo è senza dubbio un pro-
dotto al di là della media: con questi
livelli definizione si possono ottenere
immagini veramente eccezionali specie
se vengono poi utilizzati dispositivi di
output tipo Linotronic. E per chi non
necessita di tutta la risoluzione dei 600
o degli 800 punti per pollice può sce-
gliere definizioni inferiori fino a 75 punti
per pollice (con ben 12 step), La veloci-
tà di scansione è anch'essa ecceziona-
le: 34 secondi per i 600 punti per pollice
e 62 per gli 800.
Apple
Tre le principali novità presentate da
Apple nel suo sempre affollatissimo
stand allo Smau. tutte e tre in qualche
modo legate al mondo del Dtp. In pri-
mis troviamo il nuovo Macintosh llx: il
nuovo processore 68030 completo di
coprocessore matematico 68882 rendo-
no questo nuovo Macintosh tra i perso-
nal computer più veloci al mondo e,
quindi, molto adatto ad elaborazioni gra-
fiche complesse come molte volte si
trovano nel Dtp. Inoltre è dotato di una
nuovissima unità disco interna in grado
di riconoscere e leggere automatica-
mente il nuovo formato da 1 ,4M, i pre-
cedenti formati da 800K a 400K e persi-
no il formato classico da 1,4M in MS-
DOS.
Più direttamente legato al Dtp trovia-
mo il nuovo scanner. Del tipo a superfi-
cie piana, consente di digitalizzare im-
magini con dimensioni fino a 216x356.
mm. La risoluzione è selezionabile a
scelta da 75 a 300 punti per pollice,
mentre il tipo di ripresa può essere al
tratto, mezzatinta o chiaroscuro (fino a
16 livelli di grigio), I livelli di contrasto
sono 8, quelli di luminosità 16 e di
soglia 16. anch’essi. Le mappature dei
grigi sono tre (+ chiaro, normale. +
scuro) mentre le retinature sono del
tipo Bayer, a spirale. 2x2. lineare oppure
definibili dall'utente. In uscita potremo
avere tre differenti formati: PICT. TIFF e
MacPaint. Il collegamento con Macin-
tosh avviene attraverso l'interfaccia
SCSI. Per leggere un documento di
formato A4 necessitano circa 20 secon-
di. Lo scanner viene accompagnato da
un apposito software per la lettura delle
immagini di nome AppleScan. ma è
possibile utilizzare anche altri software
compresi quelli specifici OCR per la
lettura dei caratteri.
Infine Apple CD SC. un unità di lettu-
ra di CD-ROM con capacità di 550M di
dati (equivalenti a circa 270.000 pagine
dattiloscritte oppure 2000 immagini ad
alta definizione): la compatibilità di que-
sto lettore con gli standard HFS, High
Sierra e ISO-9660 fa ben sperare sulla
disponibilità di numerosi CD-ROM con
archivi di immagini ad altissima defini-
zione utilissimi nel campo del Dtp.
Lo scanner di Apple, ideale complemento per il
Macintosh,
Atari
Le interessanti prestazioni del siste-
ma basato su Atari ST e relativa stam-
pante laser a basso costo hanno fatto sì
che nascessero altri programmi di Dtp
oltre a Fleet Street, presentato lo scor-
so anno. Infatti quest'anno abbiamo tro-
vato Timeworks DTP, un programma il
cui punto di forza sta nella semplicità
d'uso. Praticamente tutte le funzionalità
di un buon programma di Dtp sono
presenti compresa la possibilità di gesti-
re fino a 9 colonne in una pagina. Inte-
ressante la possibilità di gestire l'uscita
del documento su 5 differenti stampan-
ti: Epson 9 aghi e compatibili, Epson 24
aghi e compatibili, LaserJet HP, Laser
Atari SLM804, Laser PostScript.
C.ltoh
Importate dalla Adelsy di Milano, le
stampanti laser della C.ltoh rispondono
ai principali standard di mercato. Il mo-
dello utilizzabile nel campo del Dtp è la
Lips 10, una laser da 10 pagine al
minuto, con un'ottima emulazione sia di
HP LaserJet che di stampanti ad aghi
tipo Epson (in caso di utilizzi come
stampanti di linea per reti o sistemi). Da
notare la presenza del linguaggio LCL
per creazioni testo combinato con gra-
fica.
Molto interessante per un Dtp di tipo
aziendale (soprattutto per la creazione
di modulistica) la nuova CI E 3000, stam-
pante non laser, ma a deposito di ioni:
la risoluzione è la stessa delle laser con
300x300 punti per pollice, tuttavia si
può arrivare fino a 45 pagine al secondo
nella produzione di modulistica azien-
dale.
Canon
Abbiamo potuto finalmente toccare
con mano le nuove laser in grado di
stampare documenti in fronte/retro. Le
caratteristiche dei modelli Canon sono
pressoché identiche ai precedenti a par-
te questo fatto di poter stampare il
foglio sulle due facciate. È interessante
tuttavia sapere che questa nuova mec-
canica è disponibile anche per altri fab-
bricanti di laser; Hewlett-Packard ha già
annunciato un suo modello con tale
meccanica, mentre Apple, l’altra grande
casa consumatrice di meccaniche Ca-
non, non si è ancora espressa.
Disponibile anche il nuovo scanner
Canon IX-12F. uno scanner piano ma
con possibilità di trasformazione a scan-
ner con foglio mobile attraverso un ap-
posito adattatore che consente di leg-
gere in sequenza fino a 20 fogli (molto
utile soprattutto nel campo della lettura
di testo di tipo OCR).
Compugraphics
Se la risoluzione della stampante la-
ser non vi è più sufficiente e avete
qualche risparmio da parte potrete an-
che decidere di acquistarvi una foto-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
137
DESK TOP PUBLISH1NG
compositrice a basso costo e prestazio-
ni pari a quelle dei modelli più costosi. A
proporla è la Compugraphics: il modello
CG9400PS completo di interfaccia RIP
e hard-disk. Per 80 milioni avrete quindi
una foto unità e relativa interfaccia com-
pleta del set standard di 73 caratteri
PostScript, con definizione in uscita di
1200 o 2400 punti per pollice.
Dataproducts
LZR 1260: questa la sigla della stam-
pante laser proposta da Dataproducts
per il mondo Dtp. Caratteristiche abba-
stanza standard, comprendendo Post-
Script e relativi font principali. 300 punti
per pollice, interfacce seriale, parallela e
Apple Talk, memoria da 4M. La caratte-
ristica principale è il numero di copie
mese che tocca le 1 0.000/mese portan-
do questa stampante nel mondo delle
alte tirature. Ricordiamo nella famiglia
delle stampanti laser Dataproducts la
serie LZR-2600 nella quale troviamo le
prime stampanti in grado di stampare
fino al formato doppio Uni (A3), pratica-
mente un formato tabloid come quello
utilizzato dal quotidiano La Repubblica.
Delta
SuperMAC, Textronix, Datacopy,
XPress: ecco i nomi delle case presen-
tate da Delta allo Smau. Molto ammirati
logicamente i grandi monitor a colori
della SuperMAC, ma anche le stupende
stampe a colori ottenute con la stam-
pante a trasferimento della Textronix.
Molto interesse anche per gli scanner
Datacopy: tre modelli con caratteristi-
che in crescendo, fino a ben 256 livelli
di grigio e software OCR per leggere
testi con Macintosh. Abbiamo potuto
anche vedere la versione italiana di
XPress, senza dubbio uno dei più utiliz-
zati programmi di Dtp su Macintosh:
abbiamo già in mano questa versione
che ci accingiamo a provare per darve-
ne al più presto un'ampia e dettagliata
descrizione in uno dei prossimi numeri
di MC.
Fujitsu
Fujitsu presentava allo Smau tre nuo-
ve stampanti della serie RX capaci ri-
spettivamente 5, 12 e 17 pagine al
minuto. Studiate soprattutto per un fun-
zionamento come stampanti di linea in
reti o in situazioni di multiutenza, que-
ste stampanti non disdegnano comun-
que di occuparsi di Dtp di tipo azienda-
le. Come caratteristiche principali trovia-
mo i soliti e più che sufficienti 300 punti
per pollice, mentre per quanto riguarda
le emulazioni notiamo con piacere l'e-
mulazione anche del linguaggio grafico
HPGL che consente un facile utilizzo di
queste stampanti come tracciatori di
diagrammi o di disegni tecnici che tro-
verebbero il loro classico output in un
plotter. Molto curato anche il problema
della manutenzione, semplice e veloce.
Hantarex
La nota casa produttrice di monitor
per computer e altre applicazioni, ha
annunciato allo Smau di aver raggiunto
un accordo per la commercializzazione
in Italia dei monitor Princeton, sia a
colori che specifici per Dtp in bianco e
nero. Hantarex dovrebbe anche com-
mercializzare lo scanner LS-300 sempre
della Princeton.
Un monitor Princeton commercializzato da Han-
IBM
Per evitare di perdersi in un mondo di
cose, IBM ha preparato per i visitatori di
Smau, interessati alle sue proposte di
Dtp, una cartellina con la documentazio-
ne tecnica su tutti i prodotti dedicati al
Dtp. compreso software e schede di
interfaccia. Il sistema presentato è vera-
mente completo: si parte dallo scanner
e passando da CPU. stampante laser e
programmi vari si arriva fino al disco
ottico di tipo WORM (Write Once Read
Many) con capacità di ben 1 ,6 Giga byte
accompagnato dal software specifico
HyperText per l’archiviazione di testi e
loro ricerca successiva, e di HyperMe-
dia per archiviare e ricercare testi e
immagini. A parte ciò le novità sono
soprattutto nel programma LaserMaker,
proposto in alternativa o affiancamento
di PageMaker per comporre e impagina-
re testi, e l'elettrocompositrice 4250,
una speciale stampante in grado di rea-
lizzare materiale per la stampa con una
definizione di 600 punti per pollice (la
stampa non è di tipo laser, ma avviene
per elettroerosione su uno speciale sup-
porto).
Iret
In maniera a dir il vero molto signori-
le. Iret non ha voluto buttarsi nel mara-
sma dei numerosi stand che affollavano
lo Smau. È altresì vero che non ne ha
bisogno, visto i blasonati prodotti trattati
ad iniziare dal famosissimo PageMaker.
Ha deciso così di accogliere i selezionati
visitatori in un ufficio all'Interno della
segreteria Smau. Senza alcun dubbio la
novità più attesa era la versione 3 di
138
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
DESK TOP PUBLISHING
PageMaker finalmente disponibile già in
italiano. Avendo già parlato in anteprima
di questo fantastico prodotto, ci soffer-
meremo su alcune altre novità delle
quali parleremo più approfonditamente
nei prossimi numeri. OCR: già da tem-
po Iret importa gli scanner Dest e il
relativo programma di lettura di testo
OCR. Sappiamo che il problema della
lettura dei caratteri sta nell'apprendi-
mento delle forme dei differenti caratte-
ri da parte del programma di lettura:
ogni volta che si deve introdurre un
testo scritto con un nuovo carattere
bisogna insegnare al programma ■come
leggere quel nuovo carattere. Iret ha ora
deciso di fornire il massimo supporto in
questo senso e dopo mesi di lavoro ha
pubblicato un elenco di caratteri che si
possono leggere senza problemi attra-
verso gli scanner Dest da loro importati.
Impossibile fare qui la lista: si tratta di
ben 76 tipi di caratteri prodotti dalle 19
stampanti/macchine da scrivere più dif-
fuse in Italia. Dalla Aldus abbiamo due
interessanti prodotti: PageMaker Stu-
dio, una raccolta di schemi per la realiz-
zazione di documentazione di qualsiasi
genere con PageMaker, raccolta nata
dalla collaborazione di Aldus con sette
studi grafici di Italia, Francia, Germania,
Inghilterra, Spagna, Scozia, Olanda e
Svezia: PageMaker College è un tipico
prodotto per il mondo Education sia
esso scolastico puro che aziendale —
consente un approccio graduale alle te-
cniche di PageMaker con supporto soft-
ware e manuale accompagnati da una
videocassetta che in sei sezioni illustra
le tecniche base e avanzate di impagi-
nazione elettronica.
Novità anche dalla Radius che ha pre-
sentato un nuovo monitor a doppia pa-
gina a colori con una definizione di
1152x882 pixel (pari a 82 punti per
pollice — definizione piuttosto alta nel
campo dei monitor a colori).
Iret ha anche presentato un sistema
denominato «Archie» per l'archiviazione
ottica di dati per Macintosh.
Il sistema è basato su un disco ottico
di tipo Worm da 800 Mbyte e da una
applicazione sotto HyperCard in grado di
gestire un archivio così vasto di infor-
mazioni.
Non prettamente nel campo Dtp, ma
pur sempre interessante, la presenta-
zione di un programma in grado di emu-
lare un PC su Macintosh: non più una
scheda come già proposto in passato,
ma un emulatore software senza ne-
cessità quindi di recarsi da un tecnico
per installazione o cose del genere.
Kyocera
Cinque i modelli di stampanti laser
proposti da Kyocera attraverso il suo
importatore italiano CBM. Uno quello
dedicato in modo specifico al mercato
Dtp, oltrettutto novità dello Smau. Il
modello P2000 è infatti una macchina
operante in PostScript in grado quindi di
assolvere ottimamente alle funzioni di
stampa sofisticata richieste da un siste-
ma di Dtp. Dotata di tamburo separato
dal toner consente di economizzare no-
tevolmente sul costo copia.
Distribuita dalla CBM del gruppo Fineur la linea di stampanti laser Kyocera ; nella loto il
modello superiore della gamma: la F 3000.
Mannesmann Tally
Il modello di punta nel mercato Dtp è
senza dubbio la stampante MT910.
Mannesmann Tally offre anche un Uni-
versa! Publishing System che in unione
alla stampante MT910 consente di ap-
procciare il discorso Dtp in maniera nuo-
va, attraverso un nuovo utilizzo dei lin-
guaggi di interpretazione della pagina.
Da alcune prove fatte si è ottenuto che
la stampa di 34 pagine complesse pro-
dotte sotto Microsoft Windows attra-
verso vari programmi (tra cui PageMa-
ker) è stata effettuata in poco più di 16
minuti contro i 43 di altri sistemi, men-
tre sotto Ventura 28 pagine sono state
stampate in 12 minuti contro 31. Vera-
mente un risultato interessante, anche
perché Mannessman Tally fornisce ade-
guati drive per l'utilizzo nelle più svaria-
te condizioni.
Microsoft
Come molti sapranno Microsoft non
si è mai impegnata direttamente nel
mondo del Dtp, anche se con il suo
Word nelle versioni per Macintosh e per
MS-DOS, il suo mouse e il suo ambien-
te grafico Windows ha dato un impor-
tante contributo a chi ha voluto svilup-
pare applicazioni Dtp.
Ci viene spontaneo tuttavia citare la
famosa casa, creatrice dell’MS-DOS e
dell'OS/2, per la nuova versione 4 di
Word per Macintosh.
Questa versione che sarà disponibile
in gennaio, ha delle caratteristiche per
le quali sembra veramente di trovarsi in
un ambiente di Dtp. Due i particolari
che ci hanno colpito: la possibilità di
lavorare in reale WYSIWYG anche con
testo su più colonne e possibilità di
aggiramento automatico delle figure in-
serite.
Ormai il confine tra word processor
evoluti e programmi di Dtp sta vera-
mente scomparendo, soprattutto per
chi deve preparare documenti struttura-
ti come quelli che può gestire Microsoft
Word 4.
Océ
Dopo qualche ripensamento iniziale.
Océ torna alla carica del mondo del Dtp.
Anche in questo caso viene presentato
un sistema completo dallo scanner alla
stampante laser. Caratteristica interes-
sante il video di formato pagina anziché
di formato tradizionale, che dà a questo
sistema una connotazione di particolare
interesse nel campo del Dtp.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
139
DESK TOP PUBLISHING
Olivelli Cicero è la divisione che si occupa dei prodotti DTP. Nella loto un esempio di stazione dedicala
Olivetti Cicero
Senza volerlo, in ordine alfabetico,
troviamo Olivetti Cicero il cui sistema
per Dtp ha anch'esso come caratteristi-
ca il monitor allungato verticalmente a
piena pagina (per l'esattezza il modello
PD101) L'offerta parte dallo scanner PS
112 e dal relativo software di gestione
EyeStar Plus, e prosegue con una CPU
die a scelta dell’utente potrà essere un
Olivetti M240 (minimo consigliato) op-
pure un più nuovo M290 o meglio un
M380, completo di PageMaker come
software d'impaginazione, fino alla
stampante laser PG303 in PostScript,
oppure alla PG208 con il kit JetScript.
Panasonic
L'importatore Fanton Data ha presen-
tato allo Smau sia la stampante Laser
KX-P4450 che lo scanner FXRS-505. In-
teressante questo ultimo prodotto che
con i suoi 400 punti per pollice esce
dalla norma: buona anche la velocità di
scansione alla massima definizione. 13
secondi. Il software in dotazione salva
le immagini in formato TIF oppure
.PCX, consentendo cosi l'utilizzo delle
immagini acquisite con i più comuni
programmi di disegno e di Dtp.
Rank Xerox
Ricca ed esauriente la documentazio-
ne distribuita alle persone interessate al
Dtp made in Xerox. Peccato che non
fosse disponibile documentazione spe-
cifica sulla nuova versione di Ventura
che invece veniva dimostrata nello
stand Xerox. Abbiamo cosi potuto ve-
derlo al lavoro: senza dubbio le novità
giustificheranno un nuovo articolo su
questo prodotto, appena potremo aver-
ne una copia da provare. Da notare
l'interessante volumetto distribuito
«Guida alla composizione tipografica dei
documenti» che avvicina anche il profa-
no alle tecniche che fino a pochi anni
orsono erano gelosamente custodite
dai tipografi.
Ricoh
Un nome non nuovo nel campo delle
fotocopiatrici che arriva ora anche nel
campo del Dtp con soluzioni originali.
L'importatore Repromec proponeva in-
fatti oltre che hardware specifico, e cioè
stampante laser e scanner, anche due
software specifici RicohText e ScanDo.
Il funzionamento di questi due software
avviene sotto Microsoft Windows assi-
curando cosi risultati grafici di elevata
qualità.
Thema
La Thema di Cuneo ha presentato
nello stand Apple uno degli oggetti più
ammirati nel campo del Dtp: lo scanner
Truvel. Questo scanner è atipico: infatti
al posto di utilizzare i sistemi classici di
scansione, il modello Truvel utilizza un
piano di appoggio e una telecamera che
si muove sopra l'oggetto, con due lam-
pade che lo illuminano. Il tutto ha un
notevole ingombro, soprattutto in altez-
za, tuttavia i risultati sono veramente
eccezionali: questo scanner infatti rie-
sce a riprendere anche oggetti con una
perfetta messa fuoco fino a 5 cm di
spessore. Cosi se mettete un pacchet-
to di sigarette sul piano d'appoggio e
acquisite l'immagine a colon, vedrete in
pochi secondi sul vostro video il pac-
chetto con tutti i particolari come se
fosse per incanto entrato nel monitor
del vostro computer. Sette i modelli a
seconda delle esigenze. Citiamo i due
che più ci hanno colpito: il TZ-3BWC-I.
legge 256 livelli di grigio oppure 256
livelli di colore per ognuno dei tre princi-
pali che compongono la luce (rosso,
verde, blu) e permette inoltre di creare
la separazione di colore dei quattro colo-
ri base della stampa in quadricromia
(cian, magenta, giallo e nero); il TZ-3X-I
consente con un sistema di retroillumi-
nazione di immagazzinare le immagini
relative alle radiografie con risoluzioni
da 300 a 900 punti per pollice. Oltre che
dalla Thema di Cuneo tale prodotto vie-
ne anche distribuito dalla Infograf ^
Lo scanner a colon
Truvel distribuito dalla
Thema di Cuneo e
presentato allo stand
Apple La sua
caratteristica
principale consiste
nelTuliliaare una
telecamera in luogo
scansione
140
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
Per informazione immediata: Tel. 039-605 65 65
Vorrei ottenere più ampie informazioni sullo ScanMan. Le sarei
grato di mandarmi della documentazione, allegando un elenco
dei punti di vendita.
Cognome: ■
Vidi
Città/Codice postale:
No di tei:
(si prega scrivere in stampa .
Rinviare a: Logitech Italia S.r.l.
Centro Dir. Colleoni, Palazzo Andromeda
Via Paracelso, 20 - 20041 Agrate Brianza (Mi)
ScanMan
\pd-Held Scanner from
(TECH
Con ScanMan mettete leali alla vostra fantasia. Potete
inserire direttamente nel vostro IBM PC. XT, AT PS/2 o
compatibile al 100% qualsiasi immagine fino ad una
dimensione di 10 x 28 cm. Potete ritagliarla, incollarla,
copiarla, cambiarne le dimensioni, ruotarla, colorarla,
memorizzarla e archiviarla. Scegliete fra l'alto contrasto e
l'alta definizione. Potete importare immagini in tutte le
applicazioni DTP più vendute (PageMaker, Ventura, ecc.).
TUTTO QUESTO PER L. 495000?
Si! Soltanto L 495000 (+ IVA), uno slot libero per la
scheda e
inteUiGIOCHI
Mantenendo la promessa dello scorso mese, eccomi nuovamente a parlare di Core
Wars per presentarvi i risultati del primo torneo italiano svoltosi alla fine di ottobre a
Napoli. Come vedete sono perfino miracolosamente riuscito a rientrare nei tempi
redazionali raggiungendo il numero di novembre, per non farvi aspettare troppo le
notizie. La battaglia fra i sedici concorrenti ammessi a partecipare è stata aspra ma i
risultati sono inequivocabili: il vincitore è Lux 2 scritto da Luca Crosara di Venezia, cui
vanno gli onori della cronaca ed i miei complimenti
Fiat Lux
di Corrado Giustozzi
Risultati e commenti sul primo
torneo italiano di Core Wars
S e i microprocessori
avessero pensieri
propri e potessero
esprimerli a parole, chissà
cosa potrebbe raccontarci
quell'80386 che a fine
ottobre, per dodici ore al
giorno lungo un arco di otto
giorni, ha macinato partite su
partite fra sedici
agguerritissimi programmi
da battagliai
Quarantottomila incontri
complessivi, duecento per
ogni coppia di combattenti,
alla media di un incontro
ogni sette secondi. Tremila
partite per ogni programma,
in cui erano in palio tre punti
per il vincitore e nulla per lo
sconfitto, ovvero un punto
ciascuno in caso di parità.
Neppure le più grandi
battaglie della storia sono
state così tormentate, né
hanno visto combattenti così
strenui e coraggiosi. Vìvi e
pensanti nel freddo cuore di
silicio del calcolatore, come i
programmi del film Tron, i
sedici guerrieri hanno dato il
meglio di sé, combattendo
all'ultimo sangue in cruenti
corpo a corpo logici il cui
scopo ultimo è la
cancellazione del codice
avversario. Giudice supremo
ed arbitro inappellabile, un
severo programma MARS
da torneo scritto per
l'occasione, sotto il cui
controllo inflessibile si sono
svolte tutte le fasi di questa
singolarissima guerra senza
clamore. Partita dopo partita,
il calcolatore che ospitava
l'arena di questa singolare
battaglia fra intelligenze
software provvedeva ad
aggiornare la classifica
complessiva per la gioia e la
curiosità dei visitatori umani
della mostra, cui forniva
allegramente statistiche
globali e notizie
sull'andamento degli
incontri: quasi incurante,
dall'esterno, delle
drammatiche vicende di cui
era testimone privilegiato
Squillino le trombe...
Perdonate se mi sono la-
sciato un po' andare sul tono
epico, ma l'idea di questo
incredibile torneo silenzioso
svoltosi nei più oscuri mean-
dri del computer a metà stra-
da tra terra e cielo (hardware
e software), in cui a darsi
battaglia sono state in realtà
le intelligenze cristallizzate di
programmatori lontani nello
spazio e nel tempo dalle loro
creature, mi sembra estre-
mamente suggestiva ed af-
fascinante. Siccome in fondo
sono un inguaribile romanti-
co non ho resistito alla tenta-
zione di un'introduzione un
po' di circostanza. Ma mi
scrollo subito, anche se un
po' a malincuore, quest'at-
mosfera byroniana e passo
subito al cuore del discorso
per presentarvi se non la
cronaca del torneo quanto-
meno le notizie salienti ed i
risultati.
Ricordo innanzitutto che il
torneo, svoltosi a Napoli dal
7 al 22 ottobre scorsi nel-
l'ambito della mostra «Futu-
ro Remoto», è stato organiz-
zato da Andrea Giotti, Nicola
Baldini. Emilio Triunfo e An-
drea De Maria ed è stato
ufficialmente riconosciuto
dalla ICWS americana. Il pro-
gramma MARS che ha gesti-
to gli scontri è stato scritto
da Andrea e Nicola, che i
nostri lettori già conoscono
bene, e girava su un Olivetti
M380 XP-5 (80386 a 20
MHz).
Il vincitore, come ho già
annunciato nel «cappello», è
risultato Lux 2. un program-
ma di 512 istruzioni (il massi-
mo consentito) scritto da Lu-
ca Crosara di Noale in pro-
vincia di Venezia. Luca è un
appassionato di Core Wars il
quale organizza per proprio
conto piccoli tornei amatoria-
li fra amici. Egli ha fra l'altro
realizzato un ottimo sistema
di sviluppo per PC IBM (pec-
cato solo che sia impostato
sulle regole obsolete e non
segue le recenti direttive
ICWS pubblicate da MC) ed
ha inviato al torneo ben quat-
tro programmi. Per la crona-
ca uno non ha partecipato
per problemi tecnici di lettu-
ra del dischetto, mentre gli
altri due si sono piazzati al
decimo ed all'undicesimo
posto. Il secondo classificato
è Sturm und Drang di Gio-
vanni Ciraolo e Luca Panca-
ni, entrambi di Pistoia. Il ter-
zo classificato è Panca 7 de-
gli stessi autori anche se in
ordine inverso. A tutti costo-
ro vanno onori e gloria, fama
e celebrità... ed anche qual-
che premio materiale. I primi
due classificati vincono al-
trettanti premi offerti dalla
Know-How. concessionaria
Amstrad per Napoli: un mo-
dem su scheda Amstrad
300-1200-2400 al primo ed
un modem FACE 300-1200/
75 al secondo. A tutti e tre
inoltre IntelliGiochi offre un
abbonamento omaggio a
MCmicrocomputer. che non
era tra gli sponsor del torneo
ma ha ugualmente offerto
tramite questa rubrica e la
conferenza giochi di MC-Link
parte del supporto logistico,
oltre ad aver promosso l'ini-
ziativa a livello nazionale.
Ma vediamo subito la clas-
sifica complessiva, presenta-
ta in figura 1. Per ogni pro-
gramma ho riportato in tabel-
la, oltre al nome dell'autore,
il punteggio complessivo da
142
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
INTELLIGIOCHI
6.783
6.320
6.249
5.807
5.629
5.335
5.117
4.926
4.179
4.118
3.165
2.793
2.503
1.673
1.033
738
i risultali complessivi del le
Figura 2 - Il dettaglio dei risultati conseguiti dai pnmi tre classificati,
esso ottenuto al termine del
torneo. Sulla base di questo
punteggio ho poi elaborato
due «indici di rendimento»
che danno un'idea di come
si sia comportato il program-
ma rispetto agli altri. Vedia-
mo questi tre valori in detta-
glio. Il punteggio, come pre-
visto delle norme ICWS, è
stato assegnato sulla base
del risultato di ogni singolo
incontro: tre punti al vincito-
re, nessuno allo sconfitto,
uno ciascuno in caso di pari-
tà. (Ho già spiegato che que-
sto meccanismo tende a pe-
nalizzare quei programmi
stupidi ma coriacei che ten-
tano di pareggiare ad ogni
costo ed ovviamente non
molto interessanti). Come si
vede Lux 2 ha ottenuto 6783
punti, un valore molto eleva-
to e nettamente superiore a
quello del secondo classifi-
cato. La colonna Quota rap-
presenta il rapporto percen-
tuale fra punteggio del pro-
gramma e punteggio com-
plessivo di tutto il torneo:
nel caso di Lux 2, ad esem-
pio, questo valore indica che
esso ha conquistato oltre il
dieci per cento dei 66368
punti complessivamente as-
segnati nel corso del torneo.
La colonna Efficienza indica
il rendimento percentuale
del programma rispetto ad
un ipotetico programma
«perfetto». In questo torneo
il programma perfetto avreb-
be conquistato 9000 punti
corrispondenti alla vittoria in
tutte le 3000 partite giocate:
Lux 2, con i suoi 6783 punti,
ha conseguito un risultato
che supera il 75% di questo
massimo teorico. Indubbia-
mente si tratta di risultati as-
sai lusinghieri.
Curiosità
Guardando la tabella di fi-
gura 1 si possono ricavare
interessanti informazioni sui
concorrenti. Ad esempio che
più della metà di essi sì sono
comportati meglio di un ipo-
tetico «programma medio»
che vinca un terzo delle par-
tite, ne pareggi un terzo e ne
perda un terzo. In questo
torneo a base tremila partite
un tale programma avrebbe
conseguito quattromila pun-
ti, valore che in effetti è sta-
to superato dai primi dieci
classificati. Ancora: i soli pri-
mi sei classificati si sono
spartiti oltre il 50% dei punti
assegnati (per la precisione il
54,3%) e questa è una con-
siderazione piuttosto signifi-
cativa della loro qualità.
Per avere informazioni
complete sull'andamento di
ogni programma occorrereb-
be in realtà esaminare la ma-
trice degli scontri che riporta
i risultati di ogni coppia di
concorrenti; la sua analisi
però risulterebbe complica-
ta. e comunque i soliti motivi
di spazio mi impediscono in
ogni caso di pubblicarla.
Dunque ripiego limitandomi
a citare alcuni fra i dati inte-
ressanti e significativi, oppu-
re solo curiosi, emersi duran-
te il consuntivo dei dati anali-
tici. Ad esempio il program-
ma che ha perso meno in-
contri di tutti non è, come si
potrebbe pensare, Lux 2 ma
Winner, sesto classificato; è
stato sconfitto solo 257 vol-
te, ma il suo elevato numero
di pareggi non gli ha permes-
so di piazzarsi più in alto
nella classifica. Di converso
il programma col minor nu-
mero di' vittorie è ASI-R. ter-
zultimo classificato, che ha
vinto solo 30 incontri; in
questo caso però l'elevato
numero di pareggi (1583, il
massimo del torneo) ne ha
risollevato un po' le sorti.
Infine il programma che ha
perso più partite di tutti è,
come è facile supporre, l'ulti-
mo classificato Fizban-7 che
è uscito sconfitto in ben
2372 incontri.
Nella tabella di figura 2 ri-
porto in dettaglio la situazio-
ne complessiva degli esiti
delle partite disputate dai pri-
mi tre classificati. Come si
vede ho indicato i risultati sia
in valore assoluto che in per-
centuale. per meglio eviden-
ziarne la struttura.
Dalle cifre appare chiara la
supremazia di Lux 2 sul suo
diretto concorrente Sturm
und Drang, con oltre cento-
cinquanta vittorie in più (il
numero di patte è invece
pressoché uguale). Da nota-
re che il numero più che
doppio di patte del terzo arri-
vato non gli è comunque ba-
stato a raggiungere i primi
due, forti di un maggior nu-
mero di vittorie.
Comunque il divario com-
plessivo fra secondo e terzo
arrivato è veramente esiguo,
segno che in media i due
programmi praticamente si
equivalgono.
In figura 3 compaiono gra-
ficamente. e dunque in mo-
do più immediatamente per-
cepibile, i dati di figura 2; è
qui molto facile apprezzare
le differenti distribuzioni de-
gli esiti fra i tre concorrenti.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
143
INTELLIGIOCHI
I listati
Vorrei pubblicare i listati di
tutti e sedici i partecipanti
ma lo spazio non me lo con-
sente. Pubblico dunque solo
quelli dei tre primi classifica-
ti. avvertendo chi fosse inte-
ressato agli altri che su MC-
Link sin dall'inizio del torneo
è disponibile il file CW-IBM-
.ARC che contiene, in forma
compressa, i listati di tutti i
programmi che hanno preso
parte al torneo. Anche così
tuttavia ho qualche problema
per via dell'enorme lunghez-
za di Lux 2; sono dunque
obbligato a «Tagliare» qual-
che centinaio di righe per
farlo rientrare a dimensioni
ragionevoli. Niente paura, le
righe eliminate sono tutte
uguali e servono come
V Torneo Italiano di Core Wars
ZZI **•«« 1333 Peti' EZ3 /■«■»*
Figura 3.
«riempitivi» per portare il
programma alle dimensione
massima accettabile di 512
istruzioni. Nel listato le istru-
zioni mancanti sono state
sostituite da puntini di so-
spensione.
Concludendo
Concludendo vorrei fare i
miei complimenti personali a
tutti coloro che hanno parte-
cipato al torneo, indipenden-
temente dall'esito finale del
loro programma.
Ai non vincitori auguro
maggiore successo la prossi-
ma volta. Vorrei anche por-
gere le scuse degli organiz-
zatori agli autori di un paio di
programmi esclusi all'ultimo
momento per motivi tecnici
(dischetti illeggibili) e conso-
lare tutti coloro i cui pro-
grammi sono arrivati in ritar-
do per l'iscrizione al torneo.
Tutte le «prime» hanno dei
problemi organizzativi, le co-
se andranno senz'altro me-
glio nella probabile prossima
edizione del torneo.
Ad ogni modo il giudizio
finale sulla vicenda è essen-
zialmente positivo: ad un
elevato interesse degli ap-
passionati ha infatti fatto eco
un lusinghiero successo di
pubblico.
Chiudo dunque questa
puntata salutando parteci-
panti ed organizzatori e dan-
do a tutti un arrivederci alla
prossima occasione. Intelli-
Giochi abbandona per il mo-
mento l'argomento Core
Wars, che ci ha tenuto com-
pagnia in questi ultimi mesi,
per affrontare nuovi temi.
Ma l'interesse per la materia
non è svanito, dunque torne-
rò a parlarvi di Core Wars al
momento opportuno.
Nel frattempo vi ricordo
che la conferenza giochi di
MC-Link è anche un punto di
incontro fra appassionati di
Core Wars. quindi invito tutti
quanti a parteciparvi.
Noi. come al solito, ci ri-
sentiamo fra un mese, m «
144
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PROFESSIONAL IMAGE BOARD
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Il computer è lo strumento adatto per divertirsi con l'aritmetica;
quello che spesso manca è solo un po' di fantasia.
La puntata di questo mese vuole proprio costituire una divertente provocazione,
fornendovi qualche spunto per lavorare su quella inesauribile materia che sono i numeri
Numeri & Fantasia
di Elvezio Petrozzi
A nche se i lettori di
MC possono
dubitarne, va detto
che ì computer non sono
sempre esistiti; c'è stato
infatti un lungo periodo della
storia dell'umanità durante il
quale l'unica macchina
capace di fare i calcoli era il
cervello umano.
Questo non ha comunque
impedito ai nostri antenati di
inventare divertenti giochini
ed intriganti trucchetti con le
cifre; la puntata di questo
mese, leggera,
godibilissima, è dedicata
appunto alla presentazione
di alcuni di questi
passatempi con lo scopo di
stimolare i più viziosi cultori
della matematica ricreativa
ad inventarne di altri e
naturalmente di farcene
partecipi.
Tutti ì giochini che presento
si avvantaggiano dell'uso di
grafici e disegni, cosa che
invitiamo a fare anche a chi
ci vorrà seguire nel discorso
Il dado magico (figura 1)
Si tratta di una divertente
griglia inventata nel 1932
che presenta le seguenti ca-
ratteristiche, deducibili dallo
sviluppo bidimensionale del
dado.
Le sei facce sono divise in
1 6 caselle e costituiscono un
insieme di 6 quadrati magici
formati con l'impiego dei pri-
mi 96 numeri (quante sono
le caselle dei 6 quadrati).
Da bravi quadrati magici,
anche quelli proposti hanno
la loro costante e cioè la
somma ricorrente delle ri-
ghe, colonne e diagonali
maggiori di ogni faccia; nel
nostro caso essa vale 194.
Una curiosa esplosione
(figura 2)
Quella mostrata è vera-
mente una curiosa esplosio-
ne; vediamo alcuni aspetti
matematici di questa com-
posizione numerica che risa-
le al 1928.
Consideriamo ad esempio
i numeri di due cerchi ester-
ni diametricamente opposti;
elevandoli al quadrato e sot-
traendo dal risultato maggio-
re il minore, si ottiene sem-
pre il numero centrale 2.880.
Questa proprietà permane
anche se facciamo la prova
con due numeri opposti ap-
partenenti alla corona inter-
media oppure a quella più
interna; vediamo qualche
esempio;
184 - 176 = 2.880
89 - 71 = 2.880
58 - 22 = 2.880
Questa corrispondenza
speculare vale anche per al-
tre circostanze; se ad esem-
pio sommiamo i quadrati di
due numeri adiacenti di una
qualunque corona, troviamo
che il risultato è uguale alla
somma dei quadrati dei due
numeri opposti.
Questa identità sussiste
anche per un gruppo di quat-
tro numeri adiacenti apparte-
nenti a due corone contigue;
anche per questi due casi
vediamo alcuni esempi:
237 + 184 = 176 + 243
114 + 72 = 126 + 48
176 + 149 + 62 + 72 =
= 184 + 139 + 82 +48
Questi sono solo alcuni dei
legami matematici che rego-
lano l'equilibrio dell'esplosio-
ne; lascio a voi il divertimento
di scoprirne degli altri.
Il quadrato di quadrati
(figura 3)
Per questa ingegnosa figu-
ra che è stata disegnata nel
1942 si sovrappongono il
concetto di quadrato magico
ed il meccanismo dell'eleva-
zione al quadrato.
Nella figura i numeri bian-
chi contenuti dai quadrati ne-
ri costituiscono un quadrato
magico di 8x8 caselle rea-
lizzato con l'impiego dei pri-
mi 64 numeri naturali; in
questo caso la costante è
260.
I numeri neri che si trova-
no nei quadrati bianchi rap-
presentano un altro quadrato
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
147
INTELLIGIOCHI
magico 8x8 con una costan-
te pari a 11.180.
La particolarità dì questa
costruzione è costituita dal
fatto che la seconda griglia
nasce dall'elevazione al qua-
drato dei numeri delle casel-
le nere, la cui seconda po-
tenza viene trascritta nella
casella bianca sottostante.
La tela del ragno
(figura 4)
Questo ragno ha tessuto
la sua tela aritmetica nel lon-
tano 1922 e naturalmente
anche lui lo ha fatto senza
ausili elettronici e senza
nemmeno l'aiuto di una cal-
colatrice tascabile.
I primi 64 numeri della se-
rie naturale sono stati inseriti
dal geniale aracnide in modo
da creare una serie di ricor-
renze numeriche solo a lui
note.
Vi voglio aiutare svelando-
vi che esse hanno come ba-
se quattro numeri fonda-
mentali: il 65, il 130. il 195
ed il 260.
Anche qui non voglio rovi-
narvi la festa e lascio che sia
la vostra perspicacia a gui-
darvi nella ricerca dei vari
legami esistenti.
Il pallottoliere quadrato
(figura 5)
Questo rudimentale stru-
mento è stato ideato verso
la fine del 1900 ed a questa
remota origine va imputata
la sua apparente rozzezza.
In realtà, dietro le forme
spartane che si vedono, si
cela un ingegnoso sistema
di quadrati magici dinamici.
Nella sua forma completa
esso costituisce infatti un
quadrato magico 3x3 con
una costante 16.335.
Come però si può notare,
le cifre sono montate su dei
cubetti che possono ruotare
148
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
INTELLIGIOCHI
sul loro asse, nascondendo
cosi la cifra che riportano.
Se ora noi facciamo ruota-
re per ciascuno dei nove nu-
meri lo stesso o gli stessi
cubetti, otterremo una serie
di 60 quadrati magici diffe-
renti.
Se ad esempio ruotiamo i
tre cubi di sinistra di tutte le
celle, abbiamo il classico
quadrato magico 3x3 a co-
stante 15 mentre se ruotia-
mo i due cubi di destra ne
scopriamo uno con costante
162
Di questi arrangiamenti ce
ne sono altri 58: come sem-
pre vi lascio al vostro lavoro.
I tre acrobati (figura 6)
Anche in questo caso qua-
drati magici a gogo; i tre
acrobati in questione saran-
no certamente a riposo or-
mai. visto che la loro impre-
sa è stata compiuta nel
1931.
Rimane comunque ad im-
peritura memoria questa no-
tevole composizione nella
quale potrete scovare le soli-
te. numerose coincidenze
matematiche.
Ho proposto questo gio-
chino soprattutto per la di-
vertente soluzione grafica
adottata.
A questo punto mi fermo
anche se di materiale ce ne
sarebbe ancora; ritengo però
che quello mostrato sia suffi-
ciente per farvi capire cosa
volevo dire quando parlavo
di numeri e fantasia.
Rinnovo quindi l'invito a
scovare qualche nuova di-
sposizione di numeri, appli-
carla ad una divertente im-
magine. geometrica o no. e
spedircerla in redazione.
Se qualcuno si darà la pe-
na di inventare qualche gu-
stosa novità potremo final-
mente smetterla di rifarci al
solito Loyd ed al non meno
solito Dudeneyl mc
La prima Olimpiade per computer
Come vi avevamo promesso sul numero del mese
scorso, abbiamo proseguito il discorso relativo a questa
entusiasmante proposta che ci viene da oltre-Manica: la
prima Olimpiade per computer.
Aggiungiamo quindi qualche altra informazione otte-
nuta attraverso i primi contatti.
Diciamo ad esempio che ogni programma iscritto alle
gare deve essere accompagnato da un operatore dedi-
cato a tempo pieno all'esecuzione delle varie mosse.
Questo significa che se qualcuno vuole iscrivere più
programmi deve anche trovare degli amici disposti a
coprire il ruolo di operatori durante il torneo.
Altra complicazione non trascurabile è l'obbligo di
presentarsi con tutta l'attrezzatura necessarie allo svolgi-
mento delle partite (computer, monitor, eventuale stam-
pante ecc.); riguardo a questo punto però, MC cercherà
di provvedere alla bisogna, eventualmente affittando le
macchine necessarie direttamente a Londra.
Altra regola: siccome quasi tutti i giochi si svolge-
ranno a tempo, saranno impiegati i soliti orologi di gara. In
caso di difficoltà tecniche ogni concorrente potrà richie-
dere l'arresto del tempo non più di due volte per partite e
per non più di un quarto d'ora ogni volta.
Dettaglio importante: i programmi iscritti a giocare
possono essere modificati durante il torneo ma non
durante lo svolgimento di una partita.
Allo stesso modo è vietata la modifica degli eventuali
parametri di gioco durante lo svolgimento dei vari match.
Per quanto attiene alle norme di programmazione, è
da segnalare il fatto che ogni programma deve memoriz-
zare l'intera sequenza di mosse in modo da consentire la
ripetizione a ritroso dello svolgimento della partita.
Nel caso di errori umani nell'immissione delle notizie,
il giudice può decidere di penalizzare l'autore, ad esempio
decurtandone il tempo di riflessione rimanente.
La registrazione delle mosse ha anche lo scopo di
mettere a disposizione del direttore del torneo la stampa
relativa allo sviluppo della gara appena disputata.
Questo aggiornamento sarà seguito sui prossimi
numeri dalla presentazione delle regole dei giochi
ammessi all'olimpiade.
A questo scopo ripetiamo l'elenco e rinnoviamo l'in-
vito a farci conoscere le vostre eventuali intenzioni di
partecipazione; potremo cosi scegliere con migliore
cognizione di causa i giochi dei quali parlare in modo più
approfondito.
1) Awari (Kalah)
2) Backgammon
3) Bridge
4) Scacchi
5) Scacchi cinesi
6) Connect Four
7) Cribbage
8) Dama 8x8
9) Dama 10x10
10) Gin Rummy
11) Go (tavoliere 9x9)
12) Go (tavoliere 19x19)
13) Go-Moku
14) Mah Jong
15) Nine Men's Morris (Muhle)
16) Poker
17) Renju
18) Othello (Reversi)
19) Scrabble
20) Shogi (scacchi giapponesi)
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
149
GRAFICA
di Francesco Petrom
L'altra
Abbiamo più volte parlato del
colore legato inizialmente solo
a problematiche grafiche
connesse all'uso del video e.
per applicazioni particolari,
all'uso del plotter, ma oggi in
grado di essere utilizzato
produttivamente anche su
stampanti a colori.
Queste sono
fondamentalmente di due tipi,
quelle ad aghi, le più
tradizionali, che necessitano
quindi di un nastro
inchiostrato a più colori e in
cui i colori intermedi sono
ottenuti per sovrapposizione
di passaggi, e quelle a getto di
inchiostro che dispongono di
contenitori di inchiostro con i
colori base che vengono
opportunamente miscelati per
ottenere il colore finale
faccia del
Come al solito, la superiore qualità di
stampa, propria delle seconde, si paga
con un maggior costo di acquisto e
soprattutto di esercizio, per cui antici-
piamo subito che la stampante a colori
di qualità non può essere considerata
come una periferica alternativa a quella
tradizionale ma solo come una periferi-
ca supplementare utilizzabile per appli-
cazioni particolari.
Le motivazioni per le quali trattiamo
questo argomento comprendono anche
il fatto che in redazione è arrivata recen-
temente una stampante a colori molto
interessante, la Xerox 4020, che è stata
provata nel numero 76 del nostro gior-
nale.
Oltre alla prova tradizionale, che tocca
anche aspetti tecnici di collegamento
della periferica ai vari tipi di macchine,
ecc. abbiamo voluto realizzare una pro-
va pratica d'uso, mettendoci nei panni
dell'utente non tecnico, che sa utilizzare
un prodotto di informatica individuale,
che dispone anche della stampante a
colori, e che vuole ottenere, direttamen-
te dall'interno del software che già sa
utilizzare, una copia a colori.
La Xerox 4020 a colori
L'interesse che può nascere per una
periferica in generale considerata anoni-
ma come una stampante, si concretizza
in una serie di considerazioni.
La prima è che si tratta di una stam-
pante a colori e quindi se ne possono
analizzare i campi di utilizzazione nelle
diverse categorìe di prodotti software
con tendenza grafica.
La seconda considerazione riguarda il
rapporto tra stampante a colori, con
tecnologia a getto di inchiostro, e quindi
in grado di eseguire colori pieni, e plot-
ter, strumento che vede il suo campo di
attività ormai limitato alle applicazioni
tecniche tipo CAD. dove in generale
non esistono colori pieni.
L'ultima considerazione è che tutti i
vari prodotti grafici delle case più impor-
tanti dispongono ormai di driver specifi-
ci per le stampanti a colori e spesso
colore
anche per la Xerox 4020, per cui la
produzione su carta del disegno può
essere eseguita direttamente dal pro-
dotto stesso, con una fondamentale
semplificazione del lavoro.
In particolare l’attività DTP, in cui ven-
gono convogliati testi comunque scritti
ed immagini comunque realizzate, può
essere indirizzata a colori. E il Ventura
Publisher, che è il prodotto DTP più
diffuso, ed è tra l'altro realizzato dalla
Xerox, e riconosce come periferica
standard a colori proprio la 4020.
Tra le altre stampanti a colori di buo-
na diffusione citiamo quelle IBM, sia ad
aghi che a getto di inchiostro, e la
Hewlett Packard Inkjet. Ormai tutte le
case producono stampanti a colori in
genere in grado di emulare quelle IBM
che, al solito, rappresentano, nel bene e
nel male, lo standard.
Il problema del WYSIWYG
a colori
Legata alla diffusione del DTP è an-
che la nascita del termine WYSIWYG,
filosoficamente dipendente dal fatto
che nei Publishing chi comanda è la
stampante e quindi il monitor deve da-
re. nella maniera più fedele possibile, e
dipendentemente dalle sue caratteristi-
che. l'idea del risultato finale.
Trasferito in un ambiente a colori,
avendo quindi a disposizione una stam-
pante, e anche, ma non necessariamen-
te, un monitor a colori, il problema si
arricchisce di una variabile abbastanza
diffìcile da gestire.
La soluzione ottimale sarebbe quella
di avere un perfetto allineamento dei
colori su video con quelli prodotti in
stampa. Questa situazione è abbastan-
za rara, ma anche se si verificasse, non
è detto che sia la situazione ottimale, in
quanto le caratteristiche di una delle
due periferiche potrebbero essere sot-
toutilizzate.
In particolare si possono creare disal-
lineamenti lavorando con prodotti grafici
molto sofisticati come uscita su carta
ma spartani sul video, prodotti in cui i
150
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
GRAFICA
colori, ad esempio, si indichino come
specifiche qualsiasi in fogli di tipo Data
Entry.
Oppure, al contrario, un prodotto di
tipo CAD, che si avvale dei colori per
facilitare l'operatività del progettista,
può non avere necessità di una uscita
su carta a colori, anzi, in caso di elabora-
to definitivo su lucido riproducibile, que-
sta deve essere rigidamente mono-
croma.
Tornando al problema dell'allineamen-
to tra colori su video e colori in stampa,
questo si aggrava considerando che in
certi casi occorre differenziare l'uso dei
colori proprio in funzione dell'uscita pre-
vista.
Ad esempio la creazione di tratteggi,
di quadrettature, di puntinati, ha un ef-
fetto di sbiadimento dell'immagine sul
video, mentre sulla printer è l'unico
sistema per evitare l'increspatura della
carta imbibita d’inchiostro.
Il problema costo
Stampare a colori costa, in termini
economici, molto. Non tanto per il mag-
gior costo iniziale della periferica, quan-
to per il costo dei materiali di consumo,
innanzitutto gli inchiostri, che portano la
spesa, per il singolo originale, ad essere
di circa 20 volte superiore a quella di un
originale in bianconero.
Anche se da questo originale si deb-
bono trarre delle copie i costi, sia azien-
dali sia del privato che si serve del
fotocopiatore, sono da dieci a venti vol-
te superiori a quelli della comune ripro-
duzione in bianconero.
A questo costo va aggiunto anche il
maggior costo iniziale dovuto alla più
difficile messa a punto della stampa,
che se è parecchio complicata, come
nel nostro esempio di stampa dal Ven-
tura, può richiedere numerose prove,
prima di arrivare ad un risultato soddi-
sfacente.
In definitiva, la stampa a colori, via
stampante a getto, è tecnicamente pra-
ticabile. anche con ottimi risultati, come
vedremo. Va però vista come attività
Figura I - Lotus Freelance Plus. Abbiamo provato questo prodotto nel numero scorso di MC.
presentandone tra l'altro una stampa a colori eseguita con la Xerox 4020 È un pacchetto a
finalità semitecmche. che lavora ad oggetti. Il singolo oggetto può essere coloralo o campito e
la campitura può assumere numerosi livelli di densità In ogni caso la stampante, come appare
evidente dall'illustrazione, riproduce con buoni risultati, gli effetti cromatici ottenuti su video.
Lotus Graphwhter II
Altro prodotto
dell'ultima
generazione,
superspecializzato in
attività Business
Graphic Dispone sia
direttamente la
stampa a colori, sia di
funzionalità di
esportazione in
formato Melatile,
adatto per un
riversamento fedele
del disegno in altn
ambienti, come ad
esempio il Ventura ed
il Freelance stesso.
151
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
GRAFICA
specializzata, giustificata solo da esigen-
ze aziendali particolari, ad esempio in un
ufficio Studi, in un ufficio Relazioni
Esterne, ecc.
Per l' hobbista la stampa a colori è
ancora, purtroppo, un lusso.
Prodotti grafici Freelance
e Graphwriter della Lotus
Mettiamoci al lavoro e cominciamo a
provare, con vari pacchetti software, più
o meno grafici, l'uscita a colori su carta.
Abbiamo frequentemente parlato dei
due prodotti grafici della Lotus, recente-
mente potenziati, oltre che in termini di
funzionalità, anche in termini di driver
per periferiche particolari.
Ricordiamo che Freelance Plus è un
prodotto grafico tuttofare, facile da usa-
re, e quindi adatto anche all'utente nor-
male, ma abbastanza potente da far
comodo allo specialista.
Graphwriter II é un prodotto di Char-
ting, che ha particolarmente sviluppata
la sezione di colloquio con il mondo
esterno, nel senso che può leggere i
valori da graficare in pratica da qualsiasi
tipo di file.
Ambedue i prodotti dispongono di ef-
ficienti driver per la Xerox 4020. di cui
nelle illustrazioni vediamo i risultati (figg.
1 e 2).
L'unica difficoltà é quella di «azzecca-
re» i tipi e le dimensioni dei font. che.
se sono di tipo Bit-Map, sono hardware
dipendenti e quindi possono apparire
dimensionalmente differenti da come ci
Ambiente Windows
Excel - Grafico.
L ambiente grafico di
Excel è interattivo
Una volta definiti i dati
da graticare. tutti gli
elementi del disegno,
titoli, legende, scale,
ecc. possono essere
colon, font, comici \
effetti speciali, ecc E
anche possibile
impostare scritte al
volo La stampa
configurazione
impostata sotto
si aspettava. Questa è una difficoltà
costante, quando si passa da un dise-
gno su video a quello su carta, in quan-
to si passa a una definizione maggiore,
in cui quindi il «corpo» del carattere
deve essere ridimensionato.
Ma questa è una difficoltà che, in
caso di utilizzo frequente del sistema
prodotto grafico-stampante a colori, può
essere superata producendo, una volta
per tutte, un campionario di set di carat-
teri stampabili, e riferendosi a questo
quando si predispone il lavoro.
I due prodotti della Lotus sono alli-
neati tra di loro per quanto riguarda sia i
font (dispongono degli stessi set) sia il
sistema di configurazione (utilizzano una
funzionalità identica, e dispongono degli
stessi driver).
Una volta installata la periferica que-
sta può essere ulteriormente specifica-
ta impostando le varie preferenze, che
possono essere variate, anche al mo-
mento della stampa, in termini di di-
mensioni. orientamenti a colori da utiliz-
zare. In ogni caso i risultati ottenuti
sono stati soddisfacenti.
Microsoft Windows
Anche il Microsoft Windows dispone
di un driver per Xerox 4020, che viene
utilizzato da tutti gli applicativi sotto-
stanti. Abbiamo sperimentato la stampa
di una tabella e di un grafico, ambedue
realizzati con l'integrato EXCEL (figg. 3
e 4).
I risultati sono stati sufficienti, appena
sufficienti, e raggiunti solamente pren-
dendo opportuni accorgimenti come
quello di non utilizzare «patterns» di
riempimento delle aree o effetti «om-
bra». In caso infatti di scelta di pattern
complessi, utilizzati ad esempio in una
cornice con un testo scritto con un altro
colore, i colori sono andati... per i fatti
loro.
Questo a conferma che il buon uso di
una periferica dipende non solo dalla
presenza del driver che la pilota, ma
soprattutto dalla efficienza.
Prodotti Bit-Map e assimilabili
II problema della stampa a colori è
sicuramente più semplice in un prodot-
to di tipo Bit-Map, ad esempio un classi-
co Paint, che in un prodotto complesso
come il Windows, in quanto il disegno
da stampare è già in memoria come
insieme di pixel colorati che vanno, uno
per uno, stampati con il proprio colore.
Il risultato migliore si ottiene quando
il singolo pixel-video viene tradotto in un
numero intero di pixel stampante, e
questo non è un calcolo difficile cono-
scendo la risoluzione sia della propria
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
GRAFICA
scheda che della propria stampante.
Inoltre i colori possono essere dosati,
alleggerendone l'intensità con opportu-
ne percentuali di bianco.
Mentre il parametro pixel può essere
valutato a tavolino, la densità del colore
e i suoi effetti sulla stampa prodotta
può essere valutata solo sperimen-
tando.
Sono assimilabili a tale categoria quei
prodotti «ram-resident» che permetto-
no di catturare videate grafiche, in qual-
siasi modo siano state realizzate, e di
riversarle in un file in formato Bit-Map,
leggibile da altri prodotti, oppure di ri-
versarle. attraverso funzionalità più o
meno sofisticate, in stampa.
E in generale questi prodotti dispon-
gono di comode funzioni di utilità che
permettono di stampare finestre, ovve-
ro porzioni della videata, di impostare
dimensioni e margini della stampa, di
cambiare «al volo» colori, ecc.
La soluzione di stampare via utility
«ram-resident» va comunque conside-
rata un ripiego, anche se i risultati otte-
nuti sono ottimi, in quanto dovrebbe
essere il prodotto grafico con il quale si
disegna che deve, per mezzo delle sue
funzionalità interne, produrre la stampa,
previa impostazione di tutti i parametri
necessari.
Per la cronaca in figura 5 vediamo un
disegno realizzato con il Paintbrush, pro-
dotto di tipo Paint molto diffuso. La
figura 6 è stata realizzata catturando
l'immagine (di un demo del pacchetto
Concorde) con un prodotto ram-resident
(si chiama Pizzaz) con il quale è stato
stampato.
Ventura - Il caso a sé
Per sperimentare i rapporti tra Xerox
Ventura Publisher e Xerox 4020 abbia-
mo realizzato una pagina completa di
MC, in cui abbiamo inserito un testo
esplicativo dell'argomento e quattro fi-
gure, prese da formati Lotus PIC, Auto-
cad Slide, Freelance Metafile e infine
dal PCX. che è il formato assunto dalle
immagini lette da scanner con il Paint-
brush Publisher. Le figure sono abba-
stanza semplici per non rendere la pa-
gina sovraccarica. Il testo autonomo ri-
spetto all'articolo può essere interpre-
tato come maxididascalia delle immagi-
ni stesse.
Nelle pagine seguenti vediamo in fi-
gura 7 l’ambiente Ventura a colori ripre-
so su un monitor EGA e in figura 8 il
conseguente risultato ottenibile su
carta.
In figura 9 riportiamo il campionario
dei colori utilizzatibili.
Per «leggere» dal mondo reale il bel
francobollo austriaco abbiamo utilizzato
uno scanner Datacopy 730 e, come
detto, il software Paintbrush della Z-
soft.
La Datacopy, che oltre allo scanner
produce il software OCR (vedi MC nu-
mero 74) è stata acquistata dalla Xerox,
a dimostrazione del fatto che lo scan-
ner è un accessorio da considerare in-
dispensabile nella catena del DTP.
Non si tratta di pettegolezzo, ma di
cogliere chiare indicazioni di come si
evolva la strategia Xerox sul suo pro-
dotto di punta.
Tornando alla nostra paginetta, l'im-
magine PIC è stata realizzata con il
Lotus 1-2-3, e salvata in formato PIC e
letta dal Ventura da questo stesso for-
mato.
La caffettiera è una immagine Auto-
CAD ben nota ai nostri lettori ed è
riversata in Ventura nel formato SLD.
In un certo senso si può utilizzare il
Publisher anche solo per stampare, su
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
153
GRAFICA
Xerox Ventura Publisher
a Colori su printer Xerox 4020
di Francesco Pe troni
Questa pagina e’ stata totalmente
realizzata con il prodotto Ventura
Publisher, e stampata con una Prin
ter Xerox 4020 a getto (finchiosto.
Fig. 1 Immagine catturata tea
Scanner (formato PCX)
Poiché’ lo scopo dell'articolo e’
quello di analizzare i vari problemi
relativi all’uso di una stampante a co
lori, non si e’ tenuto conto dell’este-
tica finale. Ad esempio cornici e
riempimenti sono stati realizzati po
co elegantemente in vari colori
Il testo e’ stato scritto con un co
mune Word Processor riconosciuto
da Ventura in lettura (al pari di tutti I
piu’ diffusi W.P.). A tale testo e’ sta
to attribuito un marcatore (caratteri
stiche di paragrafo) costituito da
Font Swiss corpo ctieci e un Indent
di inizio paragrafo di 1 pica.
Altri due marcatori riguardano il
titolo e le didascalie, si differenziano
per alcuni attributi di Font e per il Co
iórft.
Le quatto figure sono
state poi realizzate con
quattro prodoli grafici
differenti, il cui tonnato
e’ pero’ letto dal Ventila.
Sui grafici si e’ interve-
nuto solo a livello di
struttura. Per i non
esperti del Verdura dire
mo che si e’ intervenuto
sulle comici, e poi sul
posizionamento e siile
dimensioni del singolo
disegno all’interno della
cornice.
Il primo disegno e’ la
riproduzione di un fran
cobollo austriaco, letto
via scanner e trascritto in
formato PCX con il prodotto Pain
trrush Publisher. In tale formato e'
stato poi letto dal Ventura. Nella sua
struttura e’ stato messo un fondino
azzurro. Ricordiamo che lo scanner,
almeno per ora, permette solo una
lettura in bicolore.
H secondo disegno, di tipo Busin
ness, e’stato realizzato con il Lotus
123 e salvato in formato PIC, chena
sce come formato interno delti 23,
necessario per coHegare il suo
Spreadsheet al Printgraph, che e'
il modulo esterno che stampa il gra
fico. PIC e’ oggi riconosciuto, oltre
che dal Ventura, da molti altri prodot
ti.
Il terzo disegno e’ ima piantina d’I
talia realizzata e colorata con il Lo
tus Freelance Plus, di cui abbiamo
già’ visto le prestazioni in cotiega
mento con la Xerox 4020
Il quarto disegno, infine, e’ stato
prodotto a colori con Autocad, che
Ventura riconosce sia via fonnato
SLD, con quale Autocad esegue
un’istantanea dal disegno, sia via
formato DXF, che e' il formato "in
chiaro" del file Autocad.
Polche’ la pagina Ventura” sta per
finire rimandiamo all'Interno dett ar
ticolo per maggiori dettagli tecnici.
Fig 4 immagine Autocad (formato SLD)
154
MCmiorocomputer n. 79 - novembre 1988
GRAFICA
Figura 7 - Xerox Ventura - Controllo a video dell'effetto tinaie II Ventura è un prodotto
" pnnter-dipenden te » nel senso che la sua installatone avviene in funzione della periferica su
carta disponibile Nel nostro caso abbiamo installato la printer a colori e quindi anche il
Ventura su una macchina con scheda EGA. Le tecniche WYSIWYG funzionano, con qualche
limitazione, anche in un ambiente totalmente a colori.
ducendo i vari disegni anche attraverso i
vari metodi possibili.
Una stampante a colori è una periferi-
ca emergente, in quanto tutte le case
ormai ne producono, e i prodotti soft-
ware, grafici e non, cominciano a rico-
noscerla.
Non è così semplice da usare come
le vecchie «graphic printer», non tanto
per il montaggio della carta, degli inchio-
stri o dei nastri, quanto per la difficoltà
in più che la variabile «colore» comporta
a livello compositivo.
I colori possibili sono infatti tanti, e
ognuno di questi può essere stampato
a vari livelli percentuali di densità rispet-
to al bianco del fondo della pagina.
Un'altra difficoltà sta nel fatto che
quasi mai si raggiunge nell'uso combi-
nato di prodotto, stampante e monitor,
il vero WYSIWYG. C'è sempre qualcosa
di disallineato, un colore, un retino, un
font.
Questo comporta il fatto che il rag-
giungimento del risultato voluto passa
attraverso numerose prove necessarie
per mettere a punto una metodologia
Ventura e Xerox 4020
carattere Swiss 14
Nero
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Rosso
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Verde
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Blu
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Azzurro
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Magenta ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890
Xerox Ventura - Colori
disponibili.
In questa stampa
sono riportati tutti l
colorì previsti da
Ventura INero. Bianco,
Rosso, Verde. Blu.
Azzurro. Giallo.
Magenta). Questi
colori sono utilizzabili
sia come attributo di
font, che come
attributo di filetto
I sottolineature . linee
grafiche e cornice ite).
In caso dì
iiriempimentoii è
possibile impostare
anche la percentuale
di riempimento in una
scala con otto varianti.
una periferica ad esso collegata, qual-
siasi file realizzato con un pacchetto
grafico che invece non dispone di dri-
ver per quella periferica.
In particolare il Ventura, di cui, al
recente SMAU dei primi di ottobre, so-
no state presentate le prossime versio-
ni (la 1.2, la 2.0 e la 2.0 professionale)
si sta affermando come standard dei
prodotti DTP, e riconosce in lettura
quasi tutti i pacchetti grafici, e sicura-
mente tutti quelli più noti.
Della versione 2.0, che abbiamo vi-
sto in anteprima allo SMAU. citiamo
alcune novità come la possibilità di leg-
gere il formato PRN, che come noto è
l'uscita su stampa dei tabelloni Lotus
1-2-3, e di leggere il formato Windows
Metafile.
Tra le funzionalità in più citiamo inol-
tre la possibilità di definire tabelle, as-
sociate ad una struttura composta di
un numero di righe e un numero di
colonne a piacere e infine la funzione
di giustificazione verticale (che sarà
molto apprezzata da chi fa un uso pe-
sante di Ventura).
< Figura 8 - Xerox Ventura - Una pagina intera. Ormai
è una moda per MC pubblicare degli articoli autoim-
paginati Quale utilizzo migliore per Ventura ? In
realtà un lavoro del genere presenta numerosi
problemi che. purtroppo, vanno affrontati lutti insie-
me. Ad esempio nella pagina pubblicata a fianco è
evidente che alcuni di questi non sono stati risolti.
Ne parliamo nel testo.
Conclusioni
Il significato dei nostri esperimenti è
quello di analizzare i problemi che si
incontrano nel sommare vari aspetti
tecnologici (mondo della grafica, am-
biente DTP, stampante a colori, trasferi-
mento di file grafici, ecc.) e di valutarne
i risultati effettivi che si ottengono pro-
d’uso della periferica e dei colori. Tutti
questi aspetti si possono tradurre in un
unico elemento, il costo della stampa
prodotta.
Ma prescindendo dal problema costo,
si può affermare che lavorare con una
stampante a colori, è un'esperienza di-
vertente ed affascinante.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
155
Inboaid
386 .
Bit bit
hurrà!
La tristezza era ca-
lata sul mondo dei personal con un cuore
8088 o 80286, da quando erano apparsi i
microprocessori a 32 bit. Ma oggi è un gior-
no di festa: c’è la scheda In-
tel Inboard 386, che dà ai
PC, XT, AT e compatibili una
potenza di elaborazione con-
frontabile solo con quella dei
computer basati sul chip
80386. Inboard costa molto
meno di un nuovo perso-
nal, e funziona con
tutte le applicazioni
del PC DOS e con le eventuali
schede opzionali. Il suo microprocessore è
un 80386 prodotto dalla Intel, la stessa che lo ha
inventato. È un chip a 32 bit che indirizza fino a 4Gbyte di
memoria, conserva la compatibilità con tutto il
per i suoi prede-
cessori, ed è pronto a sfruttare i program-
mi creati per la nuova generazione dei PC.
E, lavorando a 16 MHz, dimezza la durata
della maggior parte delle
operazioni. Un esempio: l'e-
liminazione delle traspa-
renze e la stampa di un file
Auto CAD di 32K, su AT,
passano da 7 minuti e 41
secondi a 2' 14. Sostituite il cuore del vostro personal compu-
ter: finalmente sollevato, lo vedrete procedere con la potenza e
la velocità che solo Inboard 386 gli può dare. Se volete
maggiori informazioni rivolgetevi ai migliori ri-
venditori oppure telefonate o scrive-
te a EIS - Editrice Italiana
Software - Via Fieno, 8 -
20123 Milano -tei. 02/809.961
Editrice Italiana Software
DIVISIONE PRODOTTI SPECIALI
SPREADSHEET
di Francesco Pelroni
Nominare le zone
L'apprendimento dello
spreadsheet da parte di un
utilizzatore autodidatta, che
impara un prodotto via via che
lo usa, si può dividere in più
fasi logiche, cui
corrispondono, nel prodotto in
questione, la conoscenza e
quindi il ricorso a nuove
funzionalità
La prima fase di apprendimento dello
spreadsheet è caratterizzata sicuramen-
te dalla intuitività, in quanto le cono-
scenze necessarie per svolgere un'atti-
vità semplice, ad esempio la costruzio-
ne di una tabellina con dati numerici
comprendenti dei calcoli, sono tutte in-
tuitive. In questa fase si apprendono le
modalità di movimento nel foglio, quelle
di inserimento di label, numeri e formu-
le nelle celle, ci si impratichisce con le
funzioni di blocco più usate come MO-
VE, COPY, DELETE. ecc.
Via via che l'utente lavora con il pro-
dotto, da un lato diventa sempre più
padrone delle funzionalità di base, dal-
l'altro comincia a sentire l'esigenza di
utilizzare altre funzioni, che in genere
ancora non conosce ma sono presenti
nel prodotto.
In questa fase di maturità arriva la
conoscenza delle funzioni avanzate, sia
di quelle di utilità, che a parità di lavoro
permettono di eseguirlo meglio, sia
quelle operative, che permettono di fare
cose in più.
A questa fase corrisponde ad esem-
pio la problematica di «battesimo» delle
zone, cui si giunge quando l'utente,
impegnato da un lavoro di grosse di-
mensioni. intuisce la opportunità di indi-
viduare le varie zone in cui si divide la
sua applicazione con dei nomi, molto
più facili da ricordare e da utilizzare, che
non i riferimenti «cartesiani» di riga /
colonna.
Volendo chiudere il discorso sulle fasi
di apprendimento, potremmo identifica-
re la fase finale con la padronanza totale
di tutte le funzionalità e l'utilizzo delle
Macro come superfunzionalità in grado
di migliorare l'efficienza del proprio la-
voro.
Escluderemo da questo discorso la
fase professionale, che sicuramente
esiste, data la diffusione degli spread-
sheet 1-2-3-like. Ci riferiamo allo specia-
lista che «programma» con lo spread-
sheet per produrre applicazioni chiavi in
mano. Quest'attività, esula dall'utilizzo
individuale e quindi dal Personal Com-
puting e rientra in un'attività informatica
tradizionale (programmazione).
La maturità
Una delle tappe che caratterizzano la
fase della maturità è come detto quella
che comporta la padronanza delle fun-
zioni di gestione dei nomi delle zone.
In questo articolo vogliamo appunto
eseguire degli esercizi su questo argo-
mento, che è abbastanza limitato, in
quanto riguarda una singola funzionalità,
ma che comporta conseguenze in tutte
le altre. Utilizzeremo come al solito pre-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
157
SPREADSHEET
feribilmente il Borland Quattro, ma cite-
remo le (eventuali) differenze con il Lo-
tus 1-2-3 volta per volta.
Parleremo infine anche di come af-
frontare la problematica di battesimo
delle zone con l'Excel, in cui il discorso
si evolve in quanto si lavora già in
ambiente multiapplicazione Windows.
Relativamente all'argomento di ge-
stione dei nomi delle zone, e a pochi
altri, l'1 -2-3 differisce dal Quattro, in
quanto nel primo la funzionalità di batte-
simo delle zone è situata sotto l'insie-
me delle funzioni di zona, con pari digni-
Figura 3 - Esempio ir
campo Imanziano
quanto e un esempio
analogo ai precedenti
tendente a verticale
l'assoluta piaticabilita
in ogni tipo di proble-
ma della tecnica di al
Figura 2 - Esempio in
ambiente stringa
Il tabellone elettronico
nasce come ambiente
numerico in cui è faci-
le eseguire operaiioni
matematiche Succes-
sivamente sono state
implementate funzio-
nalità di stringa, e di
gestione di tabelle in-
terne. che consento-
no. nel pieno nspetto
della sua filosofia di
base, un utilizzo in un
più largo ambito appli-
tà rispetto alle altre. Nel Quattro invece
si trova sotto Block Advanced, Viene
quindi considerata una funzione avan-
zata.
L'uso dei nomi per identificare zone
del tabellone non comporta nessuna
differenza fondamentale nel lavoro con
uno spreadsheet, in quanto in una qual-
siasi funzionalità che agisce su zone
queste possono essere indicate sia tra-
mite coordinate cartesiane, sia tramite
nomi con i quali siano state battezzate
le zone stesse.
Ad esempio, nella sintassi spreadshe-
et ha senso una frase del tipo:
SPOSTA PIPPO IN PLUTO
dove PIPPO e PLUTO sono zone del
tabellone precedentemente battezzate.
Battezzare le zone non è obbligatorio
ma diventa molto utile, quando, in un
lavoro voluminoso, le zone logiche in
cui dividere il tabellone siano tante, e
quindi diventa estremamente comodo
identificarle con un nome appropriato
anziché con delle coordinate poco mne-
moniche.
Il nome assegnato ad una zona rima-
ne comunque associato biunivocamen-
te alle coordinate, solo che di questo
lavoro di associazione se ne occupa
comunque il prodotto, che anzi dispone
di comode funzioni di elencazione dei
nomi delle zone battezzate e dei riferi-
menti relativi.
L'unico caso in cui l'utente è «co-
stretto» a battezzare le zone è quando
scrive delle Macro, a cui va obbligatoria-
mente associato un nome, che è il
nome della zona costituita dalla cella da
cui inizia la Macro stessa. Questo serve
anche nel lavoro di programmazione in
cui il richiamo di una Macro, che funzio-
ni ad esempio come una subroutine, si
ottiene indicandone il nome.
In questo articolo svilupperemo degli
esempi sui Nomi di zona, analizzeremo
le modalità operative del lavoro di impo-
sizione dei Nomi, indicheremo gli even-
tuali problemi nell'uso dei Nomi zona e
infine proveremo a scrivere qualche
Macro. Come al solito diamo all'articolo
il ritmo e il significato di esercizio, desti-
nato in particolare a quei lettori che
usano lo spreadsheet ma non ne hanno
ancora sperimentato a fondo le varie
funzionalità.
Perché battezzare le zone
Per zona si intende un insieme rettan-
golare di celle, di qualsiasi estensione,
che quindi può andare dalla semplice
cella ad una intera colonna, da una
porzione di riga... all’intero tabellone.
Buona parte delle funzionalità di uno
spreadsheet agiscono sulle zone, sia
funzionalità di semplice calcolo od ela-
borazione (esempio Somma, Media, ec-
c.), sia funzionalità avanzate come quel-
le di Data Base (Sort, Ricerca, ecc.), sia
quelle di servizio, come Copia. Sposta,
Stampa. Salva una zona, ecc.
In tutte queste funzionalità occorre
indicare una o più zone, cosa che si può
fare in vari modi, ad esempio indicando
le coordinate dei due vertici, superiore
sinistro e inferiore destro, della zona
rettangolare.
L’attribuzione di un nome ad una zo-
na permette di indicare la zona sempre
e soltanto con un nome proprio, il che
consente di ignorare totalmente il reca-
pito fisico della zona stessa. Al punto
che non vi è nessuna differenza funzio-
nale tra un lavoro in cui sono utilizzate
le coordinate per indicare le zone, da
uno in cui le stesse siano indicate con II
nome.
Vi è solo una differenza operativa,
che comporta, da parte dell’utilizzatore.
una organizzazione logistica più ordinata
e precisa delle varie zone all'Inferno del
tabellone, in quanto di queste deve es-
sere gestito un elenco di nomi e di
riferimenti.
Soprattutto se il lavoro eseguito con
lo spreadsheet si prolunga nel tempo e
quindi necessita di numerose manipola-
zioni successive, una buona organizza-
zione delle zone e dei loro nomi diventa
pressoché indispensabile. Inoltre, come
vedremo, lo strumento spreadsheet
stesso favorisce l'uso di questa tecnica
mettendo a disposizione specifiche fun-
zionalità di servizio.
Nell'uso delle Macro, che sono il gra-
dino più evoluto nell'uso non professio-
nale dello spreadsheet, il ricorso all'attri-
buzione del nome alle zone è obbligato-
rio. in quanto le varie entità tipiche della
programmazione, come Label, Variabili,
Contatori, Funzioni di Salto si basano
sui nomi dati alle zone.
158
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
SPREADSHEET
Come battezzare le zone
Per battezzare le zone con il Borland
quattro occorre entrare nel comando
Block Advanced, mentre con il Lotus 1-
2-3 l'accesso è attraverso il comando
ZONA NOMI. Le funzionalità sono le
stesse, CREATE (Crea), DELETE (Elimi-
na), RESET (Annulla). TABLE (Tabella),
LABEL (Etichette). La funzione CREATE
ha nei due prodotti anche il significato
di MODIFICA.
La modalità più semplice per attribui-
re un nome ad una zona è, attivato il
comando, quella di digitare il NOME
scelto e di indicare le coordinate o digi-
tandole o evidenziandole muovendosi
sul foglio con i cursori.
Per modificare l'estensione di una
zona già battezzata si eseguono gli stes-
si passi, solo che, avendo digitato un
nome già esistente, viene evidenziata la
zona relativa, che a questo punto si può
modificare, ad esempio estendendola di
alcune righe.
Se l'applicazione è complessa è pro-
babile che le zone da battezzare siano
numerose. Non è difficile superare le
centinaia. In questo caso lo strumento
permette di eseguire un battesimo «col-
lettivo» di tutte quelle zone il cui nome
va attribuito ad una sola cella (tutte le
variabili e, come vedremo, tutte le Ma-
cro e le Label utilizzate nelle Macro
stesse).
Occorre affiancare alle celle da bat-
tezzare. che vanno incolonnate, una co-
lonna con i rispettivi nomi. Con la fun-
zione ZONA NOMI ETICHETTE DE-
STRA (Lotus) si puntano tutti i nomi che
vengono attribuiti tutti insieme alle celle
a destra.
L'altra funzionalità di servizio utile in
caso di applicazioni voluminose è quella
che permette di scrivere in una zona
vuota del tabellone un elenco dei nomi
delle zone con le rispettive coordinate.
Una stessa zona fisica può essere
coinvolta da più nomi, ad esempio in un
archivio esiste la zona con i dati e con le
intestazioni delle colonne, necessaria per
le elaborazioni di Data Base, poi la zona
valida per la stampa, che oltre alle prece-
denti conterrà delle righe iniziali e finali.
Inoltre se si vuol prevedere una funziona-
lità di svuotamento dell'archivio occorre-
rà riferirsi alla sola zona dei dati, ecc.
Inoltre ogni aggiornamento dell'archi-
vio. in pratica aggiunta o eliminazione di
righe di dati, deve esser seguito da un
aggiornamento dei nomi delle zone.
Problemi operativi che possono na-
scere utilizzando tali tecniche sono prin-
cipalmente due. Non conviene, anche
se non è una condizione di errore, attri-
buire ad una zona un nome che vale
anche come riferimento della casella.
Sono da evitare nomi come Al, B12,
perché sono anche indirizzi fisici.
L'altro problema, abbastanza frequen-
te in fase di impostazione del lavoro, si
verifica quando si interviene con opera-
zioni di blocco (muovi, sposta, elimina,
ecc.) su zone interessate da Nomi e
consiste nella perdita del collegamento
tra nomi e coordinate fisiche. In caso di
necessità occorre resettare l'elenco dei
nomi delle zone (con RESET) e ribattez-
zarle, possibilmente con i metodi veloci
messi a disposizione dallo strumento.
Gli esercizi
Nei primi tre esercizi lavoriamo In
ambiente tabellone, mentre nel quarto
utilizzeremo la Macro.
Il primo esercizio é in campo mate-
matico. Vengono create cinque zone
composte di una sola cella (da C5 a C8)
e di contenuto numerico, cui sono attri-
buiti i nomi alfa, beta, ecc. Tali nomi
sono utilizzati in più formule di calcolo
poste nelle celle da FI 3 a FI 7. Nella
colonna D vengono anche esposte le
formule delle quali sul tabellone appare,
ovviamente, solo il risultato.
La cella B9 contiene la parola ALFA,
che come detto è a sua volta un nome
di zona. Nelle due celle FI 8 e FI 9 sono
rispettivamente inserite la semplice for-
mula +OMEGA, che dà il valore ALFA,
e la funzione §§OMEGA che dà non il
contenuto della cella, ma il contenuto
del contenuto (che è quindi il contenuto
di ALFA).
Nella foto (fig. 1) presa dal Borland
Quattro, si può notare la comoda fine-
stra che indica, in ordine alfabetico, il
nome delle zone nominate.
Il secondo esercizio è in ambito strin-
ga (fig. 2). I nomi di zona referenziano
celle con dati di tipo stringa. I nomi
appaiono nella finestra di Quattro e le
celle relative appaiono evidenziate an-
che sul tabellone con un segno ==> e
il nome della zona. Sono tutte zone
monocella, meno la zona TB, che va
riferita alla tabellina che va da C3 a E7.
Tali zone, per mezzo dei loro nomi,
vengono utilizzate in varie formulette,
riportate in chiaro nella colonna E.
Le formule sono IFIND, che restitui-
sce la posizione di una sottostringa al-
l'interno di una stringa, la 5VLOOKUP,
che esegue sulla base di una chiave,
una estrazione da una zona rettangola-
re, e la iREPLACE con la quale si
«trapianta» una stringa al posto di un'al-
tra presente in una stringa più lunga.
Ricordiamo che di funzioni §, che
permettono di manipolare i dati, nei vari
prodotti di tipo spreadsheet ne esistono
centinaia. Ógni funzione chiocciolina
può richiedere zero, uno o più parame-
tri, che possono essere forniti diretta-
mente in formula o inseriti in celle cui la
formula stessa fa riferimento.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
159
SPREADSHEET
In questo ultimo caso la funzione §
viene costantemente «ricalcolata» al pa-
ri di qualsiasi semplice funzione aritme-
tica. quando si varia il contenuto di una
cella cui fa riferimento.
Esercizio finanziario
Una semplice variazione sul tema la
facciamo in ambito finanziario dove uti-
lizziamo la più conosciuta delle numero-
se funzioni finanziarie, quella che per-
mette di calcolare la rata di un mutuo
dati il capitale, l'interesse e il numero
delle rate (fig. 3).
Ulteriori informazioni immesse sono il
calcolo della data mensile, supposto di
indicare un interesse su base annua e
quindi di ricevere dalla funzione una rata
annuale, il calcolo della prima rata, su
cui gravano delle spese iniziali, e infine
il calcolo della data dell'ultima rata.
La funzione che calcola la rata si
chiama §PMT e vuole i parametri Capi-
tale (zona C), Interesse (zona I) e Nume-
ro dei Periodi (zona N). Occorre fare
attenzione al fatto che va indicato un
numero di periodi omogeneo con la
base dell'interesse. In altre parole se
l'interesse è su base annua il numero
che si indica è un numero di anni, e in
tal caso la rata mensile si ottiene divi-
dendo il risultato per 12.
Per quanto riguarda le date tutti e tre
i prodotti citati (Quattro. Excel e 1-2-3)
convertono le date in numeri seriali suc-
cessivi in cui 1 è il primo gennaio 1900.
Questi numeri possono essere visualiz-
zati in un formato DATA, in cui prendo-
no l'aspetto di una data. Ad esempio
GG/MM/AA.
Esistono inoltre funzioni di conversio-
ne con le quali si passa da numeri a
date e viceversa, per cui qualsiasi ope-
razione sulle date risulta possibile. Nel
nostro esempio dato un mese iniziale
occorre calcolare il mese finale, che non
è lo stesso mese dell'anno successivo,
ma il precedente. Se si parte da gen-
naio il mese finale è dicembre.
Esempio con Macro
Attribuzione dinamica
Trattando dell'attribuzione di nomi al-
le zone introduciamo anche le Macro. in
cui l'uso del nome di zona è indispensa-
bile.
Le Macro vanno battezzate e per es-
sere eseguite vanno richiamate con il
loro nome. Se alle Macro si attribuisce il
nome composto dalla barra slash e da
una lettera, si possono richiamare da
tastiera premendo il tasto Alternate e la
lettera in questione.
Il Quattro dispone, a differenza del
Lotus 1-2-3, di un opzione di menu
Figura 6 - Zone battez-
zale m ambiente Mi-
crosoft Excel
La più grande differen-
za tra l'Excel e l' t 2-3 o
il Quattro consiste nel
fatto che Excel « vive »
già nell'ambiente Win-
dows. Questo significa
innanzitutto che ha
un'interfaccia utente di
tipo grafico Significa
biente Excel possono
essere attivati più fogli
in cui esistono formule
che fanno riferimento
Oumdi in queste tor-
ta zona andrà indicato
gho su cui risiedono
specifica per le Macro, che permette di
indicarne il nome e di mandarle in ese-
cuzione direttamente in via menu.
Nel nostro esercizio, che necessita di
due figure (figg. 4 e 5). c'è la zona dati,
una banale tabella in cui sono inseriti
strumenti da falegname, su cui agisco-
no le Macro, e la zona dove sono scritte
le Macro.
La Macro 1 serve per posizionare il
cursore in fondo alla zona dati, e quindi
nella cella dalla quale iniziare un'ulterio-
re immissione di dati.
La Macro O esegue l'ordinamento,
sulla base della prima colonna della ta-
bella (quella che contiene i codici dei
prodotti), che si rende necessario dopo
ogni nuova immissione.
Infine con la Macro B si riattribuisco-
no i nomi alle zone DATI e alla zona
STAMPA, nel caso queste siano state
modificate. Prima della rinominazione
viene eseguito un annullamento del
nome.
Nelle Macro vanno individuati i co-
mandi che indicano operazioni da tastie-
ra (come END. DOWN. RIGHT, ecc.) e i
comandi che indicano sequenze di op-
zioni di menu (come BAD che indica
Block Advanced Delete ed è seguita dal
nome della zona da cancellare).
Nella figura appare anche il menu
principale di Quattro all'interno del qua-
le è presente l'opzione MACRO.
Windows Excel
Excel della Microsoft è il primo appli-
cativo importante sviluppato per lavora-
re sotto Windows. Funzionalmente è
abbastanza fedele allo standard 1-2-3,
dal quale si discosta per alcuni partico-
lari.
La più grande differenza tra l'Excel e
l'1 -2-3 o il Quattro consiste proprio nel
fatto che Excel «vive» già nell'ambiente
Windows. Questo significa innanzitutto
che ha un'interfaccia utente dì tipo gra-
fico.
Funzionalmente significa soprattutto
che nell'ambiente Excel possono esse-
re attivati più fogli, in cui esistono for-
mule che fanno riferimento a zone di
altri fogli. Quindi in queste formule oltre
al nome della zona andrà indicato anche
il nome del foglio su cui risiedono.
Altra funzione presente in Excel e
non negli altri due è quella che permet-
te di definire una ARRAY FORMULA,
con la quale si attribuisce una formula a
tutta una zona. Altrimenti occorre scri-
vere una formula in una cella e poi
copiarla su tutta la zona.
Nel nostro esempio, ampiamente do-
cumentato dalla foto, ipotizziamo delle
tabelle con dei dati riferiti ad un anno.
Oltre ai dati dell'anno sono riportate le
percentuali di variazione rispetto all'an-
no precedente.
Le formule di calcolo di tali percen-
tuali contengono dati presenti sul tabel-
lone corrente in zone battezzate
PROD88 e VAL88 e dati presenti sul
tabellone dell'anno precedente, in cui le
zone sono chiamate PROD87 e VAL87.
I tabelloni, da attivare contemporanea-
mente, si chiamano ANN88.XLS e
ANN87.XLS, ecc.
Conclusioni
Lo spreadsheet continua ad essere il
prodotto software più utilizzato, su cui
si basa buona parte della diffusione del
Personal Computing presso gli utenti
non hobbisti.
È un prodotto che nei suoi ormai
numerosi anni di vita ha subito numero-
se innovazioni, tutte però rispettose del-
la sua filosofia di base e delle sue
«regole del gioco» già presenti sin dalle
prime versioni.
Una delle regole presenti già da pa-
recchi anni è quella del poter battezzare
le zone, operazione non obbligatoria né
vantaggiosa in termini di occupazione di
spazio/memoria. Metodo però indispen-
sabile per una buona organizzazione del-
l'applicazione. in quanto occorre fare un
indice ragionato delle zone, che vanno
inoltre obbligatoriamente tenute in or-
dine. mc
160
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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PlayWorld
di Francesco Carla
Il mese scorso avevo quasi
perso la speranza. La
speranza che apparisse
qualcosa all'orizzonte
interattivo in grado di
ridarmi l'entusiasmo che le
troppe schifezze arrivate sul
mio tavolo in questi mesi mi
avevano tolto.
Ma mentre credevo che
solo altre imponenti
rivoluzioni tecnologiche
(CD-I!!!) potessero
rimettermi il sangue
simulato in circolazione ecco
la fantastica smentita. I due
avvenimenti di questo mese
mi hanno fatto una
trasfusione ; sono i due
software, per ragioni
diverse, più interessanti dai
tempi del 1986 e di Marble
Madness per Amiga.
Software numero uno:
Gone Fish'n della casa
americana Interstel di Bruce
Webster di Byte.
Software numero due:
Aquaventura della inglese
Psygnosis. la cosa
interattiva più bella dalla
fondazione dei sedici bit.
Maggiori dettagli nelle
prossime pagine. Che altro
trovate in questa versione
novembrina dì Playworld?
Potete reperire un grosso
inserto Panorama dedicato
soprattutto ad Amiga
e Atari ST.
Nulla per Amstrad e IBM PC
perché la mia fonte di
software si è
momentaneamente inaridita,
ma spero che il soft fresco
ricominci a zampillare già dal
numero di Natale.
Un bel po' di recensioni,
invece, per il simpatico C64
che continua a caricare
montagne di dati e a non
stancarsi mai. Il C64 SX non
è mai stato dal riparatore in
questi anni e i floppy
sbucano freschi e validati
senza problemi. Niente
anche per MSX i cui solerti
collaboratori dei numeri
scorsi non si sono più fatti
vivi.
Aspetto anche loro.
Secondo numero della
Simulposta con una carica di
lettere di dubbio contenuto
proteico (ma di grande
contenuto interattivo) e altra
edizione di Inside Reader
con il mitico Shadowgate
solved per voi dal valente
Alberto Cobre di Bassano
del Grappa.
Con gli occhi e le orecchie
conficcati nel 1081 a colori
della Commodore, sto
esplorando abissi di pixel
creati da Psygnosis.
Nell'acqua limpida digitale, il
mouse mi schizza di mano e
sembra un pesce.
Poco dopo, potenza del
multitasking, lo rivedo
pescato all'amo di Gone
Fish'n.
E ’Looks Really Good!'
Gone Fish'n
Roger Damon
Interstel (USA)
Amiga. ST
CTO, Bologna (051/753133)
La prima cosa che devo
sapere è se voi siete anche
dei pescatori reali come me.
Insomma. se volete diventa-
re dei pescatori simulati po-
treste anche non essere
passati dalla realtà, ma certo
giova, lo. comunque, mi ci-
mento con canne e mulinelli
della massima tecnologia di-
sponibile e adoro gli screen
TV di Fish Eye di Italia 7. Ma
a parte il vostro amore per il
'surf casting' e/o la vostra
attitudine a cadere in deli-
quio per la pesca del King
Salmon. in Gone Fish'n tro-
verete. al millimetro, le stes-
se sensazioni della pesca ve-
ra. con un solo difetto, che
dico subito per potermi poi
diffondere nei pregi di que-
sto interattivo: i pesci pesca-
ti differiscono soltanto per il
numero delle libbre stampi-
gliato sul cartello che li vi-
sualizza. Nulla si sa sulla loro
identità (cos'ho preso, una
carpa o un super salmone?),
e niente si conosce sul loro
aspetto estetico. Spero in
una release 2 che sistemi la
questione. E adesso andia-
mo a pescare. Intanto ho vo-
glia di dire a quelli che non lo
sanno già che "Gone Fish'n"
é quello che scrivono su un
cartello gli americani quando
vanno davvero a pescare (si-
gnifica proprio "Andato a pe-
scare"). ma lo scrivono an-
che quando non vanno a pe-
scare. ma hanno deciso di
rompere con la routine del-
l'esistenza. E questo perché
la pesca, lo sanno tutti i miei
lettori pescatori, ha una terri-
bile capacità di staccare la
spina di tutti i pensieri e di
avvolgere in una nuvola fatta
di acqua, canne, mulinelli,
ami e lenze. E pesci. Nella
stessa nuvola simulata sono
immerso dal mese di set-
tembre, cioè da quando il
mio amico Bruce Webster
mi ha omaggiato dell'ultima
fatica della sua software
house, che lui, bontà sua,
sente molto vicino alla mia
Simulmondo. Fio aperto la
scatola con una certa diffi-
denza: non ditelo a Bruce,
ma a me il tema spaziale mi
lascia freddo come gli ice-
berg, e di solito gli ultimi
software di Interstel si sono
occupati proprio di stelle.
Quando invece mi sono ac-
corto che si trattava del pri-
mo simulatore di pesca de-
gno di questo nome (per es-
sere pignoli bisogna ricorda-
re il primo software di pe-
sca. Fish Metic della Alligata,
sul quale preferisco stende-
re un pietoso velo di silenzio)
ho cominciato a sentire un
certo formicolio alle mani. E
mentre il software continua-
va a caricare, il formicolio
aumentava ed è diventato
quasi insopportabile quando
è comparsa la schermata
della copertina: tutto è pron-
to per partire per la pesca, il
motoscafo è già attaccato al
carrello e poi all'automobile.
162
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PLAVWORLD
di pesce Kind'a Small (tipo
piccolo). Looks OK (abba-
stanza grosso). Ready Good
(davvero buono). Ma potreb-
be esserci qualcos'altro in gi-
ro. forse un King Salmon. Vi
ho insegnato a simulpesca-
re; non pretendo compensi
e neppure ringraziamenti. Se
proprio volete farmi un rega-
lo avvertitemi delle catture
massime (la mia è stata un
5Lb) e mandatemi un disco
salvato con la vostra situa-
zione di classifica. 0 di più.
potrei anche aprire le iscri-
zioni ad una gara di pesca
simulata per corrispondenza.
Solo lettere, però, niente te-
lefonate: perché sono "An-
dato a pescare"
e sto giusto appiccicando il
cartello alla porta di casa:
sopra ci ho scritto, ma guar-
da un po'. Gone Fish'n. La
schermata successiva devo
scegliere se pescare da zero
o continuare un'avventura di
fishing cominciata da tempo.
Clicco sul new game perché
non ho mai usato Gone
Fish’n, Compare una setti-
mana di pesca da lunedi a
sabato che di solito com-
prende differenti situazioni
climatiche e meteorologiche.
Mi piace cominciare le cose
dal principio e perciò clicco
sul monday che sembra un
giorno un po’ nuvoloso, ma
senza grosse minacce di
pioggia. Lo screen seguente
devo scegliere il laghetto
sulla mappa La scelta è
semplicissima perché la
mappa è molto chiara e per
scegliere bisogna solo clicca-
re il laghetto preferito. La-
ghetto che non è tanto "et-
to" specialmente in qualche
caso. In un'altra schermata
posso acquistare, con il bud-
get iniziale di dollari, il corre-
do minimo e cioè tutti gli
artificiali (le esche finte) ne-
cessari alla pesca di qualun-
que fish in ogni situazione
d'acqua e di fondale. Per
comprare basta prendere
con il mouse con il solito
click. Incomprabili, almeno
per adesso, gli altri attrezzi
utili: pinze, ecosonar. moto-
scafi potenti. Prima o poi...
Ma l'importante è avere
quello che occorre. E ades-
so. prego cliccare il cartello
Go Fishing. Qui si pesca con
la barca, per questo l'imma-
gine seguente è quella del
campo di pesca, il laghetto
che ho scelto all'inizio, e la
mia posizione è esattamente
quella di un pescatore sedu-
to sulla barchetta sulla riva
del lago. Con il pointer metto
in moto il cinque cavalli che
romba, si fa assolutamente
per dire, verso il centro del
lago. Quando la posizione mi
sembra quella giusta, clicco
ancora e la barca si ferma.
Bisogna calare l’ancora e
montare un'esca sulla can-
na. La scatola delle esche
sta sulla barchetta. Non mi
rimane che cominciare a pe-
scare. Perciò mi reco nello
screen dell'azione e scopro
che la canna é già montata e
ha un bel mulinello ABU da
lancio. 0 forse è un Brow-
ning o magari un Daiwa. Fa
lo stesso tanto è assoluta-
mente simulato. Mi accorgo
solo adesso della necessità
di rispingermi nello screen
della barca. Solo qui posso
fare il lancio che va compiu-
to sulla mappa. Il tempo non
reale scorre sul cronometro
che vedete sulla destra in
questo stesso screen. Si co-
mincia alle 9 Am e si finirà
alle 9 Pm. Dodici ore che
dureranno un po' meno di
mezz'ora. Dicevo: qui si fa il
lancio e si deve cliccare sul
riquadro con la lettera S (sta
per recupero slow, lento),
oppure su quello con la lette-
ra F (sta per recupero fast,
veloce). Meglio usare la S
almeno all'inizio. Clicco sulla
lettera S e sono nello screen
della canna. Di fronte si vede
la costa se ho lanciato in
prossimità della medesima.
Sennò si vede l'acqua oppu-
re le canne etc. etc. L'esca,
intanto, piomba in fondo alla
finestrella subacquea che
vedete sulla destra in basso.
Galleggia se l'artificiale è di
quelli galleggianti, sta a mez-
z'acqua nel terzo ed ultimo
dei casi, lo preferisco questo
tipo di esche perché mi han-
no dato i migliori risultati. Voi
fate un po' come vi pare.
Adesso iniziate lentamente a
recuperare la lenza simulata
cliccando il left button Pre-
sto o tardi vedrete saettare
un aggeggino verde che at-
taccherà l’esca. Dalla fine-
strella scomparirà la scena
subacquea e comparirà la
parola STRIKEI. Cliccate ve-
locemente il right button:
dovrebbe essere comparsa
nella stessa finestrella di cui
sopra la parola YOU GOT
HIM (ce l'hai), continuate a
recuperare velocemente con
il left button evitando di
schiacciare solo quando il
pesce salterà fuori del-
l'acqua nel tentativo di sfug-
girvi. Una’altra scritta nella
finestrella segnalerà le carat-
teristiche del pesce cattura-
to. lo finora ho visto tre tipi
Aquaventura
lan Etherington,
Jim Bowers.
Jeff Bramfitt
Psygnosis
Amiga. Atari ST
Lago
Un giorno, ormai sufficien-
temente lontano, il signor
lan Etherington fondava la
prima software hodse ingle-
se. la prima in Europa ed una
delle prime del mondo. La
software house si chiamava
Imagine e due anni dopo
avrebbe completato la sua
fantastica parabola di ascesa
e caduta lasciando dietro di
sé una scia di debiti e procla-
mando un fantasmagorico
fallimento. Mr lan Ethering-
ton fece perdere le proprie
tracce e di lui non si seppe
piu nulla. Due anni dopo, or-
mai nel 1986. fu ancora una
volta il primo, dev'essere
una sua prerogativa, il primo
a fondare una casa di soft-
ware esclusivamente votata
ai computer sedici bit, cioè
da Atari ST ed Amiga. Nac-
que la Psygnosis. E nacque
subito bene con il software
che è tuttora uno dei più
affascinanti della storia di
questi due computer: Bra-
taccas. Dopo questo softwa-
re altri titoli scalarono le clas-
sifiche di vendita: Arena, De-
ep Space. Barbanan, Terror-
pods. Obliterator. Tutti titoli
pieni di grafica top, grondanti
simulazione interattiva, co-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
163
PLAYWORLD
sparsi di magia digitale. Li-
vello altissimo di produzione
a parte forse Obliterator e
Barbarian, difettosi essen-
zialmente nello scrolling e
nell'interfaccia, non certo
nella grafica. Poi venne il
giorno di Aquaventura. Ricor-
do che nel marzo scorso,
l'ultima volta che sono stato
a trovarli a Liverpool. veniva
giù una terribile acqua mista
a vento. Proprio davanti al
porto, in un bellissimo palaz-
zo inglese, ho incontrato il
loro managing director Jo-
nathan Ellis. Un ragazzo con
gli occhiali dall'aspetto di-
stinto cui molto va il merito
delle diffusioni dei prodotti
Psygnosis e cui moltissimo
va il merito delle mie infor-
mazioni esclusive sulla casa
di Liverpool visto che me le
dà lui in persona insieme alle
versioni per Amiga ed ST del
software A marzo aveva un
aspetto più frenetico del soli-
to. Voleva a tutti i costi farmi
vedere il loro software più
avventuroso in avanzata fase
di gestazione. Nella stanza si
aggiravano anche due sim-
patici omini che poi scoprirò
essere i coautori insieme a
lan Etherington del softwa-
re: Jim Bowers e Jeff Bram-
fitt. Su un Amiga 1000 un
po' scassatello fu presto ca-
ricato Aquaventura. Si rivelò
prestissimo una meraviglia
della natura simulata: scorre-
va dentro al monitor un'ac-
qua digitale fluida e pastosa,
e quando il mezzo anfibio
decideva di portarsi verso
l'alto rivelava una natura spa-
ziale convincente e silenzio-
sa. Molto mi ricordava l'arte
di Paul Woakes della Nova-
gen, ma qui i livelli di
Woakes erano assolutamen-
te distanziati e il mito interat-
tivo si disegnava sotto i miei
occhi In mezzo al cammino
della nave, fuori oltre il cru-
scotto multicolors. si muove-
vano creature flessuose e
temibili e attraenti corpi in
movimento, perlopiù atomi
plastici mobili che volendo
avevano il sapore del bellissi-
mo Iridis Alpha, il canto del
cigno del poeta Minter. Ma
ancora di più. C'era altro da
Aquaventura
vedere. Doveva arrivare lo
screen interattivo più bello di
sempre. È lo screen numero
tre delle immagini che vede-
te qui accanto: la nave sor-
vola il terreno degli esseri di
cristallo metallico: le barre
bullonate ostacolano il flusso
del mio movimento, ma la
terribile forza di fuoco che
esce dal mio stomaco spa-
lanca strade che credevo
non esistere. E mi faccio -lar-
go. non per vincere o perde-
re, non per uccidere o mori-
re, solo per sopravvivere e
vedere. Sto simulando per
vedere. Gli occhi digitali inca-
stonati nello screen si apro-
Commodore 64
Cominciamo con una delle
due avventure destinate agli
amanti (parecchi) dei Draghi
e dei Sotterranei La famosa
SSI ha estratto dal suo cilin-
dro simulato due conigli de-
dicati agli Advanced Dunge-
ons & Dragons. Quella che
ho per le mani è Pool of
Radiance, l'avventura scritta
in modo non grafico (o molto
poco grafico) e che appas-
sionerà particolarmente gli
aficionados dei pupazzetti
piccolissimi sullo screen tipo
Ultima, lo non sono tra que-
sti. Insomma non ho capito
granché di questo software
solo per sapere cos'altro c'è.
Quanto grande sarà il mondo
di Aquaventura? Le opere
che si fermano nell'arte han-
no solo un merito: sanno
bloccare in un’immagine si-
gnificati tremendi che nep-
pure sospettano di aver trat-
tenuto. Saranno altri occhi,
come i miei e i vostri, a
leggere tracce e colori di tut-
to il mondo (il Simulmondo)
nello screen interattivo. Nati
per volare e nuotare in uni-
versi simulati, nati per esplo-
rare terre senza età e tem-
po. gli uomini di Psygnosis
hanno deciso di dedicarci la
loro forza, lo ve ne parlo
intimidito dalla grandezza del
perciò non mi permetto di
giudicarlo. Certo non posso
affermare di essere stato in-
vogliato eccessivamente al
loading di 4 disk 5 pollici e
un quarto. Ai lettori l'ardua
sentenza.
Zolyx
più bel software di tutti I
tempi.
Tornai da Liverpool con
questo senso di stordimento
che adesso ho provato a rie-
vocare. Da poco, da quando
ho avuto la versione definiti-
va di Aquaventura tra le ma-
ni. so di non avere sognato.
Traccerò una mappa dei con-
fini del mondo di Aquaventu-
ra per riuscire a capire quan-
to è grande la terra (e l'ac-
qua) della sua corsa. Ma già
so che se c'erano i confini
del mondo simulato Psygno-
sis gli ha spostati moltissimi
anni luce più in là, E noi
dobbiamo esplorare questo
spazio.
Questo mese, come ho già
anticipato nel sommario, non
ci sono i capitoli dedicati a
PC ed MSX. Materiale
interattivo copioso potete
invece attingere negli altri
capitoletti dedicati, come al
solito, ad A tari ST, Amiga e
C64. Buon viaggio
La versione di Street Figh-
ter della Capcom destinata al
mercato americano mi piace
molto di più di quella ingle-
se. Quella inglese é stata
peraltro travolta da recensio-
ni indignate della stampa
specializzata che le ha cac-
ciato dei terribili 1 e 2 nella
pagella. In vena di voti, direi
che questo pestaduro catti-
vo merita un 7+. Lo ha dise-
gnato la Pacific Dataworks
Int. che deve aver fatto qual-
cos'altro in passato anche se
adesso non mi sovviene.
Dopo tanto tempo ripren-
do in mano un shoot'em up
e non provo un senso di
disgusto. Non che sia un ca-
164
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PLAYWORLD
polavoro, ma questo Scor-
pius perlomeno non è il soli-
to clone di Uridium o di qual-
che altro sparaefuggi metal-
lizzato. Lo guardo, ci gioco e
un po' mi diverto. Se lo tro-
vate in giro farete altrettanto
anche voi.
A proposito di cloni anche
questo Zolyx della Firebird
non scherza. É il clone del
mitico Qix, vecchio strategy
game (action) che consiste-
va, lo so che lo sapete ma
ve lo rammento ugualmente,
nel tentare di guadagnare
porzioni di spazio di un piano
orizzontale e nel contempo
sfuggire ad assatanati nemi-
ci elettronici. Zolyx non é
nulla di più di Qix, ma è assai
veloce cosa che non guasta
di certo.
Un altro videogame da bar
della Capcom giunto fino al
Commodore 64 è questo
Stocker che mi ha lasciato di
sasso per il divertimento che
consente ed anche per la
non disprezzabile riuscita
della parte estetica e interat-
tiva. Prima dì divagare ulte-
riormente vorrei rammentar-
vi che si tratta dì una specie
di Supersprint della Atari: un
circuito di piccole automobili
qui aperte anche all'allarga-
mento del circuito visibile at-
traverso un riuscito scrolling,
Dopo aver parlato di Qix
vorrei introdurre altri due mi-
ti del passato finalmente in
versione ufficiale dalla casa
che li ha passato finalmente
in versione ufficiale dalla ca-
sa che li ha creati. Sono due
tra i più famosi videogame
della serie di Pac Man: Su-
per Pac Man e Pac Man JR.
Di che si tratti credo che sia
assolutamente inutile ripe-
terlo: mi piace, però, consta-
tare come questi due cam-
pioni di un non recentissimo
passato ( 1 983/'84) non han-
no perso praticamente nulla
del loro smalto e della loro
semplicità interattiva. Alla
faccia dei pochi k di memo-
ria che avevano a disposi-
zione.
La ormai celebre raffineria
di software nota come Mind-
scape ha estratto un altro
dei suoi contributi alla causa
dello sport interattivo. Sem-
pre dalla mano di Ed Ringler
e company vengono questi
Clubhouse Sports che se-
guono i vari Indoor Sports.
International Hockey, Inter-
national Soccer etc. etc. De-
vo dire che quasi mai il soft-
ware di Ed Ringler mi aveva
convinto in passato anche se
ne sentivo sempre parlare
molto bene in giro (in parti-
colare del calcio che a me
sembrava una grande bufa-
la). In particolare mi riusciva-
no insopportabili i loro menu
torrenziali, pieni di cose da
selezionare, capaci di farti
mettere un quarto d'ora tra
la fine del loading e l'inizio
del gioco. Qui i menu sono
più o meno i soliti. Ma devo
togliermi tanto di .cappello
davanti alla prestanza dei ri-
sultati della simulazione de-
gli sports da club. In partico-
lare sono stato colpito dalla
bellezza del calciobalilla che
è quasi più divertente da gio-
care che dal vero. Vi consi-
glio di procurarvi questa
compilation.
Citazione finale in conclu-
sione di questa sezione
Commodore 64 per due ga-
me dello stesso gruppo ed
entrambi Made in England.
Dalla Ocean/lmage arriva-
no The Vindicator, che pur
non essendo altro che un
clone di Predator e comun-
que un altro game del filone
«violenza dell'uomo solo
contro il mondo», dà la sen-
sazione del grosso sforzo
che la Ocean sta facendo
per dare un senso e una
professionalità non solo al
marketing, ma anche al pro-
dotto. Ancora meglio per il
tradizionale gioco olimpico
dedicato al popolare decatle-
ta Daley Thompson, che
quest'anno è sul serio riusci-
to e curato. Peccato che la
festa sia stata un po' rovina-
ta dall'insuccesso del britan-
nico agli Olympic Games.
Cento di questi game
Ocean.
Amiga
Bene, visto che devo co-
minciare a parlare di Amiga
e delle sue news del mese
e che come al solito non so
da che parte cominciare,
proverò a cominciare con
uno dei più bei software
giunti sul mio tavolo in que-
sti ultimi tempi e cioè il miti-
co Rocket Ranger dell'assai
più leggendaria Cinemawa-
re. Ebbene se proprio volete
sapere che cosa ne pensi
dovrete aspettare un po'
perché non ho avuto ancora
il tempo di testarlo dura-
mente. Certo, però, che una
idea sufficiente già ce l'ho.
E l'idea è la stessa di sem-
pre su tutti i prodotti Cine-
maware da Defender of The
Crown in poi. In breve:
grandissime capacità grafi-
che, grande originalità dei
temi, buona padronanza dei
congegni comunicativi del-
l'ìnterattività. Assoluta insuf-
ficienza della tecnologia di-
sponibile a reggere il passo.
Insomma: Rocket Ranger
su CD-I sarebbe una sorta di
iperfavola simulatoria. Cosi,
sul modestissimo drive ma-
gnetico. si risolve in un terri-
ficante caricamento conti-
nuo in grado di snervare an-
che il più patetico appassio-
nato E la waiting syndrome
che miete vittime,
Il giudizio potrebbe anche
fermarsi qui. Comunque tut-
ti quelli che sono riusciti ad
andare avanti oltre il decollo
del Rocket Ranger e sono
stati capaci di procurarsi lu-
nario (uranio) a sufficienza
per mantenersi in volo, pos-
sono farmi sapere. Mappe
etc. etc. sono sempre gradi-
te. È probabile che dedichi
uno degli avvenimenti del
mese prossimo (a meno di
grandi novità natalizie) al
bellissimo Garfield per Ami-
ga della casa inglese The
Edge. Scritto e diretto da S.
Carcill e Jack Wilkes che mi
suonano assolutamente sco-
nosciuti, Garfield é il primo
cartone interattivo della sto-
ria del software degno di
questo nome. Le scenette
sono gustose e superba-
Gartìeld ►
mente colorate, l’avventura
procede spedita e con uno
scrolling leggero che in real-
tà è un vero e proprio pas-
saggio di quadro tipo Impos-
sible Mission ma senza "ne-
ro". Ho in mano una prerea-
lease inviata dai simpatici
amici di Covent Garden. La
versione finita avrà solo il
suono in più e non potrà
che essere ancora migliore.
Complimenti.
Dal duo che ci ha già dato
alcuni quasi capolavori della
storia del software, Kenny
Everett e Steve Cain (Black
Lamp, Star Trek, etc.), arriva
questo Star Goose per la
Logotron che con Quadra-
lien e Star Ray (di Quadra-
lien vi parlo nella sezione ST
di questo stesso numero)
ha composto una ottima tri-
logia. Star Goose, disponibi-
le anche per ST, é un diver-
tente e riuscito pasticcio di
varie tendenze del software.
Spazio, labirinto, isomorfi-
smo alla Marble Madness,
Combinati questi elementi
danno un risultato piacevole
anche se il tutto difetta un
po’ di varietà. Gradevole e
particolare la tridimensionali-
tà del campo d'azione.
Dalla famosissima favola
teatrale di Barrie e dal più
recente film Disney degli
anni sessanta, arriva la ridu-
zione interattiva di Peter
Pan, opera della francese
166
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PLAYWORLD
Aspettiamo con sempre
più scarsa fiducia i prossimi
colpi.
Rimetto la maschera del
placido recensore per parla-
re bene di P.O.W., altro so-
prassalto di feroce violenza
interattiva della Actionware.
casa americana che con due
soli game (Capone e appun-
to P.O.W.) si é assicurata
l'incontrastrata leadership in
questo campo. Si spara co-
me non si fosse mai fatto
altro nella vita e con incredi-
bile potenza di fuoco e sel-
vaggio godimento finale. In
vendita anche la pistola otti-
ca per sparare meglio.
Cocktel Vision che si sta
specializzando in prodottini
interattivi non privi di fre-
schezza e spontaneità (Aste-
rix. Blueberry) e forse solo
un po' carenti in tecnologia
e professionalità, special-
mente in questo caso.
Tutto comincia nella stan-
za da letto del piccolo co-
protagonista e continua con
tutti i vari personaggi com-
presi Capitan Uncino. Spu-
gna e Campanellino. Fatevi
spuntare un paio di piccole
ali interattive.
La Anco del simpaticissi-
mo Anihil Gupta che ha più
volte attentato alla mia vita
invitandomi a fastosi quanto
piccantissimi dinner indiani a
Dartford, vicino alla sede
della software house, esce
con questo nuovo e dolcissi-
Atari ST
Un po' di screen anche dal
mondo, vastissimo, del soft-
ware gioco Atari ST. Comin-
cio con il bellissimo Veteran
distribuito insieme a tutti gli
altri game della nuova Soft-
ware Horizons, da Ital Video.
Veteran appartiene al filone
guerra vietnamita che tante
vittime ha fatto nella realtà e
nella finzione cinematogra-
fica.
Altrettante e forse di più sì
appresta a farne in questa
riduzione interattiva. La guer-
ra scoppia e ci sono persino
facce umane da ammazzare
mo, ancorché riuscitissimo.
Robbeary, che ritengo sia di-
sponibile anche per ST an-
che se non ne ho la certez-
za in questo momento. È un
classico saliscendi con sca-
lette come se ne facevano
di bellissimi qualche anno fa
(e ne faceva anche la vec-
chia casa di Anihil, la Aniro-
g), un saliscendi che ha in
più un fantastico personag-
gio come protagonista, l'or-
setto ROB. Moltissimi
schermi e un certissimo di-
vertimento. In distribuzione
da Ital Video.
La Epyx, ahimè, ne ha fat-
ta un'altra delle sue. Mentre
noi fan aspettiamo con in-
credibile e assolutamente
mal riposta fiducia la versio-
ne Amiga/ST di California
Games, la ex mitica casa
americana ci sforna un terri-
bile Street Sports Basket-
ball. temibile e sponsorizza-
to insuccesso (CASIO) che
ha come nucleo il basket da
strada. Ripensandoci qual-
che cosa di salvabile esiste:
lo screen iniziale con il muro
di mattoni, il corpo degli
omini che devono giocare.
Ma il pallone da basket pri-
vo di qualunque sia pure ac-
cennata tridimensionalità mi
ha fatto cadere le braccia.
Questo non doveva farlo la
casa di Impossible Mission.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
167
PLAYWORLD
come quella che vedete in
uno degli screen. Se invece
vi piace di più l'antico Egitto,
l'altra proposta della Softwa-
re Horizons è questo Maf-
det, sorprendente animatis-
simo cartoon faraonico den-
so di crotali e piramidi. E non
privo di alcune sorprese.
Mafdet e Veteran anche in
versione Amiga.
Dopo il grande successo
in versione Commodore 64
e Spectrum, ecco l’esplosio-
ne sedici bit degli ultimi hit
della Hewson. Parlo di Nebu-
lus. Zynaps e Netherworld.
Che dire di questi software,
su Nebulus ho già detto ab-
bastanza: John Philips,
l’autore, ha inventato uno
scrolling circolare mai rea-
lizzato prima da nessuno.
Nemmeno in sala giochi
Forse il game non era dei più
semplici, ma non è certo un
difetto, almeno per i più. L'o-
mino che saltando e salendo
i gradini di una torre circola-
re, raggiunge finalmente il
suo posto tra le nuvole (Ne-
bulae) ha detto la sua nella
storia del software da casa.
Dando un'immagine a tutta
la software house inglese di
casa specializzata in « piccole
cose di ottimo gusto», para-
frasando Guido Gozzano, po-
eta che forse si studia anco-
ra al liceo classico. Senno' è
uguale. In sintesi Nebulus
mantiene la sua bellezza an-
che in sedici bit, ma conti-
nuo a preferire la versione
C64.
Zynaps e Netherworld non
meritano probabilmente lo
stesso spazio.
Sono avventure spaziali e
mitologiche da sparare a tap-
peto e con un grado di Iqn-
gevità aH'intemo del drive
profondamente basso.
Ci saranno gli estimatori
ed hanno il mio più profondo
rispetto. Quadralien è il clas-
sico esempio di software
che promette moltissimo ne-
gli screen di loading e man-
tiene molto poco negli scre-
en interattivi. Mi avevano
massaggiato il cervello quei
piccolissimi pallini vetriati
che vedevo nelle schermate
e già immaginavo sviluppi
approfonditi a questa sensa-
zione. Infine, invece, mi si
para di fronte al naso la soli-
ta palude di effetti e speciali
e mille possibilità interattive
tutte rigorosamente involu-
te. Cosi finisce che non sa-
pendo che fare non faccio
nulla e impugno velocissimo
il tasto di reset. Probabile,
ma non sicuro, che si tratti di
un maxi labirinto verticale.
Non sarà a scoprire di più.
Forse un game bellissimo
per chi è armato di pazienza
interattiva.
Un Marble Madness fuori
tempo massimo per la fran-
cese Ere che, con questo
Spidertronic, cavalca con un
paio d’anni di ritardo la tigre
deH'isomorfismo simulato.
Un ragno tesse tele softwa-
168
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PLAYWORLD
Netherworld lAmiga/STI
Spidertromc IAmiga/STì
re all'internp di un campo di
battaglia recintato da quadret-
tini monocolori. Un po' poco
per ottenere attenzione. Gra-
fica e suono sono di buon li-
vello, ma m'aspetto molto di
più. Salva l'operazione il gu-
sto dei particolari e l'attenzio-
ne ai minuscoli dettagli.
Arrivederci al mese pros-
simo.
Simulposta
Secondo numero consecutivo
di questa Simulposta. Non ci
fate l'abitudine perché su
Playworld, per mantenere una
certa velocità e frenesia
interattiva, le cose vanno e
vengono. Ma questo mese
devo smaltire un mucchio di
posta ed è soprattutto una
questione di educazione...
Antonio Infanti invia una
torrenziale mappa che sup-
pongo essere di un vecchio
game sassantaquattriano:
Entombed. Per pubblicarla
MC dovrebbe essere in for-
mato un metro per due. Per
ora non lo è. quindi, caro
Antonio, ti ringrazio e mi
tengo il manufatto.
Ancora una mareggiata di
cartoline, illustrate e non.
per il referendum del mese
di luglio. I risultati del mese
scorso sono rimasti più o
meno invariati e segnano
una vittoria dell'Amiga con
una sorprendente percen-
tuale di Atari ST in circola-
zione. una fortissima tenuta
del C64 e dell'MSX e una
grossa salita di IBM, Am-
strad e compatibili in funzio-
ne simulazione intrattenitiva.
Giunte anche alcune segna-
lazioni per Archimedes.
Software preferito Impossi-
ble Mission e vicinissimo In-
terceptor. Votati moltissimo
ShadowGate
Icom Simulations (USA)
Mindscape
Amiga, ST. Mac
Lago, Ital Video
Alberto Cobre,
Bassano del Grappa
Caro Francesco,
come d'accordo ti invio la
soluzione di ShadowGate
completa della mappa.
Alcune stanze sono senza
nome poiché non riesco ad
anche Ferrari FI, Marble
Madness, Bubble Bobble.
Shangay e Déjà Vu. Una
sorpresa, infine: la media di
interesse del computer in
funzione entertainment è
del 80%. Grazie ai votanti.
Federico Prefumo mi
chiede se può diventare mio
collaboratore per quello che
riguarda il Macintosh. Certo:
basta che tu mi invii attra-
verso MC recensioni e ma-
gari (anzi assolutamente) im-
magini delle schermate. So
benessimo che come dici tu
moltissimi utilizzatori del
Mac sono anche accaniti si-
mulatori.
Fabio Murialdo m'informa
(e v’informa) che è nato
F-I.S.T. (Fantasy Interactive
Scenarios by Telephone). Di-
ce testualmente Fabio che
«si tratta di un nuovo con-
cetto dei giochi di ruolo. Ba-
sta fare un numero di tele-
fono e si viene trasportati in
un'avventura fantastica»
arrivarci, causa la versione
errata. Ti ricordo di tenere
nel tuo inventario sempre
due torce (se ci stanno) e
quando il computer ti avver-
te che una si sta spegnendo
accendine subito una nuova
operandola su quella già ac-
cesa. Durante la soluzione
non starò a spiegare il per-
ché di certe mosse poiché
mi dilungherei troppo (la
maggior parte dei perché di
alcune mosse si ottengono
Niente modem, ma è ne-
cessaria una buona cono-
scenza dell'inglese perché
le situazioni vengono de-
scritte a voce e si seleziona-
no attraverso il telefono (la
tastiera del telefono). Chia-
mare lo 0044 898 800876.
Fabrizio Bianciotto ha il
mio stesso Amstrad PC
1 640 ECD e non gli funziona
un software comprato in
edicola. Mi spiace, ma non
sono riuscito a trovare il tuo
software, ma oltretutto- so-
no certo che a quest'ora
avrai risolto la situazione per
conto tuo.
Mattia Berti mi manda un
vagone di screen stampati
con una stampante ad aghi
in bianco e nero. Il risultato
è discreto eppoi é una scu-
sa per rencesire i game
stampati, Grazie per gli
auguri a Simulmondo.
Buone esplorazioni inte-
rattive anche a te (e a voi).
Bye.
risolvendo indizi o quesiti
che si trovano nei libri o nei
vari secoli). Per cominciare
apri il teschio situato sopra la
porta d'entrata e prendi la
chiave. Arrivato nella «Hall-
way». dopo aver sentito la
risata demoniaca del Dark
Lord apri la porta con essa e
va all'«Hallway 2». Accendi
subito un'altra torcia poiché
la prima che ti trovi in mano
si spegne senza preavviso.
Apri il libro che sta in mezzo
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
alle candele e prendi la se-
conda chiave, dopo esserti
disfatto della prima. Con la
seconda chiave entra nel
«Closet» e prendi la spada e
la fionda. Arrivato al «Water-
fall», anche se non si vede,
c'é un passaggio proprio die-
tro la cascata, per entrare fai
due click su di esso. Ora
colpisci il sasso con forte
pugno e raccogli il sacchetto
contenente tre gemme. Tor-
nato indietro, raccogli due di
quei piccoli sassi che stanno
alla fine della frana. Ora diri-
giti verso la «Pedstal room»
e colloca una delle tre gem-
me nel foro sul muro, vicino
alla porta.
Apparirà sul piedistallo una
palla magica che andrai ad
operare nel lago nella stanza
denominata «Lake». Ora
prendi la chiave allo schele-
tro ed opera II sul lago ghiac-
ciato per riprenderti la palla
magica. A questo punto ri-
torna aH'«Hallway 2» e apri
quel foro che sta alla tua
sinistra in basso sul muro di
fronte. Arrivato nella «Cham-
ber» opera te stesso sulla
torcia a sinistra, e si aprirà
un passaggio ed inoltre pren-
di la freccia che sta attaccata
al muro di fronte. Passata la
«Bridge room», prendendo il
ponte di sinistra colpisci il
fantasma sino a che non
svanisce.
Opera il mantello su te
stesso, cosi lo indosserai, ed
entra nel «Chamber 2».
Come scritto nel cartello,
prova a dire alla corda la pa-
rola «EPOR» e questa obbe-
dirà subito al tuo ordine, si
drizzerà, formando così un
passaggio che ti porterà alla
«Mirron room»,
Per il momento però esa-
mina la parete che ti sta di
fronte e, cosa interessante,
se esaminerai il punto giusto
si illuminerà una porta che
subito dovrai aprire per en-
trare nella «Cave». Ora collo-
ca la gemma blu nel foro
sulla lapide, e come per ma-
gia si alzerà un muro che
scoprirà un vecchio mago,
che dopo averti parlato ti do-
nerà uno scroll importantis-
simo.
Affrettati ora alla stanza
170
del drago «Lair», dopo aver
raccolto lo scroll.
Attenzione ora. prima di
ogni altro oggetto raccogli lo
scudo che ti proteggerà da
un incenerimento sicuro. Poi
prendi il martello e la lancia.
Vai nella stanza delle tombe
«Tomb», apri la 1° bara a
destra ed opera una torcia
accesa sulla mummia. Pren-
di lo scettro, apri la 3 a bara a
sinistra, entra nella stanza
degli specchi «Mirrar room»
ed opera il martello sullo
specchio centrale e la chiave
dello scheletro sulla porta
dopo di che lascerai questi
due oggetti e prendi la sco-
pa. Finalmente sei arrivato
nella stanza del ponte «Brid-
ge». Adesso opera la palla
magica sul fuoco ed apri la
porta.
Nel «Credvice», dopo aver
tentato di passare il ponte,
opera, la lancia sul Troll, ed
immediatamente passa il
ponte.
Nel «Curtyard» opera un
sasso sulla fionda ed opera
la stessa sul ciclope. Infine
opera te sulla manovella del
pozzo, apri il secchio ed ope-
ra il guanto su te stesso per
indossarlo. Da qui, ora entre-
remo nella seconda parte del
gioco.
Quando sei nella libreria
«Library» aprì la scrivania ed
opera gli occhiali su di te per
indossarli. In più prendi i due
scroll, la chiave e colloca la
terza e ultima gemma a lato
della libreria e lascia il sac-
chetto dove era contenuta.
Ora puoi accedere allo stu-
dio «Study». Qui apri i due
ultimi scroll trovati e dopo
averli esaminati opera quello
che contiene la frase «Terra
Terrakk» sul mappamondo.
Ora apri e bevi la bottiglia,
che ti rinforzerà di modo che
il fantasma non ti possa
sconfiggere. In più raccogli
la chiave. Ora vai al «Gar-
den» e pasando per lo studio
prendi con te il librone che
sta sulla scrivania. Qui puoi
prendere il flauto dato che il
guanto ti protegge dall'acqua
acida.
Suona il flauto e lascialo
insieme al guanto. Prendi
ora l'anello sull'albero. Ora
dirigiti verso il «Baquet hall»
e con le tre chiavi nere apri
le tre porte (la terza la trovi
bruciando il tappeto). Lascia
le chiavi e vai alla porta in
alto a destra. Quando provi a
salire le scale per arrivare
nell'osservatorio, la sfinge ti
potrà fare uno dei cinque di-
versi indovinelli che cono-
sce; le risposte sono:
— il soffietto che sta accan-
to il camino nello studio;
— la mappa appesa sul mu-
ro della libreria;
— il teschio nella libreria.
Quando aprì la libreria il te-
schio viene nascosto quindi
togli prima la gemma per
chiudere l'uscita;
— la scopa che dovresti
avere nell'Inventario;
— il ferro di cavallo che sta
sopra l'entrata che porta al
«Garden».
Dopo che avrai capito a
quale oggetto la sfinge si
riferisce, prendilo ed operalo
su di lei. A questo punto
potrai salire nell'osservatorio
«Observatory» (solo per una
volta, avendo risposto ad un
indovinello. Se risponderai a
tutti e cinque la sfinge se ne
andrà via) e prendere la stes-
sa che è collocata sulla map-
pa, quindi brucia la mappa e
prendi la bacchetta. Quindi
salì nella «Turret» e sulla ra-
gazza opera la freccia d'ar-
gento. Prendi lo Spike e vai
sino alla «Throne room». Qui
sul muro a destra apri la por-
ticina e sul foro opera l'anel-
lo. Chiudi la porticina e opera
10 scettro sullo scheletro del
re. Scendi neH'«Halloway 6»
ed andando avanti sino alla
«Cave 2» gira destra evitan-
do le Gargoil, ed ora apri ed
esamina il librone. Con gli
occhiali puoi leggere lo speli,
quindi invocalo operando il
libro sulla statua. Come per
magia si forma un ponte.
Ora lascia il libro e gli occhia-
li ed arrivato alla «Cave 3»
opera te stesso sulla 3 a leva
poi sulla 2 a e di nuovo sulla
3 a leva. Così potrai prendere
11 Silver orb, il secondo ele-
mento insieme allo Spike
che forma la Staff of Age.
Vai ora nel «Balcony» ed
opera la bacchetta sul porta-
bandiera che sta sull'angolo
del parapetto. Formando co-
sì un parafulmine, e dalla
mano che comparirà prendi
la bacchetta con l'effige del
serpente. Ora dovrai tornare
indietro sino alla «Bridge ro-
om» iniziale, e mollare tutto
quello che hai meno che la
torcia e la bacchetta con inci-
so il serpente. Ora non es-
sendo più pesante, passa il
ponte di corde ed opera la
bacchetta sul serpente.
Quindi prendi il bastone, e
torna indietro e riprendi il re-
sto. Ma ricorda di indossare
il mantello e non di prender-
lo. Ora opera prima lo Spike
e poi il Silver orb sul bastone
e formerai la Staff of Age.
Ora tre sono una e come
diceva il mago solo questo
può sconfiggere il Dark Lord.
Ora per ripassare il «Credvi-
ce» a scapito del Troll, che
vorrebbe invece essere pa-
gato, quando ti trovi al «Brid-
ge» apri finalmente lo scroll
che il buon mago ti aveva
consegnato ed operalo su te
stesso. Ora sei invisibile di-
fatti anche il messaggio sullo
scroll diceva «tu sarai come
l'ombra del vento», cioè ine-
sistente quindi invisibile. Ora
passa il «Credvice» senza
che il Troll se ne accorga.
Ma intanto il ciclope si è
risvegliato e sembra più ar-
rabbiato di prima, ma tu rica-
rica la tua fionda operando il
sasso su dì essa, quindi ope-
ra la tua arma sul ciclope che
cadrà disteso un'altra volta.
Ora molla pure lo scudo e la
fionda. Passa per il «Labora-
tory» ed opera te sulla mat-
tonella che ha l'anello per
essere tirata e prendi la boc-
cetta. Ora vai al «Balcony 2»
ed opera la stella del drago
volante. Prendi il talismano e
scendendo dalla scala nella
«Chamber 3» muovi il corno,
apri la boccetta con la croce,
operala sul cane di fuoco e
raccogli il corno di platino.
Vai al «Lookout» e prendi il
sacco di destra. Tornato alla
«Cave 2» apri ed opera l'ulti-
mo scroll che ti è rimasto
sulla Gargoil di sinistra. Lo
scroll dice «Instantum lllumi-
naris» difatti la stanza si illu-
mina ed i mostri rimangono
scioccati per un po'. È il mo-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
PLAYWORLD
mento giusto per entrare
nella «Well room». Qui co-
me un Uninvited c'è sempre
la solita porta che non si può
aprire e non riesco a capire
perché la mettano. Ora ope-
ra te stesso sulle leve così
aprirai il pozzo. Ora apri il
sacco ed opera il Coin gigan-
te sul pozzo. Il pozzo dei
desideri avvererà il tuo desi-
derio difatti ora puoi scende-
re per esso. Da qui purtrop-
po, potrò darti una descrizio-
ne approssimata delle stan-
ze dato che non riesco ad
avere una versione che fun-
zioni sino in fondo.
Dovrai operare una delle
monete nere che si trovano
nel sacco ove stava il Coin
grade. su quella specie di
Caronte per farti traghettare
dall’altra parte del lago. Ora
opera il talismano sulla buca
con il simbolo della spada.
Suona il corno e la porta si
aprirò. Dopo essere entrato,
ti troverai davanti al famoso
Dark Lord che dovrai scon-
figgere prima che completi il
suo speli. Bene adesso ope-
ra la Staff of Age su di esso
o sul mostro che lui ha evo-
cato e l'avventura finirà, ed
apparirà il diploma di avven-
turiero ove potrai scrivere il
tuo nome.
Certo che non sono uno
degli avventurieri più fortu-
nati. Dopo aver impiegato
ben due mesi a risolvere
l'avventura ora non posso
godermi il finale.
Sicuramente dalla soluzio-
ne ti sarai accorto della diffi-
coltà che comprotava. Ad
aumentarla sono state le
svariate stanze e i tantissimi
oggetti che alla fine non so-
no serviti a nulla. Ma noi li
portavamo sempre nell'in-
ventario per operarli su ogni
cosa che ci capitava. A crea-
re ancora più confusione è
stato quel topo che correva
per tutte le stanze inseguito
dal gatto. Noi credevamo bi-
sognasse salvare il topo in
qualche maniera, come in
Uninvited per il piccolo de-
mone che correva veloce-
mente. Alla fine abbiamo
scoperto che quando si ritor-
na nella prima parte per
prendere il bastone, entran-
do nella «Pedstal room» il
topo rientra nella buca da
dove era partito e viene pre-
so e mangiato dal gatto. A
complicarci la vita poi è stata
quella «maledetta» stella ca-
dente «shooting star» che
non capivamo come a me,
quando la operavo su un og-
getto come lo scudo la stella
partisse infuocata e poi tor-
nasse indietro non avendo-
fatto nulla allo scudo (solo
poi abbiamo scoperto che si
operava sul drago volante)
mentre a Fulvio codesta ri-
maneva nel suo inventario
senza muoversi. Al principio
credevamo che fosse colpa
della mia versione mal fun-
zionante, poi ci sembrava
impossibile tutto ciò ed allo-
ra abbiamo cercato di scopri-
re se io facevo una certa
operazione su di essa che lui
non faceva. Abbiamo pensa-
to persino che fossero i dif-
ferenti oggetti nei nostri in-
ventari a pregiudicare il lan-
cio della stella. Alla fine sia-
mo risaliti al perché. Cosa
incredibile a dirsi, la differen-
za stava soltanto in questo:
lui quando ha passato la sfin-
ge prima ha bruciato la map-
pa poi ha preso la stella e la
bacchetta. Quando invece
ha riferito a me che mi pote-
va prendere la stella, io non
so per quale ragione non ho
seguito i suoi consigli e per
caso ho preso la stella, ho
bruciato la mappa ed infine
ho raccolto la bacchetta.
Certo che a prima vista sem-
brerebbe un particolare insi-
gnificante. ma senza di esso,
se io non avessi seguito
questo ordine, con certezza
posso affermare che non
avremo mai potuto capire
che la stella sarebbe stata da
lanciare. Per quanto riguarda
i movimenti combinati della
3 a , della 2 a e della 3 a leva
non esiste, per quanto ne
sappia, nessun indizio che lo
dica. La scoperta della com-
binazione è stata opera mia,
che dopo essermi stufato di
andare avanti e indietro sen-
za ottenere nulla, mi sono
messo in testa di provare
tutte le combinazioni, par-
tendo dalla prima leva. Dopo
circa un’oretta di prove, dato
che ad ogni combinazione si
muore e bisogna ricomin-
caire, il colpo di fortuna. E
pensare, che immaginavo
che la prima da muovere sa-
rebbe stata la seconda o la
terza (troppo ovvia la prima
leva), ma lo stesso avevo
deciso di fare ogni cosa con
ordine, ed è per questo che
ho impiegato circa un'ora
(quel giorno dovevo proprio
essere partito).
Tutto questo per dirti
quanto sia stata complicata
e fortunosa la risoluzione di
ShadowGate. mc
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
171
MEGAGAME 64
di Marco Pesce
Un videogioco tutto nostro
undicesima parte
Come al solito lo schema
delle caratteristiche di ogni
singolo pianeta va
nuovamente modificato
(chissà perché manca
sempre qualcosa). Sarà la
modifica definitiva?...
speriamo di sì. Avete visto
quante foto? Sono tutte
relative alla sezione dei
controlli sui pianeti e
verosimilmente saranno
quelle definitive (magari
con qualche modifica
grafica... naturalmente in
meglio). In questa nuova
puntata analizzeremo i
dettagli dei menu e delle
interfacce messe a
disposizione dai giocatori
per quanto concerne
l'attività strategica e inoltre
quantificheremo i dati
relativi ai pianeti
Le modifiche allo schema delle carat-
teristiche vanno fatte in «TIPO... (3)
adatto solo per l'installazione di basi
militari» che diventa «... (3) adatto solo
come deposito», in «QUANTITÀ DI RI-
SORSE POSSEDUTE...» dove si deve
aggiungere «... (4) militari», in «CENTRI
DI RICERCA...» dove si aggiunge «... (5)
armamenti, (6) minerali», in «TIPI DI
ARMAMENTI COSTRUITI» che non ser-
ve più e va cancellato, in «TIPI DI AR-
MAMENTI» dove si sostituisce «PO-
TENZA DEGLI ARMAMENTI» e infine si
deve aggiungere «TIPI DI MINERALI».
La vita di un pianeta
Consideriamo un pianeta abitabile. La
quantità di risorse possedute viene con-
tinuamente alterata con il passare del
tempo. Ad esempio quelle alimentari
dipendono dal numero di abitanti, dalle
installazioni alimentari possedute e dai
tipi di alimenti che il pianeta possiede in
natura e che quindi possono essere
prodotti con le installazioni a parità di
costi di produzione. Chiaramente ogni
pianeta possiede caratteristiche naturali
diverse e quindi ci saranno pianeti che
ne hanno molti (e quindi vanno sfruttati
maggiormente) ed altri che ne hanno
pochi. Il numero di tipi di alimenti tutta-
via potrebbe essere molto più elevato
anche su pianeti apparentemente non
adatti ad uno sfruttamento alimentare;
tutto dipende dai centri dì ricerca che
quando scoprono un nuovo alimento
questo viene riscontrato producibile solo
in una parte dei pianeti che compongono
la galassia. Una volta calcolata la produ-
zione giornaliera di un pianeta essa si
andrà a sommare alla quantità di risorse
disponìbili (quindi già prodotte), ma da
questa quantità deve essere sottratto il
fabbisogno della popolazione.
Anche per le altre risorse il discorso è
molto simile, più è alto il numero di tipi
più elevata sarà la produzione.
I centri di ricerca incrementano la loro
efficienza con l'incrementarsi della loro
quantità; in altre parole, più ce ne sono,
più probabilità abbiamo di fare nuove
scoperte.
Vediamo ora di quantificare un po' di
dati. La superficie di un pianeta (in kmq)
va da un minimo di 200.000.000 a un
massimo di 1 .000.000.000. Consideran-
do che il 70% della superficie è occupa-
to dalle acque, la superficie utile va da
un minimo di 60.000.000 a un massimo
di 300.000.000. Nei dati verrà espressa
solo la superficie utile. In un kmq entra-
no al massimo 100 abitanti quindi nel
pianeta più piccolo il massimo virtuale
sarà di 6.000.000.000 di abitanti Virtua-
le perché chiaramente nel pianeta ci
sono anche le installazioni che occupa-
no spazio (1 kmq per installazione, qua-
lunque essa sia).
I rendimenti per ogni singola installa-
zione corrispondono a:
Mineraria 100 unità
Energetica 100 unità
Alimentare 1000 unità
Militare 10 unità
mentre le richieste sono:
Mineraria 10 unità di energia. 0 unità
di minerali
Energetica 0 unità di energia, 0 unità
di minerali
Alimentare 100 unità di energia, 0 di
minerali
Militare 100 di enegia, 1000 di mine-
rali.
Per i centri di ricerca i costi di mante-
nimento sono diversi:
Trasporti 10 dì energia. 100 di minerali
Energia 20 di energia. 10 di minerali
Alimenti 5 di energia. 5 di minerali
Medicinali 10 di energia, 10 di minerali
Armamenti 100 di energia, 200 di
minerali
Minerali 10 di energia, 0 di minerali
Le possibili scoperte invece sono ri-
spettivamente: mezzi più veloci e/o me-
no costosi, nuove energie, nuovi ali-
menti, medicinali più efficaci, armamen-
ti più potenti, nuovi minerali.
I consumi degli abitanti (per 100 abi-
tanti):
Alimenti 100 unità
Energie 1 unità
A differenza di quanto succede con
gli altri centri di produzione, il numero di
armamenti costruiti resta stabile e non
aumenta in funzione delle scoperte dei
centri di ricerca, aumenta invece la loro
potenza.
Quando una delle risorse non é più
sufficiente si entra in stato di allarme e
cioè il computer avverte il giocatore
della particolare condizione critica. Se la
situazione non viene ristabilita comincia-
no i guai, ovvero cominciano a bloccarsi
alcuni centri oppure muoiono alcune
persone. Quando ci si accorge che una
172
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
MEGAGAME 64
certa risorsa comincia a scarseggiare è
opportuno disattivare parte delle instal-
lazioni che non producono materiale di
elevata necessità in modo da eliminare
il consumo della installazione stessa.
Osserviamo ora i costi di costruzione
per i centri produttivi:
Installazione energetica 10.000 unità
di energia, 1000 unità di minerali
Instali, mineraria 1000 di energia,
1000 di minerali
Instali, alimentare 1000 di energia,
1000 di minerali
Instali, militare 10.000 di energia.
10.000 di minerali
e per quelli di ricerca:
Trasporti 1000 di energia, 10.000 di
minerali
Energie 1 000 di energia. 1000 di mine-
rali
Alimenti 1000 di energia. 1000 di mi-
nerali
Medicinali 1000 di energia, 1000 di
minerali
Armamenti 10.000 di energia, 1000 di
minerali
Minerali 1000 di energia. 1000 di mi-
nerali.
I costi dei viaggi di trasporto materiali
dipendono dalla distanza da percorrere
e dal carico da trasportare.
Gli abitanti del pianeta tendenzial-
mente crescono di numero ma chiara-
mente ci sono anche le morti; tuttavia
queste possono essere attenuate dalla
scoperta di medicinali più potenti.
I menu
II programma dovrà gestire: la vita di
tutti i pianeti, i viaggi, le battaglie, le
sezioni ARCADE, il controllo dei pianeti,
il controllo delle guerre, il controllo dei
viaggi, gli imprevisti.
La foto 1 mostra il primo schermo (di
gioco vero e proprio) che vedranno i
due giocatori. Sulla sinistra è visualizza-
ta la mappa della galassia (una micro-
galassia) per intero, che comprende 59
pianeti fra i quali 20 sono abitati. 18
contengono solo installazioni (industrie)
e 21 vengono usati come depositi. I
sistemi solari (o stellari... come volete)
sono 10. Sulla destra troviamo invece
una prima serie di comandi; i due Led
giganti simboleggiano il primo e il se-
condo giocatore e ad ognuno di essi è
associata una sigla inserita preventiva-
mente dai giocatori stessi. Ogni gioca-
tore ha a sua disposizione un cursore-
puntatore e una sezione dello schermo.
Il puntatore, ovviamente manovrabile
tramite joystick, ci permette di agire sui
comandi. Alcuni comandi servono per
alterare la visuale della mappa. Questi
sono i due led e i tre «pulsanti» contras-
segnati con «abitati», «industrie» e «de-
positi». Posizionando il puntatore su
uno di essi e pigiando sul tasto di fuoco
del joystick, si attiva il comando. Atti-
vando uno dei due led si elimina dalla
mappa la visualizzazione dei pianeti ap-
partenenti al giocatore a cui si riferisce il
led non attivato. Attivando ancora uno
dei tre pulsanti, ad esempio quello con-
trassegnato con «abitanti» (foto 2) si
eliminano dalla mappa anche tutti i pia-
neti che non sono abitati (afferrato il
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
173
MEGAGAME 64
meccanismo?). Chiaramente per disatti-
vare un comando basterà « ripigiarlo».
Esaminiamo gli altri comandi. Il coman-
do controllo ci abilita a selezionare uno
dei pianeti correntemente visualizzati sul-
la mappa.
Una volta selezionato (sulla mappa ap-
pare anche un comando fantasma di
QUIT per i casi di errore) si entra nel mo-
do «controllo».
Controllo di un pianeta
A questo punto viene visualizzato un
nuovo panello (quello della foto 3) che ci
permette di:
— osservare la situazione generale di un
pianeta;
— costruire una nuova struttura o disat-
tivarne alcune o riattivarle o distruggerle
(solo se è uno dei nostri pianeti);
— trasferire i prodotti di un pianeta su un
altro (solo se sono entrambi in nostro
possesso);
— attaccare il pianeta (solo se è in pos-
sesso dell'avversario).
Se viene selezionato il comando di con-
trollo della situazione generale del piane-
ta ci troveremo di fronte allo screen rap-
presentato nella foto 4. Ognuno dei pul-
santi posti sulla sinistra, se attivato, fara
visualizzare nel sub-screen a destra le in-
formazioni relative a quel determinato
campo specifico (tipo di pianeta, tipo di
popolazione, quantità delle risorse, delle
installazioni, dei centri di ricerca, etc.).
Azionando il pulsante di QUIT chiaramen-
te si tornerà allo screen di foto 3.
Se viene azionato il comando relativo
alle strutture si passa a uno screen che ci
permette di decidere se vogliamo co-
struire. disattivare, riattivare o distrugge-
re e poi allo screen di foto 5.
Con questo nuovo pannello possiamo
scegliere il tipo di costruzione che nel
sub-screen centrale sarà visualizzata gra-
ficamente (anche per questioni di look).
Sulla destra troviamo invece un altro pan-
nello che ci informa sulle caratteristiche
della costruzione.
Possiamo, una volta definita la costru-
zione da trattare, passare ad un sub-me-
nu (con l'apposito tasto) che fa visualizza-
re lo schermo di foto 6 con il quale il gio-
catore può selezionare la quantità. Se ad
esempio decidiamo di costruire un cen-
tro di produzione alimentare, una volta
giunti a questo sub-menu dovremo sele-
zionare il numero di questi centri e verre-
mo informati sulla restante quantità di
energia, di minerali e di spazio. Dato l'OK
si ritorna allo schermo di foto 5 e se non
dobbiamo costruire altro possiamo sele-
zionare il QUIT. È da notare che su un
pianeta NON ABITABILE si possono co-
struire solo installazioni minerarie ener-
getiche o militari oppure non si può co-
struire niente nel caso di pianeti-deposi-
to. Ritorniamo al menu di controllo; se si
seleziona l'opzione di trasferimento dei
prodotti è lo schermo di foto 7 ad essere
visualizzato. Abbiamo nuovamente a di-
sposizione la mappa, dalla quale selezio-
neremo il pianeta destinazione (con l'ap-
posito comando), più dei comandi che ci
permettono di determinare la quantità di
materiali da trasferire. Ovviamente sulla
mappa sono presenti esclusivamente i
pianeti in nostro possesso. Quando si se-
leziona il pianeta destinazione viene vi-
sualizzato per esso il pannello delle carat-
teristiche generali. È evidente che gli abi-
tanti non possono essere trasferiti su un
pianeta non abitabile. Naturalmente sul
174
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MEGAGAME 64
Scuola di videogame
Un digitalizzatore audio (il software)
pianeta che offre viene reso disponibile
nuovo spazio, mentre viene sottratto a
quello che riceve.
Lo spazio occupato dai materiali è il se-
guente:
1000 unità di energia: 1 kmq
1000 di minerali: 1 kmq
1000 di alimenti: 1 kmq
1 000 di armamenti: 1 0 kmq.
In due display vengono visualizzati i co-
sti e i tempi necessari per il trasferimen-
to. Anche qui possibilità di OK o di QUIT.
L'ultima possibilità del menu dei con-
trolli è quella relativa all’ATTACCO del
pianeta. La foto 8 riguarda il pannello di
questo comando che è simile a quello ne-
cessario per i trasferimenti. La mappa an-
che in questa circostanza presenterà
esclusivamente i pianeti in nostro pos-
sesso, dai quali, appunto, verrà dichiarata
guerra. Ad ogni abitante corrisponde una
sola macchina da guerra.
Anche qui ci sarà il preventivo dei costi
e dei tempi di arrivo della «flotta». Una
volta dato l'OK e una volta arrivata la flot-
ta, la guerra ha inizio e verrà gestita dal
computer a meno che il giocatore non
vorrà parteciparvi di persona; in tal caso
sarà messo al comando di una delle navi
spaziali.
Per questa puntata è tutto, nella pros-
sima esamineremo i menu restanti e le
altre «cosucce» e cominceremo a fare
un prospetto delle routine che ci occor-
rono.
Siete riusciti nell'impresa? Non ditemi
che non avete neppure cominciato...
non sapete cosa vi perdete. E il pro-
gramma?.., Eccolo qui!
Passiamo subito al sodo: il program-
ma che pubblichiamo in questa pagina
permette di memorizzare in RAM il se-
gnale audio-digitale proveniente dalla
porta 2 e di riascoltarlo quante volte
vogliamo. La prima routine che parte
con
SYS 40448 (S9E00)
è quella di PLAY ovvero quella che ripro-
duce il suono già memorizzato in RAM e
che può essere inserita nei vostri elabora-
ti, unitamente ai dati digitali, per «effetti
parlati» (o anche cantati...). L'altra è quel-
la di RECORD che naturalmente va usata
insieme al digitalizzatore per... «campio-
nare» e si attiva con
SYS 40607 (S9E90)
Essa comprende una routine di «atte-
sa» che ci permette di ascoltare il se-
gnale proveniente dall’esterno e di atti-
vare al momento opportuno la «registra-
zione» con la pressione di un qualunque
tasto.
Durante il campionamento non si
ascolta nessun suono. È da notare il
fatto che il digitalizzatore non deve es-
sere lasciato inserito nella porta joystick
quando non lo usiamo, altrimenti la
scrittura da tastiera viene alterata (ovve-
ro se si premono dei tasti compaiono
lettere che non c'entrano niente). La
procedura completa da seguire per digi-
talizzare un suono è la seguente.
— impostate la SYS 40607;
— inserite il digitalizzatore nella porta 2.
— attivate il dispositivo generatore di
suono collegato all'ingresso del digitaliz-
zatore;
— a questo punto si dovrà udire il
suono dall’altoparlante;
— regolate il suono con il potenziome-
tro del digitalizzatore;
— quando siete pronti (ovvero quando
volete digitalizzare il suono) premete un
tasto della tastiera del C-64;
— il computer si ammutolisce per qual-
che secondo;
— quando riappare il cursore lampeg-
giante la digitalizzazione è completata e
potete quindi scollegare il digitalizza-
tore.
Da questo momento il suono è entra-
to nel computer e potete riascoltarlo
impostando la SYS della routine di
PLAY.
La durata della digitalizzazione può
essere variata «pokando» nella locazio-
ne 40513 un valore compreso tra 1 e
255. Più è elevato tale valore più lungo
sarà il tempo di digitalizzazione, ma na-
turalmente peggiore sarà il risultato in
termini di qualità sonora. Questo perché
la «pokata» va ad alterare la frequenza
di campionamento. A tal proposito è
opportuno far notare che un range ac-
cettabile di possibili valori da inserire
nella sopracitata locazione è quello che
va da 1 a 20.
Fin qui le istruzioni per l'utente; for-
niamo ora qualche informazione a chi
vuole «capire» il funzionamento del pro-
gramma.
Il programma di RECORD deve me-
morizzare in RAM tutti i valori prove-
nienti, durante il campionamento, dai 4
bit meno significativi della locazione
56320 ($DC00), che equivalgono allo
stato del digitalizzatore. Essendo un by-
te composto da 8 bit sarebbe uno spre-
co occupare up byte per ogni stato,
quindi in un byte memorizzeremo due
stati (uno nei 4 bit meno significativi e
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
175
MEGAGAME 64
uno nei 4 bit più significativi). Per poter
selezionare di volta in volta una locazio-
ne differente, il programma usa il meto-
do detto INDIRETTO INDICIZZATO che
in questo caso viene usato nell'istru-
zione
STA (SFB).Y
e che permette di «puntare» ad una
qualunque locazione RAM semplicemen-
te alterando il valore contenuto in una
locazione di memoria e nel registro Y. In
altre parole la succitata STA deposita il
valore contenuto nell'accumulatore nella
locazione di memoria che si ricava utiliz-
zando come byte alto il contenuto della
locazione $FC e come byte basso il
contenuto della locazione $FB e addizio-
nando al risultato di questo abbinamento
il valore contenuto nel registro Y.
Ad esempio (ci vuole proprio...) se
nella locazione $FC depositiamo il valo-
re #£09 e nella $FB il valore #$00 e nel
registro Y il valore #$00, l'istruzione
STA (SFB).Y
deposita il contenuto dell'accumulatore
nella locazione $0900.
A prima vista questo sistema sembra
solo una complicazione di quello visto
qualche puntata fa e cioè
STA $0900. Y
ma in realtà quest'ultimo non permette-
va di accedere a tutte le locazioni della
RAM, ma al massimo a 256 di queste,
come noto, alterando il contenuto del
registro Y. Con questo nuovo metodo
invece basta cambiare il contenuto delle
locazioni $FB e $FC e possiamo «punta-
re» a tutta la RAM II metodo di indiriz-
zamento appena visto funziona solo in
«pagina zero» ovvero con le prime 256
locazioni di RAM. quindi al posto di $FB
è possibile sostituire ad esempio $FD
ma non $0100.
Nel programma vengono inizializzate le
locazioni $FB e $FC proprio con i valori
#$09 e #$00, ma è possibile cambiarli a
piacimento (in tal modo si altera la loca-
zione di partenza per la memorizzazione
dei dati digitali). La prima istruzione «atti-
va» del programma è la LDA $DC00. Se-
gue la AND #$0F che elimina i 4 bit meno
significativi; il risultato viene memorizza-
to nei 4 bit meno significativi della loca-
zione $0900. Si esegue ora una routine di
pausa che serve per rallentare la frequen-
za di campionamento. Si ricarica la loca-
zione $DC00 nell'accumulatore (che pro-
babilmente ora conterrà un nuovo valore)
e il suo contenuto viene traslato di quat-
tro posizioni a sinistra nel byte e «ORA-
to» con quello della locazione $0900 e
infine memorizzato in $0900. Tutta que-
sta procedura serve per memorizzare
nei 4 bit più significativi i 4 bit meno
significativi della locazione $DC00, che
andranno quindi ad occupare lo spazio
avanzato in precedenza nella locazione
176
$0900. Notiamo a questo punto che se
nei quattro bit più significativi erano già
presenti degli UNO succedeva un disa-
stro in quanto l'operazione di or logico
nel nostro contesto presuppone che tali
4 bit siano tutti a zero. Proprio per
evitare il succitato inconveniente, prima
di iniziare con la digitalizzazione vera e
propria la parte di ram che ospiterà il
segnale digitalizzato viene ripulita da
un'apposita routine. Tuttavia l'inconve-
niente si poteva evitare in altro modo,
azzerando tali bit di volta in volta che
venivano usati (con una operazione di
Megaposta
Le scuse del... «filosofo»
a Caro ingegnere Pesce (spada)
Marco.
devo assolutamente porgerle le mie più
umili e latifondiste scuse, per il fatto
che vi avevo accusato ignobilmente di
creare un palloso clone di ELITE e com-
pagnia bella, ma mi sono accorto che in
realtà il vostro (ami il nostro) giochet-
tuolo è talmente ampio da soddisfare
qualsiasi videogiocatore. Spero solo che
venga realizzato con cura, perché sulla
carta, il Megagame, ha tutte le carte in
regola (scusate il gioco di parole) per
diventare un PIG, ehm volevo dire BIG.
La saluto e offro il mio aiuto, perché,
pur non essendo valido dal punto di
vista della programmazione, sono un
criticone inguaribile, e non sempre dalla
penna avvelenata.
Distìnti saluti ».
Matteo Bittanti.
S. Pietro All'Olmo (MI)
Mi spiace ma non posso accettare le
tue scuse (,.. scherzo).
Arriva la « replica degli altri»
« — Staremo a sentire la replica
degli... altri — . Cosi concludesti, caro
Marco, il commento sulla lettera di Pao-
lo Costabel apparsa su MC n. 77.
Ed è proprio una replica che voglio
fare.
Chi va cianciando sulla « simulazione
totale» e si augura l'avvento di compu-
ter sempre più potenti HA CAPITO che
il futuro di qualsiasi programma, sia
«giocoso» che «serioso» dipende dalla
potenza stessa. Pochi anni or sono era
impensabile poter presentare documen-
ti con grafici non solo a torta o a barre.
and logico simile a quella vista in prece-
denza) ma ciò avrebbe comportato un
ulteriore spreco di tempo, infatti già la
ORA($FB),Y varia i tempi di esecuzione
di questa routine rispetto alla routine di
PLAY (dove tale istruzione è stata sosti-
tuita da 3 NOP proprio per «bilanciare» i
tempi, cosa che se non effettuata pro-
duce una differenza tra velocità di regi-
strazione e velocità di riproduzione).
Il resto della routine non è degno di
particolare attenzione e anche la routine
di PLAY presenta istruzioni già viste,
quindi possiamo anche salutarci. Ciao!
La scelta era obbligata. Oggi possiamo
ottenere una vasta tipologia di grafici
(vedi pag. 67 di MC n. 76).
Dirò di più! Sono stati i «simulatori» a
spingere i programmatori nell'ottenere
immagini sempre migliori. Prendi ad es.
il primo FOLE POSITION per 64 e TEST
DRIVE!!! E se pensi che la computer
simulazione sia un rimbecìllitore dì mas-
se... allora non sei mai stato nei simula-
tori dell'Alitalia. Se non puoi venire a
Fiumicino.., leggiti la recensione di Giu-
stozzi su MC n. 65!
E quando giocherai con ranocchie e
biglie, e ne sarai entusiasta. . ricordati dì
chi ha « creato » quelle tecniche...
P.S. Complimenti per la rubnca ».
Mauro Luis Longarini, Ostia (ROMA)
Caspita se la sono presa davvero!
Caro Mauro, probabilmente hai frainte-
so quanto Paolo voleva esprimere con
la sua lettera. Nessuno pensa che la
computer simulazione sia un «rimbecilli-
tore di masse», nessuno vuole fermare
l'evoluzione dei computer, ma qui si
parla di videogiochi!!! Credi veramente
che la bellezza di un videogame sia
tutta nel vedere sullo screen. riprodotti
in modo stupendo. 4 modellini di auto-
mobili? Il problema che riproponeva
Paolo era quello relativo alla mancanza
di fantasia da parte dei programmatori.
Non basta avere un computer super
potente per creare un gioco nuovo.
Un altro programmatore
«Ciao Marco...
essendo un lettore della rivista MC ed
essendo particolarmente interessato al-
l'articolo sul Megagame 64, ti ho scritto
per dirti che se hai bisogno di program-
matori in L.M..
Stefano Degan. Legnago (VR)
Dovrai aspettare la prossima punta-
ta... (nel frattempo non cambiare idea
mi raccomando!).
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
SOFTWARE
Originale, sigillalo con garanzia ufficiale e possibilità di aggiornamento
SPREADSHEET/IMTEGRAT
Microsoft Excel 2.0 (II.)
Microsoft Woeks (II.)
Lotus 1-2-3 Rei. 2.01 (II.)
Lotus 5ymphony 2.0 (II.)
Ashton Tate Fromewerl II (II.)
750.000
295.000
690.000
950.000
990.000
350.000
WORD PROCESSING
Microsoft Word 4.0 (il.)
Lotus Monusaipt (II.)
Microsoft Word 4.0
4 +
Microsoft Mouse 6
+
Buono gratuito per Microsoft Pageview
L. 1 .340 000 L 850.000
Borland Sprilli
DATABASE MANAGEMENT
Ashton Tate dBASE III Plus (II.)
Ashton Tate Rapid File (II.)
Microsoft Rbase System (II.)
Borlond Porodoi 2.0 (II.)
GRAFICA
Microsoft Charl 3.0
Lotus Freelance Plus (II.)
V.CN. Concorde 3.0 (II.)
Programmi CAD
DESKTOP PUBUSHING
Aldus PogeMoket (II.)
Ronk-Xerox Ventura Publisher 1.2 (II.)
Microsoft Pageview
fonts Aggiuntivi per Venturo
Siamo presenti
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Stand L 5
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LINGUAGGI
QuickBASIC
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Turbo Pascal 5.0 (II.)
SPECIALE OS/2
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Microsoft BASIC Complder 6.0
Miaosoft FORTRAN 4.1
Miaosoft Pascal 4.0
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Microsoft OS/2 Programmer's Toolkit
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595.000
390.000
595.000
390.000
290.000
495.000
1.290.000
595.000
890.000
1.190.000
350.000
990.000
590.000
1.090.000
1.190.000
1.090.000
1.390.000
90.000
UTILITIES
Miaosoft Windows 286 (II.)
Microsofl Windows 386 (lt.|
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Telefax 055-2280674
l Desidero essere contattalo telefonicamente do un vostro funzionario commerciale
Q Desidero ricevere informazioni su:
1 Desidero ricevere il vostro listino completo
j Inseritemi nello vostro moiling Ibi ^oj
ARCHIMEDES
di Massimo Truscelli
Archimedes: arriva il software
A distanza di un anno dalla
presentazione sulle pagine di
MCmicrocomputer del
personal computer più veloce
del mondo, l'Acoro
Archimedes basato sul chip
ARM (Acoro RISC Machine), ci
ritroviamo finalmente a parlare
di software per questo
sistema.
Nella prova svolta sul numero
68 di MC, a proposito del
software. David laschi
affermava: «Come su tutte le
macchine nuove, questo è
scarso... La quantità ancora
non c'é, ma in fondo è la qualità
che conta, e la macchina è così
potente da invogliare
sicuramente molti
programmatori » .
L 'ultimo SM AD ha dimostrato
che questa volontà effettivamente
esiste: I' Archimedes è un sistema
ancora tutto da scoprire, ma le sue
doti di potenza, velocità di calcolo e
versatilità stanno cominciando ad
essere messe nella giusta luce.
Proprio allo SMAU abbiamo avuto
modo di vedere una serie di
pacchetti, alcuni dei quali non ancora
ufficialmente commercializzati, ma
disponibili a breve termine
(probabilmente entro aprile 1989) dei
quali non mancheremo di parlarvi
succintamente in questo articolo,
ma che esamineremo più
approfonditamente, se possibile,
in coincidenza con il loro lancio
ufficiale. Cominciamo intanto, con
una panoramica.
Nei prossimi numeri contiamo di
occuparci diffusamente di qualche
applicazione
Allo SMAU
Eureka! Pare abbiano esclamato i pro-
gettisti del sistema RISC Acorn quando
sono riusciti a costruire il chip ARM (da
questa esclamazione sarebbe poi nato il
nome Archimedes); a dire il vero è la
stessa cosa che siamo stati tentati di
fare vedendo in anteprima il nuovo si-
stema operativo multitasking di Archi-
medes, il RISC OS, capace di offrire
prestazioni finora assolutamente non vi-
ste su altri sistemi operativi analoghi.
Ad esempio la visualizzazione in tempo
reale dello status della CPU nell'esecu-
zione di un task; la possibilità di control-
lare da pannello la quantità di memoria
da assegnare ad ogni task; la capacità
di gestire la velocità di esecuzione di più
task della stessa applicazione in funzio-
ne della loro posizione sullo schermo.
Queste sono solo le cose che siamo
riusciti a vedere guardando qualche atti-
mo ciò che il tecnico inglese dimostrava
al pubblico presente nello stand Ricordi,
ma aspettiamo di riparlarne quando
avremo dati più precisi, nel frattempo
non roviniamoci la sorpresa.
Viste allo SMAU anche delle applica-
zioni che penso ci riserveranno molte
«sensazioni forti»: un CAD bidimensio-
nale «animato» (prodotto in Inghilterra e
quanto prima disponibile); il software
per la gestione di strumenti musicali via
interfaccia MIDI (in versione beta-test);
un programma di desktop publishing
con output anche per dispositivi Post-
Script che dovrebbe uscire in contem-
poranea con il sistema operativo multi-
tasking.
Anche per ciò che riguarda l'hardware
abbiamo avuto modo di vedere molti
accessori ed espansioni piuttosto inte-
ressanti, questa volta già disponibili: si
parte da un digitalizzatore video per
continuare con un genlock ed un cam-
pionatore di suoni, tutti muniti di soft-
ware di gestione.
Il digitalizzatore sembra offrire ottime
caratteristiche di risoluzione e velocità,
ma non disperiamo di parlarne meglio in
uno dei prossimi numeri.
Per ciò che riguarda il software la
quantità di titoli di programmi di vario
genere già disponibili è piuttosto ampia.
Per darvi un'idea diamo un'occhiata ai
vari titoli suddividendoli per categorie.
178
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ARCHIMEDES
In allo le confezioni di
Missile Control e di
Conqueror: due moli
che non mancheranno
di entusiasmare i palili
del videogioco
Conqueror è la
battaglia tra carri
armati ; Missile
Control impiega molta
grafica vettoriale
A fianco la schermala
del primo livello di
Hoverbod. una
passeggiata tra le
difficoltà dei pianeti
del sistema solare.
Giochi
Chi non conosce Zarch alzi la mano...
Accanto al magnifico gioco creato da
David Braben e che identifica in manie-
ra quasi inscindibile l'Archimedes. sono
già pronti una serie di nuovi titoli che
non mancheranno di entusiasmare i pa-
titi del software ludico.
Si parte da Conqueror. un gioco di
strategia militare basato sulle vicende di
una battaglia tra forze americane, russe
e tedesche che si combattono a furia di
incursioni con i loro veloci e potenti carri
armati mossi su un terreno visualizzato
(e soprattutto calcolato) in tempo reale
con le medesime caratteristiche di quel-
lo già visto per Zarch.
Altri interessanti titoli sono: Missile
Control, contraddistinto dalla velocissi-
ma grafica semi-vettoriale; Hoverbod,
un gioco arcade nel quale bisogna gui-
dare un eroe tra i pericoli dei pianeti del
sistema solare; Minotaur. la versione
RISC della leggenda dei tempi del re
Minosse, di Arianna, di Teseo, del Mi-
notauro e del Labirinto.
Demo grafici e sonori
Animazioni grafiche 3D
Non si tratta di un campo di applica-
zioni specifico, ma provate a resistere
alla tentazione di vedere un'immagine
raytracing compattata su disco e anima-
ta in tempo reale; ad esempio, il solito
artifizio di Newton (già visto su altri
computer particolarmente versati nella
grafica) nel quale le due palline laterali
di una serie di 5 rimbalzano alternativa-
mente sulle rimanenti offrendo la visio-
ne delle riflessioni sulla loro superficie
in continuo cangiamento. Provate anche
a pensare di poter far muovere a vostro
piacimento con il mouse il grafico di una
funzione come se fosse un telo di stof-
fa quadrettata colorata al vento. Anche
questo è possibile con il software giu-
sto su una macchina come Archime-
des; se non ci credete provate a far
girare Euclid 3D Graphic della ACE
Computing.
Ma se vi piace vedere una buona
gamma delle possibilità che il vostro
Archimedes è capace di tirar fuori, fate
Quest'immagine, mollo spettacolare, mi ricorda qualcosa..
Euclid 3D permette di muovere il grafico di una funzione
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
179
Grafica un disegno tecnico eseguito con Autosketch della Autodesk AG
Spreadsheet SigmaSheet,
il primo pacchetto di tale tipo
girare il programma demo Animation
oppure Sound & Graphics della Clares;
se avete abbastanza memoria e se la
macchina è configurata nel modo giusto
ne vedrete veramente delle belle.
Grafica
Conoscete AutoCAD, quello prodotto
dalla Autodesk AG? Se lo conoscete
conoscerete anche Autosketch. Proprio
ad Autosketch vanno i nostri pensieri
mentre ricerchiamo un pacchetto sem-
plificato di CAD per la realizzazione di
oggetti. La versione per Archimedes è
molto più potente rispetto alle altre ed il
nome Autodesk lascia ben sperare per il
futuro. Se invece cerchiamo un pac-
chetto di grafica finanziaria l'onnipresen-
te Minerva ci propone Gammaplot per
la realizzazione di grafici con dati prove-
nienti da fogli elettronici o direttamente
introdotti dalla tastiera. Questo determi-
nato settore della grafica adatto a crea-
re presentazioni è stato preso in consi-
derazione anche dalla Lingenuity per il
suo Presenter, un pacchetto in grado di
creare presentazioni con dati provenien-
ti da spreadsheet o da word processor
compatibile con i formati di Pipedream,
Artisan e Graphic Writer della Clares
Micro Supplies oppure con 1ST Word
Plus, il word processor grafico della
GST Holdings.
Suono
Al momento l'unico pacchetto perve-
nuto nelle nostre mani è Arpeggio Mu-
sic System SoundSynth della Electro
Music Research di Wickford (Essex).
Dando una rapida occhiata al pacchet-
to l'impressione che se ne trae è che
possa essere tranquillamente utilizzato
sia da chi non ha alcuna esperienza
musicale, che da chi invece ne voglia
fare un uso un pochino più che per solo
diletto.
Una delle caratteristiche più interes-
santi è la possibilità di visualizzare con
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ARCHIMEDES
un grafico la forma d'onda degli stru-
menti riproducibili.
Anche questo è un campo di possibi-
le grande successo per Archie. pensate
solo per un attimo all'enorme quantità
di persone che ormai utilizzano il proprio
computer per comandare e per far suo-
nare vere e proprie schiere di strumenti
elettronici...
Produttività individuale
Ma non troppo individuale vista la
potenza a disposizione. Infatti tutti i
programmi applicativi di produttività pre-
sentano prestazioni piuttosto elevate,
ma andiamo con ordine.
Spreadsheet
Pensate al vostro Archie (come affet-
tuosamente è soprannominato Archi-
medea) impiegato nello gestire un fo-
glio elettronico da Guinness dei Primati
(è vero, proprio con Archimedes è sta-
to creato l'elaborato, prodotto da uno
spreadsheet, più ampio del mondo e
puntualmente inserito nel famoso libro
dei primati) e vi ritroverete solo davanti
all'imbarazzo della scelta.
Solo per fare qualche nome: Sigma-
Sheet della Minerva di Exeter (UK),
il primo spreadsheet espressamente
creato per Archimedes oppure a Matrix-3
della Cambridge Microsystems, oppure
al tanto caro Pipedream già conosciuto
per essere offerto come dotazione stan-
dard dello Z88 di Sir Clive Sinclair sotto
l'egida di Cambridge Computer.
Word Processor
Parte proprio dal Pipedream questa
carrellata di software per l'elaborazione
dei testi; per esso l'Archimedes rappre-
senta il miglior supporto hardware in
termini di velocità e dimensioni di me-
moria. Se si possiede anche uno Z88,
Pipedream per Archimedes ha la possi-
bilità di utilizzare il portatile collegato ad
Archie come una memoria di massa. La
carrellata prosegue con 1ST Word Plus,
un word processor gestito quasi esclu-
sivamente da mouse adatto sia a chi
non ha mai usato un programma di
questo tipo che a chi invece ne abbia
usato un altro. Tra le possibilità offerte
quella di includere grafici nei testi e
disporre di una incredibile serie di driver
per le più diffuse stampanti o poterli
facilmente creare da soli.
Data Base
Anche in questo settore l'unico pac-
chetto visto con i nostri occhi e toccato
con le nostre mani è Alpha Base della
Clares. sebbene per il momento non si
possa dire che abbia una concorrenza
spietata, bisogna ammettere che sarà
molto difficile che ne possa avere. Le
caratteristiche generali parlano di una
capacità di gestire ben 400 campi con
27600 caratteri per ogni record per un
totale di 2.14 bilioni (con quanti zeri si
scrive?) di record per ogni file; se non vi
bastassero questi dati possiamo aggiun-
gere che sono impiegate alcune velocis-
sime routine di sort capaci di ordinare il
file in maniera tale da permetterne ac-
cessi più che rapidi con tempi da prima-
to mondiale. Se i vostri dati sono parti-
colarmente importanti potete anche in-
serire una password per permetterne la
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
181
ARCHIMEDES
consultazione solo a chi desiderate che
possa farlo. Un altro titolo interessante
é System Delta Plus della Minerva; un
DBMS completamente programmabile.
Linguaggi
In questo settore Archimedes ha po-
tuto contare quasi immediatamente, co-
me del resto è logico (se non ci sono ì
linguaggi non si possono scrivere le
applicazioni), su una certa gamma di
possibilità.
I linguaggi disponibili sono: LOGO.
Fortran 77, Assembler. Prolog, LISP,
ANSI C e ISO Pascal.
II LOGO, il linguaggio educazionale
molto seguito nelle scuole obbligatorie
del Regno Unito, è disponibile in Italia
nell'edizione curata dalla Logotron di
Cambridge; offre anche una discreta
libreria di applicazioni già sviluppate,
che grazie alla potenza della dote mag-
giore del LOGO, la ricorsività. permette
la creazione di numerose applicazioni
riguardanti geometria 3D. animazione,
musica.
Fortran 77 per Archie è stato svilup-
pato seguendo le norme definite dall'A-
merican National Standard Program-
ming Language Fortran X3.9-1978 (ANS
Fortran) e include possibilità come: loop
di While. DO per blocchi e 66 «switch»
specifici.
La versione Acorn del Fortran 77
compila direttamente in codice macchi-
na e offre numerose possibilità per il
debugging dei programmi come check
delle istruzioni, Run-time tracing.
L' Assembler di Archie offre prestazio-
ni riguardanti: supporto di tutto il set di
istruzioni di Archimedes, capacità di
usare label locali e globali, impiegare
costruzioni condizionali e ripetitive, offri-
re la tavola dei simboli e dei codici di
controllo per i print-out.
Indispensabile se si vuole utilizzare
con profitto sia Assembler che Fortran
77 è il pacchetto Twin, una sorta di
word processor orientato alla program-
mazione capace di interagire con l'ARM
Assembler ad alto livello permettendo
la scrittura di programmi in ANSI C,
ISOPascal e Fortran 77.
La caratteristica principale è quella di
visualizzare due finestre sullo schermo
nelle quali vengono mostrati, in una, gli
errori di compilazione riscontrati nelle
varie linee, riconoscibili per la presenza
di un numero che identifica la linea, e il
corrispondente codice sorgente nell'al-
tra finestra.
Il testo può essere editato da uno dei
20 buffer interni di memoria con possi-
bilità di visualizzazione contemporanea
di due buffer.
A proposito di Fortran 77 è disponibi-
le a parte una libreria grafica della CCD
Computer Services.
Alcuni dei manuali disponibili per conoscere
Archimedes.
Documentazione
Uno dei problemi che più condiziona
gli utenti di un determinato sistema è
spesso la mancanza di adeguata docu-
mentazione tecnica relativa all'architet-
tura del sistema ed alla sua programma-
bilità.
Archimedes non offre una vastissima
scelta di titoli, ma offre quel tanto che
basta per cominciare a muovere i primi
passi nel mondo nuovo delle macchine
RISC.
I titoli disponibili comprendono oltre
al Programmer's Reference Manual in
due volumi, anche un manuale: ARM
Assembly Language Programming di
Pete Cockerell.
Gli italiani
Una bella sorpresa allo SMAU è stata
la presenza di alcune applicazioni svilup-
pate in Italia da un rivenditore autorizza-
to di Archie.
Si tratta di un magnifico programma
per la produzione e visualizzazione dei
frattali di Mandelbrot dotato di caratteri-
stiche a dir poco impensabili per altri
programmi del genere adatti ad altri
sistemi, e di un programma di CAD
orientato alla progettazione dì circuiti
elettronici (visto funzionare in una pre-
release) capace anche di eseguire il
grafico della risposta del circuito.
II programma per la generazione dei
frattali offre velocità incredibili: l'insie-
me completo di Mandelbrot viene vi-
sualizzato contemporaneamente al suo
calcolo in tempi che si approssimano ai
20 secondi!
Entrambi i pacchetti sono stati svilup-
pati dalla SPEM di Torino, un ottimo
esempio da seguire per quanti vogliano
sviluppare software per Archimedes
182
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
1989 .
■■ • -= ENEL.
PROGETTO AMBIENTE
L'ENEL, in collaborazione I
con il Ministero dell'Agricoltu- I
ra, conduce da anni appro- I
fondite analisi sulle cause del I
degrado ambientale, con I
particolare attenzione per i la- 1
ghi, I boschi e i monumenti fj
italiani. Il Progetto Ambiente
1 989, partendo da una sin-
tesi dei risultati ottenuti, ha ?
previsto una serie di interventi §
di riforestazione e di accordi
con Enti locali e con Associa-
zioni Ambientalistiche per la
creazione di Parchi Naturali.
ENEL.
ENERGIA PER
LA VITA.
ATARI ST
Omikron. Basic 3.0
e Omikron.Compiler 2.4
di Massimo Truscelli
Questo mese dedichiamo lo
spazio Atari ad un prodotto
che viene dalla Germania,
terra nella quale i sistemi ST
godono senza dubbio di
maggior fortuna rispetto a
quanto avviene in Italia.
Il prodotto in visione è
l'ennesima versione del
linguaggio Basic, questa volta
sviluppato da tali Thomas
Kemp e Artur Sodler di chiare
origini germaniche; si tratta di
una versione del linguaggio di
più ampia diffusione che offre
una compatibilità molto
elevata con TM Basic
Microsoft, nel senso che i
il boot del sistema può avvenire diretta-
mente dal dischetto e l'Omikron. Basic
può essere richiamato semplicemente
selezionandolo con il mouse come qual-
siasi altro programma.
L’applicazione da lanciare per accede-
re al Basic è OM-BASIC.PRG, si tratta di
un programma che in realtà provvede a
sua volta a richiamarne altri, uno in
particolare che alloca l'interprete in una
zona di memoria protetta in modo che
non vada perduto nemmeno premendo
il pulsante di reset. Una volta entrati in
ambiente Basic lo schermo si presenta
con le indicazioni riguardanti la memoria
Omikron. Basic & Compilar
Produttore:
Omikron Software Erlachslr
15 D-7534 Birkenleld 2
Distributore:
Hard & Soft snc
P.ua E Fermi, 4. 05100 Temi
Prezzo UVA 9% inclusa I
Omikron Basic 3.0 in cartuccia L 189 000
Omikron. Basic 3.0 su disco L 169 000
Omikron.Compiler ZA L 130000
programmi scritti con
quest'ultimo possono essere
facilmente trasferiti in
Omikron. Basic, ma non
viceversa.
L'importatore italiano, la Hard
& Soft di Terni, che
rappresenta uno dei pochi
distributori italiani
di software per Atari, ha
curato la traduzione dei
manuali dal tedesco in
italiano e rende
disponibile anche un
compilatore che velocizza
enormemente l'esecuzione
dei programmi realizzati con
Omikron. Basic
Descrizione generale
L'Omikron. Basic (si scrive proprio con
il punto tra le due parole) offre alcune
interessanti caratteristiche come un edi-
tor di schermo separato che integra
anche tutta una serie di comandi VT52
standard.
La commercializzazione del prodotto
avviene su due diversi supporti: uno
consiste in una cartuccia hardware da
inserire nella Modulport degli Atari, il
secondo supporto è invece rappresen-
tato da un classico dischetto da 3.5".
La versione della quale parleremo in
queste note è quella su disco, che
rispetto all'altra non presenta sostanziali
differenze, al punto che il manuale in
dotazione è praticamente identico,
L'installazione è immediata in quanto
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
ATARI ST
disponibile, la versione ed i copyright
nella forma visibile nel dump dello
schermo pubblicato in queste pagine,
L' editor
Abbiamo detto che l’Omikron, Basic
offre un editor di schermo separato, ma
in realtà la caratteristica principale con-
siste nel poter disporre di due diversi
editor: il primo è quello che appare
subito dopo aver richiamato l'interprete
ed offre una serie di possibilità piuttosto
comuni come l'intervento su linee di
programma per l'inserimento di altre
linee, la cancellazione di parti di esse o
per intero. Con opportune combinazioni
dei tasti è possibile disporre di altri
comandi riguardanti la cancellazione del
contenuto del buffer di tastiera, la crea-
zione di cornici nelle quali saranno vi-
sualizzati tutti i messaggi inviati median-
te un'istruzione PRINT, la cancellazione
dello schermo ed il ritorno allo schermo
precedentemente usato in un program-
ma prima del passaggio in modo di-
retto.
Oltre a questo editor di schermo è
possibile attivare anche il Full Screen
Editor, quello che in definitiva permette
di inserire il «testo» di un programma
ed elaborarlo.
Questo editor è organizzato con alcu-
ni menu a discesa che permettono nu-
merose operazioni la più utile delle quali
è certamente quella di ricerca e sostitu-
zione.
Le opzioni offerte corrispondono ai
seguenti menu a discesa: FILE, FIND,
BLOCK, MODE, GO, RUN e riguardano
nell'ordine: la gestione dei file su disco
(LOAD. SAVE e DIRECTORY); la ricerca
e la sostituzione di stringhe all'interno
dei programmi (con possibilità di opera-
re anche sui token); la possibilità di
intervenire sui blocchi permettendo di
selezionarli, salvarli su disco ed even-
tualmente inserirli dove sia richiesto
ogni volta che si desideri.
Altre importanti operazioni sono con-
sentite con il menu MODE: è possibile
selezionare il modo inserimento, cioè
inserire una riga vuota o cancellarne una
ogni volta che è necessario, scegliere la
funzionamento (TRON), salvataggio ed
esecuzione, esecuzione dei file .BAS ed
esecuzione dei file .PRG.
La programmazione
L'Omikron. Basic è senza dubbio mol-
to potente e mostra alcune particolarità
costitutive molto interessanti.
Per cominciare dalle particolarità biso-
gna innanzitutto dire che tutte le variabi-
li sono automaticamente riconosciute
II messaggio di
copyright
dell'Omikron Basic si
presenta in Questo
risoluzione video tra diverse configura-
zioni (25 x 80 caratteri, 44 x 108
caratteri e 57 x 128 caratteri); è possi-
bile suddividere lo schermo in più parti
per poter scrivere in un punto e con-
frontare un altro punto del programma
stesso con risoluzioni diverse in base al
modo grafico a colori selezionato; si
può scegliere di visualizzare i numeri di
linea e gli errori ed infine, salvare le
condizioni operative prescelte.
I restanti menu permettono di saltare
a determinati punti del programma co-
me inizio e fine, oppure a marcatori
definiti dall'utente secondo varie moda-
lità e ad eseguire i programmi scritti con
l'editor secondo diverse possibilità tra le
quali: compilazione ed esecuzione, ese-
cuzione con attivazione del monitor sul
come «long-lnteger», ciò vuol dire che
se si desidera lavorare con variabili float
è necessario inserire l'istruzione DE-
FSNG «A-Z» come prima riga del pro-
gramma oppure aggiungere uno specifi-
catore (!) dopo ogni nome di variabile:
A!. B!, ecc.
Sempre a proposito di virgola mobile
è possibile contare su un vasto range di
calcolo offerto da due possibili tipi di
variabile float: short-float e long-float.
La prima consente un campo di calcolo
compreso tra +/— 5.11 » 10' 4931; la
seconda, contraddistinta dal suffisso #.
offre un campo praticamente uguale,
ma molto più preciso (19 posizioni con-
tro le 9.5 della precedente).
Ciò vuol dire che operando in singola
o doppia precisione, si hanno risultati
Due dei menu a tendina del Futi Screen Editor ; si noti la barra mlenore per il Reset .
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
185
ATARI ST
diversi in termini di fabbisogno di me-
moria e velocità di elaborazione; spe-
cialmente nel trattamento di vettori e
matrici: con la precisione doppia si ha
un impiego di tempo superiore tra 4 e 8
volte quello della singola precisione.
Gli operatori logici offerti comprendo-
no oltre ai canonici AND, OR. NOT,
NAND, NOR e XOR, anche i meno dif-
fusi EQV [il senso del quale corrisponde
all'equivalenza di due numeri: ad esem-
pio A=B EQV C. analogo a NOT (B XOR
C)l; IMP, dove A=B IMP C determina il
significato di implicazione ai numeri B e
C in modo bit secondo la solita tabella
della verità; SHR e SHL con i quali
l'espressione A=B SHR C, oppure A=B
SHL C, determinano lo spostamento del
numero B a destra (o sinistra) di tante
posizioni quante ne indica il numero C,
provocando in tal modo una divisione o
un raddoppio.
Il vantaggio offerto è notevole in ter-
mini di incremento della velocità con i
numeri Integer e soprattutto nell'uso
del compilatore in confronto ai tradizio-
nali operatori / e *. Oltre alle potenzialità
mostrate nel campo delle funzioni ma-
tematiche, l’Omikron. Basic mostra di
essere dotato anche di funzioni stringa
molto articolate. È possibile eseguire
operazioni di addizione di stringhe, mol-
tiplicazioni, lettura di stringhe in senso
inverso (MIRRORS) e le consute funzio-
ni LEFTS, RIGHTS, MIDS, LEN. VAL.
STR$, ASC, CHR$, SPC, SPACES. Oltre
alle variabili stringa l'Omikron offre an-
che la consultazione di alcune variabili
riservate che possono dare importanti
informazioni sullo stato del sistema; mi
limiterò a citare quelle riguardanti la
gestione dei movimenti e dei pulsanti
del mouse (MOUSEX, MOUSEY,
MOUSEBUT), il tempo trascorso dall'ac-
censione del sistema e l'ora attuale nel
formato ore: minuti: secondi (TIMER e
TIMES), la data attuale, la posizione del
cursore e la visualizzazione del contenu-
to delle variabili riservate alla gestione
degli errori (DATE®, CSRLIN. ERR, ERL,
ERRS).
Per chi è abituato ad usare delle parti
di programma ripetitive che cessano
solo quando viene soddisfatta una de-
terminata condizione, i cosiddetti cicli, è
possibile contare sui costrutti: RE-
PEAT...UNTIL; WHILE...WEND ed il più
conosciuto FOR...NEXT.
Molto utili sono anche le istruzioni
riguardanti i vettori, le funzioni e la
definizione di procedure; SORT permet-
te di ordinare vettori monodimensionali
secondo un valore crescente. Le funzio-
ni create con Omikron. Basic possono
essere di due tipi, monolinea e multili-
nea e si differenziano nel tipo di defini-
zione e soprattutto nel campo di possi-
bilità che offrono. In particolare, le fun-
zioni multilinea offrono più possibilità
legate al confronto di parametri senza
dover necessariamente ricorrere alla
condizione logica IF...THEN e possono
essere anche ricorsive come nel caso
del calcolo del fattoriale di un numero.
Per ciò che riguarda la definizione di
procedure basta dire che è possibile
definire dei comandi a piacimento sem-
plicemente usando opportunamente l'i-
struzione DEF PROC. Una caratteristica
importante degli Atari ST è quella di
essere previsti per poter funzionare in
multitasking. In realtà, sebbene con
multitasking si inteda l'esecuzione con-
temporanea di più applicazioni, il siste-
ma ST, come tutti i sistemi multita-
sking. esegue un programma dopo l'al-
tro alternando un pezzo dell'uno e del-
l'altro; per l'utente finale il risultato è
tale da far credere che i programmi
vengano eseguiti nello stesso momen-
to; logicamente le capacità delI'ST non
sono particolarmente elevate, ma per
l’utente può essere utile disporre anche
di queste limitate capacità specialmente
nell'uso di programmi per impiego pro-
fessionale. Omikron. Basic dispone di
una serie di istruzioni riservate alla ge-
stione multitasking delle risorse dei si-
stemi ST Atari. I comandi di multita-
sking sono: ON KEY GOSUB, ON
MOUSEBUT GOSUB. ON HELP GO-
SUB. ON TIMER GOSUB. Nell'ordine
provvedono a saltare ai sottoprogrammi
corrispondenti non appena viene pre-
muto un tasto, si agisce su un pulsante
del mouse, si preme il tasto HELP,
oppure ogni volta che sia trascorsa una
certa quantità di secondi precedente-
mente indicata.
Tutte le istruzioni multitasking offerte
da Omikron. Basic presentano alcune
caratteristiche comuni: il controllo conti-
nuo di un evento particolare nel corso
dell’esecuzione normale del program-
ma; ad evento verificatosi, il controllo
del programma salta ad un sottopro-
gramma legato all'attuazione dell'even-
to ed una volta avvenuta l’esecuzione
del sottoprogramma il ritorno del con-
trollo al programma principale nel punto
nel quale si era interrotto dal verificarsi
dell'evento.
La descrizione di tutte le altre caratte-
ristiche di Omikron. Basic potrebbe con-
tinuare ancora per molto, ma conside-
rando lo spazio a disposizione forse è il
caso di dare un'occhiata anche al com-
pilatore che amplia le già ottime presta-
zioni di Omikron. Basic.
Omikron. Compiler
Per chi non lo sapesse (credo sincera-
mente molto pochi), nell'esecuzione di
un programma, la CPU deve innanzitut-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MARI ST
Un esempio di ad che
il compilatore
visualizza quando non
riconosce alcune
istruzioni Sul manuale
sono chiaramente
indicate quali sono le
riconosciute e come
ovviare
alt'inconvenienie.
Omikron. Basic possono non funzionare
con il compilatore, caso nel quale appa-
rirà un chiaro messaggio di avvertimen-
to sullo schermo in fase di compilazio-
ne. In queste evenienze il manualetto in
dotazione consiglia di adattare le istru-
zioni che possono creare problemi alla
struttura del compilatore suggerendo
to decodificare le istruzioni del linguag-
gio utilizzato (Basic, Pascal, ecc.) in co-
dici direttamente eseguibili. Questa
operazione viene svolta dall'interprete e
costa un po' dì tempo ogni volta che il
programma viene avviato. Il linguaggio
macchina (L.M.) rappresenta quel codi-
ce direttamente eseguibile dal proces-
sore e la funzione di un compilatore, per
chi non avesse ancora capito, è proprio
quella di tradurre le istruzioni di un
linguaggio di programmazione in un co-
dice L.M. senza dover passare per l'in-
terprete.
L'Omikron.Compiler è stato realizzato
proprio per permettere la compilazione
dei programmi scritti in Omikron.Basic
per il raggiungimento di maggiori veloci-
tà di esecuzione.
Sul dischetto del Compiler, tra l'altro
realizzato con lo stesso Omikron.Basic
e successivamente compilato da... se
stesso, sono presenti alcuni programmi
dimostrativi di un certo effetto in termi-
ni di prestazioni in velocità.
Il programma che più di tutti mostra
le differenze tra la versione interpretata
e quella compilata è il solito programma
per la visualizzazione sullo schermo con
effetto tridimensionale di una funzione
matematica, del quale vedete riprodotto
l'output. I tempi di realizzazione della
figura sono notevolmente diversi tra le
due versioni e mostrano effettivamente
come il programma compilato risulti es-
sere molto più veloce rispetto alla ver-
sione Basic.
Il funzionamento del compilatore è
immediato in quanto non necessità di
alcuna particolare precauzione. Si effet-
tua la scelta del programma da compila-
re con l'apposito Item Selector e quindi
si avvia la compilazione confermando la
scelta.
La compilazione avviene molto velo-
cemente e nel corso di essa è possibile
seguire sul monitor alcune indicazioni
riguardanti i numeri di linea letti e quelli
già compilati oltre alle indicazioni sulla
memoria utilizzata dal sistema e dal
Basic. A compilazione eseguita si può
vedere sullo schermo anche il valore
corrispondente al tempo utilizzato per la
compilazione.
Per avere un'idea delle prestazioni del
compilatore basta dire che un program-
ma della lunghezza di circa 48 Kbyte
viene compilato in poco più di un minu-
to. Una precauzione da prendere é quel-
la di accertarsi che sul dischetto conte-
nente il codice sorgente ci sia abbastan-
za spazio per ospitare anche il compila-
to e soprattutto che il programma com-
pilato sia su un dischetto nel quale sia
presente anche il file BASLIB, pena la
non esecuzione del programma.
Alcuni programmi perfettamente fun-
zionanti con la versione interprete di
quali sono i problemi più facili da riscon-
trare e le relative vie per la loro risolu-
zione.
Conclusioni
In definitiva si tratta di due ottimi
pacchetti destinati agli sviluppatori dì
software professionisti, ma anche a chi
è interessato a scriversi i propri softwa-
re solo per diletto. Il prezzo è sicura-
mente molto conveniente.
La qualità è buona specialmente se si
tiene conto dì alcune caratteristiche; un
plauso va all'importatore per la buona
traduzione dei manuali che spiegano in
maniera abbastanza dettagliata tutte le
caratteristiche del prodotto e soprattut-
to hanno inserite alcune indicazioni di
carattere generale nell'architettura dei
sistemi ST e sulle loro caratteristiche
hardware; tutte informazioni che posso-
no risultare molto utili sia agli sviluppa-
tori professionisti di software che agli
«smanettoni».
Specialmente usando il compilatore si
ottengono prestazioni paragonabili a
quelle ottenibili adoperando altri lin-
guaggi di programmazione più potenti.
Certo, per una macchina equipaggiata
con un processore 68000 sarebbe forse
il caso di pensare ad usare un linguag-
gio più impegnativo... e. almeno, a non
limitarsi al buon vecchio Basic. mc
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
187
AMIGA
IntroCAD
di Rino Sassi
L a sostanziale differenza identifica-
bile all'interno dei programmi per
disegno è quella tra programmi
upixel-oriented» e » Object-Oriented". Gli
elementi del primo gruppo sono caratte-
rizzati dal fatto di essere, appunto,
orientati al trattamento dei singoli pixel
costituenti l'immagine disegnata: sono
di questo tipo i vari DeLuxe Paint, Pho-
ton Paint, ecc. ecc. Del secondo gruppo
fanno parte quei programmi orientati al
trattamento di oggetti, cioè di gruppi di
pixel organizzati in un certo modo, co-
me un quadrato, una lettera, una linea. I
CAD. ed in particolare IntroCAD, fanno
parte di questo gruppo.
In altre parole è diverso il modo in cui
il programma stesso «vede» gli elemen-
ti costituenti il disegno. Dopo aver trac-
ciato una linea col DeLuxe Paint, questo
non saprà che sul suo schermo, in una
determinata posizione, è presente una
linea, ma saprà che sono stati accesi k
pixel di un certo colore. Non abbiamo
nessuna possibilità di cambiare il colore
di tutta la linea o di prenderla e spostar-
la interamente in un altro posto dello
schermo: dobbiamo cambiarne il colore
o spostarla pixel per pixel ( ovviamente
si fa prima a cancellarla e ridisegnarla,
ma questa è un'altra storia).
Se disegnamo, viceversa, una linea
con IntroCAD — o qualsiasi altro pro-
gramma object-oriented — noi abbiamo
disegnato una LINEA e non un mero
ammasso di punti. Il programma è per-
fettamente a conoscenza di avere una
linea sul suo schermo, e noi possiamo
prenderla con un solo colpo, spostarla,
cambiarle colore, rigirarla o rimpiazzarla.
Ovviamente le differenze non sono
cosi piccole come si potrebbe dedurre
dalle righe precedenti, ma praticamente
tutto scaturisce dal modo di « vedere »
gli elementi trattati dal programma.
Presentazione
Dalla Progressive Peripherals & Soft-
ware ci arriva, tramite l'importatore ita-
liano C.T.O., in una simpatica confezio-
ne l'IntroCAD — versione 2.0 — pro-
gramma per CAD bidimensionale. In
bella mostra la scritta «Software Origi-
nale» e subito sotto il logo di mamma
Commodore. All'interno troviamo il di-
schetto del programma, il manuale, un
foglietto contenente le istruzioni per
l'installazione di IntroCAD su hard-disk e
per la creazione di una copia di riserva.
Inoltre la C.T.O. fornisce una cartolina di
registrazione del cliente, che consente
l'uso gratuito della Hot Line per 30
giorni. Sul disco sono presenti, oltre al
programma, subdirectory con esempio
di disegni e driver per l'uso di un nume-
ro incredibile di stampanti e plotter.
Come accennato, è possibile sia in-
stallare IntroCAD su hard-disk che farne
una copia di backup su un altro dischet-
to, ma la copia pretende che sia presen-
te l'originale in un drive per poter parti-
re, altrimenti ci viene regalato un gusto-
so GURU MEDITATION. Mi par di capi-
re che chi è in possesso di un solo drive
non può permettersi una copia di riser-
va. Ho idea che la Hot Line della C.T.O.
verrà usata spesso, vista la famigerata
affidabilità dei drive Amiga...
Sia il manuale che tutti i menu ed i
messaggi del programma sono stati tra-
dotti in italiano. Per quanto riguarda il
manuale c'è da ammirare la chiarezza
della traduzione. Forse 28 pagine sono
un po' pochine per spiegare a fondo il
funzionamento di IntroCAD, ma tant'é,
la documentazione è stata scritta diret-
tamente dall'autore il quale incita già
dalle prime pagine a provare da soli le
varie opzioni. Qualche problema si pre-
senta con i menu, in quanto l'italiano è
sicuramente meno sintetico dell'inglese
ed è quindi più difficile riuscire ad indi-
care un'azione con una sola parola: ne
risulta che il riferimento alle spiegazioni
del manuale è necessario per la com-
prensione del significato di alcune op-
zioni.
IntroCAd funziona esclusivamente in
alta risoluzione, ed è quindi fortemente
consigliato l'uso di un monitor con fo-
I ntroCAD
Produttore:
Progressive Periphals & Software
Distributore:
C.T.O. srl - Via Piemonte. 7/F - Zola Predosa I BOI
Prezzo:
L 109.000 UVA inclusa I
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
sfori ad alta persistenza (Commodore
2080). Addirittura, con i colori (modifica-
bili) scelti dall'autore, si nota qualche
sfarfallio anche con il 2080. Tra i 42
driver disponibili per le stampanti ricor-
diamo quelli per HP LaserJet-!-, Okima-
te 20, Fujitsu DPL 24. NEC P2200 e
Star NB-15, in ordine casuale. È collega-
bile, inoltre, per stampe di maggiore
precisione, qualsiasi plotter che usi il
linguaggio HPGL, che sta per Hewlett
Packard Graphics Language.
Scendendo un po' lungo le ramifica-
zioni della root del disco di IntroCAD, si
trovano un po' di cosine interessanti
non documentate sul manuale, pur se i
file di commento presenti sono stati
accuratamente tradotti in italiano, si
suppone dall'importatore. Firmati dal-
l'autore di IntroCAD, Tim Mooney, tro-
viamo i programmi ThreeDPIot e Multi-
Plot. Il primo mostra sullo schermo la
proiezione di un funzione z (x. y), con
possibilità di cambiare punto di vista,
zoomare, ecc., il secondo traccia grafici
a punti o continui a partire da file che
contengano i dati da rappresentare. En-
trambi i programmi sono forniti di opzio-
ni per inviare l'output direttamente ad
un plotter che usi l'HPGL, oppure ad un
file, il quale — tramite un programma di
conversione (TXT_2_ICAD) — viene re-
so leggibile da IntroCAD. Ad esempio,
la funzione della figura 1 è stata calcola-
ta e disegnata da ThreeDPIot, quindi
convertita in file leggibile da IntroCAD e
infine stampata da questo tramite l'op-
zione Stampa.
Oggetti e gruppi
Nell'ambiente di IntroCAD un oggetto
— o primitiva — è il risultato di un
singolo movimento di disegno: una cir-
conferenza, alcuni segmenti disegnati
l’uno di seguito all'altro, una lettera. Tali
oggetti possono essere comunque uniti
in gruppi. Ad esempio, ogni singola let-
tera che compone la parola «CIAO» è
una primitiva. Tramite l'opzione Unisci di
IC (ulteriore compressione di IntroCAD)
possiamo indicare al programma che
«CIAO» è un gruppo unico e che quindi,
quando vorremmo ad esempio spostare
la scritta, non dovremo farlo lettera per
lettera ma potremo spostare diretta-
mente tutto il gruppo. Basterà disegna-
re un rettangolo intorno agli oggetti da
raggruppare. L'unione di oggetti appar-
tenenti a gruppi diversi risulterà nell'u-
nione dei gruppi in uno solo. Con l'op-
zione Separa si può far esplodere ogni
gruppo nelle costituenti primitive.
Metodi di controllo
L'interfaccia utente-IC è molto inte-
ressante. Al posto di scomode finestrel-
le di request, la maggior parte del lavoro
di I/O viene svolto dal puntatore del
mouse, il quale cambia forma a secon-
da delle necessità. In particolare, quan-
do viene mostrato il puntatore come un
punto interrogativo con una Y a sinistra
e una N a destra, beh... immaginate un
po' cosa vuole! Premendo il pulsante
sinistro del mouse (di selezione) si ri-
sponde SI, premendo quello destro (dei
menu) si risponde NO. Quando la forma
è di una freccia con un punto interroga-
tivo, il programma vuole che noi selezio-
niamo un oggetto o un gruppo: ad
esempio quando usiamo l'opzione Can-
cella, IC desidera sapere cosa cancella-
re. Una freccia con un quadratino viene
fuori usando Zoom: occorre che noi,
racchiudendola in un rettangolo, indi-
chiamo quale zona del disegno voglia-
mo ingrandire. Infine un cerchietto at-
traversato in obliquo da una linea (come
un segnale stradale di divieto) ci avverte
che IC sta pensando. Contrariamente a
quanto si sarebbe portati a pensare,
però, è possibile disturbarlo, cioè pos-
siamo selezionare altri comandi dai me-
nu: questi andranno a finire in un buf-
fer. ed eseguiti appena possibile.
Lo schermo di IntroCAD
In basso e sul lato sinistro dello
schermo sono presenti i «righelli», cioè
la scalatura in pollici degli assi X e Y. Il
disegno può sovrascrivere la zona occu-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
Schema elettrico di un V/F controller : un ottimo demo, presente sul disco, delle capacità grafiche di IntroCAD. A destra un particolare 1:1 dello stampato.
pata dai righelli e quindi dopo un po' di
tempo ci potrebbe capitare di averla
tutta scarabocchiata. Conviene a tal
punto ripulirla mediante l'opzione Ritrac-
cia. Lo svantaggio consiste nel tempo
abbastanza lungo che occorre per rin-
tracciare lo schermo, in special modo
se il disegno è molto complesso. Si può
raggirare l'ostacolo scegliendo l'opzione
Ritraccia/Auto, la quale indica ad IC di
ridisegnare automaticamente lo scher-
mo ogni volta che si renda necessario
farlo.
Dietro al disegno si possono avere
vari tipi di griglie di riferimento — a
maglie strette o larghe, senza alcuna
misura intermedia — del tipo ortogona-
le classico, con linee inclinate di 30 o 60
gradi rispetto a quelle orizzontali e infine
proiezioni isometriche di una griglia tridi-
mensionale, in cui le tre dimensioni
appaiono in prospettiva. Nell'angolo in
altro a sinistra è presente una finestrella
che mostra il nome abbreviato dello
strumento in uso. In basso a sinistra le
coordinate assolute X e Y. relative all'ul-
timo click, e quelle polari. In basso a
destra infine ci viene indicata la quantità
di memoria — in kilobyte — ancora
disponibile.
I menu di IntroCAD
Sulla menu-bar. il primo menu è PRO-
GETTO. Vediamo le opzioni disponibili.
«Nuovo» cancella il disegno e riporta IC
agli attributi di default (es. griglia a ma-
glia larga, penna del quarto colore della
palette, ecc.). «Apri» carica da disco un
disegno, che IC assume si trovi nella
directory IntroCAD: Drawings. Ovvia-
mente il path è modificabile. «Registra»
salva il disegno con l'ultimo nome usato
per caricare o salvare un disegno. Se
non esiste ancora tale nome, questo
viene richiesto, cosa che fa direttamen-
te «Salva...» « — ADraw» si comporta
come «Salva...» tranne per il fatto che
registra il disegno in formato leggibile
anche da Aegis Draw. «Plotter» invia a
tale periferica l'immagine attuale: se
viene selezionata la sotto-opzione «/
Schermo» viene inviata solo la parte in
quel momento visibile sul monitor, altri-
menti tutto il disegno (/Disegno).
«Stampa» funziona come «Plotter»,
mandando però l'output ad una stam-
pante a matrice di punti. Una volta
selezionata questa funzione. IC fornisce
l'elenco dei driver per stampanti dispo-
nibili. Scelta la stampante, viene pre-
sentato un menu in cui si può scegliere
la risoluzione da adottare in stampa,
bassa se il disegno non è ancora stato
rifinito, ma serve solo una copia indicati-
va su carta, alta se il tutto è in versione
definitiva (final). Più ancora altre due
risoluzioni intermedie. È ovvio che ad
una risoluzione più alta corrisponde una
velocità di stampa minore. La figura 2 è
un esempio di stampa «final» con NEC
P2200 (360 punti per pollice = circa 1 40
punti per centimetro). «IntroCAD» forni-
sce informazioni sull'autore e sul distri-
butore italiano. «Esci» provoca l'abban-
dono del programma. Se il disegno è
stato modificato dal momento dell'ulti-
ma registrazione viene presentata l'op-
portunità di salvare prima di uscire.
Il menu PARTE è molto simile, per
contenuti, a PROGETTO ma permette i
APRI re, REGISTRAre, e SALVA... re par-
ti del disegno (primitive o gruppi) che
poi è possibile richiamare singolarmen-
te (un po' come il menu Brush del
DeLuxe Paint). Di «Unisci» e «Separa»
ne abbiamo già parlato.
Nel menu OPZIONI troviamo «Rin-
traccia/Ora» che ridisegna immediata-
mente lo schermo e «Rintraccia/Auto»
di cui si è già detto. «Zoom» si adopera
disegnando un riquadro attorno alla zo-
na che si ha intenzione di ingrandire.
Clickando due volte velocemente nello
stesso punto verrà dimezzato l’ingrandi-
mento.
«Sposta» permette, disegnando una
linea di una certa lunghezza e in una
certa direzione, di ottenere lo schermo
spostato della lunghezza della linea in
quella direzione. «Veditutto» permette
di vedere l'intero disegno. Selezionando
«Righelli» una volta, questi vengono
mostrati, selezionando di nuovo l'opzio-
ne scompaiono. La zona disponibile ef-
fettivamente per il disegno diviene
maggiore. «Griglia» permette di sceglie-
re uno tra i tipi disponibili già nominati.
«Riferimento» sostituisce il puntatore
con una crocetta. «Allinea» ha due sot-
to-opzioni: «/A Griglia» o «/Disegno».
La prima fa sì che la posizione da cui
iniziare a tracciare una linea, un rettan-
golo, etc. coincida con la più vicina
intersezione della griglia. Selezionando
la seconda i nuovi punti disegnati a
distanza di qualche pixel dai punti già
esistenti vengono allineati a questi ulti-
mi. «Passo» «/Stretto» o «/Largo» deci-
dono le spaziature tra le maglie della
griglia. «Coord», «Mem» e «Strumen-
to» abilitano l'indicazione delle coordina-
te. della memoria disponibile e dello
strumento in uso. «Mouse» «/Veloce»
o «/Lento» permette di modificare, co-
me nelle Preferences, il rapporto tra lo
190
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
spazio percorso sulla scrivania dal
mouse e quello percorso dal puntatore
sullo schermo.
Quarto menu é DISEGNA. Sono pre-
senti tutte le opzioni che ci aspetterem-
mo di trovare: Linea, Quadrato. Cer-
chio, Arco e Libero che permette di
disegnare a mano libera. Ancora, trovia-
mo «Misura» che serve appunto a mi-
surare segmenti la loro lunghezza e
inclinazione in gradi vengono mostrate
in una finestra. «Duplica», dopo aver
selezionato un oggetto, fornisce una
copia di questo che seguirà il puntatore
del mouse finché non verrà premuto il
pulsante sinistro. A tal punto l'oggetto
verrà «scaricato» sullo schermo e noi
avremo ottenuto la sua duplicazione.
«DimTesto» e «Cursore» permettono la
definizione della grandezza dei caratteri
immessi da tastiera e la posizione da
cui inizieremo a scrivere. Il quinto menu
è EDITA. «Cancella» permette di (ma
no ! ?) cancellare l'oggetto selezionato.
«Formato» invece di ingrandirlo o rim-
picciolirlo. Sono presenti due sotto-op-
zioni: «/Libero» e «/Identico»: con la
prima possiamo variare il rapporto tra la
base e l'altezza dell'oggetto, in modo
da, per esempio, trasformare un qua-
drato in un rettangolo. Con la seconda
invece le proporzioni rimangono inalte-
rate. «Muovi» si comporta come «Du-
plica» del menu precedente, ma non
lascia una copia dell'oggetto nella posi-
zione iniziale. «Ruota» fa ruotare di un
angolo «/Variabile» (0...360 gradi) o di «/
90_gradi» un oggetto intorno al suo
punto centrale. «Punto» è molto inte-
ressante. L'oggetto evidenziato presen-
terà dei piccoli rettangoli in corrispon-
denza dei punti che lo compongono.
Selezionato il punto da spostare, questo
seguirà i movimenti del mouse insieme
alle linee che lo collegano ai punti adia-
centi, rendendo possibile la deformazio-
ne della figura. «Colore» rende del colo-
re corrente l'oggetto selezionato! «Tipo-
Linea» permette di cambiare il tipo di
linea con cui è disegnato l'oggetto sele-
zionato. Ci sono infine i comandi di
«Allineamento» che si comporteranno
in dipendenza di quanto indicato nel
menu OPZIONI. Il sesto menu è COLO-
RI. Ci sono 16 quadratini colorati: clic-
kando su uno di essi si ottiene che il
colore scelto divenga il colore corrente.
In più c'è «Palette» che permette di
modificare i 16 colori usabili, più l'opzio-
ne «SalvaColori» che salva la palette nel
file «IntroCAD.rgb» (letto da IC ogni
volta che viene caricato).
Settimo ed ultimo menu è LINEE,
che presenta i tipi di linee disponibile
(con varie tratteggiature) più la selezio-
ne per disegnare le stesse in larghezza
doppia (Spessa).
Conclusioni
Alcune precisazioni a proposito delle
stampanti. IntroCAD non usa il device
PRT: né tiene conto delle scelte effet-
tuate nelle Preferences. Il motivo è
semplice. Nella stragrande maggioranza
dei casi la risoluzione ottenibile da una
stampante risulta maggiore di quella
dello schermo del computer. I file di
definizione delle stampanti presenti in
IC (a detta dell'autore, non esistenti in
alcun altro programma) tengono conto
di ciò utilizzando sempre la massima
risoluzione consentita dalla stampante.
Ciò è reso possibile dal fatto che IC
memorizza gli oggetti presentì sullo
schermo, la loro posizione, la loro gran-
dezza in liste: l'output parte da tali liste
e non dalla matrice di pixel del disegno.
Osserviamo la figura 2 e la foto accan-
to. La figura è stata stampata a partire
da quel disegno, ma visto che differen-
za di risoluzione? La NEC P2200 simula
una risoluzione di 360x360 dpi, mentre
lo schermo di Amiga, con un monitor
standard, raggiunge al massimo circa
75x60 dpi,
E si vede! I risultati sono effettiva-
mente stupefacenti: verrebbe quasi da
pensare che, in fondo, i plotter non é
che siano tanto indispensabili per dise-
gni di piccolo formato...
Conclusioni? Il nome stesso del pro-
gramma ci avverte che siamo di fronte
ad una Introduzione al mondo del CAD.
Ma per essere un programma introdutti-
vo, IntroCAD presenta molti aspetti po-
sitivi. È effettivamente facile da usare
senza essere costretti a leggere le soli-
te quattrocento pagine di documenta-
zione. Fornisce stampati in quadrupla
densità spettacolari. È possibile caricare
altri programmi in memoria oltre ad IC.
a meno che il disegno non sia eccessi-
vamente complicato, Tra le cose miglio-
rabili, visto che la risoluzione delle stam-
pe è indipendente dallo schermo (que-
sto viene usato solo per mostrare l'im-
magine di ciò che c'è nelle liste) si
sarebbe potuta lasciare all'utente la fa-
coltà di switchare tra le varie risoluzioni
grafiche di Amiga permettendo ai pos-
sessori di monitor con fosfori a persi-
stenza breve di usare IntroCAD senza
fastidi. A parte questo e gli altri piccoli
appunti riportati in precedenza, Intro-
CAD «funge», ^
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
Paula
Secondo appuntamento con
/' hardware di Amiga. Dopo lo
strepitoso successo raccolto
per il numero scorso (bugia,
come sapete quando
scriviamo questa parte del
numero X il numero X-1 non è
ancora in edicola!) i nostri
baldi giovani neo collaboratori
di MC tornano alla carica con
una nuova sfornata di ferraglie
(hardware) relativa al nostro
amato-odiato Amiga. Non vi
nascondiamo che
originariamente questo
articolo era lungo il doppio e
comprendeva anche una
modifica hardware da
effettuare, saldatore in mano,
sul circuito del nostro
malcapitato computer per
migliorare una particolare
feature. Il taglio, non dovuto a
censura come i più maligni
penseranno, si è reso
necessario per i soliti
stramaledettissimi motivi di
spazio. Non dubitate però,
non vi chiediamo di acquistare
la parte mancante su disco
(ohibò), ma semplicemente di
pazientare, i più coraggiosi,
fino al mese prossimo. Volete
sapere di cosa si tratterà? Eh,
no! MC non è solita fare
anticipazioni. E ora morite
pure di curiosità, nel
frattempo «cuccatevi» queste
propedeutiche righe.
Buona lettura . .
adp
192
HARD-AMIGA
a cura di Andrea de Prisco
& il Marchingegno
Maurizio Damiani Chersoni, Luca Galeani, Giuliano Feritore
Introduzione
Salve a tutti!
Siamo sempre noi, i tre hardwaristi
pazzi che il mese scorso vi hanno pre-
sentato un pomposissimo Disk-Moni-
tor.-. hardware. Ovviamente coloro che
non hanno comprato il numero di otto-
bre saranno cosi rosi dal dolore che non
perderanno un numero di MCmicro-
computer fino a quando camperanno.
Scherzi a parte, vediamo gli argomen-
ti di cui ci occuperemo in questo mese.
Come progetto hardware costruiremo
un circuito funzionalmente equivalente
al ben noto «Marchingegno» della RAI.
Se non avete molta memoria, o se siete
lettori saltuari di MC (beh. è sempre
meglio che non leggerlo mai) alzatevi e
cercate nella vostra MC-teca il numero
73 (apnle '88), posto di averlo, andate a
pagina sessantanove e leggetevi l’arti-
colone di AdP.
Dalla costruzione della piccola scheda
(il Marchingegnetto) passeremo, con un
chiarissimo legame concettuale, alla
trattazione della gestione delle porte
POT (sennò il dispositivo come lo usa-
te?). alla spiegazione del DMA Audio,
alla effettuazione di una modifica hard-
ware da apportare al vostro beneamato
computer (l'Amiga).
Parlavamo di legami concettuali... tut-
te le cose di cui parleremo questo me-
se sono infatti state riunite in un unico
articolo dato che tutte quante hanno a
che fare con segnali audio. Scherzetto!
Prevedendo le lamentele di un cosi
banale legame, ho subito trovato un
altro legame molto più profondo, si trat-
ta di una entità che sovrintende e colle-
ga il tutto, un essere con un nome di
donna, Agnus? Denise?, no ragazzi il
mostro di questo mese è Paula.
Paula
Già a vedere le dimensioni di questa
bella integratona ci spaventiamo. Si trat-
ta di ben 90-60-90 ... ops .. 48 piedini
che tramite piste più o meno lunghe
arrivano dappertutto: linee di interrupt,
gestione del colore, gestione del drive,
gestione della porta seriale, controllo
dei canali DMA dell'audio e controllo
della porta delle paddle.
Ed é proprio da tale porta che inizierà
il nostro discorso.
Le porte delle paddle
Le più semplici periferiche che pos-
siamo connettere alla porta delle paddle
sono per l'appunto... le paddle. Tale
porta viene però utilizzata anche da
mouse, joystick proporzionali, tavolette
grafiche (anche la KoalaPad può essere
attaccata all'Amiga) e marchingegni va-
ri. Tutti questi aggeggi hanno lo stesso
modo di gestire la porta con cui sono
collegati,
Se andiamo a vedere la piedmatura di
una delle due Gameport, che sono pres-
soché (e non totalmente) identiche, tro-
veremo, oltre a +5v, GND e le cinque
linee del joystick, anche due piedini
chiamati PÓTOX, POTOY nella porta uno
e POT1X. POT1Y nella porta due.
Le paddle non sono altro che semplici
potenziometri lineari da 470k collegati
tra il piedino 7 (5 volt) e il piedino 9 per
la paddle sinistra (o Y). o 5 per la paddle
destra (o X),
Mentre sul buon vecchio caro C64
per leggere la porta delle paddle basta-
vano due semplici peek (54297 e
54298) la faccenda sull'Amiga è legger-
mente più complicata.
Durante il vertical blanking l’utente
dovrebbe settare a $0001 il registro
POTGO. Questa operazione provoca
l'azzeramento dei valori POTX e POTY e
l'avviamento dell'hardware di controllo
che avviene dopo circa sette linee ra-
ster.
Il controllo avviene praticamente in
questo modo: in serie alla paddle è
collegato un condensatore che inizia a
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
HARD-AMIGA
t_h^> nemory
| Datai | | Froql |
1 V°ll 1
LUavel
^
| UataZ | | Fr-eq? )
1 Vo»2 1 ^
D.FLC.
B Hight
UJave3
Uiavel
w
| Dnto3 | | Fr-eq3 |
1 Voi 3 | y*
D-R.C.
D.FLC.
? Loft
3 Right
16fc.it DMA
DataBus
I rtatn-l | | Fr-aq»4 |
1 1 /
Audio DMA.
caricarsi non appena viene settato il
registro POTGO. Ad ogni linea raster un
comparatore confronta la carica del con-
densatore con un valore prefissato. Se il
valore è minore di quello di confronto il
contatore della paddle viene incremen-
tato. Se il valore è maggiore o uguale il
valore viene congelato, badate bene,
fino al prossimo video frame in cui il
contatore continuerà ad essere incre-
mentato.
L'operazione di lettura andrebbe quin-
di fatta in questo modo: subito dopo il
vertical blanking (circa alla terza-sesta
linea) dovrebbe essere settato a $0001
il registro POTGO (SDFF034). poi si
dovrebbero svolgere le altre operazioni
fino al successivo vertical blanking do-
ve. nelle primissime linee di scan si
dovrebbero leggere i valori dei registri
POTODAT (SDFF012) e POTI DAT ($DF-
F014), registri che contengono nei bit
15-8 il valore del POTY e nei bit 7-0 il
valore dei POTX.
Guardandosi intorno...
In effetti il bit importante del registro
POTGO è il bit 0. Vi sono tuttavia altri
otto bit che generalmente non vengono
mai usati ma che sarebbe un errore
trascurare data la loro importanza. Ciò è
dovuto al fatto che i quattro canali delle
paddle possono essere programmati in
uscita o in entrata come una mezza
porta parallela con tempo minimo di
cambio di stato di 300 microsecondi.
I bit 15. 13. 11, 9 di POTGO ($DF-
F034) sono i cosiddetti Output Enable
rispettivamente per i canali Right9,
Right5, Left9, Left5. mentre i bit 14, 12,
10. 8 sono i veri e propri dati. Queste
linee che non vengono utilizzate pratica-
mente mai in uscita sono utilizzate co-
me entrate non analogiche molto spes-
so. Un esempio è il tasto destro del
mouse che utilizza la linea POTY o
piedino 9.
Audio DMA
Avevamo detto che Paula si occupa
anche della gestione della parte audio.
Infatti è proprio in questo chip che si
trovano i quattro convertitori DAC (Digi-
tal to Analog Converter) che l'Amiga
utilizza per produrre segnali audio. Il
principio di funzionamento è pratica-
mente identico, se non consideriamo la
precisione, a quello utilizzato nei com-
pact disc. Dato che un computer non
potrebbe registrare i valori analogici che
compongono un brano musicale, attra-
verso opportune interfacce, i digitalizza-
tori audio, il suono viene codificato in
memoria in forma digitale, praticamente
Roqistor Hddross Bus
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
HARD-AMIGA
Schema elettrico del circuito e piedinatura integrati
misurando a intervalli regolari l'ampiez-
za della forma d'onda e convertendo
tale valore in un numero la cui precisio-
ne varia a seconda del sistema usato.
Nell'Amiga è generalmente di otto bit. I
convertitori DAC non fanno altro che
rileggere tali valori della memoria e ri-
convertirli in valori analogici da inviare
alle uscite audio.
Il fatto importante è però che i DAC
leggono la memoria tramite il DMA (Di-
rect Memory Access) e quindi pratica-
mente, quando sono in funzione, non
rallentano il 68000.
Questo avviene perché il 68000 acce-
de alla memoria durante i cicli pari,
mentre effettua operazioni interne du-
rante quelli dispari, lasciando cosi libero
l'accesso alla memoria a tutte le altre
funzioni che usano il DMA, quali Cop-
per, DAC,' Blitter, Disco, BitPlane e
Sprite.
Abbiamo detto che vi sono quattro
convertitori. Essi sono abbinati a due a
due e. precisamente, lo zero ed il terzo
sul canale destro ed il primo e il secon-
do sul canale sinistro. Questo artificio
consente la produzione di brani stereo-
fonici o di simpatici effetti audio.
La gestione dei convertitori è sempli-
cissima. Una volta creata in memoria
una zona contenente i dati (ne parlere-
mo nel prossimo paragrafo) basta far
partire il convertitore che continuerà in-
disturbato a ripetere quella forma d'on-
da fino a quando, terminate le nostre
operazioni, ci decideremo a fermarlo.
Tratteremo la gestione del convertito-
re zero, ma comunque sappiate che
l'unica differenza fra le gestioni dei
quattro DAC consiste nel fatto che per
passare da un DAC al DAC successivo
basta sommare agli indirizzi del conver-
titore zero $10 per il primo DAC. $20
per il secondo e $30 per il terzo.
Per controllare il tutto ci bastano cin-
que istruzioni in LM. Con la prima co-
munichiamo al convertitore dove si tro-
vano i dati da leggere e lo facciamo
così:
move.1 address, SDFFOAO
Con la seconda dobbiamo definire la
lunghezza dei dati. Badate bene che la
Circuito stampato lato rame
lunghezza va espressa in word e non in
byte (lunghezza in word = lunghezza in
byte/2):
move.w length. SDFF0A4
La terza istruzione ci serve per defini-
re la velocità di lettura espressa in nu-
mero di cicli tra due campionamenti
successivi. Dato che il valore mìnimo è
124 avremo una frequenza massima
riproducibile di 28.867 kHz. L'istruzione
è la seguente:
move.w period. SDFF0A6
A questo punto non ci rimane che
settare il volume:
move.w # vai, SDFF0A8
dove vai è in un range tra zero e
sessantaquattro, e far partire il DMA;
move.w # $8201. SDFF096
il valore $8201 è per il convertitore
zero. I valori per gli altri convertitori
sono $8202, $8204, $8208.
Ah... dimenticavo, se non volete che i
vostri timpani siano martellati in eterno
potete sempre fermare i convertitori
con le seguenti istruzioni:
move.w #$0001, $DFF096 .conv 0
move.w #$0002. $DFF096 ;conv 1
move.w #$0004, $DFF096 ,conv 2
move.w #$0008. $DFF096 ;conv 3
Dati audio e IFF
I dati che manderete ai convertitori
possono essere di vari tipi: suoni calco-
lati da programmi da voi scritti, suoni
prodotti da programmi in commercio
(Synthia ecc.), suoni digitalizzati, e dati
processati da programmi vari tipo
AudioMaster, ecc.
Nel caso di suoni da voi calcolati non
ci sono problemi in quanto ne sapete
tutte le caratteristiche salienti, quali lun-
ghezza, frequenza, volume, ecc.
Se però provate a caricare in memo-
ria un suono creato per esempio dal-
l'AudioMaster, anche se effettuerete
tutto alla perfezione, con tanto di alloca-
zione di memoria, ecc. sarà difficile che
indovinerete al primo tentativo il perio-
do e che non troviate del rumore all'ini-
zio del suono.
La causa di tutto ciò è che l' AudioMa-
ster registra i file in forma IFF. Purtrop-
po data la mancanza dì spazio non è
questa la sede adatta per una trattazio-
ne completa dei file IFF e quindi possia-
mo solo accennare brevemente alla
struttura di tali file.
Supponiamo di aver creato un file con
l'AudioMaster. Se andiamo a leggerlo
troviamo diverse zone di dati chiamate
Chunk.
Per prima cosa troviamo la parola
«FORM» seguita dalla lunghezza del file
e dalla parola «8SVX» che esprime il
tipo di file IFF, Continuando a leggere
troviamo «VHDR» seguito dalla lun-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
HARD-AMIGA
Lista componenti:
RI , R4: 560 Ohm
R2, R5: 10 Ohm 1 Watt
R3, R6: 10 KOhm potenziometro
CI, C3: 22 pF 16 V
C2, C4: 470.000 pF poliest.
IC1 , IC2: LM386 Montaggio
OC1 , OC2: 4N25 (fotoaccopp.) componenti.
ghezza dei dati che fanno parte di que-
sto Chunk e che sono:
LONG OneShotPerHiSamples
RepeatHiSamples
SamplesPerHiCycle
WORD Sampling Rate
UBYTE Octaves
Compression
Volume
Continuando a leggere il file troviamo
il Chunk «NAME» seguito dalla lunghez-
za del nome e dal nome del suono, il
Chunk «ANNO» in cui sono contenute
annotazioni varie, sempre precedute
dalla lunghezza, ed infine il Chunk «BO-
DY», seguito dalla lunghezza dei dati da
leggere e quindi dai dati del suono
campionato.
Il Marchingegno
Questo mese vi proponiamo niente di
meno che un circuitino funzionalmente
equivalente al Marchingegno della RAI.
Ah, se avessimo saputo che alla RAI
interessava una macchinetta del genere
vi avremmo scritto dal nostro jet priva-
to: infatti la RAI pagava un fior di affitto
per una macchinetta realizzabile con po-
che migliaia di lire che qualunque ragaz-
zo «volenteroso» avrebbe costruito in
poche ore.
Allora dove eravamo? Ah, sì il nostro
marchingegno si basa essenzialmente
sulla conversione dell'intensità della vo-
ce (sarebbe meglio dire ululati) prove-
nienti da un microfono in un impulso
Amiga-compatibile.
Nel nostro caso ci serviremo di un
operazionale che, con specifico guada-
gno, amplifichi il segnale in ingresso in
una tensione compresa tra 0 e 5 volt.
Questo valore viene poi applicato ad un
isolatore ottico che lo 'iporterà in uscita
disaccoppiato. Inutile dirvi che le uscite
del nostro circuito saranno lette dagli
ingressi Paddle dell' Amiga.
Se il vostro cervello ha raggiunto la
temperatura del saldatore fatevi pure
due passi mentre io dico qualcosa ai
geni che hanno capito tutto.
L'operazionale usato è un LM 386
che contiene nel suo interno un amplifi-
catore a guadagno variabile che ci per-
mette di amplificare l'onda in ingresso
un numero ben preciso di volte: tale
valore può essere determinato dai valori
del condensatore e della resistenza po-
sti tra i piedini 1 e 8 dell'integrato; si
tenga presente che se si lasciano liberi i
piedini si avrà un guadagno di 20 volte,
con il solo condensatore (un 22 mF
elettrolitico) si avrà il max guadagno pari
a 200 volte.
Nel nostro caso abbiamo limitato il
guadagno con una resistenza da 560
ohm.
Proseguendo nella descrizione, sull'u-
scita di tale operazionale abbiamo posto
una resistenza e un condensatore per
prevenire eventuali instabilità del circui-
to ed infine abbiamo pilotato l’accoppia-
tore ottico dopo aver opportunamente
limitato il segnale con il potenziometro
R3.
La funzione dell'accoppiatore è quella
di separare fisicamente la parte del cir-
cuito ora descritta con l'Amiga; infatti
nel suo interno troviamo un diodo led
che pilota un fototransistor sulle cui
uscite troviamo il valore da applicare
sugli ingressi potenziometrici del-
l'Amiga.
Spero di essere stato abbastanza
chiaro e comunque potete aiutarvi con
lo schema elettrico allegato.
Un ultimo appunto riguardante il cir-
cuito stampato: questo è in versione
stereo ovvero potremo applicare due
ingressi separati ed avere due opportuni
valori in uscita; a voi la realizzazione di
un giochino controllato con un joystick
vocale!!!
195
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
AMIGA
coordinamento di Andrea de Prisco
Programmare in C su Amiga
di Dario de Judicibus
sesta puntata
Con questa puntata inizia la
seconda parte del corso sulla
programmazione in C per
Amiga. Ci occuperemo di
Intuition. l'interfaccia grafica
dell'Amiga, delle funzioni
grafiche di base e di
animazione. Oggi parleremo
di... finestre
Introduzione
Intuition è l'interfaccia grafica del-
l'Amiga, una interfaccia basata su una
simbologia ad oggetti [object-oriented
interface l Una interfaccia utente è un
meccanismo con il quale l'utente è in
grado di dialogare con il sistema: effet-
tuare richieste, ricevere informazioni,
iniziare o terminare vari tipi di attività.
Una interfaccia «classica» è quella CU,
basata su una interazione di tipo termi-
nale. nella quale ogni richiesta viene
effettuata digitando sulla tastiera uno o
più comandi, o premendo speciali tasti
funzionali ai quali è associata una transi-
zione ben definita. Il risultato, sotto for-
ma di informazioni ritornate dal sistema,
viene presentato sullo stesso schermo
nel quale era stato lanciato il comando.
Una interfaccia object-oriented si basa
invece su una rappresentazione del si-
stema di tipo grafico, in cui l'utente.
agendo attraverso un apposito strumen-
to che governa un cursore sullo scher-
mo, detto mouse, manovra una serie di
oggetti in modo intuitivo (da qui il nome
Intuition), come farebbe nella realtà. Ad
esempio, per cancellare un file, basta
agganciarlo con il mouse e «buttarlo»
nel cestino della carta straccia, proprio
come faremmo con un pezzo di carta
che non ci serve più.
Non insisto sull'argomento anche per-
ché chi sta leggendo queste righe, mol-
to probabilmente ha usato più di una
volta il Work Bench, che si basa appun-
to su Intuition per fornire all'utente
un'interfaccia semplice ed intuitiva all'A-
miga DOS. Quello che però non tutti
sanno è che lo stesso tipo di interfaccia
può essere utilizzato da qualunque pro-
gramma, anche i vostri. Non solo, ma le
possibilità sono ancora di più di quelle
che vengono sfruttate dal Work Bench.
Intuition infatti, non é solo un compo-
nente del sistema che ci permette di
costruire e gestire finestre od altri og-
getti grafici, ma un vero e proprio mana-
ger che ci tiene aggiornati su quello che
sta facendo l'utente e ci permette di
rispondere puntualmente alle richieste
corrispondenti alle operazioni effettuate
sullo schermo. Ecco allora che possia-
mo costruire menu |menu| come nel
WorkBench. ma in più possiamo asso-
ciare ad ogni elemento di un menu
(/temi una combinazione di tasti che
agisce come scorciatoria |s/iorfcuf|. E
ancora possiamo far sì che alcuni menu
contengono figure, o complessi pannelli
di controllo [ gadgets and requesters]
per modificare i colori dello schermo o
caricare un file. Possiamo creare dei
pop-up menu che. invece di scendere
dalla parte superiore dello schermo (co-
me nel 90% del software Amiga), ap-
paiono all'improvviso al posto del curso-
re quando premiamo due volte veloce-
mente il bottone destro del mouse. Le
possibilità sono veramente tante, e mol-
te di nuove potreste essere proprio voi
a scoprirle. Uno strumento come Intui-
tion infatti, se ben compreso, può forni-
re davvero molti spunti alla vostra crea-
tività.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
Vedremo in seguito qualche esempio
un po' originale dell'uso di Intuition. Per il
momento ci occuperemo di schermi e
finestre. In questa puntata impareremo
ad:
— aprire e chiudere una finistra,
— definire le caratteristiche di una fine-
stra,
— impostare i segnalatori per la comuni-
cazione tra Intuition ed il vostro pro-
gramma.
Non analizzeremo subito tutti i possibili
tipi di schermi e finestre che possono
essere creati con Intuition, anche perché
in alcuni casi sarebbero necessari con-
cetti e conoscenze che introdurremo più
in là. Vedremo tuttavia come, anche con
pochi elementi, sia possibile ottenere
una interfaccia valida per la maggior parte
dei programmi che presenteremo nelle
prossime puntate. Un passo alla volta
arriveremo infine ad interfacce più sofisti-
cate e spettacolari. Una cosa tuttavia bi-
sogna dirla subito. Chiunque di voi abbia
una certa esperienza di AmigaBasic, leg-
gendo questa seconda parte del corso
non potrà fare a meno di constatare co-
me alcune cose che in Basic si fanno con
estrema facilità (in particolar modo i me-
nu). richiedono uno sforzo molto maggio-
re in C. Questo è vero, tuttavia non biso-
gna dimenticare che. attraverso Intuition,
si possono fare cose che mai vi sareste
sognati in Basic nativo, senza cioè aprire
le librerie del sistema (ed in tal caso vi
sareste trovati di fronte alle stesse diffi-
coltà che avreste avuto in C. se non mag-
giori). Ad esempio, il Basic non permette
di associare un elemento grafico ad un
menu, o di avere dei sottoelementi per
un certo elemento di un menu [subitemi.
Schermi e finestre
Uno schermo [screen] è lo sfondo su
cui possono essere aperte delle fine-
stre. Non è un supporto fisso, ma può
scorrere verticalmente (ma non orizzon-
talmente) ad essere mosso sopra o
sotto un altro schermo. Uno schermo
ha caratteristiche ben definite (colori,
risoluzione) che vengono ereditate da
tutte le finestre associate. Quindi, se si
vuole aprire una finestra in bassa risolu-
zione. bisogna prima aprire uno scher-
mo a bassa risoluzione, dato che quello
del WorkBench è in media risoluzione.
Analogamente, per poter utilizzare otto
colori, bisogna aprire uno schermo ba-
sato su tre piani | layer] come vedremo
nel secondo esempio più avanti. Uno
schermo non può modificare le proprie
dimensioni e. a parte il fatto che può
essere «tirato giù», occupa sempre tut-
to il quadro del monitor, almeno orizzon-
talmente.
Una finestra [window], viceversa, non
solo può essere spostata sopra e sotto
ad altre finestre, ma può essere mossa
in una qualunque direzione su di uno
schermo, ingrandita o rimpicciolita. Na-
turalmente il programmatore può deci-
dere quante e quali di queste caratteri-
stiche possono essere associate ad una
certa finestra. Una finestra non può
essere spostata da uno schermo ad un
altro, anche se hanno le stesse caratte-
ristiche In pratica una finestra rappre-
senta il mezzo principale attraverso il
quale un utente può richiedere o riceve-
re informazioni, siano esse testo o gra-
fica.
Se é stato caricato il Work Bench
possiamo usare lo schermo associato
per aprire una finestra ovviamente in
media risoluzione e con quattro colori,
cioè due piani (vedi nota 1 ). Sarà questo
il nostro primo esempio di utilizzo di
Intuition (vedi figura 3). Per poter aprire
una finestra, tuttavia, è necessario pri-
ma passare ad Intuition tutta una serie
di informazioni che la caratterizzano. Per
far questo si usa una struttura chiamata
NewWindow (vedi nota 3). Tale strut-
tura è riportata in figura 2. Analizziamo
in dettaglio i campi di cui è composta.
La struttura NewWindow
I pnmi quattro campi di NewWindow
rappresentano le dimensioni geometri-
che della finestra, e più precisamente:
LeftEdge l'ascissa dell’angolo superio-
re sinistro della finestra nel sistema di
riferimento dello schermo, partendo da
sinistra verso destra;
TopEdge l'ordinata dell'angolo supe-
riore sinistro della finestra nel sistema
di riferimento dello schermo, partendo
dall'alto vero il basso;
Width la larghezza della finestra;
Height l'altezza della finestra.
Queste dimensioni sono tutte calcola-
te in pixel I pinture elementi e devono
essere fornite come short integer
L'angolo superiore sinistro dello scher-
mo viene assunto (0.0).
I successivi due campi definiscono i
colori che devono essere usati per dise-
gnare la finestra, tra quelli associati allo
schermo a cui la finestra appartiene:
DetailPen il colore da usare per «det-
tagli» quali gadget (vedi nota 2) od il
testo nella barra del titolo | fitte bari,
BlockPen il colore da usare per riempi-
re lo sfondo degli elementi che costitui-
scono il bordo della finestra (vedi nota
4).
Se ad esempio si è scelta la coppia 5 ,
7 corrispondente, per lo schermo che
contiene la finestra, ad i colori nero e
giallo, il titolo della finestra sarà dise-
gnato in nero su sfondo giallo. Dato che
anche lo schermo ha associati due colo-
ri che vengono utilizzati per disegnare
gli elementi dello schermo stesso (co-
me ad esempio la barra che serve a
farlo scivolare verticalmente), si può
specificare per uno od entrambi i campi
gli stessi colori usati per lo schermo.
Per far questo basta porli a (- 1 ). come
mostrato in figura 3.
II campo successivo è quello che ci
permette di definire che tipo di comuni-
cazione desideriamo mantenere con In-
tuition. IDCMP sta infatti per Intuition' s
Direct Communications Message Port,
cioè «Porta di Comunicazione Diretta
con Intuition per lo scambio di Messag-
gi». E a questo punto, chi non l'ha già
fatto, vada subito a leggersi la quinta
puntata per le definizioni di «Porta» e
«Messaggio»,
IDCMPFIags è una doppia voce che
viene usata per segnalare ad Intuition
gli eventi su cui il programma vuole
venire informato. Ad esempio, se la
finestra ha associato un gadget per la
chiusura (vedremo dopo come definir-
lo), e questo viene selezionato, il pro-
gramma ne viene a conoscenza solo se
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
197
AMIGA
ci si è ricordati di porre ad uno in
IDCMPFIags il bit relativo. Per (ar que-
sto si utilizza una costante predefimla in
intuition/intuition.h CLOSEWIN-
DOW
Analogamente, se le dimensioni della
finestra sono state modificate e. per un
qualche motivo è importante che il pro-
gramma lo sappia dopo che la modifica
è stata effettuata, si può usare il segna-
latore [flag\ NEWSIZE. Dato che nell’e-
sempio in figura 3 il corpo del program-
ma non prevede alcuna interazione con
l’utente, ma si limita a girare a vuoto
per un milione di volte per poi terminare
da solo, il valore di IDCMPFIags é
NULL
Analoga a IDCMPFIags e la doppia
voce Flags. Questa serve a specificare
ad Intuition che caratteristiche deve
avere la finestra da aprire:
• se. ad esempio, deve aver gadget
di sistema, e se si quali;
• se deve essere attiva fin dall'inizio;
• se deve venir automaticamente ri-
costruita nel caso sia stata coperta da
un’altra finestra, o è piuttosto responsa-
bilità del programma occuparsi di tale
operazione; e cosi via. La figura 5 e la
figura 6 riportano una lista di tutti i
segnalatori predef imti in intuition. h.
Naturalmente, se il programmatore de-
sidera specificare più di un segnalatore
contemporaneamente, questi vanno ad-
dizionati logicamente (OR, cioè [), come
nell’esempio già menzionato.
Il campo seguente (FirstGadget) e il
puntatore ad una lista di gadget utente,
cioè di quei gadget disegnati e definiti
dal programmatore per gestire operazio-
ni di tipo applicativo. Come già detto, le
operazioni «classiche» di gestione della
finestra sono effettuate attraverso i
gadget di sistema definiti tramite il cam-
po Flags
Il campo CheckMark è invece il pun-
tatore ad una struttura Image (che ve-
dremo nelle prossime puntate) che de-
scrive il simbolo da utilizzare per segna-
lare gli elementi di un eventuale menu,
selezionati dall'utente. Se la finestra
non ha menu, o se si desidera utilizzare
il simbolo standard, basta porre questo
campo a NULL Per chi non lo ricordas-
se. il simbolo usato dal sistema è;
_ /
\ /
\/
A questo punto ci sono il puntatore
ad una stringa che contiene il titolo da
mettere nella barra superiore della fine-
stra (Title), e quello dello schermo al
quale la finestra appartiene. Se la fine-
stra va aperta sullo schermo del Work
Bench quest'ultimo è nullo.
Il puntatore successivo va usato solo
per finestre SUPERBITMAP, cioè fine-
stre il cui contenuto si trova in un’area
di memoria fornita e gestita direttamen-
te dal programmatore. Torneremo in
seguito su questa tecnica particolare di
gestione delle finestre.
I successivi quattro campi sono ana-
loghi al terzo ed al quarto della struttura
NewWindow e definiscono le dimen-
sioni minime e massime della finestra.
Il valore zero ha un significato speciale
per questi campi: esso indica che il
campo assume lo stesso valore usato
per definire la dimensione corrispon-
dente all’apertura della finestra. Quindi,
se ad esempio MinWidth = 0 e Width
= 200, tale valore sarà anche quello
assunto come la larghezza minima alla
quale la finestra può essere ridotta, I
campi in questione sono;
MinWidth la larghezza minima che
può essere assunta dalla finestra;
MinHeight l'altezza minima che può
essere assunta dalla finestra;
MaxWidth la larghezza massima che
può essere assunta dalla finestra;
MaxHeight l'altezza massima che può
essere assunta dalla finestra.
Anche queste dimensioni sono tutte
calcolate in pixel Ipicture elementi e
198
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
Note
1. Intuition utilizza la libreria per i piani
I layers library I per la gestione di schermi e
finestre Ogni punto su di uno schermo è
rappresentato da un bit in una matrice le
cui dimensioni dipendono dalla risoluzione
dello schermo. Chiamiamo piano [layer] ta-
le matrice (vedi figura 1). Se avessimo un
solo piano, ogni pixel potrebbe avere solo
due colori, uno se il bit associato è 0 (ad
esempio nero) ed uno quando il bit è 1 (ad
esempio bianco) Supponiamo ora di avere
due piani e di associare ad ogni pixel un bit
della prima matrice piu un bit della seconda
posto nella stessa posizione del primo.
Abbiamo adesso quattro combinazioni:
(00 01 10 11) Associando ad ognuna di
esse un colore, possiamo definire fino a
quattro colori per pixel Se avessimo tre
piani potremmo definire otto colori e cosi
via. secondo le potenze di due: il numero
di colori permessi è uguale a due elevato il
numero di piani utilizzati. In teoria questo
vuol dire che potremmo avere anche 1024
colori, o 262144. a condizione di usare,
rispettivamente 10 e 18 piani. Tuttavia esi-
ste un limite ben preciso a riguardo, dovuto
principalmente a questioni relative alla me-
moria. Pensate che uno schermo in bassa
risoluzione PAL (320 x 256) e 32 colori (5
piani), richiede ben 409600 bit. cioè 50
KByte! E questo solo per memorizzare lo
schermo stesso. Se si aggiungono tutte le
strutture di controllo, eventuali finestre
aperte ed altri oggetti grafici, lo spazio
occupato aumenta di molto Uno schermo
ad alta risoluzione PAL a 16 colori occupa
80 KByte.
Il numero massimo di piani utilizzabile
nell'Amiga é di cinque, ma può arrivare a
sei se si utilizzano alcune tecniche speciali.
Possiamo considerare il numero di piani di
un certo schermo, come una sorta di riso-
luzione in profondità analogamente a quella
in larghezza ed altezza Ad ogni schermo
poi, è legata una tabella che associa ad
ogni combinazione di bit un certo colore,
scelto da una palette di 4096 Quando
cambiamo i colori di uno schermo, come si
può fare in un qualunque programma grafi-
co. modifichiamo semplicemente la tabella
di correlazione tra combinazioni di bit e
colori, non le matrici di bit che formano i
2. Un gadget (in italiano potremmo utilizza-
re il termine aggeggio ) è qualunque stru-
mento. oggetto, «coso» insomma. che ci
permette di controllare una macchina od
un altro strumento. Esempi di gadget sono
leve, pulsanti, cursori, manopole ed in ge-
nerale tutto ciò che è stato inventato per
regolare il volume di una radio o il program-
ma di lavaggio di una lavatrice. Dato che
Intuition è una interfaccia obiect-onented.
non poteva mancare una riproduzione grafi-
ca di tali aggeggi. Grazie ad essi possiamo
gestire finestre modificandone le dimensio-
ni o spostandole sullo schermo, possiamo
mandare ad Intuition qualsiasi tipo di co-
mando od informazione, rispondere alle
richieste del sistema di introdurre un di-
schetto. e via dicendo Torneremo sull'ar-
gomento nelle prossime puntate, ed impa-
reremo a costruire i nostri gadget e a dar
loro la forma e le caratteristiche che voglia-
mo grazie alle enormi possibilità che Intui-
tion ci mette a disposizione.
3. La struttura NewWindow serve a tra-
smettere ad Intuition tutte quelle informa-
zioni necessarie per costruire la finestra da
aprire Esse vengono quindi utilizzate solo
all'apertura della finestra. Al contrario, la
struttura Window, il cui puntatore viene
restituito da Intuition al programma chia-
mante. rappresenta la finestra vera e pro-
pria. e viene aggiornato da Intuition man
mano che le informazioni contenute vengo-
no modificate Una volta utilizzata, quindi,
la struttura NewWindow non serve più, a
meno che non si voglia aprire una seconda
finestra con caratteristiche analoghe alla
precedente. Viceversa, il puntatore alla
struttura Window va gelosamente conser-
vato, dato che rappresenta il punto di ag-
gancio per tutte quelle operazioni che ser-
vono alla gestione della finestra associata
Attenzione però- se volete modificare uno
qualunque dei valori iniziali forniti ad Intui-
tion m NewWindow vi sconsigliamo cal-
damente di mettere le mani nella struttura
Window Intuition ci mette a disposizione
delle apposite funzioni per fa ciò. come
vedremo nelle prossime puntate.
4. Questi due campi definiscono solo i
colon dei bordi della finestra, non dell'area
interna. Se si vuole modificare il colore
dello sfondo di una finestra, bisogna «riem-
pirlo» con il colore desiderato utilizzando la
funzione grafica SetRastO
5. Attenzione: se aprite una finestra in uno
schermo utente (CUSTOMSCREEN), dove-
te aver prima aperto lo schermo nel quale
va la finestra, come vedremo nella settima
puntata.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
devono essere fonile come short inte-
ger L'angolo superiore sinistro dello
schermo viene assunto (0.0).
L'ultimo campo (type) definisce il tipo
di schermo nel quale va aperta la fine-
stra.
WBENCHSCREEN apri nello schermo
del Work Bench,
CUSTOMSCREEN apri nello schermo
puntato dal campo Screen (vedi nota 5).
Il programma di esempio
Veniamo ora al nostro programmino
dimostrativo.
Innanzi tutto è necessario mettere in
testa al programma almeno i seguenti
^include file:
f include "exec/tipes.h"
= include "intuition/intuition.h"
Quindi bisogna aprire la libreria che
contiene le routine di Intuition. cioè
intuition. library (ricordate la prima
puntata?).
Dato che apriremo una finestra sullo
schermo del Work Bench non è neces-
sario definire ed aprire un nuovo scher-
mo. Definiremo invece la finestra ba-
sandoci su un insieme minimale di in-
formazioni: a parte le dimensioni della
finestra, il titolo e l'indicazione che deve
essere aperta nello schermo del Work
Bench infatti, l'unico altro campo speci-
ficato è quello che definisce le caratteri-
stiche della finestra stessa ACTIVATE
indica che vogliamo che la finestra sia
attivata subito dopo l'apertura (cosa che
appare dal fatto che il titolo viene reso
con un tratto marcato piuttosto che con
il tratto «fantasma» tipico delle finestre
e degli schermi non attivi [ghost t/f/el);
SMART_REFRESH indica che Intuition
si deve prendere carico della gestione
delle eventuali zone della finestra
«oscurate» da altri oggetti, mentre NO-
CAREREFRESCH avverte Intuiton che
non si vuole ricevere alcun messaggio
relativo a tali operazioni di refresh.
Per quello che riguarda i colori e le
dimensioni minime e massime della fi-
nestra, utilizziamo i valori dello schermo
del Work Bench per i primi (-1-1) e le
dimensioni iniziali della finestra per le
seconde (0,0, 0,0),
A questo punto non resta che aprire
la finestra stessa usando la funzione
OpenWindowO e passandogli il punta-
tore alla struttura NewWindow che ab-
biamo definito. Se tutto è stato fatto
secondo le regole e se non ci sono altri
problemi. Intuition aprirà la finestra e ci
restituirà il puntatore alla struttura Win-
dow. puntatore che useremo in fondo
al programma per richiuderla.
Il corpo del programma altro non è,
per il momento, che un giro a vuoto
\empty loop) da un milione di passi,
Troppo? Provare per credere.
Chiudere la finestra è anche piu sem-
plice che aprirla: basta passare a Close-
WindowO il puntatore alla struttura
Window associato alla finestra da chiu-
dere.
Ultimo avvertimento. Il programma
nportato assume che il Work Bench sia
già attivo al momento di venir eseguito,
e quindi non fa nessun controllo in
merito. Non lanciatelo perciò da CLI se
nella vostra Startup-Sequence non è
presente il comando LoadWB (od alter-
nativamente avete già eseguito in pre-
cedenza Run LoadWB)
Conclusione
Bene, per il momento è tutto, Niente
esercizio per stavolta, ci vediamo tra un
mese per imparare ad aprire e chiudere
gli schermi. mc
200
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
TUTTI I MATERIALI
CPU - 50127 FIRENZE • Via M. Ulivelli 39/r - Tel. 055-4361096 - TELEX 574354 SEAC I - FAX 055/4361096
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MACINTOSH
di Rallaello De Masi
Cricket Draw
Continuiamo a parlare dei
prodotti di Cricket Software,
casa presente nell'area Mac
con tre pacchetti, tra cui un
eccezionale package. Pict-O-
Graph, destinato a creare
pittogrammi; l'occasione ci
viene data dalla possibilità di
disporre della versione 1.2 del
package, che. sebbene non
vecchio sul mercato, si era
fatto notare, da una parte, per
alcune sue caratteristiche
avanzate, dall'altra da una
certa farraginosi nell'uso e
da una notevole lentezza in
molte occasioni di uso dei tool
(divenivano molto esasperanti
le operazioni di refresh
dell'immagine durante l'uso
della barra di scrolli. Questa
nuova versione, apparsa
nominalmente agli inizi di
quest'anno ma effettivamente
a disposizione dell'utente solo
nel secondo trimestre,
promette di aver risolto (come
si legge in un foglietto
presente nel pacchetto) in
maniera abbastanza definitiva
i problemi, peraltro non
peregrini, presenti nella
versione precedente.
Vediamo se è vero, visto che
questa versione del classico
tool grafico-geometrico per
Mac si presenta dotato di
caratteristiche davvero
inusitate che ne fanno per
certi versi un tool unico per
certune applicazioni avanzate
di grafica
Il pacchetto
Cricket Draw è a prima vista uno dei
tanti pacchetti di grafica «geometrica»
(contrapposti a quelli di grafica «pittori-
ca» come Paint ed altri) attualmente
presenti sul mercato (come gli ultimissi-
mi Mac Draw II. Draw it again. Sam...,
l'eccezionale Canvas. disponibile anche
come Desk Accessory, ecc.). Tutti que-
sti programmi hanno ormai superato
ampiamente lo standard iniziale (tanto
per intenderci quello imposto dal vec-
chio Mac Draw, che comunque, per la
sua impareggiabile semplicità ed imme-
diatezza d'uso, resta a distanza di tanti
anni un best seller, essendo rinato a
nuova giovinezza tramite il suo succes-
sore II), e, sovente, hanno invaso campi
altrui, come l'eccellente Super Paint,
che riunisce il meglio dei due campi
pittorici, anche se a prezzo di un non
sempre agevole ed immediato utilizzo
dei diversi tool (problema, per esempio,
risolto un po' meglio con «Draw it...»).
Cricket Draw esclude, a priori, la possi-
bilità di entrare in ambiente pittorico e
chi è abituato alle numerose ed un po'
barocche coloriture dei particolari dei
programmi precedenti si ritroverà qui un
tantino limitato per quanto attiene ai tipi
di retini disponibili. Ma non c'è da pre-
occuparsi! Esistono ben altre caratteri-
stiche che fanno dimenticare rapida-
mente questa mancanza (peral-
tro necessaria, come vedremo).
Il pacchetto è composto dal
solito scatolo di cartone colora-
to che contiene, oltre una nutri-
ta serie di inserti pubblicitari re-
lativi agli altri programmi prodot-
ti da Cricket, un manuale di
Cricket Draw
Cricket Software Corp
Great Valley Corporate Center
40 Valley Stream Parkway
Matvem. PA 19355
USA
Tel 12151251-9890
circa 230 pagine, e due dischetti, conte-
nenti uno il programma vero e proprio,
l'altro le utility di sistema ed un System
stesso, System che rappresenta la più
«bassa» versione utilizzabile. Sono inol-
tre compresi, nei dischetti, alcuni file
accessori, come un PostScript Help Fi-
le. dall'ovvio uso. il Send PS della Abo-
de già noto ai nostri lettori, e due file già
pronti, da utilizzare per esperienze e
dimostrazioni. Il vantaggio di una tale
configurazione sta nel fatto che, otte-
nendosi ovviamente i migliori effetti at-
traverso una LaserWriter (è supportata
anche la I), è possibile, per chi non ne
possiede una, salvare il file in descrizio-
ne PostScript ed inviare, magari per
modem, la stessa alla più vicina delle
laser.
Ogni stampante laser adottante lo
standard PostScript è proficuamente
utilizzabile col pacchetto. È possibile,
altresì, adottare una ImageWriter II od
LQ per stampe di accettabile qualità a
colori. Inoltre, ma questo al di fuori del
package, Cricket offre driver diversi per
altre stampanti.
Il manuale circa le modalità di uso del
programma nell'ambito di una rete Ap-
pleTalk è molto prodigo di raccomanda-
zioni. ovvie ma non inutili (non solo per
questo tipo di utilizzazione). Non imma-
ginate quanta gente mi telefona lamen-
tandosi di avere problemi con la rete
AppleTalk (per la
verità forse non
eccezionalmente
avanzata a livello
di raffinatezza
tecnica, ma sicu-
ramente estre-
mamente affida-
MCrnicrocomputer n. 79 - novembre 1988
203
MACINTOSH
bile), dimenticando che il 90% dei guai
dipende dalla presenza nella rete di un
System di più vecchia realizzazione (ma-
gari nascosto da qualche parte, nell'o-
scurità di una cartella polverosa, e venu-
to a galla inaspettatamente per quegli
scherzi del destino che non risparmiano
neppure i calcolatori. Perciò, ogni tanto,
facciamo un po' di remake alla scrivania
e verifichiamo la presenza di qualche
ospite indesiderato col buon vecchio
programma «find file».
Sebbene Cricket Draw sia utilizzabile
con qualunque stampante ad impatto,
ad onor del vero (e lo stesso costruttore
lo dice esplicitamente nelle prime pagi-
ne del manuale) Cricket Draw è fatto
per funzionare al meglio con le laser;
anzi, per essere precisi, con le laser
PostScript. Poiché Cricket Draw accede
alle piu potenti caratteristiche di questo
standard di rappresentazione grafica, i
risultati sono sovente ben diversi da
quelli che presenta lo schermo. Perciò
potremmo, in una col produttore, con-
vertire la notazione «What You See. Is
What You Get» in «What You Get is
Better Than What You See», infatti
quasi sempre la rappresentazione Post-
Script sulla pagina fornisce risultati mi-
gliori. La cosa dipende da diversi fattori,
primo tra cui il fatto che ogni disegno,
creato col programma, ha due rappre-
sentazioni: una, che è quella presente
sullo schermo, che mostra l'immagine
sul Macintosh, l'altra, la rappresentazio-
ne PostScript, che è usata dalla stam-
pante per trasformare su carta la mede-
sima figura. Facendo uso di due diverse
rappresentazioni (ancorché concorrenti
a formare la stessa figura, ma su device
diversi), Cricket Draw crea la migliore
immagine possibile sulla pagina (con
precedenza, nella qualità dello stampato
sul mostrato sullo schermo), mentre
mostra, sul monitor, la più prossima
rappresentazione di ciò che si vedrà,
poi, sulla carta.
Il lavorio del programma (che si tradu-
ce, peraltro, in una lentezza talora esa-
sperante) dipende dal fatto che il pro-
gramma genera e mantiene, durante
tutto il suo uso, ambedue le rappresen-
tazioni in memoria. Non solo, ma ciò
vale anche quando si eseguono traspo-
sizioni nell'archivio appunti per cui appli-
cazioni specificamente studiate, come
Page Maker (dalla versione 2.0), Ready-
Set-Go ed XPress riescono a rappresen-
tare senza alcuna variazione le immagini
Cricket Draw che ricevono dall'archivio
appunti o che caricano direttamente. In
tutti gli altri casi, vale a dire nel caso di
stampe su ImageWriter o su laser non
PostScript, come la nuova SC, la stam-
pa viene eseguita utilizzando la rappre-
sentazione presente sullo schermo.
Il manuale è articolato secondo la più
classica notazione Macintosh. Dopo il
solito «Guided Tour» una serie di capi-
toli (peraltro corrispondenti alla compo-
nentistica dei menu del programma) in-
troducono in maniera piuttosto chiara
alle differenti componenti del program-
ma stesso, Seguono una serie di appen-
dici. dedicate ad aspetti diversi; short-
cut. scambio di file, procedure circa la
programmazione diretta in PostScript,
guide di riferimento rapido, ecc.
Cricket Draw richiede per il suo uso
le ROM da 128K. Pertanto avremo biso-
gno di un 512 Enhanced. di un Plus, di
un SE, o, inutile dirlo, meglio, di un II. È
praticamente impossibile fare a meno
del drive esterno da 800K. mentre, per
la stampante, le considerazioni fatte fi-
nora ci paiono più che sufficienti.
204
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MACINTOSH
Le caratteristiche principali
del programma
In Cricket Draw, sono disponibili due
tipi di finestra, la finestra di disegno e
quella di PostScript, finestra, quest'ulti-
ma. che probabilmente sarà poco usata
dalla maggior parte degli utilizzatori.
Considereremo, pertanto, come princi-
pale la finestra immagini, che conterrà
tutti i tool necessari a disegnare, muo-
vere, modificare gli oggetti. La pagina di
disegno contiene sempre una frontiera
interna, indicata da una linea punteggia-
ta, che rappresenta l'effettiva area utiliz-
zabile per il disegno (e che, ovviamente,
varia a seconda del «Setup» della pagi-
na). Secondo la più classica notazione
Macintosh, si è in un nuovo documento
«Untitled», oltre al classico menu File,
del tutto simile a quello di altri program-
mi, i successivi menu come « Layout»,
«Windows», ecc. sono in molte partico-
larità abbastanza simili a quelli presenti
altrove. Esempi di comandi particolar-
mente diffusi sono gli «zoom», nell'uno
e nell'altro senso, i righelli, le griglie e le
guide, l'allineamento degli oggetti, il sal-
to dall'una all’altra finestra, ecc. Le win-
dow sono, insolitamente, disponibili in
due formati diversi: a forma di stack
(fig. C) od affiancate (fig. D). Questa
seconda opzione, un po' meno diffusa,
e che, l'ultima volta, ci pare di aver visto
disponibile nel wp della Habadex, è
piuttosto pratico se si considera che lo
schermo viene suddiviso in parti eguali
e subeguali: l'editing, ovviamente, è pur
sempre limitato ad una sola finestra alla
volta, e la difficoltà d'uso di tutti i tool in
finestre di piccole dimensioni, comun-
que, limita un poco questa disponibilità,
che rimane pur sempre di grande utilità.
La maggior parte delle operazioni im-
plicanti un controllo od una variabilità
dei lavori presenti (ad esempio lo spes-
sore di una linea od il filling del colore)
viene eseguito attraverso un controller
di stato numerico: ciò è molto impor-
tante se si tien conto del fatto che il
particolare utilizzo delle tecniche di
PostScript nel tracciamento delle linee
e nel riempimento del colore consente
di eseguire regolazioni davvero eccezio-
nali A ciò contribuisce in maniera deter-
minante anche l'utilizzo dei tasti curso-
re, che consentono spostamenti e mo-
difiche di parametri estremamente raffi-
nati ed avanzati; se poi si considera che
è possibile accedere a settaggi molto
precisi, come quelli dei corpi tipografici
o dei pixel, e come sia consentito usare
tecniche tipografiche avanzate (come la
«magnetizzazione» delle guide) si vede
come questo programma sia sicura-
mente da questo punto di vista il più
pignolo.
I documenti, come già dicevamo pre-
cedentemente, possono essere salvati
in tre tipi diversi, a seconda della perfe-
zione dei particolari desiderata; il forma-
to più versatile è quello specifico Cric-
ket Draw, ma è, ovviamente, leggibile
solo da questo programma; il formato
Pict è il classico standard di interscam-
bio e riferimento proprio di programmi
come Draw, Draft, Super Paint, ecc. La
leggibilità è ampia ed elevata, i singoli
«pezzi» del disegno sono agevolmente
distinti, ma molti particolari tendono ad
essere perduti. La terza rappresentazio-
ne è la EPSF (letteralmente Encapsula-
ted PostScript File). Si tratta di un for-
mato molto specifico, che può essere
letto da alcune applicazioni piuttosto
sofisticate, ma ha di contro una rigidità,
nella possibilità di modifica, piuttosto
205
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MACINTOSH
fastidiosa; la sua codifica diretta in for-
mato PostScript rende, ovviamente, le
rappresentazioni relative estremamente
dettagliate e sofisticate.
Gli attrezzi da disegno
Cricket Draw dispone di dodici tool da
disegno; non potevano mancare, ovvia-
mente. i soliti rettangoli, a spigoli vivi ed
arrotondati, gli archi e cerchi con le
relative chiamate alla ROM di sistema,
ma nuovi tool (anche se già visti da
qualche altra parte) sono il rombo, la
grata (di cui però non è possibile settare
gli intervalli), la stella e le curve di
Bezier. Tutti gli oggetti sono modificabili
a piacere, non solo nella forma, colore e
grandezza, ma anche nella gradazione
del colore stesso; è ancora possibile
«editare» la figura su cui si sta lavoran-
do; editare vuol dire, in questo caso,
aprire una finestra in cui sono visualizza-
te le caratteristiche geometriche della
figura stessa: coordinate dei vertici, tipo
della campitura e del contorno, ecc.
Tutte le figure possono essere sog-
gette a riflessione secondo l'asse delle
X e delle Y. oltre le più comuni e diffuse
operazioni di raggruppamento, allinea-
mento. bloccaggio e trasposizione fron-
te-retro. Tutte le figure, comunque, sia-
no esse di tipo bitmap o EPSF possono
essere soggette a scalatura, anche se
con tipologie differenti. Inoltre (e si trat-
ta forse di una delle opzioni più efficaci),
tramite il comando «Show Specs» è
possibile visualizzare, alla base della fi-
nestra attiva, una barra su cui sono
esposte una serie di informazioni utili
circa l’attività svolta nella finesra stes-
sa: la barra conterrà sempre, aggiornati,
i valori di altezza del campo, di larghez-
za, di lunghezza della diagonale, di an-
golo, oltre il valore, in percentuale, del
cambio in altezza e larghezza e l'attuale
livello di zoom. Ogni oggetto, ovviamen-
te, può essere rotato di un angolo a
piacere (fig. G). tenendo conto che gli
stessi testi vengono considerati come
oggetti.
Il testo, infatti, in Cricket Draw, viene
trattato in un modo particolare; il nor-
male editing proprio di Draft e simili
(cursore ad I che va cliccato) è stato
abbandonato per far posto ad un editor
di field. In pratica si definisce, attraver-
so il cursore, un rettangolo di editing,
che conterrà lo scritto; nello stesso
rettangolo è poi possibile intervenire
con le normali procedure di scrittura,
tenendo conto che modifiche di stile e
grandezza, molto meglio che in altri
programmi, possono essere parzializza-
te alla sola porzione di scritto selezio-
nato.
Tenendo conto che, anche in questo
caso, è possibile graduare il livello di
colore della scnttura, le operazioni di
resizing e di spostamento dello scritto
seguono, in tutto e per tutto, le regole
di operatività del campo. Per facilitare le
operazioni di scrittura, i testi ruotati, se
selezionati, ritornano orizzontali, per
consentire le necessarie operazioni di
correzione, sostituzione o cancellatura,
salvo poi a ritornare in posizione origina-
ria dopo la conclusione delle operazioni
un'opzione molto pratica è quella che
consente di inclinare o distoreere il te-
sto. creando prospettive interessanti;
ovviamente i risultati di tali operazioni
sono accettabili, a livello di qualità, solo
con stampanti in PostScript, mentre il
risultato sulle ImageWnter è molto mo-
desto e sovente inaccettabile.
Cricket Draw mostra la sua potenziali-
tà più elevata con macchine, l'abbiamo
detto fino alla noia, funzionanti in Post-
Script; in questo caso è possibile otte-
nere effetti ottici di particolare rilevanza
ed efficacia. Agli effetti speciali sono
devolute due opzioni sotto il menu
«Special»; la prima «Fountain» consen-
te di sfumare (fig. H) un oggetto da una
intensità ad un'altra (si ricordi che Cri-
cket Draw non possiede pattern, cosi
come definibili nel pannello di controllo,
e presenti nella maggior parte dei pro-
grammi di grafica), mentre l'altra ne
determina l'ombreggiatura. Ogni opera-
zione può essere definita anche in base
all'angolo che si preferisce (oltre ovvia-
mente all'intensità) ma la vera facilità
dell'operazione sta nel fatto che il tutto
viene regolato da un «pennello», in
pratica il cursore si trasforma in una
spatola che traccia una pennellata se-
condo una direzione; in base a questa
direzione verrà poi sviluppata l’ombreg-
giatura o la sfumatura del pattern.
Un'altra grande possibilità viene forni-
ta dalla facoltà di allineare un testo
lungo una curva. Selezionando l’opzione
«Bind Text» è possibile adattare un
testo ad una superficie curva aperta o
chiusa (ad esempio un arco); ovviamen-
te, ancora una volta, il miglior risultato
lo si può ottenere solo attraverso una
laser.
Il capitolo 7 del manuale vale, da solo,
probabilmente tutto quello che costa il
pacchetto. Il titolo («The PostScript
206
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MACINTOSH
Window») é già di per sé significativo di
quanto, leggendo circa una ventina di
pagine, è possibile fare. In pratica, in
maniera estremamente veloce, il pro-
gramma sviluppa, per suo conto, un
codice PostScript perfettamente edita-
rle.
Nella maggior parte dei programmi la
grafica dello schermo (basata su codifi-
ca QuickDraw) è traslata, dall'apposito
driver «Laser Prep», in comandi Post-
Script che. successivamente, vengono
inviati alla stampante. Lo svantaggio è
ovvio, é possibile stampare solo quello
% ! PS -Adobe- 2 . 0
%%Creator: Cricket Draw 1.1
%%Title : £ig . I
%%CreationDate: 10/11/88 6:01 PM
%%DocumentFonts: Helvetica
%%+ Helvetica -BoldOblique
%%BoundingBox: 0 0 594 840
%%Pages: (atend)
%%EndComments
/vmstate save def
/Scricket 210 dict def
Scricket begin
2 setlinecap
%%LoadPrep: Cricket Procedures
% Begin Main Program -- -•%
gsave % Bound Text
0.000 1 1 0.000 190.000 131.000 f ixcoordinates
0.000 0.000 translate
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112.000 71.000 90 -242 doarc
[1 0 0 -1 0 0] concat
/myshow /show load def
0 467 offsetcalC
0 setgray
/I Helvetica findfont 12 scalefont setfont
(MC Microcomputer - ) pathoffset pathtext
/I Helvetica /| HelveticaO MakeOutlineFont
/| HelveticaO findfont 12 scalefont setfont
(una pubblicazione della) pathoffset pathtext
/I Helvetica /I HelveticaO MakeOutlineFont
(Technimedia ) pathoffset pathtext
/I Helvetica findfont 12 scalefont setfont
(; ) pathoffset pathtext
/I Helvetica BoldOblique findfont 12 scalefont setfont
(via C. Perrier, 9 ROMA) pathoffset pathtext
2 .
1
.^echnimod' 8 , viac ^
% End Main Program %
showpage end
MCMicrocomputer
una pubblicaziò'nédél!à>
Techniràedfàislr.#
via Carlo Perrier, 9-
00157 ROMA
Figuia I -Un po' di grafica spettacolare con alcuni elfetti speciali in primo piano ; la scritta MCmicrocomputer è stata « abbracciatali ad un arco di cerchio ; si noti
thg 1,1 la codifica in PostScript del tipo normale.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
207
MACINTOSH
che si vede sul video. Ma PostScript è
estremamente più flessibile, e può ese-
guire molte più cose di quanto sia pos-
sibile fare con QuickDraw (come, ad
esempio, l'abbiamo appena visto, alli-
neare una stringa di caratteri ad una
curva, tanto è vero che in questi casi
sullo schermo non si vede nulla di ciò
che apparirà sulla carta).
Cricket Draw, oltre ad eseguire tra-
sparentemente operazioni di traslazione
anche ben piu complesse di quelle visi-
bili in QuickDraw, come sfumature ed
ombreggiamenti, codifica direttamente,
attraverso una opportuna opzione, diret-
tamente in linguaggio PostScript, evi-
denziando alla bisogna in una apposita
finestra il codice generato; pur non es-
sendo una opzione di diffuso uso tra i
comuni utenti, si tratta di una vera pac-
chia per chi desidera imparare a pro-
grammare in PostScript, o magari solo
affinare le sue tecniche, anche le più
avanzate; infatti basta disegnare un par-
ticolare per avere immediatamente, af-
fiancato e magari stampato su carta, il
relativo codice, redatto in maniera chia-
ra e. addirittura, con tanto di commenti
ed altro; il codice sorgente ottenuto,
posso assicurarlo, è chiarissimo e la
particolare sintassi del PostScript, che
ha una struttura logica e lessicale molto
simile al linguaggio parlato (non somi-
glia tanto — - orrore! — al Basic?) risulta
familiare anche a chi. di PostScript,
ignora praticamente tutto. Una finezza:
è da notare che il listato PostScript (che
in ogni caso è un texfile) può essere
salvato in formati diversi, conservando,
tra l'altro, anche la codifica EPSF.
Tutto il set di comandi PostScript
(che è window-sensitive) possiede una
serie di feature degne del migliore word
processing. Infine procedure particolari
(come, ad esempio logo) possono esse-
re conservati come librerie, che posso-
no essere poi sottoposte a «merging».
Una parola, infine, sulle appendici: ce
n’è per tutti i gusti e le tasche; si tratta
di quasi un centinaio di pagine, che
vanno dagli «shortcuts» all'uso del pac-
chetto con altri programmi, ad un accu-
rato, anche se per forza di cose molto
riassunto, tutorial sulla codifica Post-
Script, ad un set di riferimento; conclu-
de il tutto una piccola bibliografia, più
unica che rara su questi manuali.
Conclusioni
Cricket Draw è un pacchetto che rag-
giunge i massimi risultati su stampanti
laser ad almeno 300 DPI. Ciò non toglie
che le sue feature siano utilizzabili con
successo (ed una certa soddisfazione)
anche su stampanti ad impatto (dove è
facilmente attingibile l'opzione colore).
Fatto sta che il programma in mano a
gente dal polso fermo, può ottenere
risultati paragonabili solo a quelli di pac-
chetti più avanzati, specifici, e, quindi,
molto più rigidi.
La perdita dei retini non si è fatta mai
rimpiangere e la possibilità di avere un
traduttore in PostScript (ricordate i cari
Bignami del liceo, che ci hanno salvato
dai tormenti della tragedia greca o del
sesto libro dell'Odissea?) confesso mi
ha fatto letteralmente saltare sulla
sedia.
Fare qualcosa per poi chiedere allo
schiavo ubbidiente di scriverlo immedia-
tamente in codice era un'emozione che
non provavamo (ovviamente le propor-
zioni sono enormi) dal giorno in cui
facemmo girare la prima versione ruggi-
nosa di «The Last One», sul buon vec-
chio Apple II. Di fronte a ciò, ed agli
effetti speciali che ci è dato di vedere,
si fa perdonare anche la lentezza di
certe operazioni di refreshing del video,
vero unico tallone d'Achille del pro-
gramma.
Quanto costa un Macintosh?
Sfogliando il numero di giugno di Mac-
World, la piu autorevole rivista interamente
dedicata al Macintosh, da cui abbiamo, come
sanno i lettori, tratto sovente spunto per
considerazioni, appunti, consigli, ci è capita-
to. peraltro evidenziato a caratteri cubitali in
copertina, un interessantissimo articolo dal
titolo «What a Mac really Costs? See page,
for some surpnsing answers». In realtà l’e-
stensore dell'articolo, tal Eric Winn. che. in
colofone viene descritto come contributore a
numerose riviste, si cimenta, con pignoleria
e precisione di dettagli, a valutare i costi della
componentistica di un SE, dimostrando cose
che solo gli addetti ai lavori supponevano,
tanta é la distanza tra il bruto prezzo della
componentistica di una macchina ed il costo
di mercato della stessa.
È normale chiedersi come mai. in tempi in
cui un MS/DOS «cinese» costa, se uno sa
ben cercare, sei o sette bigliettoni, compreso
un monitor monocromatico, un Macintosh
costi tanto, anche sul mercato degli States,
molto più aggressivo, concorrenziale e scor-
retto del nostro. L'articolista, con puntiglio e
pignolaggine chirurgica scompone idealmen-
te un SE con HD, dimostrando che il suo
valore totale, senza neanche andare troppo
per lo «sparagno» è inferiore ai 600 dollari
L'analisi, lunga, minuziosa e, talora, impieto-
sa si sviluppa per cinque pagine piuttosto
piene: noi non vogliamo fare altrettanto, ma
ci pare interessante sintetizzare le conclusio-
ni cui Winn giunge, giusto per chiarire certe
nebulose contraddizioni che ruotano da sem-
pre attorno al costo effettivo dei calcolatori.
Immaginiamo di dover costruire per conto
nostro un SE con un disco da 20 mega ed un
floppy classico da 800. É ovvio che la mag-
gior parte della componentistica elettronica,
individualmente, è comunque, più o meno,
facilmente reperibile presso i costruttori ed i
distributori di materiale elettronico. Ma certo
non è mettendo insieme pezzi che costruire-
mo un Macintosh. Il software di sistema, il
solo componente che rende un Mac proprio
un Mac, è solo prodotto dalla Apple e, quindi,
è impagabile, visto che l'Apple non lo forni-
sce a nessuno se non all'utente delle sue
macchine. Poiché nessun costruttore é stato
capace, o non ha voluto, produrre un softwa-
re efficiente come il blocco System-Finder (o
magari non si è sentito di affrontare una
causa con l'Apple per questioni di copyright),
e poiché lo stesso si può dire del cuore hard
di Mac, le sue ROM. siano esse da 64 battiti
o multipli, é ovvio che Apple è il solo giocato-
re in campo, ed il prezzo dei suoi prodotti è
insindacabile.
208
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MACINTOSH
Con queste premesse, l'articolo che leg-
gete non varrebbe il prezzo della carta su
cui è stampato se non fosse interessante
rendersi conto di quanto effettivamente è II
margine di guadagno del costruttore, o se
vogliamo dirla meno brutalmente, quanto va-
le il know-how che sta dietro al reparto
sviluppo, progettazione, pubblicità, aggiorna-
mento e compagnia cantante.
Apple, come d'altro canto la maggior par-
te dei costruttori, a partire da Big Blue, è
assemblatore di pezzi acquistati da altri pro-
duttori. i cosiddetti OEM (Originai Equip-
ment Manifacturersl, Tanto per intenderci, i
driver sono fomiti da Sony, il processore da
Motorola, tanto per citare i pezzi più impor-
tanti mentre per la maggior parte della com-
ponentistica ruotano attorno alla casa madre
decine di fornitori, che procurano dal moni-
tor all'ultimo cavetto dei mouse Ovviamen-
te Apple non compra un pezzo alla volta;
tanto per citare qualche numero, nel primo
quadrimestre '88 sono stati venduti 175.000
Mac ed è ovvio che di fronte alla fornitura di
più di mezzo milione di pezzi annui qualun-
que produttore è disposto a trattare a prezzi
ben lontani dal listino. Apple tende a tenere
confidenziali sia i costi delle parti che i nomi
dei fornitori, per cui la stima del costo vivo
di una macchina, eseguita nell'articolo di
Winn, è senz'altro orientativa ma. presumi-
bilmente errata per eccesso.
Il conto che vedete a lato non include il
costo del materiale di supporto, dagli scato-
I costi di un Macintosh, pezzo per pezzo
Winn, nel suo articolo divide la macchina
in sette componenti principali, analizzando-
ne i costi singoli ed eseguendo poi una
valutazione finale. Vediamo, uno per uno,
quanto costano questi particolari; particola-
ri che, messi insieme, non raggiungono i
600 $.
Scheda Logica: e di gran lunga la parte
più costosa del Macintosh, essendo occu-
pata dai quattro chip SIMM (Single Inline
Memory Modules) ognuno dei quali costa
circa 30 $ (120 $ in tutto), a questo bisogna
aggiungere un altro chip custom (che ha
sostituito ben 19 componenti presenti nel
Plus), del prezzo di 15 $ Aggiungiamo 10 $
per i connettori ed altri 15 per il vero e
proprio corpo della scheda. Ci sono poi
alcuni piccoli accessori da aggiungere, co-
me un dollaro per il chip che controlla il
suono. 5 $ per quello che controlla la
connessione SCISI e le ROM di sistema (3 S
ciascuna). Ed il microprocessore principale?
niente paura; il 68000 a 7.83 MHz. costa
non più di sei dollari Totale: meno di 200 $.
Scheda analogica: i prezzi qui sono
davvero modesti, visto che di tratta di
componentistica discreta molto diffusa: 15
$ per il circuito di alimentazione e non più
di 13 per la componentistica video Totale
28 $.
Monitor: quanto pensereste (certo, se
non siete del mestiere) di pagare per il
monitor bianco e nero di Mac: 9 dollari in
tutto, un po' più di un biglietto da diecimila
Il prezzo sale di 6 dollari aggiungendo cir-
cuito di trasformazione e circuiteria. Totale
15 $.
Drive: il drive da 3'/s" interno, sempre
incluso, costa una cinquantina di buck:
l'hard disk ne costa 250; in totale la com-
ponentistica dedicata alla memoria di mas-
sa si rivela la parte più costosa del com-
plesso: circa 300 $.
Tastiera: la parte meccanica della tastie-
ra (contatti, tasti veri e propri, il cabinet)
costa una decina di dollari; ancora qualche
dollaro per il chip Intel 8021, che legge la
tastiera, e per il chip che funge da timer
per Tautoripetizione di tasti; totale 15 $.
Mouse: due microprocessori e quattro
canali optoelettronici per la lettura dei mo-
vimenti; in tutto 7 dollari: ancora uno per la
parte plastica. Totale 8 $.
Minuteria e componentistica: si inten-
de con ciò tutta la parte non strettamente
«computeristica»; andiamo dal cabinet ve-
ro e proprio del Mac (circa 7 dollari), ai
cavetti di collegamento (3 $). alla batteria al
litio per l'alimentazione del clock (1 dollaro)
ed a tutta la restante minuteria metallica e
non (viti, etichette, connettori, ed il terribile
ventilatore interno). Totale 18 dollari.
Ioni, al polistirolo, al dischetto giallo di plasti-
ca per il trasporto, alla documentazione tec-
nica. Perciò, facendo cifra tonda, il Mac che
ho davanti costa circa 600 dollari II prezzo
di vendita negli USA é 3698 $, esattamente
Perché questa differenza di ben 3000 dol-
laroni? C'è da dire che. in effetti, negli USA
il prezzo di listino é solamente un'utopia,
molto più della nostra Italia Le nostre richie-
ste di sconto nei negozi farebbero sorridere
un abile «contractor» americano. Negli USA
chiedere (ed ottenere) sconti del 30% sul
prezzo di listino è cosa di tutti i giorni:
perché questo? Il motivo è semplice: il prez-
zo a cui acquista un rivenditore dipende da
una serie di fattori: quantità acquistata, pe-
riodi dell'anno (generalmente il periodo mi-
gliore è gennaio-febbraio), offerte promozio-
Inoltre le case produttrici americane, di
computer come di qualunque altra cosa, so-
no, molto più delle nostre, sensibili ai pro-
blemi di surplus: vale a dire che periodica-
mente, in base all’andamento del mercato,
se una casa si ritrova sul groppone materia-
le invenduto in una certa quantità, effettua
« saldi» a prezzi ridotti, salvo poi a ritornare a
quelli normali passata la buriana.
Cosi un negoziante dotato di un certo
mercato può arrivare ad acquistare un Mac
SE per circa 2200 dollari, che è circa il 40%
in meno rispetto al costo di listino. Siamo,
ancora, comunque a circa 6 volte il valore
del materiale di base. C'è da dire che. inol-
tre. in America é facile bypassare le regole
(e poi dicono che noi siamo gli italiani I), e
non è impossibile acquistare direttamente,
come studenti, all'Apple University Consor-
tium ad un prezzo intorno ai 2300 $, o
addirittura farsi qualificare come «develo-
per» e comprare un SE a circa 1800 $.
Comunque, anche senza usufruire di questi
sconti, non è difficile pagare al rivenditore
prezzi intorno ai 2800 S. con un profitto, per
il rivenditore abbastanza «onesto» (intorno al
25%), ma, cosa abbastanza curiosa, superio-
re al costo effettivo materiale.
Questa la situazione generale, che può
ovviamente cambiare nei particolari visto
che negli USA. molto più che da noi prolifi-
cano le vendite per corrispondenza, che
possono praticare più bassi costi in conside-
razione della riduzione delle loro spese. In
ogni caso il margine di guadagno dell'Apple
è di circa il 70% rispetto ai costi vivi di
assemblaggio: ciononostante non è tutto
oro quello che luce, visto che i profitti di-
chiarati per il 1987 sono invece del 51%; la
differenza sta appunto nelle spese che Ap-
ple sostiene per i suoi staff tecnici, com-
merciali, ecc. Se si considera che gli utili
dichiarati dall'Apple per il 1987 sono stati
superiori ai due milioni e mezzo di dollari, i
conti sono presto fatti.
È sintomatico come riferisce in fine di
articolo Winn, che Jean-Louis Gassée, vice
presidente anziano del reparto ricerca e svi-
luppo Apple, abbia dichiarato al Mac World
Expo '88 che è intenzione della casa opera-
re. nel prossimo futuro, una consistente ri-
duzione dei prezzi della linea Mac. per con-
sentire una più efficace penetrazione dello
standard sul mercato. mc
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
209
Dateci carta bianca.
Siamo specialisti.
Si. perché Kyocera è 'le stampami
laser'. Per la notevole esperienza,
la avanzata tecnologia ed i grandi
investimenti destinati alla produ-
zione di stampanti laser, la Kyoce-
ra può Iwn definirsi 'specialista',
fc" proprio per questo che CBM ha
scelto Kyocera: un marchio presti-
gioso da affiancare alla sua affer-
mata linea di personal computer*.
Kyocera, infatti, dispone di una va-
stissima gamma di stampanti laser
tutte con notevoli prestazioni in
grado di soddisfare ogni esigenza:
dall’elaborazione di testi, all'edito-
ria da tavolo, dalla stampa di grafi-
ci. alla grafica professionale, fino
all'interfacciabllltà con mainframe.
I : n gran numero di font residenti,
sette emulazioni standard, velocità
di stampa da 10 a 18 pagine al mi-
nuto, espandibilità della memoria e
dei font: sono solo alcune delle ca-
ratteristiche presenti di serie su tut-
te le stampanti Kyocera.
Li vostra carta bianca con Kyocera
è l'unico optional]
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Telex (il I Pi CBM SPA I
Pax 50,393205
APPUNTI DI INFORMATICA
di Andrea de Prisco
Il controllo
della concorrenza
di Anna Pugliese
terza puntata
Non so se avete tutti
presente il turnomatic. Ma sì,
quella macchinetta
distributrice dì numerici che
sta al banco dei supermercati.
Bene, quella macchinetta
serve per implementare un
meccanismo di controllo della
concorrenza
Mi spiego
Vorrei precisare anzitutto che la cosa
non mi è venuta in mente durante l'at-
tesa al banco, essendo impossibile pen-
sare ad altro davanti a quel piccolo Eden
di salumi, formaggi e affini bensì ripen-
sandoci su a stomaco pie... pardon!, a
mente fredda.
In cosa consiste il meccanismo è
presto detto: il tutto comincia quando
avvertite un'incredibile voglia di mascar-
pone fresco, vi precipitate al banco del
più vicino supermercato alimentari e
prelevate il vostro tagliandino dal turno-
matic di cui sopra (mi raccomando: uno
solo e non tre o quattro come fate di
solito). A questo punto la vostra parte é
finita, dovete solo aspettare che venga
chiamato il vostro numero, la qual cosa
verrà implementata dall'addetto al ban-
co seguendo una politica molto partico-
lare. in base alla quale se. per esempio,
il cliente appena servito aveva il numero
67. il successivo numero da chiamare
sarà il 67+1=68.
So perfettamente che la cosa in sé
non fa ridere per niente; l'esempio è
stato riportato al solo scopo di eviden-
ziare come un meccanismo utilizzato
nel vivere quotidiano possa essere ap-
plicato all’informatica, mantenendone la
struttura ma complicandone in maniera
incredibile l'esecuzione. È il caso del-
l'algoritmo di controllo della concorren-
za che sarà presentato in questo nume-
ro della rivista, la cui utilizzazione sui
sistemi di elaborazione è seconda solo
al locking a due fasi visto il mese
scorso.
Il Timestamp
L’idea che sta alla base del turnoma-
tic dei supermercati è utilizzata in vari
ambiti. Essa è diffusa già da tempo nel
campo dell'informatica, dove ha preso il
nome di Timestamp.
Un timestamp. che letteralmente si-
gnifica marca temporale, é definito co-
me un identificatore UNICO e GLOBA-
LE generato da una sequenza monotó-
na crescente; esso è uno strumento
utilizzato per implementare politiche di
scheduling di attività concorrenti, ed in
particolare, per quanto ci riguarda, esso
permette di implementare meccanismi
di controllo di consistenza sull'esecuzio-
ne di transazioni concorrenti. Vedremo
nel seguito come, associando un time-
stamp ad ogni transazione, sarà possibi-
le mantenere la consistenza del siste-
ma. purché, si intende, l'uso delle risor-
se avvenga in accordo alla politica che
vedremo e che prende il nome di Time-
stamping.
Concentriamoci per il momento sul
problema della generazione dei time-
stamp.
La definizione parla di seguenza mo-
notóna crescente e di unicità e globalità
dei timestamp. È evidente che la cosa
in pratica non è ammissibile, nel senso
che prima o poi il valore di un time-
stamp sarà ripetuto (sui computer non
esiste l'infinito). Questo tuttavia, non
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
211
APPUNTI DI INFORMATICA
crea alcun problema in quanto l'unicità
dei timestamp è richiesta al solo scopo
di garantire che non esistano, in un dato
istante, due transazioni in esecuzione
sul sistema che abbiano lo stesso time-
stamp. Il problema è analogo a quello
dei turnomatic: due clienti con lo stesso
numero creerebbero un po' di confusio-
ne per l'addetto al banco, ma il proble-
ma non esiste se i due clienti si presen-
tano in giorni diversi; per cui è lecito
distribuire tagliandi di uguale valore pur-
ché si assicuri che essi non siano pre-
sentati concorrentemente. Tornando ai
timestamp possiamo dire che basterà
realizzarli come interi, modulo il massi-
mo intero rappresentabile sul sistema:
due valori uguali saranno generati dopo
un intervallo di tempo abbastanza lungo
da garantire che le due transazioni non
siano in esecuzione contemporanea-
mente.
La generazione dei timestamp può
essere affidata ad un processo TD (Ti-
mestamp-Dispatcher) cui una transazio-
ne utente può chiedere un timestamp
mediante l'invio di un messaggio
«ASK» che provocherà la generazione e
l'invio, da TD al processo che esegue la
transazione, del valore richiesto. L'inte-
razione tra i processi è schematizzata in
figura 1.
Oltre che di unicità, la definizione del
timestamp. parla di globalità. Per com-
prendere la necessità di questo requisi-
to, occorre ricordare che il problema del
controllo della concorrenza coinvolge
generiche transazioni che non necessa-
riamente sono in esecuzione sulla stes-
sa macchina o comunque sullo stesso
processore, ma in generale su un siste-
ma distribuito. Una transazione è cioè,
una sequenza di operazioni invocate da
un processo in esecuzione su un preci-
so «NODO» del sistema, su risorse
condivise del sistema, residenti su nodi
qualsiasi. Non si perde di generalità se
si considera sempre solo il caso di un
sistema distribuito. La figura 2 illustra
un insieme di nodi del sistema distribui-
to, coinvolti da una transazione.
Le risorse coinvolte da una transazio-
ne, possono essere suddivise in risorse
LOCALI (al nodo cui appartiene la tran-
sazione) e risorse REMOTE (sempre al
nodo stesso).
Le risorse locali possono essere usa-
te da una transazione in maniera diretta
(scambiando messaggi con il processo
gestore). Per ciò che riguarda le risorse
remote, la loro invocazione è filtrata dai
meccanismi di «naming globale» e di-
rottata verso i nodi su cui risiedono le
risorse, dove il sistema operativo distri-
buito provvederà ad inoltrarle simulando
una transazione locale. Il modo in cui
ciò avviene esula dal contesto. Concen-
triamoci sull’istante in cui una certa
risorsa riceve un'invocazione da una
certa transazione.
Locale o remota che sia, l'invocazione
porta con sé il timestamp della transa-
zione che l'ha generata, A questo punto
dovrebbe essere chiaro cosa si intende
per globalità dei timestamp: essi devo-
no essere validi sull'intero sistema, per
poter essere riconosciuti anche dalle
risorse remote. Questo problema non è
banale perché se ci fosse un unico
Timestamp-Dispatcher sull'intero siste-
ma, questo costituirebbe un collo di
bottiglia per tutte le transazioni (che
dovrebbero «fare la fila» per ottenere
un timestamp e poter quindi partire);
per cui di TD ne occorre uno per ogni
nodo. A questo punto però nasce un
nuovo problema, per comprendere il
quale, è utile fare un'analogia con l'e-
sempio del supermercato. È chiaro che
l'analogia è del tutto forzata e non ri-
specchia una situazione reale.
Proviamo ad immaginare una catena
di supermercati futuristica. In ognuno di
questi supermercati c'è un unico banco.
Supponiamo che il Sig. Rossi sia uno
dei clienti del banco del supermercato
X, e che egli, come tutti i clienti della
catena, abbia la possibilità di acquistare
formaggi non presenti al banco di X, in
un qualsiasi altro banco della catena che
ne sia provvisto, diciamo al banco del
supermercato Z. Quello che vogliamo è
che il suo tagliandino prelevato dal tur-
nomatic di X sia valido anche al banco di
Z, in modo da realizzare un turnomatic
globale e decentralizzato che eviti di far
rifare la fila al Rossi.
Se i vari turnomatic funzionano cosi
come sono attualmente, può accadere
che il tagliando del Rossi abbia il nume-
ro 50. e che al banco X sia arrivato il suo
turno, mentre al banco Z, dove il Rossi
(ottima forchetta) vorrebbe acquistare
un prelibatissimo gorgonzola non pre-
sente al banco X, essendoci stato più
movimento di clienti, siano già al nume-
ro 80. È evidentemente impensabile far
attendere il Rossi fino a quando al ban-
co Z si richiamerà il numero 50, cosa
che avverrà dopo 69 clienti, essendo
(80+69)mod(100)=49. Oltretutto, dopo
un paio d'ore anche al banco Z qualcuno
prenderà il tagliando 50 (di una nuova
serie) e finirà con il litigare paurosamen-
te con il Rossi già abbastanza innervosi-
to. Quest'ultimo problema tuttavia, è di
facile risoluzione; basterà che i tagliandi
dei diversi supermercati abbiano, a pari-
tà di numero, una priorità predefinita in
modo che, ad esempio, il tagliando 50
del supermercato Z, che indicheremo
con (50, Z), venga dopo del (50.X) ma
prima sia del (51 ,X) che del (51 ,Z). Ma il
problema grosso è l'altro.
La risoluzione del problema consiste
nel far riferimento al tempo: il valore dei
tagliandini distribuiti dal turnomatic sarà
l'orario, compreso di centesimi di se-
condo (non si sa mai) in cui il cliente lo
preleva. Sarà dunque necessario asso-
ciare al turnomatic un orologio ed una
stampantina. Anche in questo caso va
adottato l'espediente della priorità pre-
definita a parità di valore del tagliando
per poter gestire, improbabili coinciden-
ze. Il risultato ottenuto in questo caso,
soddisfa la politica che volevamo adot-
tare: in qualunque supermercato della
catena, il Sig. Rossi ha un tagliando
valido, unico e soddisfacente. Posto,
ovviamente, che l'addetto al banco ser-
va il cliente che ha il tagliando di valore
minimo, chi deve aspettare non farà
storie.
È questo il modo in cui il problema è
risolto nel caso dei timestamp delle
Figura 2 - Tre nodi di un Sistema Distribuito, il nodo i. il nodo I ed il nodo j, aventi
rispettivamente: M. N ed L risorse condivise dalle applicazioni dell'Intero sistema
La transazione I, in esecuzione sul nodo K. coinvolge, mediante le sue operazioni, sia risorse
residenti sul suo stesso nodo IRkl) che risorse di altri nodi (Rii, Rim ed Rjll.
212
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
APPUNTI DI INFORMATICA
Figura 3 - Un generico nodo del sistema Su di esso le risorse condivise sono inglobale in
processi gestori (DM) e le applicazioni concorrenti o parallele, che vogliono utilizzare risorse
del sistema, possono tarlo solo alfidando l'esecuzione di transazioni, di processi di sistema
ITM) preposti a tarlo.
transazioni. Però questo tipo di soluzio-
ne, fa nascere un nuovo problema che
nel caso del turnomatic ha poca impor-
tanza ma nel caso dei timestamp assu-
me una rilevanza notevole, come si
capirà meglio quando vedremo il time-
stamping. È il problema del cosiddetto
tempo assoluto. In parole semplici: il
clock, cosi come i timestamp dispat-
cher, sono distribuiti sul sistema, cioè
ce n'è uno per ogni nodo. Ne consegue
che i vari clock, col passare del tempo,
finiranno con l'essere sfalsati tra di loro.
Per questo motivo sarà necessario im-
plementare meccanismi di sincronizza-
zione dei clock, argomento che richie-
derebbe una trattazione a sé stante.
Ricapitolando: su ogni nodo del siste-
ma distribuito, verrà implementato un
processo timestamp-dispatcher che in-
teragisce, oltre che con le transazioni,
anche con un processo clock e con gli
altri TD del sistema. Ogni transazione,
prima di partire nell'esecuzione, genera
una richiesta al TD del suo nodo, rice-
vendo una marca temporale assai simile
a quella che avrebbe ottenuto se ci
fosse stato un clock assoluto.
Dopo questa lunga chiacchierata sui
problemi inerenti alla realizzazione dei
timestamp, non ci resta che entrare nel
vivo della politica di controllo della con-
correnza.
Il Timestamping
Il meccanismo in esame, diversamen-
te da quello del Locking a due fasi
esaminato il mese scorso, non è statico
(basato sulla struttura delle transazioni)
ma dinamico (cioè basato sull’adozione
a run-time di opportune specifiche di
interazione e di gestione). Tutto ciò vuol
dire che il livello del sistema che inter-
preta le transazioni sarà organizzato «ad
hoc», e precisamente nel seguente
modo.
Il modello
Ogni transazione, generata da un pro-
gramma applicativo, è affidata ad un
Transaction Manager TM, che si farà
carico di eseguire la sequenza di opera-
zioni, sfruttando particolari primitive di
interazione con i gestori sono detti Data
Manager DM. Durante l'esecuzione di
una transazione T, il TM incaricato sarà
un processo di sistema, residente sullo
stesso nodo cui appartiene l'applicazio-
ne richiedente l'esecuzione T, che utiliz-
zerà allo scopo un'area di lavoro dove
saranno mantenuti i valori parziali della
transazione (vedi figura 3).
Un TM può comunicare con i vari DM
coinvolti dalla transazione, mediante
scambio di messaggi. Tali messaggi so-
no del tipo «Call-Reply», consistono
cioè in invocazioni del TM sul DM,
seguite da una risposta del DM al TM; i
messaggi tra un TM ed un DM residenti
su nodi diversi, sono dirottati verso i
Communication Manager che sono pro-
cessi di sistema gestori delle comunica-
zioni in remoto.
La tabella in figura 4, mostra i possibi-
li Reply del DM per ogni Cali del TM; è
necessario tenerla sott'occhio per com-
prendere la politica con cui sono gestite
le varie invocazioni al fine di implemen-
tare il timestamping.
Messaggi di cali
Un TM comunica con ogni DM ne-
cessario, al più tre volte durante l'ese-
cuzione della transazione.
1) Se le operazioni della transazione T
richiedono la conoscenza del valore
dell'oggetto gestito dal DM, tale valore
può essere ottenuto invocando una RE-
AD. Il DM può rispondere o con il
valore dell'oggetto OBJVALUE, oppure
rigettando la richiesta, la qual cosa co-
stringerà il TM ad abortire T e ricomin-
ciarne daccapo l'esecuzione (richieden-
do un nuovo timestamp per T). etto
può essere letto al più una volta, il
valore ottenuto verrà poi mantenuto
nell'area di lavoro del TM, e soggetto
ad eventuali modifiche. È chiaro che se
T opera sulla risorsa in sola scrittura, la
richiesta di READ non sarà generata.
Cali (da TM a DM)
Reply (da DM a TM)
Read Objvalue I Reject
Prewrlte Accept | Reject
Wrlte
Abort
Figura 4 - Tabella dei messaggi scambiati tra TM e
DM, nel Timestamping.
2) Quando tutte le operazioni di T sono
state eseguite (nell'area di lavoro), il
TM genera una PREWRITE su ogni og-
getto da modificare fisicamente. L'invo-
cazione di prewrite può essere consi-
derata come la richiesta del permesso
a comminare la transazione. Ogni DM
risponderà o accettando o rigettando la
prewrite.
3) Quando tutti i Reply delle prewrite
generate, son giunte al TM, se essi
sono tutti messaggi di accettazione al-
lora verrà invocata su ogni DM, la scrit-
tura del nuovo valore dell'oggetto, altri-
menti, se almeno un DM ha rigettato la
prewrite del TM, allora quest'ultimo co-
municherà un ABORT a tutti i DM cui
aveva precedentemente inviato la pre-
write. Sia write (objvalue) che abort.
sono Cali con Reply indefinite.
Algoritmo di Scheduling dei DM
Vediamo ora come si comporta un
generico DM in risposta alle diverse
invocazioni dei TM.
Dal punto di vista del DM, ciò che
identifica una transazione è il suo time-
stamp; ogni invocazione del TM dovrà
quindi portare con sé il valore del time-
stamp della transazione che sta ese-
guendo; indicheremo tale valore con
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
213
APPUNTI DI INFORMATICA
ts.
Il DM si avvale di alcune strutture
dati proprie del meccanismo di schedu-
ling, in particolare ci saranno tre varia-
bili:
— WTS contiene il ts più grande fra
quelli delle transazioni che hanno invo-
cato wrìte sull'oggetto.
— RTS contiene il ts più grande fra
quelli delle transazioni che hanno invo-
cato read sull'oggetto.
— PTS contiene il ts più piccolo fra
quelli delle transazioni che hanno invo-
cato prewrite sull'oggetto, ma non han-
no ancora inviato write o abort.
Saranno inoltre necessarie alcune co-
de d'attesa.
La politica di scheduling è la se-
guente:
(READ.tsl
è accettata solo se ts>WTS, ma l'ese-
cuzione è ritardata fino a quando tutte
le prewrite accettate, di transazioni con
timestamp minori di ts, non sono state
seguite dalle corrispodenti write o
abort.
(PREWRITE, ts)
è accettata solo se non ci sono state
letture o scritture di transazioni con
timestamp maggiori di ts, altrimenti è
ngettata.
(WRITE, ts)
è sempre accettata, poiché è stata ac-
cettata la precedente prewrite. ma vie-
ne accodata ed eseguita in ordine di
timestamp crescenti rispetto alle tran-
sazioni che hanno read accodate o
prewrite non ancora seguite da write o
abort.
La figura 5 riporta l'algoritmo in nota-
zione Pascal-like.
Tra parentesi quadre, sono racchiuse
alcune «chiamate di procedura» che
servono per operare sulle strutture dati
WTS. RTS. PTS e sulle code d'attesa.
La procedura AGGIORNA, oltre che ag-
giornare tali strutture, si preoccupa di
rimuovere dalle code ed eseguire, le
richieste pendenti invocate sull'ogget-
to. Tali procedure non son riportate,
per evitare di appesantire la trattazione
con dettagli che non coinvolgono la
politica del Timestamping.
Conclusioni
È difficile tirare le somme di un argo-
mento così astratto ed articolato come
il meccanismo del timestamping. Con-
scia di tale difficoltà, prima ancora di
accingermi a farlo, vorrei incoraggiare i
lettori più interessati ad effettuare studi
e simulazioni sul meccanismo stesso;
allo scopo è riportata, in fondo, una
breve bibliografia sull'argomento.
Il meccanismo permette un grado di
Bibliografia
J B. Moss
"Nested Transaction»
MIT PRESS Series in Information System.
B. Liskov, R. Scheifler
«Guardians and Action: Linguisti Support for Robust. Distributed Programs »
ACM Transaction on Programming Languages and Systems 5.3 July 1983.
P A Bernstein, D. W Shipman. W S. Wong
« Formai Aspect of Serializability in Database Concurrency Control »
IEEE Transaction on Soft. Eng. SE-5, 3 May 1979.
P A. Bernstein. N. Goodman
« Timestamp-based Algorithms for Concurrency Control in Distributed Database Sy-
stems»,
214
parallelismo molto vicino a quello del
Two Phases Locking. nonostante abbia
una complessità maggiore di quest'ulti-
mo. La linea-guida del timestamping
può essere espressa con un motto che
suona all’incirca cosi: «largo ai giova-
ni». nel senso che in presenza di scor-
rette serializzazioni, vengono privilegia-
te le transazioni più giovani (con time-
stamp maggiori). Ci si può rendere con-
to facilmente di questo privilegio, con-
siderando (vedi figura 5) che l'avvenuta
lettura del valore dell'oggetto da parte
di transazioni giovani, preclude l'accet-
tazione di successive prewrite genera-
te da transazioni più vecchie.
La vera potenza del timestamping.
risiede nella capacità di accodare READ
e WRITE, ed eseguirle solo quando è
giunto il momento. In tal modo molte
transazioni evitano di essere abortite.
Sul meccanismo sono state effettua-
te numerose, lunghe e noiose prove di
correttezza. E sicuramente meno noio-
so. anche se meno corretto, provare il
meccanismo con qualche esempio.
Se consideriamo la seguente se-
quenza di invocazioni sull'oggetto gesti-
to da un generico DMi: (READ. 1);
(PREWRITE. 1); (WRITE. 1), (READ. 2);
(PREWRITE, 2); (WRITE, 2), si avrà che
DMi accetterà tutte le richieste e le
due transazioni saranno committate en-
trambe. posto che sugli altri DM si
presentino nello stesso ordine e non
vengano disturbate da altre transazioni.
La seguente sequenza:
(READ, 1); (PREWRITE. 2); (PREWRI-
TE, 1); (WRITE. 2); (WRITE. 1). sarà
anch'essa accettata da DMi. grazie al
fatto che la (WRITE. 2) verrà bufferizza-
ta ed eseguita dopo la (WRITE. 1).
Infine invece, la sequenza:
(READ. 1); (PREWRITE. 2); (WRITE, 2);
(PREWRITE. 1); (WRITE, 1). nonostan-
te sia molto simile a quella precedente,
provocherà l'accettazione della transa-
zione con timestamp 2. ma l'aborto di
quella con timestamp 1. In realtà la
(WRITE, 1 ) non sarà affatto generata in
quanto il TM riceverà REJECT in rispo-
sta alla richiesta (PREWRITE. 1), essen-
do in quell'istante WTS=2 e quindi
maggiore del suo ts. Si noti, che se
una transazione viene abortita, è sem-
pre a causa di transazioni più giovani.
Two Phases Locking e Timestam-
ping. sono solo le due più diffuse politi-
che di controllo della concorrenza. La
ricerca in questo campo, è aperta alla
realizzazione di meccanismi che per-
mettano un più alto grado si concorren-
za fra le transazioni, anche in conside-
razione della sempre crescente diffu-
sione di sistemi a parallelismo mas-
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c
dì Corrado Giustozzi
Allocazione dinamica
e strutture ricorsive
Nel corso dell'ultima puntata
abbiamo visto tutto quello che
in teoria c'è da vedere sulle
strutture. Ora però ci manca
la pratica, nel senso che gli
esempi del mese scorso
servivano solo ad illustrare le
caratteristiche fondamentali
delle operazioni sulle strutture
ma non certo a spiegare
come le si adopera nella
realtà. Di questo, come
promesso, ci occuperemo a
partire dalla puntata di questo
mese nella quale
cominceremo ed
affronteremo il tema
complesso delle strutture
ricorsive allocate
dinamicamente
Chiarisco subito che in questa punta-
ta e soprattutto nelle prossime faremo
un gran parlare di alberi e liste concate-
nate: la cosa credo non dovrebbe crea-
re problemi a nessuno in quanto si
tratta di strutture di dati oramai popolari
ed insegnate perfino agli asili-nido Mon-
tessori. Chi non ne sapesse proprio
niente è pertanto caldamente consiglia-
to, per il suo stesso bene, di andarsi a
leggere qualche buon libro sull'argo-
mento: e non solo per poter seguire ciò
che diremo quanto e soprattutto perché
saper manipolare liste ed alberi è una
necessità fondamentale per ogni mo-
derno programmatore che si rispetti.
Per comprensibili motivi di spazio io non
potrò mettermi a spiegare in dettaglio
cosa siano e come si manipolino liste
ed alberi ma darò per scontato che chi
legge sappia almeno a grandi linee di
cosa sto parlando; quindi mi occuperò
solo di spiegare l'implementazione in C
delle strutture in quanto tali e delle
operazioni su di esse. Mi rendo conto
che chi viene dal Basic parte svantag-
giato rispetto a chi già sa il Pascal, ma il
vuoto si colma facilmente: l'importante
è afferrare il giusto concetto delle strut-
ture di dati «collegate», poi i dettagli
deH'implementazione si apprendono fa-
cilmente. Ricordo anche che, con un
po' di pazienza e a costo di una certa
inefficienza nel programma, è possibile
riuscire ad implementare liste ed alberi
anche in linguaggi «poveri» come il Ba-
sic: di necessità si fa virtù, e si usano
vettori e matrici per rappresentare gli
elementi delle altre strutture di dati. La
cosa non è poi così terribile, ve lo
assicura uno che ha scritto i suoi primi
programmi con le liste nientemeno che
in Fortran! (bei tempi, però...).
Certo, se il linguaggio mette a dispo-
sizione le primitive per la gestione di
strutture dinamiche di dati la cosa è
molto più semplice, come avremo ap-
punto modo di vedere assieme.
Chiarito questo primo punto che mi
auguro non vi riesca troppo dolente,
vediamo a grandi linee di cosa ci occu-
peremo a partire da questo mese e
nell'arco di due o tre puntate. Vedremo
innanzitutto come in C si allocano dina-
micamente le strutture a tempo di ese-
cuzione sfruttando la funzione mallocQ.
Di conseguenza impareremo a riferirci
ad una struttura mediante l'uso di pun-
tatori. e vedremo come implementare
strutture «collegate» o «ricorsive» quali
appunto le liste e gli alberi. Man mano
costruiremo un programma di esempio
che implementa le funzioni base di ma-
nipolazione di un albero binario ordina-
to: ricerca di un elemento nell'albero,
inserimento di un nuovo elemento,
stampa dell'albero. Questo programma
è completo in sé e, benché pensato
soprattutto come esempio, è anche uno
strumento realmente utilizzabile. Ma so-
prattutto esso costituisce la base logica
su cui costruiremo il programma suc-
cessivo, più complesso e più utile, ba-
sato su un albero binario e diverse liste
concatenate, che serve a mantenere
una complessa struttura di dati sulla
quale sarà facile poi implementare un
cross-reference o altre funzionalità ana-
loghe. Come vedete c'è molto lavoro da
fare ma gli argomenti che tratteremo
sono particolarmente importanti e ricchi
d'interesse. Rimbocchiamoci quindi su-
bito le maniche e partiamo col primo
punto.
Allocazione dinamica
Prima di spiegarvi come si effettua
l'allocazione dinamica di dati in C lascia-
temi innanzitutto spendere qualche pa-
rola su cosa sia l'allocazione dinamica (a
beneficio di chi non lo sapesse) e sul
perché la si usa (a beneficio di tutti).
Allocare dinamicamente un oggetto in
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
217
c
un programma significa crearlo durante
l'esecuzione del programma stesso, al
momento in cui l'oggetto serve e solo
se serve realmente. Si tratta di un con-
cetto radicalmente diverso da ciò che
viene fatto tradizionalmente nei pro-
grammi convenzionali, in cui tutti gli
oggetti vengono allocati staticamente a
tempo di compilazione. Con l'allocazio-
ne dinamica non è il compilatore che,
una volta per tutte, provvede a riservare
spazio in memoria per i vari oggetti; è
invece il programma stesso che. duran-
te la sua esecuzione, quando ha neces-
sità di allocare un nuovo oggetto si
occupa di trovare per esso nuova me-
moria richiedendola direttamente al si-
stema operativo.
Come si vede l'allocazione dinamica è
certamente piu complessa e meno effi-
ciente di quella statica, tanto da poter
sembrare poco utile. Questa constata-
zione è senz'altro vera, ed in effetti la
strategia primaria di allocazione in quasi
tutti i linguaggi è sempre quella statica;
tuttavia esistono importanti situazioni in
cui l'allocazione dinamica risulta assolu-
tamente necessaria, proprio per evitare
gravi inefficienze nel programma. Pen-
siamo agli array: tipicamente in tutti i
linguaggi essi vanno dichiarati specifi-
candone esplicitamente la dimensione
massima, proprio per consentire al
compilatore di allocarli staticamente una
volta per tutte. Nessun linguaggio com-
pilato permette di stabilire la dimensio-
ne di un array a tempo di esecuzione;
essi devono avere dimensioni fisse di-
chiarate a tempo di compilazione. Dov'è
l'inefficienza in questo caso? Semplice;
scrivendo una routine di uso generale,
in cui la dimensione effettivamente ne-
cessaria di un array non è nota a priori
ma dipende dal caso particolare, si è
costretti a sovradimensionare l’array per
non correre il rischio che risulti poi
troppo piccolo allo scopo. Cosi facendo
però si crea una certa inefficienza nel
programma in tutti quei casi normali,
con valori lontani da quelli limite, in cui
si finisce per sprecare un sacco di spa-
zio inutilmente. Questo è il tipico caso
in cui l'allocazione dinamica dell'array a
tempo di esecuzione salverebbe capra
e cavoli in ogni occasione. (Vorrei ricor-
dare a questo proposito che tutti i Basic
interpretati consentono il dimensiona-
mento degli array a tempo di esecuzio-
ne. che è appunto una forma rudimen-
tale di allocazione dinamica della memo-
ria).
Si potrebbe obiettare che lo spreco di
spazio ottenuto sovradimensionando un
array è in realtà una inefficienza del
tutto inoffensiva per il nostro personal,
in cui tutta la memoria è comunque a
nostra disposizione; e dunque sembre-
rebbe non valer la pena di preoccupar-
sene. Ma le cose non stanno così e vi
spiego subito perché. Innanzitutto l'otti-
ca del PC è riduttiva; non bisogna ragio-
nare pensando alla macchina mo-
noutente e monotask ma ad un ambien-
te multiutente e/o multitask; in questo
caso è ovvio che tutta la memoria ri-
sparmiata da ogni task va a beneficio
degli altri task o del sistema operativo,
e dunque è importantissimo cercare di
allocarsi solo la memoria strettamente
necessaria per rilasciarla poi quando
non è più necessaria. E non c’è bisogno
di ricorrere a lontani ambienti mainfra-
me per questi discorsi: ora che quanto-
meno il multitask sta arrivando anche
sui nostri PC (parlo di Windows. OS/2, il
sistema operativo dell'Amiga e cosi via)
è il caso di essere piuttosto sensibili a
questo tipo di discorsi, che se ignorati o
sottovalutati portano inevitabilmente ad
un forte degradamento delle prestazioni
complessive del sistema. Come se ciò
non bastasse, anche in situazioni sem-
plici quali un ambiente monoutente/mo-
notask la mancanza di allocazione dina-
mica può creare fastidiosi problemi. Un
esempio? Pronto; pensate ad un pro-
gramma che disponga di 64 KByte stati-
ci di memoria ed usi per i suoi calcoli
due vettori la cui occupazione effettiva
dipende dal caso particolare. La scelta
più logica consiste nell'allocare 32 KBy-
te a ciascun array. Ma consideriamo il
caso in cui certi dati richiedano, a tem-
po di esecuzione, l’occupazione di un
solo KByte del primo vettore e di 33 nel
secondo; benché la richiesta complessi-
va sia di soli 34 KByte, ben al di sotto
dei 64 complessivi allocati al program-
ma. il programma non può ugualmente
girare per via della dimensione fissa
degli array. Ecco dunque che l’allocazio-
ne dinamica ottimale dei due array
avrebbe permesso l'esecuzione del pro-
gramma consentendo altresi un rispar-
mio di ben 30 KByte.
Spero con questi semplici discorsi di
aver chiarito prò e contro dell'allocazio-
ne dinamica. Se ne può fare a meno in
tutti quei problemi che hanno dimensio-
/* allocazione dinamica di una struttura */
#include <stdio.h>
#include <malloc.h>
^include “ uomo . h "
maino
(
struct uomo *p;
/* allocazione ed assegnazione del puntatore */
p - (struct uomo *) mallocf sizeoff struct uomo ) );
/• controllo validità' dell'allocazione •/
if ( p — NULL ) (
fprintff stderr, 'Allocazione fallitaNn" ) ;
exit( 1 );
)
/* iniziai izzazione e stampa tramite puntatore */
strcpyf p->nome, "Corrado" );
strcpyf p->cognome, "Giustozzi" );
printf( "Uomo: %s Xs\n" , p->nome, p->cognome );
1
Uomo: Corrado Giustozzi
Figura I - Un semplice esempio, sulla slessa linea di quelli della puntala precedente, che mostra le
modahla da seguire per effettuare l'allocazione dinamica di una stnrttura II puntatore p viene iemalizzato da
una chiamata all'allocatore mallocl) il quale é chiamato a predisporre un'area di memoria ampia quanto la
struttura uomo Tale ampiezza viene calcolata dall'operatore sizeofl) applicato alla struttura stessa
Successivamente si controlla che mallocl) abbia svolto correttamente il suo compilo assicurandosi che il
puntatore da essa ritornato non sia NULL La struttura uomo è definita nello header uomo.h pubblicato
nella scorsa puntata
218
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
ni fisse note a priori; negli altri casi
spesso è indispensabile ricorrervi. Se
può essere evitata senza grossi sprechi,
bene; tanto più che essa è un'operazio-
ne intrinsecamente piuttosto costosa,
che richiede una fase di negoziazione
col sistema operativo e l'attivazione di
tutta una serie di complessi meccani-
smi interni di gestione delle aree di
memoria prese e rilasciate (manteni-
mento di una lista aggiornata delle aree
libere e di quelle allocate, garbage col-
lection e così via) che aumentano il
lavoro del sistema operativo e dunque
peggiorano le prestazioni del sistema.
Tuttavia è un errore pensare di far bene
evitandone sempre l'uso: un po' come
avviene per la ricorsività, vi sono certi
problemi che si esprimono più facilmen-
te e naturalmente se li si implementa
usando strutture di dati dinamiche.
Spesso il gioco vale dunque la candela,
e l'allocazione dinamica risulta uno stru-
mento vincente per realizzare program-
mi semplici ed efficienti.
Allocazione delle strutture
Noterete che finora ho parlato generi-
camente di «oggetti» allocati dinamica-
mente riferendomi poi al caso degli
array quando mi serviva di esemplificare
il discorso. Ciò al fine di una maggiore
semplicità espositiva, per evitare di con-
fondere le idee più del necessario tiran-
do in ballo concetti non strettamente
essenziali ai fini del discorso. È chiaro
però che il senso di ciò che ho detto
può essere applicato non solo agli array
ma a tutti gli oggetti del C. dalle variabili
alle strutture. Ma mentre per le variabili
semplici esso perde gran parte della
sua utilità (allocare dinamicamente una
variabile non serve a nulla), risulta inve-
ce importante quando parliamo degli
array ed ancora di più quando passiamo
alle strutture. Passando dagli array alle
strutture il discorso dunque non cam-
bia; le strutture possono essere alloca-
te staticamente (dichiarandole esplicita-
mente al compilatore, magari sotto for-
ma di array di strutture ) ovvero dinami-
camente (creandole a tempo di esecu-
zione secondo necessità).
Perché le strutture dinamiche sono
cosi importanti? Perché esse ci permet-
tono di implementare facilmente quelle
strutture astratte di dati (grafi, liste,
alberi, stack, code eccetera) che si rive-
lano determinanti per modellare corret-
tamente un problema e quindi per de-
scriverlo algoritmicamente nel nostro
programma. Il ricorso all'allocazione di-
namica in questi casi è quasi obbligato-
rio: una lista o un albero sono oggetti
intrinsecamente dinamici, i cui elementi
«nascono», «muoiono» e «si spostano»
frequentemente durante l'arco dell'ese-
cuzione del programma. Dunque il mi-
glior modo di rappresentarli è proprio
con strutture allocate dinamicamente:
un nuovo nodo della lista viene creato
quando serve e distrutto quando non
serve più. Il C permette di fare ciò con
estrema facilità ed è dunque un linguag-
gio molto potente per quanto riguarda la
manipolazione di strutture del genere.
Vediamo dunque come si alloca dina-
micamente un oggetto in C. Cuore di
tutto è la funzione di libreria malloc().
che già dovremo conoscere dall'epoca
in cui parlammo della libreria standard. Il
suo nome sta per memory allocate, e
dunque appare chiaro che mallocO è un
«allocatore generico di memoria». Vor-
rei notare esplicitamente una cosa a
benefìcio dei Pascalisti: in C l’allocazio-
ne viene svolta da una funzione e non
da un operatore intrinseco quale è ap-
punto il new del Pascal. Fra l’altro mal-
locO è scritta in C mentre la sintassi del
Pascal non consente di scrivere un allo-
catore generico in Pascal. Tornando alla
malloc(), essa accetta come argomen-
to un intero che rappresenta la dimen-
sione in byte dell'area di memoria da
allocare, e ritorna un puntatore all’area
ritornato da mallocO per convertirlo al
tipo del puntatore di destinazione. Ciò è
necessario anche per evitare un war-
ning dal compilatore il quale altrimenti ci
avvertirebbe che stiamo assegnando ti-
pi di puntatori differenti. In pratica basta
modificare leggermente l’istruzione vi-
sta sopra e scrivere p = (char *) mallo-
c(15). In questo modo il puntatore resti-
tuito da mallocO viene convertito e
fatto diventare di tipo puntatore a carat-
tere come presumibilmente è p (il quale
dunque deve essere stato dichiarato
come tale). Ma di che tipo è il puntatore
ritornato da mallocO? Secondo K&R è
proprio un puntatore a char, e cosi
viene effettivamente dichiarata ed im-
plementata la mallocO sotto Unix. Il
senso di questa scelta è chiaro: il char
in C è la minore unità di allocazione
possibile (generalmente coincidente col
byte) e dunque è il candidato più ragio-
/» nodo di una lista
semplice */
struct nodol {
char
da to[ IO] ;
struct nodol
];
«link;
Figura 2 - Questa semplice struttura, composta da due soli membri, rappresenta in C il nodo
di una lista semplice. Come si vede il campo link è definito come puntatore ad una struttura
di tipo nodol. ossia identica a quella in cui é contenuto Esso consente quindi di accedere
immediatamente all'elemento della lista immediatamente successivo all'attuale.
stessa, od il puntatore nullo (convenzio-
nalmente chiamato NULL in C) se per
qualsiasi motivo l'allocazione non è sta-
ta portata a termine con esito positivo.
Ad esempio volendo riservare 15 byte
da qualche parte per allocare una strin-
ga basta scrivere qualcosa tipo p =
malloc(15); da questo momento il pun-
tatore p (che deve essere stato corret-
tamente dichiarato in precedenza, come
vedremo) punta ad un'area di 15 Byte
nella quale possiamo fare ciò che vo-
gliamo, anche considerarla come un'ar-
ray di 15 char (ricordate i discorsi di
analogìa fra stringhe, array e puntatori
fatti qualche mese fa?). Semplice, vero?
Vediamo ora però le precauzioni neces-
sarie affinché tutto vada realmente
bene.
Uso di mallocf) e freef)
Innanzitutto, per buono stile di pro-
grammazione, occorre modificare me-
diante un cast il tipo del puntatore
nevole per. una funzione che deve allo-
care memoria in unità elementari. Tutta-
via la commissione X3J1 1 dell’ANSI che
si occupa della standardizzazione del
linguaggio ha voluto invece modificare
la definizione di mallocO per sottoline-
arne ulteriormente la proprietà di alloca-
tore generico', così nello standard ANSI
mallocO ritorna un puntatore senza tipo
definito proprio come puntatore generi-
co o puntatore alla memoria fisica. Esso
viene descritto sintatticamente median-
te il nuovo costrutto (void *). che si
legge proprio «puntatore a nulla di defi-
nito» e sfrutta la nuova keyword void
(attenzione a non confondere questa
definizione con quella di puntatore nul-
lo ; sono due cose ben diverse!). Il func-
tion prototyping per la funzione mallo-
cO è, sotto ANSI, contenuto nello hea-
der standard malloc.h che dunque va
sempre incluso nei programmi che usi-
no mallocO o la sua variante calloc()
Viste queste lievi differenze fra Unix e
ANSI é dunque buona pratica esplicitare
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
219
/* nodo di una lista
doppia */
struct nodo2 |
char
dato [10] ;
struct nodo 2
•prec ;
struct nodo2
•succ;
1;
Figura 3 - Questo é il nodo di una lista doppia; l'unica differenza rispetto alla lista semplice e
la presenza di un ulteriore puntatore che punta all'elemento precedente
il cast davanti a mallocO anche quando
si alloca un puntatore a carattere.
La seconda precauzione, assai più
importante, consiste nel controllare
sempre che il puntatore ritornato da
mallocl) non sia il puntatore nullo
NULL Può infatti capitare che mallocl)
esaurisca la memoria a disposizione o
che per qualsiasi altro motivo non sia in
grado di soddisfare la nostra richiesta;
m questo caso essa segnala la disfun-
zione ritornando al nostro programma il
puntatore nullo anziché un puntatore
valido. A questo punto siamo in una
situazione potenzialmente molto perico-
losa; se il nostro programma si fida
ciecamente di mallocl) e non va a
verificare la validità del puntatore ricevu-
to ma lo prende per buono, finirà con
l'usarlo per assegnare dei valori a quella
che crede sia un'area di memoria cor-
rettamente allocata. Invece non farà al-
tro che andare a scrivere nella locazione
zero e successive della memoria (NULL
è in definitiva uno zero) provocando
disastri a non finire. I risultati dipendono
in certa misura dall'ambiente in cui si
opera ma in ogni caso non sono piace-
voli. Su macchine con sistemi operativi
multiutente (caso dello Unix) possono
succedere due cose: se si è fortunati II
programma tenta di scrivere in aree
riservate e viene prontamente abortito
dal sistema che si accorge della viola-
zione in scrittura; altrimenti va a scrive-
re su parte di se stesso o dei suoi dati,
riesce a proseguire ma fornisce risultati
erratici. Su macchine più semplici come
un PC con MS-DOS invece il program-
ma ha buone probabilità di andare a
scrivere sopra aree riservate al sistema
operativo provocando un deciso crash
di sistema. Alcuni fra I più bei bug della
storia sono stati provocati proprio dall'u-
so di un puntatore nullo al posto di uno
«buono», e parte della cattiva fama del
C viene proprio da questi bug. Nel caso
presente tuttavia è facile salvaguardarsi
da cattive sorprese: basta controllare
che mallocl) abbia restituito un punta-
tore valido; in caso contrario il program-
ma può tentare di prendere delle con-
tromisure per liberare nuova memoria
(ad esempio rilasciare aree precedente-
mente allocate ed ora non più in uso)
oppure semplicemente stampare un
messaggio di errore e terminare ordina-
tamente la propria esecuzione.
Ho parlato di rilasciare la memoria
allocata quando non serve più, e vi
spiego subito come si fa. Basta chiama-
re la funzione freel) passandole come
parametro un puntatore che punti ad
una regione di memoria precedente-
mente ottenuta mediante mallocl). La
freel) svolge la funzione opposta a quel-
la di mallocl). restituendo la regione in
questione al sistema operativo che è
libero di riciclarla come crede. Quando
un programma termina, tutta la memo-
ria che occupava viene rilasciata auto-
maticamente. quindi il programmatore
non deve liberare esplicitamente tutto
ciò che aveva allocato dinamicamente;
é però buona norma rilasciare nel corso
dell'esecuzione tutti gli oggetti di cui si
sa con certezza che non serviranno più.
Uno dei motivi per cui lo si fa è proprio
il cercare di garantirsi contro l’eventuali-
tà che prima o poi si finisca col termina-
re la memoria a disposizione causando
il fallimento di mallocl). Pìccola annota-
zione conclusiva su freel): non provate
mai a passarle un puntatore che non sia
stato ottenuto da mallocl), ed analoga-
mente non tentate di usare un puntato-
re dopo averlo usato come parametro di
freel). a meno che non siate proprio in
cerca di guai!
E passo alla terza ed ultima annota-
zione sull'uso di mallocl) Ho detto
prima che il parametro da passare alla
funzione è la dimensione dell'area di
memoria richiesta. Per oggetti elemen-
tari non c'è problema, la lunghezza si
sa, ma come ci si regola per l'allocazio-
ne di strutture? Semplice, si fa uso
dell'utile operatore sizeoff) che già piu
volte abbiamo incontrato in passato, Ri-
cordo che esso, applicato ad un qualsia-
si oggetto del C o ad una semplice
dichiarazione di tipo, ne ritorna l'occupa-
zione di memoria in byte. È quindi con-
veniente se non proprio necessario uti-
lizzarlo appunto per poter passare a
mallocl) il corretto numero di byte. Mi
spiego col solito esempio: volendo allo-
care una struttura di tipo qualcosa, la
chiamata a mallocl) avrà come parame-
tro l'espressione sizeoffstruct qualco-
sa) che corrisponde al numero di byte
necessari per allocare la struttura qual-
cosa. In questo modo ci si evita di fare i
conteggi a mano e soprattutto si salva-
guarda la portabilità del codice, in quan-
to il sizeoff) tiene ovviamente conto
degli eventuali byte di riempimento in-
seriti dal compilatore (ne abbiamo parla-
to il mese scorso).
Nel programmino di figura 1 vedete
riassunte tutte le cose dette fin'ora.
Esso riprende gli esempi della scorsa
puntata allocando dinamicamente una
struttura di tipo uomo definita all'epo-
ca. Vediamo dunque che nelle dichiara-
zioni non definiamo l'istanza della strut-
tura ma solo un puntatore ad essa. La
chiamata a mallocl) ha come argomen-
to la dimensione della struttura calcola-
ta mediante il sizeofl), ed il puntatore
risultante viene convertito al tipo oppor-
tuno per mezzo di un cast. Successiva-
mente. prima di usare il puntatore in
alcun modo, il programma controlla se
esso è NULL, in caso affermativo viene
/* nodo di un albero binario tramato •/
struct nodo3 |
char
dato] 10 ] ;
struct nodo3
•sin;
struct nodo3
•des ;
struct nodo3
I;
•padre;
Figura 4 - Il nodo di albero binario contiene due puntatori ad altrettanti nodi gerarchicamente
inferiori, detti figli Se l'albero è tramalo allora ogni nodo contiene anche un puntatore ad un
nodo gerarchicamente superiore, tipicamente il padre ma alle volte anche un nodo ancora
220
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
stampato un errore su stdout e l'esecu-
zione si conclude, altrimenti i due campi
della struttura vengono inizializzati e
quindi stampati, Da notare come il riferi-
mento alla struttura venga necessaria-
mente fatto tramite il puntatore p. per
mezzo dell'operatore freccia.
Strutture collegate o ricorsive
Ultimo punto da discutere è la defini-
zione di strutture «collegate» o ricorsi-
ve, argomento importante che per com-
pletezza accenno questa puntata ma
riprenderò in dettaglio e con esempi
nella prossima. Con questo termine si
indicano quelle strutture organizzate in
maniera tale da essere «collegate» l'u-
na all'altra da appositi puntatori in esse
contenute. La definizione di «ricorsive»
in questo caso è leggermente impro-
pria; già nella scorsa puntata infatti,
introducendo le generalità sulle struttu-
re, dicevo che una struttura non può
contenere se stessa al suo interno. In
effetti ciò che caratterizza queste strut-
ture è il fatto di contenere al loro inter-
no un puntatore ad una struttura del
medesimo tipo, cosa che costituisce
una ricorsività molto mediata. L'equivo-
co nasce dal fatto che è molto semplice
definire funzioni ricorsive per la gestio-
ne di strutture del genere, come avre-
mo modo di vedere sin dal prossimo
mese.
Chiaramente le strutture «collegate»
sono ideali per rappresentare i nodi di
un albero o di una lista: oggetti che per
definizione contengono appunto uno o
più puntatori ad altri nodi. Nelle figure 2,
3 e 4 vediamo semplici esempi di im-
plementazione in strutture del C di alcu-
ni tipi di nodi piuttosto comuni nella
pratica, In tutte quante ho inserito il
campo dato, definito come array di 10
char. per rappresentare il dato contenu-
to in ciascun nodo; l'interesse però
consiste negli altri campi, che sono
sempre puntatori ad una struttura del
medesimo tipo di quella cui fanno parte.
Il caso più elementare è quello della
lista semplice, in cui ogni nodo punta al
nodo successivo; ciò porta come con-
seguenza il fatto che in una lista del
genere si può procedere solo in un
verso. La lista doppia possiede un pun-
tatore al nodo precedente ed uno al
nodo successivo, cosicché in essa si
può procedere in entrambi i versi. Un
albero binario è quello in cui ogni nodo
ha esattamente due figli, ossia due nodi
sotto di lui, uno «destro» ed uno «sini-
stro». Un albero tramato é quello in cui
ogni nodo oltre ai puntatori in basso ha
C
anche un puntatore verso l’alto, gene-
ralmente verso il proprio padre . Non
vado oltre perché il meccanismo do-
vrebbe essere oramai chiaro; dal prossi-
mo mese avremo inoltre modo di vede-
re queste strutture in azione su casi
reali.
Conclusione
A questo punto abbiamo in mano tutti
gli elementi operativi per poter final-
mente implementare in un vero pro-
gramma algoritmi basati su strutture di
dati «collegate» allocate dinamicamen-
te. Questo è appunto il compito che ci
attende sin dalla prossima puntata. Il
nostro primo programma consisterà nel-
la gestione dinamica di un albero bina-
rio; con esso realizzeremo una sempli-
ce ma interessante procedura di inseri-
mento, ricerca ed ordinamento di ele-
menti. Tra le caratteristiche salienti
quella di sfruttare procedure ricorsive
per svolgere le funzioni chiave di mani-
polazione dell’albero.
Appuntamento dunque tra trenta
giorni.
Ime ITALIANA - HARD FOR SOFT|
"HARD FOR SOFT- £ un sistema di protezione HARDWARE PER
IL SOFTWARE per prevenire accessi ed esecuzioni a software pro-
li dispositivo è predisposto per '.'utilizzo su IBM/PC/XT/AT e su
tutti i modelli PS/2 compresi i compatibili in commercio.
E' composto da due parti principali:
1) HARDWARE - un connettore per la porta parallela della stam-
pante.
2) SOFTWARE - programmi di installazione da usare insieme al-
la protezione per proteggere il software che si desidera.
I- Come opera II MECCANISMO DI PROTEZIONEj
L’HFS contiene dei circuiti
elettronici che compongono
un codice unico (diverso per
ogni utente) riconosciuto dal
software protetto. II program-
ma creato dopo l’installazione
controlla Che il dispositivo sia
montato confrontando il codi-
ce riservato. Se l'HFS è pre-
sente, il software può andare
in esecuzione. Se non è pre-
sente l'HFS, un messaggio par-
re (creato dall’ " '
H FS
t- Scelta del metodo di protezione:!
1) L’utente può ordinare l’HFS sempre con lo stesso codice, oppu-
re richiedere sempre codici diversi; gli vengono inviati gli HFS ed il
dischetto software di installazione, senza il quale i blocchi non pos-
sono essere u.ilizzati e tantomeno si può accedere al software.
2) Opzionalmente, si possono usare fino a 10 codici differenti per
"APRIRE" il proprio software.
Un uso particolare potrebbe essere quando si commercializza del
software composto da molti moduli che possono essere comperati in
blocco o separatamente.
Ogni modulo può essere bloccato con 2 codici: un codice "unico" e
un codice "uniformalo”, che può essere usalo in tutti gli altri -moduli.
Un utilizzatore che compra solo un modulo può essere installato sol-
tanto con il suo codice specifico; mentre, l’utilizzatore che acquista
più moduli sari installato con il codice "uniformato*.
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MCmicrocompuler n. 79 - novembre 1988
221
TURBO PROLOG
di Raffaello De Masi
Elementi di Prolog
quinta parte
Lo sviluppo di un programma
in Prolog
La volta scorsa abbiamo visto
come si costruisce, forse un
po' pedestremente. una base
di conoscenza, vale a dire le
regole formali per
«informare» il programma dei
fatti, certi e non, di cui può
disporre. Mettiamo adesso al
lavoro la macchina per
consentirle, in base a quanto
le abbiamo già dato sotto
forma di «fatti», di trarre
conclusioni e fornire notizie
«ragionate» circa le
conoscenze già in suo
possesso
Il goal
Già sappiamo che cosa è una base
dati; ripetiamo per un momento quella
che abbiamo utilizzato, un po' miserella,
la volta scorsa, nella quale avevamo
inserito anche se in diverse fasi le se-
guenti parti:
Domains
persone,cose=symbol
Predìcates
mangiare (persone.cose).
non_mangiare (persone.cose).
andare (persone.cose)
bere (persone.cose).
essere (cose.cose).
fare (cose.cose)
Clauses
mangiare (andrea, cioccolata),
mangiare (biagio.cioccolata).
mangiare (carlo.cioccolata).
mangiare (alfredo.budino).
mangiare (alberto.meringa).
norumangiare (emesto.cioccolata).
non_mangiare (francesco.cioccolata) .
non_mangiare (giovanna.cioccolata).
andare (italo.palestra).
andare (luana, palestra),
andare (marcello, palestra),
bere (nora.birra).
bere (olga.birra).
bere (pasquale.birra)
essere_dannosa (birra),
essere-dannosa (cioccolata),
fare-bene (palestra.salute).
Che cosa dobbiamo fare per sapere se
Olga mangia la cioccolata o se Italo
fa_bene? Occorre definire un «goal», un
quesito, cui il programma è destinato a
rispondere. Le risposte a quesiti come
quelli precedenti od altri come «Renzo
beve il Last al limone?» possono avere,
ovviamente, almeno nel gergo umano,
tre risposte: «Si». «No» o «Non so».
quando, ovviamente, non abbiamo cono-
scenza delle abitudini dei soggetti della
nostra domanda. La macchina, di fronte
a domande di tal genere, esegue una
analisi sistematica di tutte le conoscen-
ze inserite nelle «clausole», vale a dire
che analizza tutto il database per vedere
se esiste qualche conoscenza in base
alla quale mettere insieme una risposta.
Nessuna base di conoscenza, ovvia-
mente. sia quella del nostro piccolo
programmino in Prolog, sia quella pre-
sente nel più potente ed efficiente com-
puter. può conoscere tutto di tutto. Ciò
che una base di conoscenza sa. circa
una serie od un solo argomento, è
chiamato dominio di conoscenza o. in
alcuni casi, «dominio della ricerca».
In base alla tolleranza con cui viene
definito un dominio di conoscenza, una
base di conoscenza ha la stessa ampiez-
za (tecnicamente, gli stessi «confini»)
del dominio; solo alcune volte, per certi
usi specializzati, il database è più picco-
lo. Ogni «goal» deve ricadere nel domi-
nio della base di conoscenza, per poter
avere risposta positiva.
La figura B evidenzia la gerarchia di
una possibile base di conoscenza nel-
l'ambito delle abitudini ginniche ed ali-
mentari dei nostri amici (esempio che
ben si adatta alla piccola base di cono-
scenza appena definita). La perfetta
comprensione di ciò è fondamentale, in
quanto, in base a quanto abbiamo detto
in precedenza, non è possibile ricavare
dal programma deduzioni e notizie di
cose che non sono presenti nella base di
conoscenza. Tanto per fare un esempio,
il nostro piccolo database non possiede
alcuna notizia circa altre abitudini di vita
dei nostri amici, come, ad esempio, che
macchina guidano o che marca di siga-
222
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
TURBO PROLOG
rette preferiscono. In altre parole si trat-
ta di cose esterne alla base di conoscen-
za già costruita; Prolog non può eseguire
correlazioni od assumere conclusioni cir-
ca cose che non gli vengono esplicita-
mente riferite.
Formuliamo un quesito
Formulare un quesito significa acce-
dere ad un goal; esso può essere, come
abbiamo già detto altre volte, presente
nel programma o inserito, interattiva-
mente, dall'esterno. Per ora ci limitere-
mo a proporre quesiti semplici, rappre-
sentati da un solo, univoco goal; si tratta
della rappresentazione più grezza del
classico «goal», ma per adesso è suffi-
ciente cosi; impareremo, successiva-
mente. ad espandere il range delle do-
mande ed a rendere più efficiente la
formulazione di un quesito.
Battiamo, pertanto, alla tastiera:
Goal : mangiarelca rio, cioccolata)
otterremo come risposta:
True
Goal:
vale a dire che il programma assicura
che, in base alla sua base dì conoscenza.
Carlo mangia la cioccolata. Battiamo an-
cora, di seguito, una serie di domande,
avendo risposte incontrovertibili:
Goal : mangiarelnora, cioccolata) .
False
Goal:bere(olga,birra).
Goal: essere_dannosa(palestra) .
False.
Si notino le risposte fomite, ed una
conclusione che salga immediatamente
agli occhi: la risposta True indica, sem-
pre, la verità di un «goal», di un'afferma-
zione; la risposta False, al contrario, non
sempre afferma la falsità di un'afferma-
zione; False vuol dire, per la precisione:
«Non certo», intendendo ambedue le
alternative di «Non vero» e «Non so». In
altre implementazioni del Prolog la se-
conda affermazione può, invece, essere
differenziata con la risposta:
no data
opzione questa, non disponibile in Turbo
Prolog.
Una visione più generale
del modello di costruzione
di una base di dati
Una situazione come quella descritta
in precedenza, per quanto piuttosto chia-
ra e lineare, è pur sempre una situazione
almeno abnorme. In altri termini, il pro-
gramma. così come costruito, serve a
ben poco, visto che. così come è orga-
nizzato. non ci è dato di sapere se il
sistema ha o non informazioni circa i
gelati al limone od una persona chiamata
Cristina o Michele. In altri termini occor-
re avere a disposizione una strada più
semplice per inserire o ricavare informa-
zioni dal sistema senza che per questo
('utilizzatore debba conoscere a priori
l'estensione, le caratteristiche ed il con-
tenuto del database.
Ancora, potremmo avere bisogno di
sapere quante e quali persone contenu-
te nel database possiedono certe carat-
teristiche. Ad esempio, potremmo dover
sapere chi è che ama andare in palestra.
Dovremmo eseguire una serie di tentati-
vi del tipo:
Goal:andare(italo, palestra)
True
Goal : andare(olga.palestra)
Goal : andarelcarlo. palestra)
False
Goal : andareduana, palestra) .
True
e cosi via fino a raggiungere tutte le pos-
sibilità, ammesso di non dimenticarne
qualcuna. A questo punto il solito avvoca-
to del diavolo direbbe: «Perché tante
complicazioni? Non è più semplice leg-
gersi il listato?». Avrebbe ragione, se non
esistesse un metodo ben più elastico ed
efficiente per gestire le informazioni.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
223
TURBO PROLOG
Il metodo di gestire, da parte del
Prolog, dinamicamente le informazioni è
legato all'uso delle variabili. Sotto questo
nome vanno una serie di entità di respiro
ben più ampio delle omonime costruzio-
ni del Basic o del «C»; come al solito,
però, partiamo dal più generale; vedre-
mo poi le successive particolarità d'uso.
Nella maggior parte dei linguaggi il con-
cetto di variabile è ben definito, anche se.
per chi si avvicina per la prima volta all'in-
formatica. si tratta di un concetto un tanti-
no strano. Il principio della variabile è
quello che considera la stessa come qual-
cosa da riempire, da «inizializzare»; in al-
tre parole, una variabile è come un foglio
di carta od una casella in cui può essere
inserito un valore. Quanto in questa ca-
sella inseriamo qualcosa, usiamo dire
che la variabile è «istanziata» (in Turbo
Prolog si usa dire che la variabile é «vinco-
lata»; il termine opposto e «libera», o
«inistanziata»). Nella maggior parte dei
linguaggi di calcolo, il programmatore
può fornire direttamente alla variabile va-
lori (la «inizializza»). Le modalità di asse-
gnazione sono diverse; può accadere
che l'inizializzazione avvenga attraverso
un valore compreso nel programma stes-
so; altre volte è lo stesso programma che
esegue il calcolo e provvede all'assegna-
mento. Ancora il programma può provve-
dere ad indicare alla variabile dove cerca-
re il valore, come ad esempio nei casi di
input da file di dati; ancora, infine, l'asse-
gnazione può essere eseguita in maniera
interattiva, da tastiera.
Questo procedimento di assegnazione
di variabile, così (ci venga perdonato il
gioco di parole) vario, in Turbo Prolog è
molto più limitato; l'assegnamento del
valore viene, nella più parte dei casi, ese-
guita dal programma stesso. In ogni caso
"l'instanziazione" (che schifezza di termi-
ne!) è sempre un'operazione correlata ad
una attività del calcolatore, al contrario di
quanto avviene in altri linguaggi altrettan-
to interattivi.
Definizione delle variabili
Le regole per la definizione (vale a dire
l'assegnazione del nome) di una variabile
sono piuttosto semplici e seguono, in
ogni caso, molte delle regole comuni ad
altri linguaggi. Ogni nome è valido, pur-
ché iniziarne con una lettera maiuscola:
in molti dialetti (ma non in Turbo) è am-
messo, come primo carattere, il segno di
sottolineatura (underscore [_]), ma si trat-
ta di una complicazione che, come vedre-
mo tra poco, è opportuno non considera-
re. La lunghezza non ha grande importan-
za. Ecco il motivo per cui avevamo cosi
accuratamente evitato l'uso delle maiu-
scole. Ogni qual volta Prolog incontra
qualcosa iniziarne con una lettera maiu-
scola, la interpreta e la mette da parte
come variabile da riempire, assegnare,
successivamente, quando il programma
sarà in esecuzione.
Vi sembrerà sorprendente, ma abbia-
mo istantaneamente risolto il problema
della ricerca precedente («A chi piace an-
dare in palestra?»); basterà scrivere
Goal:andare(Chi, palestra).
(ricordando che è possibile, in ogni caso,
inserire già direttamente nel programma
il Goal, invece di attendere che il pro-
gramma stesso ce lo chieda), ed avremo
come risposta:
Chi = italo
Chi = luana
Chi = marcello
3 Solution
Goal:
Che cosa è successo? Semplice! Pro-
log ha interpretato (Chi) come variabile ed
ha tentato, in base alla sua base di dati, di
assegnare i possibili valori (tutti, tre) alla
variabile stessa. Allo stesso modo
avremo:
Goal:bere(nora.Che_cosa).
la risposta sarà una sola vale a dire
Che_cosa= birra
1 Solution
Goal:
Una domanda, forse un po' sempliciot-
ta, ma giusta: che succede quando, in un
Goal, inseriamo non più una ma due varia-
bili?' che risposta avremo a;
Goal : mangiare(Chi,Che_cosa).
Semplice: in base a quanto contenuto
nel nostro piccolo database, Prolog effet-
tuò una permutazione di quattro elementi
su due posti; il risultato sarà
Chi = andrea, Che_cosa = cioccolata
Chi = andrea. Che_cosa = budino
Chi = andrea, Che_cosa = meringhe
Chi = biagio, Che_cosa = cioccolata
Chi = biagio, Che_cosa = budino
e così via. In effetti, in questo caso, l'uso
di due variabili per i due argomenti del
Goal non ha fatto altro che confondere il
problema, visto che Prolog non ha fatto
altro che assegnare tutti i valori possibili a
[Chi) e (Che_cosa). In generale la situazio-
ne si ripete sempre, e si rivela quasi sem-
pre inutile trasformare in variabili tutti gli
argomenti di un Goal; diviene invece più
significativo, talvolta, introdurre, per cer-
te applicazioni. N-l variabili rispetto al nu-
mero N degli argomenti. Altra domanda
sempliciotta: che cosa succede di fronte
ad una richiesta del tipo:
Goal: mangiare (Nome, Nome),
vale a dire, utilizzando in ambedue i casi la
stessa variabile? Semplice: una variabile
non può contenere più di un valore alla
volta. Nel momento in cui al primo [No-
me] viene assegnato il valore, la risposta
non può essere che [False] in quanto è
come se chiedessimo a Prolog di indicar-
ci chi è che mangia se sfesso in base alle
informazioni che contiene; non vi pare?
Potremmo avere una risposta negativa
solo se. per assurdo, avessimo posto la
clausola:
mangiare(budino.budino).
cosa che porterebbe alla risposta
Nome = budino
f Solution
Le variabili anonime
Esiste, nel nostro linguaggio, una varia-
bile di tipo particolare, chiamata, appun-
to, variabile «anonima». Essa è rappre-
sentata da un segno di sottolineatura,
isolato [_]. Il nome le è derivato dal fatto
che essa non è istanziata da alcun valore;
cosi come è, sarebbe effettivamente pri-
va di senso e valore pratico, se il suo uso
non fosse insostituibile nell'uso delle
strutture e delle liste.
Al contrario delle variabili definite per
nome, le variabili anonime non mostrano
il loro valore: infatti, non essendo mai
istanziate, non hanno nulla da mostrare,
visto, d'altro canto, che non possiedono
alcun valore. Per quanto ci attiene finora,
fin quando non arriveremo a parlare delle
liste e delle strutture di dati, le variabili
anonime sono praticamente esclusiva-
mente usate nei luoghi dove é possibile
andare incontro a variabili indesiderate o
che potrebbero inquinare i dati dì quelle
necessarie al nostro studio, un esempio,
anche se un po' forzato potrebbe essere
derivato da quello precedente, in cui ab-
biamo cosi operato delle sostituzioni:
Goal : mangiare(_.Che_cosa),
(attenzione a non confondere l’undersco-
re della variabile con quello compreso nel
nome della seconda variabile), li risultato
è. ancora una volta, abbastanza sempli-
ce; sempre in base a quanto contenuto
nel nostro piccolo database. Prolog ri-
sponde:
Che_cosa = cioccolata
Che_cosa = budino
Che_cosa = meringhe
e cosi via; i nomi delle persone non ven-
gono mostrati, in quanto, al posto della
variabile da istanziare, abbiamo inserito
una variabile «dummy», fantoccio, tutto-
fare. É come se avessimo detto al Pro-
log: «Elencami tutte le cose che nel mio
database, sono mangiate dalla gente».
Abbiamo cosi completato con le varia-
bili; anche in questo caso Prolog si diffe-
renzia in maniera sostanziale dalle solite
routine di definizione — imzializzazione
— inserimento cui ci avevano abituato i
più comuni linguaggi. Vedremo, la prossi-
ma volta, come T urbo Prolog maneggia le
variabili nel suo interno. M
224
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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Analisi
Ricapitoliamo. Abbiamo visto
che non esiste un unico
metodo per sviluppare un
programma, che occorre
essere consapevoli
dell'esistenza di diversi
possibili approcci, che bisogna
imparare ad adottare quello di
volta in volta più efficace. Per
QUED siamo partiti dall’analisi
delle tre fasi fondamentali di
ogni programma I input .
elaborazione, output) per
definire le caratteristiche
generali dell'interazione del
nostro editor con l'ambiente
esterno. Aiutati da
« momenti » di bottom-up (la
messa a punto dei
meccanismi di I/O redirection,
nonché delle routine di
elaborazione dei parametri
della riga comando e di
gestione di liste circolari
doppie), abbiamo così
compiuto il primo passo di
una progettazione top-down ;
ci siamo però accorti subito
dopo che. proseguendo
meccanicamente in quel
modo, rischiavamo di
pervenire ad un programma in
cui la scansione dei comandi
dati dall'utente si sarebbe
propagata su quasi tutte le
funzioni e procedure. Ci siamo
cioè resi conto che QUED è
un programma in cui
predomina la struttura
dell'input, e quindi è un
programma che bisogna
sviluppare « da sinistra verso
destra»
TURBO PASCAL
di Sergio Polir »
lessicale dell’input
«Dall'alto verso il basso», «dal basso
verso l'alto», «da sinistra verso destra»,
«da destra verso sinistra»: espressioni
che hanno certamente un denso signifi-
cato per chi si occupi teoricamente della
metodologia della programmazione, ma
che rischiano di ridursi a parole vuote se
non accompagnate da adeguate tecni-
che. Già il mese scorso abbiamo subito
precisato che, in pratica, procedere «da
sinistra verso destra» vuol dire partire
dalla definizione del lessico e della sin-
tassi dell'input, e abbiamo presentato la
grammatica dei comandi di QUED. Ora
sì tratta di mostrare come si possa effet-
tivamente pervenire a programmi con-
creti e funzionanti partendo da concetti
altrimenti un po' astratti.
Una precisazione. La tecnica che illu-
streremo, nonostante possa apparire
piuttosto specialistica, ha in realtà un va-
sto campo di applicazione: può essere
utilizzata per elaborare qualsiasi tipo di
input, dal semplice carattere fino a «fra-
si» complesse quali, ad esempio, i co-
mandi dati ad un DBIII o le formule di
uno spreadsheet. Dopo QUED sviluppe-
remo insieme un altro programma nel
quale, oltre a gestire liste diverse da
quelle fin qui viste, adotteremo le tecni-
che di analisi lessicale e sintattica dell'in-
put per leggere e interpretare un tipo
particolare di file. Ma procediamo con
ordine.
Qualche definizione
Un alfabeto non è altro che un insieme
finito di simboli, una frase è una sequen-
za finita di simboli appartenenti all'alfa-
beto. Una grammatica è un insieme fini-
to di regole (dette produzioni) che defini-
scono ì criteri secondo i quali una data
sequenza di simboli rappresenta una fra-
se sintatticamente corretta. Un linguag-
gio è l'insieme (finito o infinito) di tutte le
frasi accettate da una grammatica. La
volta scorsa avevamo visto una definizio-
ne di grammatica apparentemente diver-
sa: l'insieme delle regole che consento-
no di generare le frasi di un linguaggio. In
realtà possiamo anche dire che una fra-
se appartiene ad un linguaggio se può
essere generata dalla grammatica di
questo.
Le produzioni di una grammatica com-
prendono simboli non terminali (su cui
torneremo il mese prossimo) e simboli
terminali o token: questi possono esse-
re o singoli simboli dell’alfabeto (un ca-
rattere, una virgola, ecc.) o lessemi, ov-
vero classi di simboli: i caratteri «1 ». «2»
e «3». se consecutivi, costituiscono un
numero; il token NUMERO indica quindi
tutte le sequenze di caratteri apparte-
nenti all'insieme |’0'..'9'].
Da un punto di vista sintattico non ha
importanza se un NUMERO vale 14 o
123, l'importante è che quel numero,
quale che sia il suo valore, compaia solo
dove una qualche produzione ammette
possa esservi un NUMERO. Il compito
dell'analisi lessicale è quindi quello di
preparare l'analisi sintattica «riconoscen-
do» un token NUMERO in una sequenza
di simboli; in pratica, avremo una routine
di analisi sintattica che chiama ripetuta-
mente una funzione, Q_Token in QUED.
la quale scorre l'input, saltando caratteri
irrilevanti come spazi e tabulazioni (se e
quando sono effettivamente irrilevanti),
fino a riconoscere un token; quando ciò
avviene, la funzione ritorna un codice
convenzionale corrispondente al token
riconosciuto e, se questo è un lessema,
ne conserva il valore in una variabile glo-
bale per quando servirà. Quel numero,
ad esempio, potrebbe essere un nume-
ro di riga. La routine di analisi sintattica
ottiene da Q_Token l'informazione che è
stato riconosciuto un token NUMERO
nella stringa digitata dall'utente (quella
che nella grammatica di QUED abbiamo
chiamato «stringa-comando») e control-
la che la frase in cui è contenuto sia
sintatticamente corretta. Solo a questo
punto si può eseguire il comando, ad
esempio visualizzare la ventiquattresima
riga del testo in memoria, solo a questo
punto serve sapere che quel NUMERO
226
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
TURBO PASCAL
Figura I II diagramma della macchina a stali finii
era un 24. I lessemi sono sequenze di
simboli che corrispondono ad un certo
pattern (se proprio volete un termine ita-
liano provate con «modello»): un NU-
MERO è ad esempio una sequenza di
cifre, ma talvolta il pattern è un po' meno
banale. Una STRINGA potrebbe essere
una qualsiasi sequenza di caratteri, ma in
QUED appare spesso racchiusa tra due
barre o tra due punti interrogativi: que-
sto comporta che nella sequenza «/
STRINGA/», ad esempio, non avrei mo-
do di sostituire STRINGA con una stringa
che contenesse una barra. Definiamo
quindi un carattere di escape: stabiliamo
che qualsiasi carattere preceduto da una
«barra rovesciata» ( backslash ) va preso
alla lettera, non va interpretato (una bar-
ra preceduta da un backslash è un nor-
male carattere, non è la barra che indica
la fine della stringa). Il pattern di /STRIN-
GA/ é quindi:
una barra seguita da una qualsiasi se-
quenza di
a) caratteri diversi dal backslash. oppure
b) caratteri qualsiasi preceduti da un
backslash, seguita da un'altra barra.
Questi sono in sostanza i lessemi di
QUED, ed hanno, per nostra fortuna,
una importante proprietà: possono es-
sere rappresentati mediante regular ex-
pressions (mi rifiuto di tradurre con
«espressioni regolari»). Qui mi fermo.
Una definizione rigorosa ci porterebbe
troppo lontano, ed è sufficiente ai nostri
fini sapere che le regular expressions
possono essere riconosciute da macchi-
ne a stati finiti (che vedremo subito). Per
il resto, potrebbe anche darsi che ritor-
neremo un giorno sull'argomento per
vedere come costruire un «compilatore»
di regulpr expressions...
Macchine a stati finiti
Una macchina a stati finiti è il modello
matematico di un sistema che ammette
input e output discreti (cioè non conti-
nui; in parole povere: caratteri invece
che un getto d'inchiostro) e che può tro-
varsi in uno qualsiasi di un numero finito
di «stati». Vi sono uno stato iniziale, stati
intermedi ed uno o più stati finali; il pas-
saggio da uno stato ad un altro dipende
solo da due cose: lo stato attuale e l'in-
put. Non c'è bisogno di una «memoria»,
in quanto il percorso seguito per arrivare
ad un certo stato non ha alcuna influenza
su quanto accadrà dopo un certo input,
se non in quanto ha fatto si che si arri-
vasse allo stato attuale. Pensate ad un
ascensore: non importa come sia arriva-
to al quarto piano; quel che conta è che
se spingo il bottone «1 » scenderà al pri-
mo. Le macchine a stati finiti sono usate
molto spesso per l'analisi lessicale pro-
prio per il loro funzionamento molto
semplice: in pratica si tratta solo di pre-
parare un diagramma delle transizioni da
uno stato all'altro e di tradurlo poi in un
ciclo del tipo
while S <= n do
case S of
0: it input - ’a’ then S := 7;
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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TURBO PASCAL
Torniamo al pattern di /STRINGA/.
Nella figura 1 è rappresentata una mac-
china a stati finiti che altro non è che
una formalizzazione della definizione di-
scorsiva data prima. Ci troviamo nello
stato iniziale quando non abbiamo rico-
nosciuto alcun token (ad esempio per-
ché abbiamo appena finito di ricono-
scerne uno. e ricominciamo quindi da
capo); l'input di una barra ci porta allo
stato 1 , al quale torniamo ogni volta che
abbiamo in input un carattere che non
sia né una barra né un backslash. Un
backslash ci porta allo stato 2. dal quale
si torna allo stato 1 quale che sia il
carattere in input (anche una barra). Si
raggiunge lo stato 3 (quello finale) se si
è nello stato 1 e se il carattere in input è
una barra. A rigore le cose non sono
sempre cosi semplici: nella figura 1
ogni carattere può portare da uno stato
ad un solo altro, ma nulla vieta che uno
stesso input possa portare dallo stato 1 ,
ad esempio, o allo stato 2 o allo stato 3,
generando cosi una ambiguità che può
essere sciolta solo dopo che un altro
input sia tale da portare ad uno stato 4
o 5. Si parla in questo caso di macchine
a stati finiti non deterministiche, netta-
mente più difficili da maneggiare.
Per fortuna i pattern di QUED non
richiedono che si arrivi a tanto: ogni
volta che si legge un carattere si sa
subito che o si è appena riconosciuto
un token (ad esempio la lettera «a» per
il comando «append») o che si è all’ini-
zio del riconoscimento di un ben deter-
minato token («1» è l'inizio di un NU-
MERO. «?» non può essere altro che
l'inizio di «PSTRINGA?». ecc.),
Implementazione
Devo fare una confessione. In princi-
pio volevo evitare di proporvi argomenti
che potrebbero anche risultare ostici a
qualcuno (ma sólo ai più impressionabi-
li); avevo quindi scritto le routine di
analisi lessicale «alla buona». Risultato:
notevole effervescenza di bug. Rime-
dio. riscrivere tutto da capo con le te-
cniche opportune. Tempo impiegato:
un paio d’ore. Bug: scomparsi (e qui
faccio gli scongiuri perché... non si sa
Per dirla in altro modo: cosi come
non esiste un solo metodo per sviluppa-
re programmi, non esiste neppure un
solo modo (sarebbe troppo generoso
parlare di tecniche, in certi casi) per
scrivere una routine. L'importante è
scegliere di volta in volta quello corret-
to. tanto più che certe tecniche basta
sapere che esistono per poterle adope-
rare: una macchina a stati finiti determi-
nistica si riduce a niente più che una
case dentro un ciclo while. Potete con-
trollare agevolmente che la procedura
Q_Stringa «assomiglia molto» al dia-
gramma della figura 1.
In realtà non è «identica»: ho voluto
consentire all'utente di omettere la bar-
ra finale se STRINGA non è seguita da
altri caratteri, ho aggiunto uno stato «di
comodo» in cui i caratteri vengono man
mano aggiunti alla variabile incaricata di
conservare il valore di STRINGA, ho
aggiunto uno stato di errore se la strin-
ga-comando termina con un backslash.
ecc. Credo comunque che sia ancora
facile almeno intravedere la «macchina»
incorporata nella procedura.
Non può poi creare problemi il fatto
che ho estratto da Q_Token le due
228
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
TURBO PASCAL
procedure Q_Numero e Q_Stringa. A
proposito: Q_Numero non usa una
macchina a stati finiti perché... non si
deve nemmeno esagerare. La procedu-
ra Val consente non solo di determinare
comodamente il valore di un NUMERO,
ma anche di controllare che si tratti di
un valore accettabile come integer, C'è
solo un punto che merita un cenno
particolare: normalmente una «g» è il
primo carattere del prefisso dei coman-
di da eseguire globalmente, ma dopo il
comando di sostituzione (s/STRINGA/
STRINGA/) indica che la seconda stringa
va sostituita alla prima in tutta la riga.
Ecco una situazione in cui avrei bisogno
di una «macchina con memoria». Poco
male: ho risolto il problema semplice-
mente memorizzando in una variabile
UltToken l’ultimo token riconosciuto.
Chi vedesse per la prima volta routine
del genere non si scoraggi: il program-
ma che vi proporrò dopo QUED sarà più
semplice quanto ad analisi lessicale e
sintattica.
Incrementai testi ng
E cosi abbiamo visto quale tecnica si
può usare per scrivere un «modulo» di
analisi lessicale dell'input. Parlo di «mo-
dulo» perché il resto del programma
può tranquillamente disinteressarsi di
quello che fanno Q_Token e le altre
procedure: basta che Q_Token ritorni il
token di volta in volta riconosciuto asse-
gnando eventualmente gli opportuni va-
lori ad alcune variabili globali. Gli unici
altri contatti sono rappresentati dalla
procedura Q_ReadCS, che legge la
stringa-comando (è nel modulo perché
ogni volta che ne viene letta una nuova
si inizializza a zero la variabile «i», indice
del carattere corrente della stringa-co-
mando), e della funzione LexError, il cui
scopo é quello di «nascondere» la varia-
bile Esito.
Questa modularità presenta notevoli
vantaggi. Non solo è possibile riscrivere
completamente le routine di analisi les-
sicale lasciando inalterato il resto (vi ho
prima raccontato che mi è capitato di
doverlo fare), ma abbiamo anche mag-
giori probabilità di arrivare ad un pro-
gramma corretto.
Testare un editor é un'impresa estre-
mamente ardua, in quanto sono presso-
ché infinite le diverse situazioni che
possono capitare; se invece riusciamo a
scomporre il programma in moduli di-
venta tutto più facile. Insieme a QALE-
X.INC vi propongo quindi TESTALEX-
.PAS (anch'esso disponibile su MC-Link
col nome TESTALEX.ARC): un breve
programma dì prova delle routine di
analisi lessicale (oltre a QALEX.INC vie-
ne «incluso» anche QDICH.INC. pubbli-
cato il mese scorso).
Se gli date «pippo» vi dirà che le
prime quattro lettere sono token (per i
comandi «print» e «insert»), ma che
non riconosce, giustamente, la «o».
Può tuttavia essere più interessante
provare con cose del tipo:
g/\/STRIN6A\//s//\/stnnga\//gp
Se tutto va bene, potremo più avanti
preoccuparci della correttezza del pro-
gramma completo sicuri che, se qualco-
sa non va, non è colpa dell'analisi lessi-
cale.
Coraggio: avete un mese di tempo
per controllare se la nostra macchina a
stati finiti funziona. <*c
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
229
ASSEMBLER 80286
dì Pierluigi Panunzi
La gestione degli interrupt
prima parte
Eccoci arrivati dunque a
parlare degli interrupt. che
come ben noto rivestono una
fondamentale importanza
nella «vita» di un sistema
dotato di microprocessore.
Brevemente facciamo un po'
di storia su questo
argomento: fin dai primi
microprocessori (vedasi
t'8080 ed il 6502) gli interrupt
hanno avuto un ruolo
importantissimo, in quanto
consentivano (e da qui il loro
nome) di interrompere il
normale svolgimento di un
programma in istanti
assolutamente non
determinabili a priori, come
suol dirsi completamente
« asincroni » rispetto alla
viceversa rigorosa
successione degli eventi
interni al micro, scandita
come ben noto dal clock di
sistema
Fin dagli inizi gli interrupt avevano la
caratteristica di essere causati, innesca-
ti. da eventi esterni al processo in cor-
so. eventi che però dovevano assoluta-
mente essere tenuti in conto e gestiti: i
primi micro erano dotati di un unico pin
attraverso cui poter far arrivare un se-
gnale di interruzione.
Il problema era invece di poter gestire
più interrupt e non uno solo ed allora é
stata adottata in seguito la strategia di
associare, ad ogni tipo di interrupt che
si potesse presentare, un ben determi-
nato byte che il microprocessore legge
dal data bus. byte che deve essere
fornito dal dispositivo che genera l'inter-
ruzione e byte che serve proprio al
micro per individuare la fonte dell'inter-
ruzione. allo scopo di gestirla corretta-
mente.
Parallelamente perciò ai microproces-
sori sono sorti i cosiddetti «interrupt
controller» capaci di gestire parecchi
interrupt e di informare la CPU di quale
evento esterno abbia richiesto l'interru-
zione.
Sappiamo che l'8086 può gestire fino
a 256 interruzioni, se opportunamente
aiutato da un interrupt controller e per
dovere di compatibilità anche
nell'80286 è stata mantenuta tale capa-
cità anche se, come vedremo, la gestio-
ne avverrà in modo completamente dif-
ferente (seppur ancora una volta in ma-
niera trasparente e ciò invisibile da par-
te del programmatore).
Dicevamo dunque che l'interrupt è
fondamentalmente un evento esterno:
in realtà già dall'8080 un interrupt pote-
va essere scatenato anche da software,
con un'apposita istruzione, la gloriosa
RST («ReSTart»), diventata INT per
l‘8086 e per il 286; però bisogna far
attenzione al fatto che con le istruzioni
citate NON si genera un interrupt che
poi il micro gestirà, ma bensi più sem-
plicemente viene effettuata la chiamata
alla routine di gestione dell'interrupt,
«simulando» in un certo qual modo il
comportamento della CPU in risposta
ad un interrupt.
Secondo questa seconda interpreta-
zione, un interrupt «software» è diven-
tato un evento completamente «sincro-
no», nel senso che si sa già quando
debba accadere.
Per giunta poi il fatto che con un’i-
struzione di INT si attiva una subroutìne
è servito splendidamente ai progettisti
dei sistemi operativi per creare routine
facilmente richiamabili con istruzioni di
appena 2 byte a differenza di una nor-
male chiamata tramite CALL «inter-seg-
ment» che viceversa richiede 5 byte: ci
stiamo riferendo alle varie «INT 10H».
«INT 13H». ecc. (tanto per citarne due).
230
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
ASSEMBLER 80286
15 O 23 O
IDI' LIMrr I 1DT BASE
Figura 2 - Struttura interna dell'lDTR l-lnterrupt Descnptor Table Register»), simile ad
analoghi registn relativi alle tabelle di descrittori il campo LIMIT indica la lunghezza della
tabella stessa, mentre il campo BASE rappresenta l'indirizzo della prima cella di memoria in
cui è allocata la tabella in questione
usate dall'MS-DOS per gestire rispetti-
vamente il video e le unità a dischi.
In questo caso dunque l'istruzione
INT ha perso completamente il suo le-
game con gli interrupt mentre è stata
sfruttata la sua parentela con le CALL.
Con T80286 agli interrupt viene asso-
ciata un'altra funzione legata stavolta
all’insorgere di errori o violazioni da par-
te di programmi: abbiamo più volte cita-
to il fatto che «... se si ha una violazione
o se l'istruzione vuole effettuare un'o-
perazione illecita, allora viene generata
una cosiddetta «exception». che segna-
la al sistema operativo l'insorgere di un
problema...».
In questo caso dunque non c'è però
un'istruzione che viene eseguita, ma
viceversa è proprio la CPU che si accor-
ge che l'istruzione in corso di esecuzio-
ne effettua un'operazione illecita: è
dunque una «parte della CPU» che in-
forma la restante parte che è successo
qualcosa di grave.
In effetti quando viene generata
un'eccezione significa il più delle volte
che si è tentata una violazione di me-
moria, di livelli di privilegio, insomma è
stata tentata un'azione che tentava di
minare la ferrea ed invalicabile struttura
basata sui privilegi e sull'inviolabilità di
un task da parte di altri processi: prati-
camente in ognuna delle puntate di
questa rubrica abbiamo visto che di
motivi validi a scatenare un «exception»
ce ne sono a bizzeffe e per tutti i gusti.
Visti dunque i «tre volti» di un'inter-
rupt (evento esterno, evento software,
exception), andiamo ora ad analizzare in
quale modo il 286 li gestisce.
Gli interrupt
Dal momento che un interrupt (prove-
niente indifferentemente da una delle
tre «fonti», tanto che d'ora in poi trascu-
reremo di differenziarle, se non dove
serva) viene gestito da un'apposita
routine, ecco che. alla luce di quanto
abbiamo imparato riguardo ai «task», si
possono avere due situazioni ben diffe-
renti, gestite (inutile dirlo) in modo di-
verso.
Infatti si può avere una routine di
gestione dell’interrupt appartenente allo
stesso contesto del task che era in
corso di esecuzione, come pure può
capitare che tale routine appartenga ad
un contesto completamente differente:
va da sé che nel primo caso il passaggio
dal task alla routine avviene in maniera
alquanto indolore, mentre nel secondo
caso sì dovrà sottostare a tutte le rego-
le dì un vero e proprio «task switching».
Mentre il primo caso sarà in genere il
più rapido (in termini di tempi di esecu-
zione). viceversa il secondo caso risulta
indispensabile laddove ci sia la necessi-
tà di «isolamento» tra il task in corso di
esecuzione e l'interrupt che cerca di
farsi strada.
Comunque a prescindere da questa
notevole differenza, dicevamo prima
che la CPU può identificare uno di 256
interrupt, ad ognuno dei quali è associa-
to il ben noto «interrupt vector».
Mentre nell'8086 (ed ancora nel 286
in «Reai Mode») tale vettore era posto
rigorosamente in memoria a partire dal-
la primissima locazione (posta all'indiriz-
zo 0000:0000) e constava di 256 coppie
di word indicanti l'indirizzo (in forma
«offset:segment») delle singole routine
di gestione degli interrupt. nell'80286,
(in «Protected Mode», laddove regna
sovrano il criterio dei privilegi e della
virtualità della memoria) la questione è
leggermente più complicata. Infatti nel
nostro caso invece di un interrupt vec-
tor avremo una «Interrupt Descriptor
Table» (in gergo IDT) e cioè una solita e
ben nota struttura posta in memoria ed
i cui elementi sono nient'altro che dei
«gate»: tali elementi potranno essere
un qualsiasi numero minore o uguale a
256, a seconda del numero effettivo di
interrupt che desideriamo gestire e co-
munque gli elementi relativi ad interrupt
non utilizzati si indicheranno con un
valore nullo nell'«Access Rights Byte».
In ogni caso si avranno le consuete
protezioni relative ai vari tentativi di ef-
fettuare operazioni illecite, quali ad
esempio accedere ad un elemento oltre
al limite della tabella dei descrittori, op-
pure nel caso che il descrittore a cui si
fa riferimento sia di tipo non ammissi-
bile.
Inoltre si ha che i primi 32 interrupt
(da 00H ad 1FH) sono riservati all'Intel
(particolare che i progettisti dell'MS-
DOS non hanno tenuto bene in conto),
mentre i restanti sono completamente
a disposizione dell'utente.
Abbiamo detto che tale IDT è posta in
memoria; analogamente alle altre «De-
scriptor Table», l'allocazione della IDT
sarà indicata da un apposito (nuovo)
registro.
Facendo riferimento alla figura 1, ve-
diamo che l'IDT è posta in memoria ad
un indirizzo fisico posto in un particolare
registro interno alla CPU, l'DTR («Inter-
rupt Descriptor Table Register»), la cui
struttura interna può essere osservata
in figura 2, mentre ogni singolo elemen-
to della IDT è come detto un gate e
cioè una ben nota struttura formata da
4 word, che possiamo infine vedere in
figura 3.
Abbiamo detto che gli elementi di
una IDT sono dei gate: in particolare
possono essere dei tre tipi seguenti
— «interrupt gate»
— «trap gate»
— «task gate»
che analizzeremo singolarmente.
Per ora diciamo che nel caso dei
primi due gate, l'interrupt verrà gestito
nell'ambito del task correntemente in
corso di esecuzione, mentre viceversa
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
231
ASSEMBLER 80286
nel caso di un «task gate» si avrà ovvia-
mente un «task switch».
Gli interrupt
provenienti dall'hardware
Sappiamo già che un evento esterno
può interrompere la CPU per mezzo di
appositi segnali presentati sui due pin
Figura 3 ■ Struttura di un « tnterrupt Gale » e di un
allora si tratta di un « Trap Gate»
INTR e NMI del microprocessore: al
primo pin verranno convogliati (in genere
tramite un «interrupt controller» di cui
abbiamo già parlato) tutti gli interrupt di
tipo «mascherabile» e che cioè potranno
essere «mascherati» (inibiti) dal softwa-
re. semplicemente resettando il flag IF
(«Interrupt Flag») presente appunto nel
word contenente i Flag; al secondo pin
saranno invece connessi circuiti che ge-
stiscono eventi in generale catastrofici
quali la caduta di tensione dell'alimenta-
zione oppure un errore nelle memorie
(evento questo per l'appunto sfruttato
nei PC)
In quest’ultimo caso l’interrupt si dice
appunto «non mascherabile» (NMI sta
infatti per «Non Maskable Interrupt») nel
senso che non sarà possibile inibirlo via
software, ma anzi avrà la priorità assoluta
di esecuzione, anche se nell'istante in cui
viene generato era in corso di esecuzione
una routine di interrupt e magari altri
interrupt erano stati già memorizzati
(«pending») ed erano perciò in attesa di
essere eseguiti.
Analogamente a quanto succede con
l'8086. nel caso di interrupt mascherabili.
il programmatore può scegliere, all’inter-
no della routine di gestione dell'interrupt,
se permettere o meno l'attivazione di
un'altra routine di interrupt a seguito di un
altro evento esterno, seguendo o meno
un criterio di priorità: nel caso in cui si
decidesse di inibire la gestione di un
nuovo interrupt (ma fatta salva la sua
«memorizzazione»), allora basterà azze-
rare il citato flag per mezzo dell'istruzione
CU. per poi resettarlo (con l'istruzione
STI) allorché si ammetta l'intrusione di
nuovi interrupt, in genere proprio prima
dell'istruzione IRET di chiusura della
routine in corso di esecuzione.
Abbiamo già detto che l'interrupt con-
troller fornirà alla CPU (durante la fase di
«Interrupt Acknowledge») un byte sul
DATA BUS, indicante il numero corri-
spondente all'interrupt che si vuole gesti-
’Trap Gate», a seconda del valore del campo T: se T= /
re: viceversa nel caso dell'NMI, il numero
dell'interrupt è già prefissato a 2 (come
nell'8086) tanto è vero che nel caso
dell'NMI manca (perché inutile...) la fase
di «Interrupt Acknowledge».
Gli interrupt software
Abbiamo già citato l'istruzione INT (in
genere «INT n» con «n» pari al numero di
un interrupt. «INT 3» usata in genere per
gestire i breakpoint ed «INTO» per gesti-
re gli overflow) nonché gli interrupt gene-
rati a seguito di violazioni alla struttura di
privilegi e protezioni tipica del 286 in
«Virtual Mode».
In entrambi i casi tali interrupt non sono
interrompibili ed in particolare quelli ge-
nerati da condizioni di errore, sono asso-
ciati ad una word posta sullo stack,
indicante il tipo di errore generato ed
hanno un vettore di interrupt compreso
tra 0 e 31 : per tale motivo l'Intel sconsi-
glia l'uso dell'istruzione INT «n» con
valori di «n» inferiori a 32. avvertimento
ancora una volta disatteso dai viceversa
solerti progettisti dell'MSDOS. per com-
patibilità verso l'8086.
« Interrupt Gate» e « Trap Gate »
Facendo riferimento alla figura 3. ve-
diamo la struttura dei due gate in esame,
ormai standardizzata, nella quale innanzi-
tutto il campo «T» serve a distinguere
formalmente un «Trap Gate» (per T= 1 )
da un «Interrupt Gate» (T=0): la differen-
za tra l'uno e l'altro gate risiede nel
differente comportamento nei riguardi di
ulteriori interrupt eventualmente gene-
rati.
In particolare l'«lnterrupt Gate» indica
che la procedura sarà da attivare con gli
interrupt automaticamente disabilitati
(come se ci fosse una CLI), mentre
viceversa l’accesso ad una routine di
gestione di un interrupt tramite un «Trap
Gate» avviene senza alterare lo stato del
flag di interrupt (IF): si noti che «non si
altera lo stato» e non «si setta lo stato»,
come potrebbe venire in mente dato che
viceversa con l’«lnterrupt Gate» lo stato
viene «resettato». Ciò vuol dire ovvia-
mente che l'utente è libero, nel caso dei
«Trap Gate», di abilitare o meno gli
interrupt successivi (o meglio, non di-
mentichiamocelo, «abilitare o meno la
gestione degli interrupt successivi», dal
momento che comunque gli interrupt
vengono memorizzati).
Analizzando dunque la figura 3. ricono-
sciamo gli oramai ben noti campi o
comunque campi di facile interpreta-
zione;
— i campi «Interrupt Code Offset» e
«Interrupt Code Segment Selector» indi-
cano l'indirizzo iniziale della routine di
gestione dell'interrupt, indirizzo iniziale
espresso come coppia «selector: offset»
e non come un indirizzo fisico;
— il campo «P» indica al solito la presen-
za (P=1) o meno (P=0) in memoria della
routine di gestione, con tutte le conse-
guenze del caso se P=0...;
— il campo DPL rappresenta sempre il
livello di privilegio del descrittore;
— del campo «T » abbiamo già detto ed
infine;
— dei due campi «UNUSED» ed «INTEL
RESERVED» non c'è nulla da aggiungere
se non che è vivamente sconsigliato
scriverci qualcosa, in previsione di un
passaggio del software al 386 il quale,
come vedremo nella naturale evoluzione
della presente rubrica, viceversa utilizza
tali campi (seppur in parte, demandando
ad un prossimo 80486 la completa utiliz-
zazione dei residui campi...).
Tornando un istante sul campo DPL,
c'è da aggiungere che questo viene
gestito solo nel caso di istruzioni «INT n»,
«INT 3» ed «INTO» (ed al solito il CPL, il
«Current Privilege Level», del program-
ma in corso di esecuzione deve risultare
minore o uguale del DPL). mentre vice-
versa viene ignorato ovviamente nel caso
di interrupt esterni: non è ben chiaro
infatti come un evento esterno possa
avere un proprio livello di privilegio!
Con questo terminiamo questa pun-
tata ed anticipiamo che nella prossima
analizzeremo in dettaglio le innumere-
voli operazioni che la CPU compie (in
maniera trasparente, è ovvio) quando
inizia a gestire un interrupt per mezzo
di un gate mc
INTERRUPT CODE UFFSET
INTERRUPT LODE SEGMENT SELECTOR
0 I 1 ! T ! UNUSED
INTEL RESERVED
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MS-DOS
I
«device driver»
terza parte
Nelle ultime due puntate
abbiamo iniziato ad analizzare
le caratteristiche dei «device
driver», a partire dalla loro
descrizione e funzione
principale di «estensione del
DOS», per vedere poi le
caratteristiche più interne
quali il «Request Header » e le
possibilità del DOS di attivare
una particolare routine del
driver stesso
Ricordiamo brevemente le caratteri-
stiche di un driver: si tratta di un insie-
me di routine attivabili esclusivamente
da parte del DOS allorché quest'ultimo
ne abbia bisogno ed in particolare l'atti-
vazione avviene non attraverso una
chiamata ad una di tante routine, ma
semplicemente per mezzo di un unico
entry point, subito dopo aver settato in
maniera opportuna il già citato Request
Header.
Da questo punto di vista dunque un
driver è completamente diverso da un
qualsiasi programma che viceversa sia-
mo noi ad avviare digitandone da tastie-
ra il nome od invocandolo tramite un
batch oppure ancora attivandolo dall'In-
terno di un altro programma: ripetiamo
che viceversa rimane li inattivo, finché il
DOS non ne ha bisogno.
Ma quando ne ha bisogno?! È presto
detto: quando ad esempio desideriamo
effettuare operazioni sull'unità «S;» il
cui gestore appunto, il driver, è proprio
stato definito da noi, oppure quando
desideriamo effettuare un output ad
una certa unità «PRI:» che gestisce una
stampantina seriale di tipo particolaris-
simo.
Infatti sappiamo che i device driver
sono di due tipi, a seconda delle entità
(item) con cui hanno a che fare: sarà
perciò di tipo «character» oppure di tipo
«block», nel quale ultimo caso invece
del singolo carattere gestirà interi buffer
di memoria (cioè un insieme di locazioni
consecutive di memoria).
Abbiamo detto dunque più volte che
un device driver consta di un certo
numero di routine, ognuna rispondente
ad un ben preciso compito, che il DOS
si aspetta che la routine compia: va da
sé che la routine di INPUT non dovrà
mai effettuare altro che l'input di dati,
altrimenti si potranno avere sicuri mal-
funzionamenti, oltre alla considerazione
che non si è capito lo spirito di un
device driver...
La scorsa puntata abbiamo già dato
un elenco di quelle che sono le varie
routine che formano un driver: per co-
modità di lettura anche in questa punta-
ta riportiamo la tabellina (in figura 1 ) già
vista.
Analogamente riteniamo utile ripub-
blicare un'altra tabellina, relativa al «Re-
quest Header» (vedasi la figura 2), in
quanto fra breve ne torneremo a parlare
in grande stile.
Prima però di passare ad analizzare i
singoli comandi, ritorniamo un istante
alla questione della chiamata da parte
del DOS di una delle routine che com-
pongono il driver, ovverosia l'attivazione
di un comando del driver stesso.
L'attivazione delle routine
del driver
Abbiamo già parlato di questo argo-
mento la scorsa puntata: ora cerchere-
mo di essere un po' più chiari e con-
Supponiamo perciò che il DOS voglia
234
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MS-DOS
attivare il driver e cioè voglia inizializzar-
10 appunto con la routine INIT (che
vedremo in dettaglio tra breve): il «vo-
glia» di cui sopra è ovviamente una
nostra interpretazione antropomorfica
del computer...
In realtà il DOS è forzato ad effettua-
re le chiamate al driver in momenti ben
precisi: a maggior ragione nel caso della
INIT. che deve comunque essere ese-
guita. anche se poi il driver per ipotesi
non verrà mai più interpellato.
Dicevamo dunque che il DOS vuole
eseguire il comando «INIT»: per comu-
nicarlo al driver, deve riempire un'appo-
sita tabella (detta «Request Header»,
come ben sappiamo), fornire al driver
l'indirizzo effettivo di memoria di tale
tabella per mezzo della coppia di registri
ES:BX, ed infine dovrà effettuare una
chiamata alla routine detta di «strate-
gy», il cui indirizzo era posto (anche
questo lo sappiamo) nell’ «Header» del
driver stesso (attenzione! nell’Header
del driver, non nel Request Header!),
Il driver, non appena in fase di esecu-
zione, dovrà dunque salvare i valori con-
tenuti in ES:BX in celle di memoria a lui
ben note e poi rientrare al DOS per
mezzo di una istruzione RET di tipo FAR
(inter-segment).
Subito dopo sarà il DOS stesso ad
attivare il driver effettuando una chia-
mata alla «interrupt routine»: il driver
potrà ora eseguire il comando desidera-
to dal DOS, leggendo appunto il Re-
quest Header, di cui conosce bene l'in-
dirizzo.
In particolare I' «interrupt routine»
conterrà al suo interno un controllo se il
tipo di comando richiesto dal DOS sia
implementato oppure no e solo in caso
positivo si avrà il salto alla routine corri-
spondente al comando richiesto.
Non tanto complicato, ma assai mac-
chinoso, non c'è che dire...
11 comando principale: INIT
Si tratta del comando (o meglio, della
routine) attivato in ogni caso, e per
primo, da parte del DOS: corrisponde
ad un valore nullo per il «command
code» e servirà ai progettisti del driver
per settare in uno stato iniziale ben noto
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
tutte le risorse del driver stesso (siano
esse «soft», quali variabili, contatori,
aree di memoria da azzerare, oppure
«hard» e cioè circuiti integrati da reset-
tare o da programmare in maniera op-
portuna).
Nel caso del comando INIT si avrà un
Request Header in cui. a partire dalla
cella di offset pari a ODH, ci saranno
alcune informazioni.
Facendo riferimento alla figura 3, ve-
diamo che in particolare sono presenti
quattro campi, oltre alla parte fissa che
è quella di figura 2, che sono:
— il numero di unità («Number of Unit-
s») che compongono il driver, nel caso
in cui sia di tipo «block», numero che
deve essere fornito dal driver stesso:
se ad esempio il nostro driver gestisce
due unità di memoria virtuale, ecco che
il valore 2 dovrà essere posto in tale
campo. In tal modo il DOS saprà che tra
le unità logiche di tipo «block» ce ne
saranno due generate dal driver stesso:
se il computer ha già due floppy disk
(rispettivamente «A:» e «B:»), ecco che
le nuove unità si chiameranno «C:» e
«D:»;
— l'indirizzo finale della parte residente
del codice che costituisce il driver vero
e proprio.
Ricordiamo a tal proposito che si in-
tende per «parte residente» di un certo
programma, quella parte che non verrà
mai in alcun modo toccata da parte dèi
DOS e che perciò potrà rimanere «sana
e salva» al suo posto: il tutto in contrap-
posizione ad un programma qualunque,
che, alla fine dell'esecuzione con relati-
vo ritorno al DOS, viene viceversa rico-
Figura 3
Struttura del Request
Header nel caso di
chiamata alla routine
INIT, di Inizializzazione
del driver.
MS-DOS
pedo da un altro programma attivato
successivamente.
Nel nostro caso dunque abbiamo da
parte del DOS la garanzia di poter con-
tare su un driver il cui codice non verrà
sovrascritto da altri programmi: a tale
scopo dunque il driver dovrà tornire in
tale campo l'indirizzo finale della parte
di programma da rendere residente.
che intende gestire (solo nel caso
«block»), e conseguentemente deve
fornire l'indirizzo del BPB, mentre infine
deve fornire in ogni caso l'indirizzo del-
l'ultima locazione di memoria da mante-
nere residente.
Nel caso in cui si abbia la presenza di
uno o più «parametri» nella linea di
comando di cui sopra, il driver dovrà
Figura d
Struttura del BPB
In Bios Parameter
Block ni. nel quale
sono indicale le
caratteristiche
peculiari dell' unità
nblock» P °
nell'oramai consueta forma «offset:
segment»,
— un puntatore con due significati: in
input è l'indirizzo del buffer di memoria
dove sono posti i parametri specificati
all'atto dell’attivazione del driver, men-
tre viceversa in output deve essere
fornito al DOS il puntatore al cosiddetto
BPB (del quale parleremo in dettaglio
nel seguito) anche questo in forma «off-
set: segment».
Per quanto riguarda i parametri, fac-
ciamo l'esempio dell'attivazione di un
driver all'Intèrno del file CONFIG.SYS,
del tipo
device = mydriver 64k
dove appunto è indicato il nome «my-
driver» ed è specificato un parametro
«64k». che il driver stesso dovrà poi
processare. È perciò in tale campo che
appare il puntatore della zona di memo-
ria dove è stata memorizzata la stringa
«64k», che il driver potrà così leggere;
— il «drive number». infine, nel caso di
«block device driver» è un valore fornito
dal DOS (a partire dalla versione 3.10)
ed indica il numero associato alla prima
unità gestita dal driver, con la conven-
zione secondo la quale l’unità «A:» vie-
ne indicata con il valore 0, l'unità «B »
con il valore 1 e cosi via.
Per quanto riguarda la funzione INIT,
ci sono da aggiungere altre considera-
zioni. tra le quali ricorderemo ciò che il
driver deve compiere comunque all'atto
dell'attivazione.
In particolare, come abbiamo visto,
deve indicare al DOS quante unità logi-
ovviamente provvedere a salvare il con-
tenuto del terzo campo (per avere l'indi-
rizzo della zona di memoria in cui trove-
rà i parametri), prima di andare a sovra-
scriverci l'indirizzo del BPB.
Inoltre la routine INIT dovrà effettuare
l’inizializzazione delle risorse soft e hard
ed infine, prima di cedere il controllo al
DOS con una RET di tipo FAR, dovrà
settare oppurtunamente la «status
word» che abbiamo incontrato la scorsa
puntata, segnalando la presenza di
eventuali errori.
Infatti nel malaugurato caso in cui si
abbia la presenza di errori (ad esempio
se accade che la memoria richiesta per
il corretto funzionamento del driver non
sia effettivamente disponibile, oppure
per un qualsiasi altro «intoppo» che
impedirebbe il corretto funzionamento
del driver), si potrà addirittura porre un
valore nullo come numero di unità gesti-
te dal driver e porre come ultimo indiriz-
zo della parte residente pari a
«CS:0000».
Con tale valore infatti si comunica al
DOS che l'indirizzo dell'ultima locazione
da mantenere residente è quella il cui
offset è 0 e cioè in pratica si rinuncia al
driver stesso (ricordano i lettori che un
driver NON inizia ad offset 100H. come
un qualunque programma di tipo
«.corri», ma bensì inizia all'indirizzo 0, al
quale deve essere posto l'«Header» ?!),
evitando cosi il benché minimo spreco
dì memoria da parte del driver, che non
potrebbe mai funzionare e viceversa
rimarrebbe inutilizzabile in memoria.
Il BPB («Bios Parameter Block»)
Accenniamo in questa sede, visto
che ne abbiamo parlato parecchio, al
significato ed alla struttura del BPB: si
tratta di una tabella (che vediamo in
figura 4), contenente parecchie infor-
mazioni utili per poter gestire corretta-
mente un dispositivo logico di tipo
«block».
In particolare vediamo che nel BPB
appaiono parecchi campi, il cui contenu-
to è il seguente:
— il primo campo indica il numero di
byte per settore;
— il secondo indica invece il numero di
settori che compongono un blocco di
allocazione (che rappresenta l’insieme
fondamentale su cui lavora il DOS) : tale
valore deve necessariamente essere
una potenza di 2;
— quindi abbiamo il numero di settori
riservati (dove in genere viene posto il
sistema, ma che viceversa possono es-
sere quelli appartenenti ad un'altra parti-
zione, ma qui il discorso si complica
oltre le intenzioni e perciò l’abbandone-
remo subito, come non detto...);
— successivamente abbiamo il nume-
ro di FAT presenti nell'unità: ricordiamo
che per FAT («File Allocation Table») si
intende una tabella presente in tutti i
dischi (floppy, minidisk ed hard-disk)
che indica, in maniera alquanto com-
plessa. in quali punti del disco stesso
sono stati allocati tutti ì file presenti.
Per motivi di sicurezza e cioè per
conservare l'integrità delle informazioni
presenti sul disco, di solito la FAT è
riportata in duplice copia, anche se ciò
comporta l'utilizzazione di una parte ini-
ziale del dischetto.
— Poi è presente il numero massimo
di «directory entry» e cioè di «voci»
all'interno della directory, intendendo
con tale termine, oltre ai file veri e
propri, anche gli elementi che identifica-
no una sub-directory.
— Successivamente compare un valo-
re che indica il numero totale di settori
che compariranno nell'unità logica, in-
cludendo nel conteggio anche il settore
di «bootstrap», i settori dedicati alla
directory e quelli riservati per la FAT
— Il penultimo campo rappresenta il
«Media Descriptor», in pratica un valore
che identifica le caratteristiche dell'unità
logica in esame: di tale byte parleremo
ampiamente nella prossima puntata.
— Infine è presente il numero di settori
occupati da una singola FAT.
Con la descrizione del BPB chiudiamo
dunque la puntata: nella prossima ana-
lizzeremo altri comandi relativi ad altret-
tante routine da implementare in un
device driver.
236
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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Dopo aver parlato, lo scorso
mese, delle caratteristiche
generali del V9938 e dei modi
di accedere ad esso, iniziamo
ora a descrivere i numerosi
registri a sola scrittura
Ricordiamo che uno dei più
grossi problemi affrontati dai
progettisti di questa
meraviglia tecnica è la
compatibilità con il suo
predecessore TMS9918. che
di registri VDP a sola scrittura
ne ha soltanto 8. Questo ha
comportato che tutti i
miglioramenti dell'«MSX
Video» (così è anche definito
il V9938) facciano ricorso a
nuovi registri che vadano ad
integrare e non a sostituire,
quelli del chip della Texas
Instruments; in tal modo un
vecchio programma per MSX-
1, che scriva direttamente nei
suddetti registri, potrà
continuare a funzionare (pur
con qualche precauzione)
anche sugli MSX-2, senza dar
luogo ad inconvenienti.
Per tale motivo i registri da 0
a 7 sono quasi del tutto
analoghi a quelli del TMS,
tranne per quei bit che in
quest'ultimo non erano
utilizzati o che non trovavano
applicazione sugli MSX
MSX
di Maurizio Mauri
IL V9938
seconda parte
Cominciamo ad analizzare i registri 0
e 1 che riportiamo schematizzati in figu-
ra 1.
Si nota, anzitutto, che il bit 7 del
registro 1 (selezione 4/1 6k) e il bit 0 del
registro 0 (External Video input) non
producono più alcun effetto.
Acquistano, invece, significato altri
bit, nel registro 0, che in precedenza
dovevano essere sempre 0.
I bit che attivano o disattivano le
interruzioni sono diventati 3: oltre al
vecchio IEO (Vertical retrace interrupt)
si sono aggiunti IE1 (Horizontal retrace
interrupt) e IE2 (Light pen or mouse
interrupt).
II bit 6 del registro 0 (Dig) fa entrare il
VDP in modo digitalizzazione: quando
questo bit è 1 il color bus è posto in
modo input e i dati trasferiti direttamen-
te in VRAM. Tutto ciò non vuol dire,
ovviamente, che qualsiasi MSX-2 sia in
grado di digitalizzare immagini prove-
nienti da una sorgente esterna come fa
il Philips NMS8280. Il V9938 è predispo-
sto a farlo, ma ha anche bisogno di
hardware aggiuntivo, da collegare nei
numerosi pìn non utilizzati.
I bit di modo M4 e M5, in aggiunta ai
già noti MI M2 e M3 del TMS, consen-
tono di definire lo screen. grafico o di
testo, secondo corrispondenza riportata
nella figura 2.
Per poter lavorare nello screen desi-
derato, però, non è sufficiente settare
gli opportuni bit di modo, ma è necessa-
rio anche definire le zone della VRAM
destinate a contenere i pattern dei ca-
ratteri, i codici dei colori e tutto il resto,
e cioè tutte quelle caratteristiche che
vengono controllate dall'istruzione BA-
SE(n) del Basic.
In maniera analoga al TMS9918, nella
VRAM trovano posto le varie tabelle: la
Screen Image Table, la Color Table. la
Pattern Descriptor Table. la Sprite Attri-
bute Table e la Sprite Descriptor Table.
In verità ve ne sono altre due: la Palette
Table. della quale abbiamo già parlato, e
la Sprite Color Table, sulla quale ci sof-
fermeremo in seguito.
Poiché il V9938 può indirizzare una
quantità ben maggiore dì 16 Kbyte, an-
che i registri 2-6, che contengono l'indi-
rizzo di queste tabelle, sono in parte
modificati.
In generale, mentre nel TMS erano
sufficienti 14 bit per definire un indiriz-
zo. nel V9938 vengono sempre richiesti
17 bit, capaci di gestire sino a 128
Kbyte di memoria-
li registro 2 del VDP contiene i 7 bit
più significativi della Screen Image Ta-
ble. Una variazione di una unità del
contenuto di questo registro equivale
allo spostamento della Screen Table di
1K.
Il registro 3 del VDP, che già nel TMS
era interamente impegnato con gli 8 bit
più significativi dei 14 necessari dell'In-
dirizzo della Color Table. ora non é più
sufficiente. I 3 bit rimanenti devono
essere posti in un nuovo registro, il 10.
secondo lo schema di figura 3.
Il registro 4, che definisce la base
della Pattern Descriptor Table, contiene
i 6 bit più significativi dell'indirizzo, che
può essere definito per passi di 2k.
Anche la Sprite Attribute Table neces-
sita. per la definizione della propria ba-
se. di due registri: cosi al vecchio regi-
stro 5 del TMS si affianca il registro 1 1
nella maniera illustrata nella figura 4.
Il registro 6, infine, definisce la base
della Sprite Descriptor Table. Nel regi-
stro devono essere scritti soplo i bit da
11 a 16 dell'effettivo indirizzo: e quindi
la base è definibile per passi di 2k.
Le regole esposte presentano nume-
rose eccezioni negli screen caratteristici
76543210
Reg. 0 ? 0 ! Dig ! IE2 I IE1 ! M5 ! M4 ! M3 !
Reg. 1 I ! Blk ! IEO I MI ' M2 ! 0 ISize 1 Mag
238
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MSX
degli MSX-2. le prenderemo in esame
quando approfondiremo la conoscenza
di questi screen.
Riassumiamo nella figura 5 gli indirizzi
di default di inizio delle suddette tabelle,
per ognuno dei 10 screen. desumibili
anche per mezzo della funzione BA-
SE(n) come illustrato nello schema pub-
blicato.
A livello di BIOS poche sono le routi-
ne che sono state aggiunte per rendere
attivo uno screen.
Nella ROM principale, la sola
CHGMOD (005FH) è stata modificata
per consentire il suo utilizzo in tutti gli
screen grafici degli MSX-2.
Nella sub ROM trovano posto, inve-
ce. due nuove routine: CHGMOD (00D-
1H) e CHGMDP (001 B5H). che non
apportano sostanzialmente nessuna no-
vità. La differenza sostanziale fra queste
due ultime routine è che la seconda
provvede anche all'inizializzazione della
palette. Tutte le routine richiedono nel-
l'accumulatore lo screen voluto.
Gli altri registri di modo
Figura 2
se Dig è 0. il color bus è in ingresso se
CBD è settato e in uscita nel caso
contrario.
In ogni caso, è bene dire che. nella
maggior parte degli MSX-2. i piedini del
chip da collegarsi con il color bus non
sono utilizzati.
TP determina se il colore con codice
0 debba considerarsi un normale colore
come tutti gli altri, oppure debba sem-
pre essere trasparente. La cosa non è
di nessuna importanza sugli MSX-1 . do-
ve. infatti, la scelta non si pone. Ricor-
diamo, però, che sugli MSX-2 tutti i
colori, e quindi anche il colore 0, posso-
no essere modificati tramite la palette.
Se resettiamo TP (colore 0 trasparen-
te) la funzione di palette sul colore 0
non produce alcun effetto, a meno che
questo non sia stato selezionato come
colore di fondo.
LCR deve essere posto a 1 allorché
viene utilizzata la penna ottica. In que-
sto caso il bit MS (Mouse) deve essere
resettato, perché altrimenti viene consi-
derato il mouse.
Nel registro 9 troviamo un interessan-
te NTS, che determina una uscita sul
video in modo PAL (50 Hertz, 313 linee
sullo schermo) oppure NTSC (60 Hertz,
262 linee). Nel primo modo, quello che
si ha normalmente, sullo schermo risul-
tano evidenti due grosse strisce del
bordo superiore e inferiore; e la parte in
In aggiunta ai registri 0 e 1 vi sono
altri due registri che determinano il mo-
do di funzionamento del VDP: selezio-
nano. cioè, caratteristiche come il nu-
mero delle linee che vengono visualizza-
te sullo schermo o la visualizzazione in
modo interlacciato o a pagine alterne.
Si tratta dei registri 8 e 9 il cui signifi-
cato lo riassumiamo in maniera sche-
matica nella figura 6.
Si faccia attenzione al fatto, già citato
a suo tempo, che i registri da 8 in poi,
quando vengono letti o modificati con la
funzione VDP del Basic, debbono esse-
re incrementati di 1 .
Il bit 0 del registro 8. quando è messo
a 1 , modifica l'uscita video-composita in
32 gradazioni monocromatiche; altri-
menti l'output avviene normalmente a
colori. Non viene invece modificato il
segnale sull'uscita RGB
Il bit SPD (SPrite Disable mode) fa
scomparire gli spnte dallo schermo se
viene resettato. Non si tratta, ovviamen-
te. di una cancellazione o di una inizializ-
zazione degli sprite, visto che questi
torneranno a riapparire, appena questo
bit viene messo a 1.
I bit 2 e 3 (VRAM select) determinano
congiuntamente il tipo di memoria vi-
deo secondo lo schema di figura 7.
CBD (Color Bus Direction), invece,
pone il bus del colore in modo ingresso
o in modo uscita, e deve essere usato
insieme al bit Dig del registro 0. In
particolare, se Dig è 1 il bus del colore è
sempre in modo ingresso, indipenden-
temente dal valore di CBD. Altrimenti,
O — 40C ! OOOOH
0 -aoc 1 ooooh
1 - 2 ! 1800H
3 ! 0800H
4 ! 1800H
S - 6 • OOOOH
7-8 1 OOOOH
0800H
OOOOH
OOOOH
Color
Sprite
•ttr.
0800H
3800H
380OH
3800H
7800H
FOOOH
1BOOH
1 BOOH
1EOOH
7600H
FAOOH
239
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MSX
cui avviene la stampa risulta limitata.
Nel secondo modo, invece, si assiste
alla scomparsa dei bordi tramite una
dilatazione della parte attiva dello scher-
mo, almeno se disponiamo di un moni-
tor e non di un televisore pur provvisto
di presa SCART.
Quest'ultimo modo è utilizzato da al-
cuni giochi (come Laydock, 1942 e Bub-
ble Bobble).
Per attivare il modo NTSC da Basic
basta la seguente istruzione:
VDPI10)=VDP(10) AND &HFD
mentre, per ritornare in modo PAL. bi-
sogna utilizzare l'istruzione:
VDP(10)=VDP(10) OR 2
Ugualmente interessante é il bit LN,
che determina la visualizzazione di 192
se resettato, o di 212 righe se viene
posto a 1
Questo bit è. ovviamente, settato ne-
gli screen 5-8, dove si dispone sempre
di 212 pixel in verticale, ma la cosa può
essere modificata e non solo in questi
screen.
Particolarmente strano è l'effetto del-
le 212 linee nei modi testo, dove si ha
la comparsa di 26 linee di caratten com-
pleti e di una ventisettesima riga di
caratteri tagliati a metà. 0, forse, la
cosa sembra meno strana se si pensa
che 26 righe corrispondono a 208 punti.
L'uscita su 26 linee può essere utiliz-
zata in ogni ambiente, anche in Basic,
purché si abbia l'accortezza di porre il
numero delle righe che si vogliono utiliz-
zare nella locazione di memoria 0F3B1H
(CRTCNTI L'editor del Basic riconosce,
però, soltanto 24 righe, per cui scriven-
do una istruzione sulla venticinquesima
riga, questa non verrà accettata.
Inoltre é da tener presente che, con
26 righe di schermo e in 80 colonne, la
Screen Image Table necessita di alme-
no 2080 byte. E la strana scelta dei
programmatori della Microsoft di porre
la Color Table all'indirizzo 2048 porta
quest'ultima ad interferire con la prece-
dente tabella
In maniera molto succinta riassumia-
mo il significato degli altri bit
DCD: Dot Clock Direciion (0=input,
1 =output)
E/O: se è 1. in maniera alternativa
vengono visualizzate la pagina (dispari)
attuale e quella precedente
IL: Interlace Mode (0=modo non inter-
lacciato, 1=modo mterlacciato)
SY: Sinc interna o esterna. Per maggio-
ri dettagli rimandiamo al manuale del
Basic, quando viene descritta l'istruzio-
ne SET VIDEO, e, in particolare, il para-
metro «modo»,
I registri di controllo
in modo testo
Come é noto, il registro 7 del VDP
definisce i colori dello sfondo e del
primo piano nello screen 0. In particola-
re il nybble più significativo rappresenta
il colore del primo piano, e il nybble
meno significativo il colore del bordo. E
PROGRAM Flash;
VAR Stri Stringe 2551 1
quindi tutti i caratteri dello schermo
hanno necessariamente lo stesso co-
lore.
Quello che è invece meno noto é che
il V9938 consente di avere sullo scher-
mo alcuni caratteri con colore, sia di
primo piano che di sfondo, diversi da
quelli contenuti nel registro 7; e. inoltre,
tali caratteri possono anche lampeggia-
re, diventando, per un certo tempo,
anch'esso definibile, del colore principa-
le. e poi. per un altro tempo, del colore
FUNCTION VDP (NumberOTRegi ster
BEGIN
IF NumberOFRegister<8 THEN
ELSE VDPi=VDP_Reg2CNumbe
END;
BYTE) :BYTE;
'DP ! = VDP_Reg 1 1 Numb e
iPINumb
r-OtReg
IF NumberOfRegister<24 THEN
IF Number Of Reg i ster < 8 THEN VDP
ELSE VDP_Reg2CNumber0f Regi steri
< EI }
ieglCNumb
il Integer) :BYTE;
Port 1*993 1 =
PortC*993:-
VPeek : =Port
PROCEDURE VPoke ( Adtì
BEGIN
WrlteVDP < 14, Acare
ras: INTEGER;
i SHR 13);
Porti *993:=
Por t 1*993 i=
Port C*983 : »
li (Address) AND *1F> t
PROCEDURE Fi 11 VRAM (Address, Numb«
BEGIN
INLINE <*2A/Address/
*ED/*4B/Number0-f Byte/
-OTBytei INTEGER; !
< LD HL.Addrc
240
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
MSX
alternativo. Ma tutto questo può avveni-
re solo in modo testo a 80 colonne.
E cosi si spiega anche l'arcano della
Color Table definita in modo testo.
Molto brevemente, diciamo che il re-
gistro 12 contiene, in maniera analoga
al registro 7, i codici del colore alternati-
vo; e cioè il nybble più significativo
rappresenta il colore del primo piano e il
nybble meno significativo il colore dello
sfondo.
Il registro 13, poi, contiene nel nybble
più significativo un numero proporziona-
le al tempo in cui deve rimanere sullo
schermo il colore alternativo, e. nel nyb-
ble meno significativo un numero pro-
porzionale al tempo in cui deve essere
visualizzato il colore principale. Ogni uni-
tà equivale a circa 0.2 secondi.
Chiariamo tutto con un esempio. Sup-
poniamo di voler definire, su uno scher-
mo blu con caratteri bianchi, alcuni ca-
ratteri rossi su sfondo giallo; questi
caratteri debbono anche lampeggiare,
mostrandosi per 1 secondo bianchi su
sfondo blu, e per 2 secondi rossi su
sfondo giallo.
La prima cosa da fare è di porre nel
registro 12 il valore 6BH (6=rosso,
0BH=giallo| nel seguente modo:
VDPI13) = &h6B
Poi il valore 0A5H dfinisce i tempi di
lampeggio sopra descritti; e quindi scri-
veremo ancora:
VDP(14)=&HA5
L’effetto che si può notare è che
molti dei caratteri sullo schermo si met-
tono a lampeggiare nel modo voluto.
! O O ! 16K x 1 bit I
! 0 1 ! 16K x 4 bit !
! 1 0 ! 64K x 1 bit !
Il 1 ! 64K High Speed 1
Un valore 0 nel tempo di lampeggio
sta a significare che una delle due cop-
pie di colori non deve mai comparire.
Quindi, se si vuole fermare questo «ma-
cello» che abbiamo creato basta porre 0
nel registro 13.
Ora, se vogliamo creare qualcosa di
più ordinato, se vogliamo, cioè, che solo
una porzione di schermo ben definita
sia interessata dal lampeggio e dai colo-
ri alternativi bisogna prendere in esame
la Color Table. Quest'ultima non viene
considerata né dal Basic né dal BIOS, e
per questo si trova sempre a contenere
strani valori, che determinano gli effetti
un po' bruttini visti in precedenza. Quin-
di come prima cosa dobbiamo ripulirla,
ad esempio con il seguente programmi-
no, che azzera tutti i 270 byte di cui è
composta:
10 FOR l=BASE(l) TO 1+270
20 VPOKE I, 0
30 NEXT I
Ad ogni carattere sullo schermo corri-
sponde un bit nella Color Table: cosi al
45esimo carattere dello schermo (prima
riga, colonna 45) corrisponde il quaran-
tacinquesimo bit della Color Table. o. in
altre parole, il quinto bit (a partire da
sinistra) del nono byte,
È necessario, quindi, individuare il bit
da porre ad uno nella Color Table.
In generale, se indichiamo con R e C
la riga e la colonna che individuano il
carattere, il numero:
X = 80 • (R— 1)+C— 1
ci dà la posizione relativa, nella Screen
Image Table, del byte che rappresenta
in carattere.
La parte intera del rapporto fra questo
numero e 8 ci dà la posizione, nella
Color Table. del byte che contiene il bit
corrispondente; quest'ultimo è indivi-
duato dal resto della precedente opera-
zione.
Come esempio finale si veda il listato
pubblicato in queste pagine, con le or-
mai usuali procedurine in Turbo. mc
CONST Color Tabi e: INTEGER - *800|
PROCEDURE InverseColor (Color Text, Co
BEO IN
Wr i t e VDP ( 1 2 , Co 1 or T«x t * 1 6+Co 1 or Bac
END;
srOFCh ars BYTE; OnOF F : BOOLEAN) ;
Xs-O;
REPEAT
Js=I MOD B;
Mask:= *80 SHR J;
UH ILE (Ma«k>0) AND
IF OnOFF THEN
rable+I DIV 8);
/al ua AND NOT C
PROCEDURE E
BEO IN
Wr i teVDP ( 13, TimeOm
END;
seOn , T ì meO-f F : BYTE > ;
r<30, io) ;
se (30, IO, length (a
(3,2) ;
m,20> ;
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
241
a cura di Andrea de Prisco
Maurizio Mangrella ha colpito
ancora. Non contento delle sue
gesta contro Modi Grafici.
Scrolling, Copper et similia,
questa volta ci offre sul solito
piatto d'argento (ah. se tutti
fossero precisi come lui!) una
scorpacciata di altre importanti
informazioni, davvero tante e
tutte accompagnate da degno
software, che vi stilleremo mese
per mese come una preziosa
medicina. Oggi l'antipasto: un
semplice Assembler
Disassembler per scrivere i vostri
programmi Copper (Amiga non
solo è multitasking, ma da un po'
di tempo anche multiprocessor!)
per sbizzarrirvi nei modi grafici
più strani. Per motivi di spazio
non possiamo pubblicare il
listato, ma tranquilli... le prossime
utility del Mangrella. come detto
già in nostro possesso, sono di
dimensioni minori...
È disponibile, presso la redazione, il disco
con il programma pubblicato in questa
rubnca Le istruzioni per l'acquisto e
l'elenco degli altri programmi disponibili
sono a pag 265
Programmi
per il Co pper
di Maurizio Mangrella - Eboli (SA)
Riprendo il discorso sul Copper pre-
sentandovi alcuni programmi di suppor-
to che (udite udite!) vanno da un As-
sembler simbolico (capace cioè di gesti-
re label a cui associare particolari valori)
a un Disassembler, passando per un
interessante demo e un caricatore dei
programmi realizzati «in proprio».
Il Copper: parte seconda
Il Copper (come già dissi in un altro
articolo) è un piccolo ma velocissimo
microprocessore RISC dedicato, il quale
è in grado di interpretare solo tre istru-
zioni, sincronizzandosi con la posizione
del Video Beam
Le istruzioni e il loro OpCodes sono: y
Il Copper accede ai registri dei chip
custom (la maggior parte dei quali e a
sola scrittura) durante la scrittura sul
video di una riga di schermo, mentre
tutti gli altri dispositivi dell'Amiga (mi-
croprocessore. canali DMA, etc.) acce-
dono alla memoria durante gli Horizon-
tal Blanks, che durano circa 63-64 mi-
crosecondi.
Ogni ViewPort è dotata di una o più
CopLists, che sono i programmi del
Copper: una CopList é un insieme con-
tiguo di istruzioni, che vengono esegui-
te tutte in fila, dalla prima all'ultima (il
Copper non è dotato di istruzioni di
salto); si deve anche ricordare che il
Copper non possiede registri interni,
alla maniera di un normale microproces-
sore: il che, viste le applicazioni tipiche,
non è una grave limitazione.
Una CopList si compone di una «in-
troduzione» (una struttura dati che ne
definisce le caratteristiche) e delle istru-
zioni vere e proprie; senza troppo dilun-
garmi, ponendo che sia cpl& l'indirizzo
di una struct CopList, i parametri princi-
pali saranno i seguenti:
Istruzione
MOVE
WAIT
SKIP
OpCode Funzione
0 Trasferisce un dato immediato in un
registro dei chip custom
1 Aspetta che il Video Beam raggiunga
una determinata posizione : nel caso
questa sia stata superata, passa diretta-
mente all’istruzione seguente
2 Salta la prossima istruzione nel mo-
mento in cui viene raggiunta una data
posizione del Video Beam o nel caso
questa sia stata già superata.
Il formato tipico di una istruzione (an-
che questo scoperto da me dopo lun-
ghe, estenuanti e «GuruMedit-ose» ri-
cerche) è
la Word ISTRUZIONE
2a Word Primo Dato
3a Word Secondo dato
Per la MOVE il primo dato è la word
meno significativa dell'indirizzo del regi-
stro su cui operare, mentre il secondo
dato è. appunto, il dato da trasferire;
per WAIT e SKIP, invece, primo e se-
condo dato sono, rispettivamente, ordi-
nata e ascissa della posizione che il
raster deve raggiungere. Quindi gli
schemi tipici sono
MOVE registro, dato
WAIT ordinata, ascissa
SKIP ordinata, ascissa
PEEKL (cpl&+ 1 2)
fornisce l'indirizzo della prima istruzione
PEEKW (cpl&+28)
fornisce il numero di istruzioni di cui si com-
pone la CopList
PEEKW lcpl&+30)
non so precisamente cosa sia (il C lo chiama
Max-Count), comunque, in genere, è supe-
riore di una unità al valore precedente
Delle tre CopLists presenti in una
ViewPort (Dsplns per lo schermo,
Sprlns per gli spnte e Clrlns per i colori)
la più importante è Dsplns. in quanto è
l'unica effettivamente attiva: tutte le
CopLists scritte dal Sistema Operativo
(già, è proprio cosi...) terminano con
una
WAIT 10000. 255
istruzione palesemente scorretta (il Vi-
deo Beam non raggiunge mai l'ordinata
242
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
SOFTWARE AMIGA
10000...) e le Sprlns e le Clrlns si com-
pongono, in effetti, di questa sola istru-
zione. Secondo me (parere puramente
personale) questa istruzione vale come
marker di fine programma.
Per attivare una CopList (a patto di
possedere un po' di documentazione
sui registri interni non dovrebbe essere
difficile scriverne una adatta alle proprie
necessità) basta fare i «parassiti», ovve-
ro sostituirla alla normale Dsplns: dopo
averla inserita da qualche parte della
memoria (servitevi della AllocMem, ri-
chiedendo ASSOLUTAMENTE la Chip
Memory) daremo
POKEL cpl&+12.cpi&
POKEW cpl&+28.n%
POKEW cpl&+30.n%+1
dove cpl& è l'indirizzo della Dsplns Co-
pList. dato da
cpl& = PEEKL (ViewPort&+8)
cpl& è l'indirizzo della prima istruzione e
n% è il numero di istruzioni presenti nel
programma. A questo punto daremo
CALL MrgCop (View&)
(MrgCop () è una routine della graphic-
s.library) per ottenere magicamente l'ef-
fetto. View& é la View attiva, data da
View& = ViewAddress&(0)
(ViewAddress& () è una routine della
intuition. library). Ci sarebbe anche un
altro modo (BASTAAAA! Per favore...),
ma è piuttosto scomodo e sconve-
niente.
CopAssembler
CopAssembler è un Assembler per i
programmi del Copper, il quale ricono-
sce le tre istruzioni del microprocessore
più un certo numero di direttive. Queste
sono:
ORG <indirizzo>
setta l'indirizzo d'inizio del programma (vedi
dopo)
.DEF <label> <valore/label>
setta la prima label al valore <valore> o al
valore della seconda label specificata
END
termina il programma
Un valore immediato può essere in-
trodotto in decimale (normalmente) o in
esadecimale (facendolo precedere dal
segno $). Una label ha priorità su un
valore numerico : ad esempio, nel se-
guente programma,
.DEF SAAAA 5
MOVE SF100 SAAAA
la label SAAAA avrà priorità sul valore
esadecimale SAAAA (—21846 dee.,
considerando il segno) e la MOVE di cui
sopra sarà trasformata in
MOVE SF100 5
Tenetelo ben presente! Inoltre, ogni
quantità numerica deve essere introdot-
ta secondo le convenzioni del Basic,
cioè con il segno . Per l’istruzione MO-
VE c'è una eccezione: le due istruzioni
MOVE $100 $0200
e
MOVE $F100 $0200
sono equivalenti, e trasferiscono — per
la cronaca — la quantità $0200 nel
registro SOFFI 00 (Denise ViewPort Mo-
de, vedi dopo). È possibile ridefinire una
label, ma l'ultima definizione vale retro-
spettivamente per tutto il programma:
cioè, nel seguente «stralcio»,
.DEF START -1
WAIT START 0
.DEF START 0
la WAIT sarà trasformata in
WAIT 0 0
perché l'ultima definizione vale per tutto
il programma. Questo perché l'editor
elabora le .DEF man mano che vengono
inserite, e l'ultima sarà quella effettiva-
mente disponibile all'assemblatore.
Per cancellare l'ultima riga introdotta,
basta digitare D <RET>.
Alla partenza del programma, vi trove-
rete davanti lo schermo vuoto con la
sola presenza, in basso a sinistra, di un
«_». Scrivete le righe del programma e
premete <RET>: quanto scritto sarà
elaborato e trasferito direttamente nel
listato in alto. L’ultima riga dello scher-
mo ospita eventuali messaggi d'errore:
una riga con sintassi non corretta non
viene accettata, e offre «un'altra possi-
bilità».
Dopo aver digitato .END apparirà un
piccolo menu: tramite questo potrete
assemblare il programma (premendo A
il programma vi chiederà il nome del file
contenente il codice oggetto), stampare
o salvare il sorgente (quest’ultima ope-
razione forse è inutile, dal momento
che. allo stato attuale, il mio programma
non consente di caricare un sorgente) o
terminare il lavoro. Un'ultima nota sul-
l’editor: eventuali argomenti in eccesso
dopo una istruzione o una direttiva ven-
gono semplicemente ignorati; inoltre, si
ricordi che per cancellare un carattere
errato non servono i tasti cursore ma
solo il classico BackSpace.
Il formato del file oggetto è il se-
guente:
LONG Indirizzo di inizio
WORD Istruzione
WORD Primo dato
WORD Secondo dato
etc.
L'indirizzo di inizio, a causa dell'alloca-
zione dinamica della memoria, viene
normalmente ignorato: un programma
per il Copper, data l'assoluta mancanza
di istruzioni di salto, è sempre perfetta-
mente rilocabile.
CopLoader. il piccolo caricatore che
allego (completo delle dichiarazioni di
libreria e di tutto quanto serve a farlo
funzionare) offre una interessante pre-
rogativa: quella di correggere automati-
camente gli indirizzi dei bitplane, qualo-
ra si sia fatto riferimento a questi; nel
caso non si desideri questa opportunità,
basta cancellare l'fF block posto quasi al
centro della routine di caricamento.
Una raccomandazione per quanto ri-
guarda i vostri listati: nel caso stiate
scrivendo una CopList da sostituire a
Dsplns. mettete Dsplns in testa al pro-
gramma, ovvero fate precedere le vo-
stre istruzioni da quelle normalmente
contenute in questa CopList. Questo
per non creare inutilmente problemi le-
gni volta che si effettua una operazione
sullo schermo il S.O. aggiorna automati-
camente le CopLists, e si aspetta di
trovare quelle «originali»).
CopDisassembler
Il disassemblatore funziona molto più
semplicemente: vi chiede il nome di
una struttura dati che contiene CopList
(potete rispondere con UCopList, Co-
pList o ViewPort) e il suo indirizzo;
provvede da solo a scandagliare le strut-
ture dati: ad esempio, con una View-
Port, si ha:
Struttura dati ViewPort
Indirizzo XXXXXX
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243
SOFTWARE AMIGA
Dsplns
a XXXXXX
Sprlns
a XXXXXX
Clrlns
a XXXXXX
UCopIns
a XXXXXX
Struttura dati (UCopList, CopList)
CopList
Indirizzo
XXXXXX
(come schema tipico di risposta). Dopo
aver inserito l'ultimo dato appare, in
cima al video, l'indirizzo (esadecimale)
della CopList, dunque le istruzioni (che
«escono» ad una ad una con la pressio-
ne di un tasto). Questo programma può
rivelarsi utile per conoscere le CopLists
«standard» e per modificarle nella ma-
niera opportuna.
Qualche registro
Facendo pratica con il Copper ho an-
che individuato le locazioni di alcuni
registri hardware interessanti. Comin-
ciamo con quelli video: gli indirizzi dei
bitplane si trovano nelle longword da
DFFOEO a DFF0F7; poi c'è il ViewPort
Mode, sito a DFF100. In quest'ultimo
registro, il bit 15 attiva la Hi-Res. i bit
12-14 selezionano il numero di bitplane,
il bit 11 attiva l'HAM, il 10 il Dual
Playfield, il 7 l’HalfBrite e il 2 l'InterLa-
ce. Il bit 9 deve essere sempre (???)
settato. I colori sono memorizzati nelle
word da DFF180 a DFF1BF.
A partire da DFF120 ci sono i registri
per gli sprite: da DFF120 a DFF13F
abbiamo 8 long-word che puntano alla
descrizione della forma (word alternate
per il primo e secondo bitplane, termi-
nate da una long-word a 0), poi 8 gruppi
di word cosi conformati:
SPROPOS DFF140
posizione dello sprite 0 in uno schermo
320x256; i bit 15-8 regolano l'ascissa, quelli
da 7 a 0 l'ordinata. La posizione è riferita in
maniera assoluta all'inizio della schermata
(per un WorkBench normale l'offset per l’a-
scissa è 64 e per l'ordinata è 44)
SPROCTL DFF142
valore terminale della y per lo sprite 0 nei bit
da 15 a 8, bit di controllo da 7 a 3 (il bit 7,
SPRITE_ATTACHED. fonde una coppia di
sprite e ne forma uno dotato di 15 colori e il
trasparente) I bit da 2 a 0 sono, rispettiva-
mente, i «noni bit» dell'ordinata finale, del-
l'ordinata iniziale e dell'ascissa
SPRODATa DFF144
Word di dati per il primo bitplane (sola scrit-
tura)
SPRODATb DFF146
Word di dati per II secondo bitplane (sola
scrittura)
I gruppi sono cosi localizzati:
Sprite 0 DFF140
Sprite 1 DFF148
Sprite 2 DFF150
Sprite 3 DFF158
Sprite 4 DFF160
Sprite 5 DFF168
Sprite 6 DFF170
Sprite 7 DFF178
Poi (non c’entra molto...) vi do gli
indirizzi dei registri di controllo del
DMA:
DMACON DFF096
gestisce il DMA: il bit 9 (MASTER) abilita i
canali in generale, mentre i bit da 0 a 8
abilitano i singoli canali, secondo il seguente
schema:
— Bit 0 Canale audio 0
— Bit 1 Canale audio 1
— Bit 2 Canale audio 2
— Bit 3 Canale audio 3
— Bit 4 Dischi (read/write)
— Bit 5 Sprite
— Bit 6 Blitter
— Bit 7 Copper (I)
— Bit 8 Display video (Raster)
il bit 15 è il solito Set/Reset (vedi dopo)
ADKCON DFF09E
gestisce la modulazione dei canali . i bit da 0
a 3 attivano la modulazione in ampiezza,
mentre quelli da 4 a 7 gestiscono quella in
frequenza Gli altri bit gestiscono l'UART e il
read/write sul disco. Il bit 15 funziona come
sopra (vedi dopo),
Il bit 15 serve per manipolare i bit di
un registro (per quei registri che sono
dotati di questa funzione); scrivendo
una particolare matrice di bit nel regi-
stro. i suoi bit settati setteranno quelli
del registro se il bit 15 è resettato, e
viceversa. Confusi? È comprensibile I
Per quanto riguarda gli altri registri,
quelli audio sono disposti «a blocchet-
ti», uno per ogni canale. Un «blocchet-
to» è cosi costituito:
ACOPTFLH DFFOAO
ACOPTFLL DFF0A2
ACOLEN DFF0A4
ACOPER DFF0A6
ACOVOL DFF0A8
ACODAT DFFOAA
puntatore alla tavola dì word (parte alta)
puntatore alla tavola dì word (parte bassa)
lunghezza della tavola
periodo (numero di sample tra una conversio-
ne e un'altra)
volume (0-64)
dati (a sola scrittura)
Questo era il blocco per il canale 0:
per i canali 1 , 2 e 3 cominciano, rispetti-
vamente, agli indirizzi DFFOBO, DFFOCO
e DFFODO.
Per una descrizione completa di que-
sti registri, si rimanda all'articolo «DMA
Music Composer» di Dante Sbrega. pub-
blicato sul numero 74 di MC, Infine, i
registri del Blitter. che dovreste già co-
noscere (B... come Blitter, di Paolo Rus-
so), e che vanno usati con una certa
attenzione (leggi: anche troppa..,)
Conclusioni
A questo punto penso proprio di aver
finito. Non allego i listati dei programmi,
altrimenti l'articolo diventerebbe chilo-
metrico, ma discuto solo delle variabili e
delle procedure (vedi figura a fianco).
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
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stanza bene e di possederlo nelle sue
funzionalità.
Sarà per questo, sarà per pigrizia, ma.
passato da un sistema a due dischetti
ad uno con disco rigido, non sono stato,
né lo sono ora. molto propenso ad
apprendere un nuovo programma di
trattamento testi, sul tipo di quelli più
recenti, che meglio si adattano alla nuo-
va configurazione della macchina.
Del resto, mi pare di capire che anche
qualche redattore della rivista non voglia
discostarsi dall'uso di Wordstar che è
ormai divenuto qualcosa di troppo fami-
liare.
Per questa categoria di persone pro-
pongo una soluzione che consente di
utilizzare in maniera abbastanza agevo-
le. il programma Wordstar copiato una
sola volta all'interno di una directory del
disco rigido.
Si tratta, in sostanza, di creare il file
batch, riportato in figura 1 , il quale utiliz-
zando appropriati comandi del DOS.
consente di scegliere una fra cinque
directory diverse sulle quali editare il
testo interessato.
Perché il tutto funzioni correttamente
è necessario, però, tenere presente
quanto segue:
— è richiesta la versione del DOS 3.20
o successive;
— nel file CONFIG.SYS deve essere
inserito: DEVICE=ANSI.SYS. in quanto
vengono appunto utilizzate opportune
sequenze di comandi interpretati da AN-
SI.SYS per la colorazione del video e
per il posizionamento del cursore;
— nel file AUTOEXEC.BAT deve esse-
re inserito il comando PATH con l'indi-
cazione della directory nella quale sono
presenti i comandi di sistema;
esempio: PATH C:\MSDOS\,
— è necessario creare una directory,
chiamata WS, sulla quale copiare i file di
Wordstar e il batch in questione;
— nella medesima directory è necessa-
246
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
SOFTWARE
MS-DOS
Figura 2
Programmino che
qualsiasi gli asterischi
Escape. indispensabile
schermo con il driver
ANSI
rio copiare anche il file scelta.com. che
si può creare con il programma Basic
riportato a parte.
Per quanto riguarda la digitazione del
file batch è da tenere presente che non
si riesce con i normali editor o con lo
stesso Wordstar a generare corretta-
mente le sequenze di ESCI previste da
ANSI.SYS (per maggiori dettagli si ri-
manda al manuale del DOS).
Suggerisco, pertanto, di utilizzare
Wordstar, entrando in editor con il co-
mando N e di sostituire ogni occorrenza
del carattere ESG (decimale 27, esade-
cimale 1B), con un altro carattere che
non viene mai usato nel resto del testo,
ad esempio *.
Successivamente si potrà rimettere a
posto ogni cosa facendo girare il pro-
gramma Basic riportato in figura 2.
Il funzionamento del file batch è sem-
plice. Dopo la videata iniziale viene pas-
sato il controllo al file scelta.com, il
quale si accerta che il tasto digitato
entri nel campo di quelli ammessi (nu-
meri da 1 a 7).
Acquisito il valore del tasto digitato il
programma scelta.com termina impo-
stando correttamente ERRORLEVEL.
Successivamente viene testato tale
valore e. se non è né 6 né 7. si provve-
de ad istruire il sistema in modo che il
disco C venga visto come A e il disco A
venga visto come B.
Quindi con il comando SUBST si fa
diventare disco D la directory passata al
file batch come parametro.
All'uscita da Wordstar viene resettato
il tutto e si ritorna nuovamente alla
presentazione delle varie scelte.
Circa il funzionamento dell’insieme
posso dire che lo sto utilizzando da circa
un anno senza alcun problema.
Raccomando in fase di editazione del
file scrivo.bat. di scrivere le lettere che
seguono le parentesi I dei comandi AN-
SI. cosi come sono scritte, evitando di
scrivere maiuscolo al posto di minusco-
lo e viceversa, altrimenti non si avrà un
corretto funzionamento.
Faccio ancora presente che sarà pos-
sibile copiare file da dischetto sulla direc-
tory interessata utilizzando i comandi di
Wordstar, purché si tenga presente che
il disco A viene visto come disco B.
Pertanto il nome del file che si trova sul
dischetto dovrà essere preceduto da B : .
Non sarà, invece, possibile, rimanen-
do in Wordstar, fare copie di file da una
directory all'altra.
Il file batch viene lanciato passandogli
come parametri i nomi e l'eventuale
percorso delle directory interessate.
Esempio:
scrivo testi ws\agenda bas asm note.
OPZIONI DI LAVORO CON WORDSTAR
1 - sotto directory luigi
2 - sotto directory sntonio
3 - sotto directory cerio
4 - sotto directory valter
5 - sotto directory sana
6 - sotto dischetto A:
7 - FINE LAVORO
Scegli .
Esempio di schermala
È ovvio che se si vuole evitare di
digitare ogni volta più parametri convie-
ne creare un ulteriore file batch il quale
invochi direttamente scrivo.bat passan-
dogli i parametri interessati.
TOOL 05
di Roberto Venturi - Macerata
Il nome tool deriva dalla lunga gavetta
fatta in ambiente Apple II e. soprattutto,
dal passaggio al IIGS.
Infatti é stato l'entrare nel mondo dei
tool in ROM del IIGS che ha spronato il
sottoscritto a cercare di emulare un
simile modo di fare (tool in Assembler
per un ambiente uniforme ed efficiente)
nell'ambiente di lavoro di tutti i giorni
(MS-DOS e DBIII)
Il numero cinque deriva dal fatto che
il presente è il quinto tool realizzato in
ambiente DBIII (MS-DOS) da cui il no-
me; per chi volesse saperne di più
possiamo già dire che il presente tool
ingloba tutti i precedenti ed è, quindi, lo
stato dell'arte (per quanto riguarda la
mia produzione).
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
247
SOFTWARE
MS-DOS
Esempio di quello che
si può realizzare
in DB3 utilizzando
il Tool 05
Parie del demo
presente sul disco in
realizzale alcune delle
chiamale ai Tool 05
liting: C: t5_demo. prg
• menu setting up *
a= " AM0004ROVEN' 80 Archivi Finestre Altro
cali tool05 vith a
a="AM0102Guida Info su.."
cali toolOS with a
a="AM0203Apri-Fi leChiudilo Fine
cali toolOS vith a
a=“AM0304Apri 1 Chiudi 1 WindowingChiudi
cali tool05 with a
a= " AM0403NevbrovseMenu ' -Or . Menu-Ver . "
cali toolOS with a
Vedo qualcuno che sta già schiaccian-
do un annoiato pisolino, per cui vedia-
mo di risvegliare l'attenzione con qual-
che anticipazione.
Quante volte avete desiderato qual-
cosa che vi permettesse di salvare II
contenuto del video, in tutto od in parte,
per poterlo riportare su schermo suc-
cessivamente (avete mai provato ad
evitare che la stampante spenta vi spor-
casse tutta la videata con il suo inevita-
bile messaggio di errore? Basterebbe
'rifare' la schermata dopo la stampa).
Ho sentito qualcuno dire che di screen
save/restore ce ne sono parecchi in
commercio. Davvero? Allora conti-
nuiamo.
E se anziché limitarsi a salvare una
certa zona di schermo, quel qualcosa si
occupasse anche di una certa veste
estetica aprendo una finestra al posto
della zona salvata? No, attenzione, non
parlo di fare un banale top.left TO
bottom.right [DOUBLÉ]" (con il doublé
opzionale) che disegna subito, il rettan-
golo esterno; sto dicendo di avere l'ef-
fetto di qualcosa che, partendo dal cen-
tro del rettangolo indicato, si allarghi
fino a comporre la finestra desiderata.
Come dite? Ma certo. Il tutto a colorii
Vedo che vi state risvegliando: bene,
ed è solo l'inizio.
E per i menu? Il classico menu eredi-
tato dal DBII del CP/M con le iniziali dei
comandi come «tasti caldi» è piuttosto
scomodo per chi comincia e deve far
correre lo sguardo dal video alla tastiera
alla ricerca di quella dannata lettera che
non si trova mai (Murphy avrebbe mol-
do da dire). È anche vero che gestire un
menu a scorrimento tramite cicli di IN-
KEV è piuttosto stressante, sia dal pun-
to di vista del codice «elefantiaco» (ter-
mine che sta ad indicare programmi di
dimensioni spropositate rispetto alla
funzionalità ottenuta), sia per quanto
riguarda la velocità che, pur non distur-
bando il signore che lavora sul PS2/80
in monoutenza, fa impazzire chi, come
me, lavora in rete su un PC base (prova-
re per credere). Ora basta: da oggi
potrete gestire i vostri menu a scorri-
mento con un semplice comando (in
realtà sono due ma non facciamo i
pignoli).
Se poi siete amanti della standardiz-
zazione ed apprezzate l'introduzione di
Window (della Microsoft) come inter-
faccia utente, è pronta anche la struttu-
ra per gestire i menu a tendina o POP
DOWN (oggigiorno se non parli l'inglese
sei tagliato fuori n.d.a.) quindi interfacce
(Apple mi perdoni) MAC like anche in
ambiente DBIII
A questo punto direi che per chi non
si è ancora risvegliato dal torpore non
c'è nulla da fare; per gli altri non resta
che passare a vedere più in dettaglio le
modalità operative e le funzionalità del
prodotto.
Nella attuale versione del TOOL 05
sono implementati i seguenti comandi;
MW (Make Window)
apre una finestra senza salvare la zona video
sottostante
OW (Open Window)
(Save Screen + Make Window) ovvero salva
la zona di schermo indicata e vi apre una
finestra
CW (Close Window)
è come il Restore Screen
SS (Save Screen)
salva la zona di schermo indicata senza alte-
rare il video
RS (Restore Screen)
recupera l'ultima zona video salvata e la
riporta su schermo dando anche l'effetto di
'chiusura' della finestra.
IB (Inveri Box)
inverte i colori di background e foreground
(primo piano e sfondo) della zona indicata
dando l'effetto di inverse, appunto
VS (Vertical Select)
gestisce la selezione verticale tramite barra
in inverse entro la zona indicata.
HS (Horiz. Select)
gestisce la selezione orizzontale entro la zo-
na indicata tramite la solita zona in inverse.
AM (Add to Menu)
aggiunge un menu in memoria nella zona
dedicata al menu pop-down.
SM (Show Menu)
si occupa della gestione del menu preceden-
temente impostato con i vari comandi AM
Per effettuare le varie chiamate dal-
l'ambiente DBIII plus bisogna, innanzi-
tutto, caricare in memoria il tool con il
comando:
LOAD |pathname\ 1 TOOL05
per il pathname valgono le solite consi-
derazioni. tenendo presente che la ricer-
ca nel caso di omissione, non viene
effettuata nella directory corrente del
DBIII plus ma nel drive di default del
DBIII (vedi SET DEFAULT TO) quindi
conviene sempre mettere il percorso
completo. Da notare che non è neces-
sario specificare l’estensione del file
(purché la lasciate .BIN).
A questo punto è possibile chiamare
la funzione desiderata, in due modi:
— il più semplice è quello di chiamare
brutalmente il tool con
CALL TOOL05 WITH parmstnng
ove per parmstring si intende una strin-
ga contenente i vari parametri, nonché,
il comando stesso (lo vediamo meglio
dopo);
— il metodo che consiglio è, invece,
quello di usare una variabile di memoria
248
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
SOFTWARE
MS-DOS
di tipo stringa da impostare come desi-
derato e di chiamare, quindi, il tool con
tale variabile come parametro in pratica:
MYSTRINGVAR= "stringa di parametri"
CALL TOOLXX WITH MYSTRINGVAR
Notare bene che il secondo sistema è
l'unico possibile qualora si vogliano uti-
lizzare gli eventuali codici di errore ripor-
tati dal tool stesso ed ancora più quan-
do si attivano funzioni che restituiscono
un valore come Vertical Select, Horizon-
tal Select e Show Menu.
La stringa di parametri é costituita, al
minimo, dai due caratteri alfabetici
MAIUSCOLI che individuano la funzione
scelta seguiti dai vari parametri che
sono:
- Per i comandi CW, RS
Bastano I due caratteri dei comandi
Per i comandi SS, IB, VS
2 CARATTERI DI COMANDO +
2 CARATTERI MARGINE ALTO +
2 CARATTERI MARGINE SINISTRO +
2 CARATTERI MARGINE BASSO +
2 CARATTERI MARGINE DESTRO +
Per i comandi HS
2 CARATTERI DI COMANDO +
2 CARATTERI MARGINE ALTO +
2 CARATTERI MARGINE SINISTRO +
2 CARATTERI MARGINE BASSO +
2 CARATTERI MARGINE DESTRO +
2 CARATTERI LARGHEZZA COLONNE
Per i comandi MW, OW
2 CARATTERI DI COMANDO +
2 CARATTERI MARGINE ALTO +
2 CARATTERI MARGINE SINISTRO +
2 CARATTERI MARGINE BASSO +
2 CARATTERI MARGINE DESTRO +
2 CARATTERI COLORE «FOREGROUND» +
2 CARATTERI COLORE «BACKGROUND).
In caso di errore durante l'esecuzione
della funzione, viene restituito un codi-
ce di errore tra quelli sotto indicati, nei
primi due caratteri della variabile passa-
ta come parametro (ecco perché è
sconsigliabile chiamare il tool con una
stringa immediata anziché una variabile
di memoria).
EC = Errore di Comando.
Caratteri iniziali non validi,
ES = Errore nel Salvataggio.
Buffer pieno (da notare che in caso di un
Open Window non viene salvato lo schermo
ma viene comunque aperta la finestra).
ER = Errore nel Recupero.
Buffer vuoto (CW senza OW, RS senza SS).
EP = Valori non validi nei parametri passati.
EM = Valore di menu non valido.
Graphics Parade
di Carlo Lotto - Messina
Oggi più che mai è consuetudine
affiancare ad ogni relazione scritta o ad
un progetto una rappresentazione grafi-
ca la quale, in modo chiaro e immedia-
to, permette di far comprendere anche
ai «non addetti ai lavori» il problema o
più in generale il concetto che si vuol
divulgare.
La Business Graphics, ovvero i pro-
dotti software che si occupano di tale
argomento, ha avuto una vasta diffusio-
ne nei campi tecnico-scientifico, indu-
striale, didattico e continua a diffondersi
a ritmo sempre più incalzante nei più
disparati settori con lo scopo di aumen-
tare la produttività individuale.
Senza ombra di dubbio i pacchetti
software che continuano a proliferare
sul mercato divengono col passar del
tempo sempre più potenti e versatili,
ma i loro costi spesso consistenti porta-
no l'utente finale ad abrogare l'idea di
una possibile spesa in merito; il pro-
gramma che ho realizzato vuol rappre-
sentare (in termini modesti certamente)
una risposta per quegli utenti che come
me sono perennemente a corto di «li-
quido».
Lasciando da parte i preamboli pas-
siamo ad analizzare il programma.
Come predetto il compito delle rap-
presentazioni grafiche è quello di dar
una visione rapida e sintetica di un
determinato fenomeno, per questo si
presuppone l'uso e la costruzione di
diversi grafici rappresentativi e più in
particolare tale programma prevede: i
diagrammi a barre tridimensionali, a
barre orizzontale, a torta, i diagrammi
cartesiani, più e meno, sovrapposti e a
bastoni. L'uso di Graphics Parade è
molto semplice anche perché ho cerca-
to dì ridurre al minimo le possibilità di
errori soprattutto nella fase relativa al-
l’INPUT, in quanto tutto ciò che viene
battuto da tastiera è controllato e l'e-
ventuale pressione di tasti errati viene
ignorata; a ciò ci si aggiunga la gestio-
ne delle opzioni tramite menu POP-UP
il quale permette attraverso la pressio-
ne dei tasti «+» e «-» di selezionare
l'opzione desiderata.
Lanciato il programma lo schermo
viene suddiviso in tre settori o finestre
le quali vengono utilizzate rispettiva-
mente per la stampa dei dati inseriti da
tastiera o caricati da file, per il dialogo
con l'utente (INPUT) e l'ultima per la
gestione delle opzioni.
In corrispondenza di tali opzioni verrà
stampato un triangolino il quale può
essere spostato sull'opzione desiderata
e attraverso la pressione del tasto RE-
TURN è possibile accedere al sottopro-
gramma richiesto.
Il programma è logicamente ed ope-
rativamente diviso in due parti: la prima
è relativa all'immissione dei dati e la
seconda relativa alla gradazione vera e
propria quindi non è possibile tracciare il
grafico se non sono presenti dei dati in
memoria, per questo se si seleziona
una opzione relativa ad una grafico sarà
automaticamente chiesto l'inserimento
dei dati.
Le opzioni a disposizione in totale
sono 1 1 in quanto sono da annoverare
tra quelle precedentemente esposte
(grafici) anche l'opzione di caricamento
e salvataggio dei dati, l'opzione di IN-
PUT e infine l'opzione per uscire dal
programma.
1) Istogramma a barre 3D
Questa opzione permette di tracciare
dei grafici a barre verticali tridimensio-
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
249
SOFTWARE
MS-DOS
^^EREOGRAMM^^^ORT^J
gGE: 12*4“ irtìaBB
=kLL[J | | ~ LU:10*gj
gFE:7X TX/
SE: 4* H
[0«P:3X
lr ^®IIJJÌw OT 7 B
□fi A: 6% - -
Sfili K NO: 13%y
EjGI:9X £2
Esempio
nali, essi sono una rappresentazione
molto significativa e di rapida compren-
sione in quanto alla base di ogni isto-
gramma viene stampata l'etichetta e in
cima la percentuale riportata. Nel caso
in cui fossero stati inseriti dei valori
negativi essi non saranno visualizzati e
avranno valore nullo.
2) Istogramma a barre orizzontali
A differenza della precedente rappre-
sentazione grafica tramite questa opzio-
ne gli istograrnmi vengono tracciati oriz-
zontalmente in formato bidimensionale.
3) Aereogramma a torta
Sicuramente tra i diversi grafici quello
a torta è il più spettacolare e significati-
vo perché permette di evidenziare ogni
dato attraverso una superficie e un colo-
re diverso dai restanti. Inoltre per una
maggiore comprensione viene riportato
ai bordi dello schermo il colore di ogni
settore circolare con la rispettiva eti-
chetta e percentuale.
Il colore di cui ho parlato non è un
colore solido bensi un motivo ottenuto
per mezzo dell'Istruzione PAINT nella
sintassi PAINT (X.Y). TILING () dove al
vettore TILING sono stati precedente-
mente attribuiti dei valori nel formato
CHRSO.
4) Diagramma cartesiano
I diagrammi cartesiani vengono utiliz-
zati quando si vuol avere una rappresen-
tazione grafica dell'andamento di un de-
terminato fenomeno, per far ciò si fa
corrispondere ad ogni dato un punto sul
piano precedentemente stabilito e al
termine si congiungono tramite delle
linee tutti i punti ottenuti; per una mag-
giore comprensione viene riempita l'a-
rea tra l'asse delle ascisse e la curva
che descrive l'andamento dei dati.
5) Diagramma a barre verticali più e
meno
Spesso in una distribuzione di dati si
presentano dei valori sia positivi che
negativi, quest'ultimi nei grafici prece-
denti sono stati considerati nulli; ades-
so tramite questa opzione è possibile
visualizzarli insieme.
6) Istogrammi a barre sovrapposte
A differenza dei grafici precedenti i
quali sono costituiti da un solo dato per
istogramma con questa opzione si pos-
sono costruire degli istogrammi verticali
con più di un valore. La fase di INPUT
naturalmente è diversa e si svolge nel
seguente modo: innanzi tutto seleziona-
re questa opzione, quindi verrà chiesto
il numero delle barre sovrapposte (mas-
simo consentito 4). dopo di che rispetti-
vamente il titolo del grafico e il numero
totale delle barre da rappresentare; a
questo punto si dovranno inserire le
etichette di ogni istogramma e il valore
associato, quindi se il numero delle bar-
re sovrapposte é diverso da 1 si dovrà
ripetere l'operazione di inserimento dei
valori associati fino al numero inizial-
mente stabilito.
Nel caso in cui si vuol tracciare un
grafico diverso da questo e dal succes-
sivo con i valori inseriti tramite questa
opzione ciò è possibile in quanto verrà
considerata la somma dei valori associa-
ti per ogni etichetta mentre non è possi-
bile l'operazione inversa.
7) Diagramma a bastoni
Questo grafico si differenzia dal pre-
cedente in quanto le barre non saranno
sovrapposte bensì affiancate sullo stes-
so piano.
8) Carica
Con questa opzione è possibile cari-
care dei dati che sono stati precedente-
mente memorizzati.
A tal proposito viene chiesto il nome
del FILE da caricare naturalmente senza
l'estensione, comunque anche se essa
viene inserita non costituisce errore
perché viene automaticamente troncata
(per annullare l'operazione basta preme-
re RETURN come del resto in tutte le
altre opzioni).
9) Salva
Essa permette di salvare sul disco i
dati che sono in memoria con lo stesso
procedimento dell’opzione precedente
10) Input
Questa è l'opzione che permette dì
inserire i dati in memoria.
Innanzitutto viene chiesto il titolo del
grafico e il numero totale dei valori da
inserire (il massimo consentito è 12)
dopo di che verranno rispettivamente
chieste l'etichetta e il valore associato.
Terminata questa operazione viene
posta la domanda per sapere se i dati
inseriti sono esatti: se si risponde affer-
mativamente si ritorna al menu con la
possibilità di tracciare il grafico altrimen-
ti si potrà procedere alla correzione,
11) Uscita
Credo che non debba avere spiega-
zioni.
L'esecuzione del grafico é effettuata
in SCREEN 1 in modo tale da poter
utilizzare i quattro colori che sono a
disposizione, però vi sono dei piccoli
problemi per quanto riguarda la stampa
delle etichette, in quanto in quasi tutti ì
grafici per non togliere spazio alla rap-
presentazione esse vengono troncate
fino ad un minimo dì due lettere, co-
munque sempre comprensibili.
Per poter effettuare la stampa su
carta di un grafico, visto che il GW-
Basic non ha una istruzione in merito si
deve ricorrere alla pressione dei tasti
SHIFT-STAMPA
Per quanto riguarda i commenti a
particolari routine che potrebbero ri-
spondere all'esigenza di qualche lettore,
segnalo la gestione del menu attraverso
il metodo POP-UP il quale oltre a dare al
programma stesso un aspetto gradevo-
le, è di facile utilizzazione anche per
persone non molto esperte.
Altra piccola routine da segnale ri-
guarda la gestione dell'INPUT, la quale
permette di evitare i consueti errori di
battitura.
Ambedue le routine sono di facile
interpretazione e possono essere tra-
sportate con altrettanta facilità in altri
programmi.
Sul disco disponibile presso la reda-
zione troverete il programma GRAP-
HICS PARADE più 7 file che hanno lo
scopo di dimostrarne il funzionamento.
Questi file numerati da PI a P7 pos-
sono essere caricati in memoria con
l'apposita opzione ed utilizzati per quasi
tutte le rappresentazioni grafiche; dico
quasi tutte in quanto i primi 5 file posso-
no essere utilizzati soltanto dai primi 5
grafici mentre gli ultimi 2 sono utilizzabi-
li da tutti.
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di Valter Di Dio
In attesa di programmi specifici
per il IIGS, promessici da alcuni
affezionati lettori, ecco un po' di
software di utilità buono per gli
Apple Ile e //e/e (per intenderci
quelli con il 65C02 e il set di
istruzioni esteso). In più una
precisazione e una micro-utility di
due righe I chissà se riducibile ad
una?) da parte di un lettore che
già ha collaborato per questa
rubrica.
A proposito del IIGS la diffusione
nazionale, almeno dalle lettere
che ci pervengono, sembra
piuttosto consistente; non
saranno certo le 12.000
macchine vendute al mese negli
USA, ma di utenti a 16 bit ce ne
sono molti anche in Italia. Per
costoro voglio ricordare che ci
sono in funzione diversi SS con
programmi specifici IIGS, non ha
molto senso infatti usare il IIGS a
8 bit quando si può farlo
diventare un piccolo Macintosh a
colori! Su MC-Link in area
conferenze Apple è stata
gentilmente scaricata una lista
impressionante di programmi
nativi per GS (inutilizzabili sui
vecchi Apple) prelevabili
attraverso la rete FIDO. A questo
punto l'unico modo di far
crescere il mercato IIGS, e
tutelare quindi il nostro acquisto,
è di diffondere al massimo i nuovi
programmi (sono di pubblico
dominio) e soprattutto il nuovo
modo di programmare (o di
pensare?) specifico del mondo
Mac/Apple IIGS
È disponibile, presso la redazione, il disco
con il programma pubblicato in questa
rubrica. Le istruzioni per l'acquisto e
l'elenco degli altri programmi disponibili
sono a pag . 265
LIST db
di Donatello Norese - Valenza Po (AL)
Per chi ha una stampante, il primo
inconveniente che si nota dovendo di-
sassemblare molte istruzioni o visualiz-
zare un grosso blocco di memoria, utiliz-
zano i comandi del Monitor, è quello di
sprecare molta carta poiché vengono
utilizzate, in entrambi i casi, solo 40
colonne, mentre il resto della pagina
rimane bianca.
Il secondo, che vale solo per la visua-
lizzazione dei blocchi, è quello di dover
tradurre manualmente i contenuti delle
locazioni nei rispettivi codici ASCII.
Il programma presentato è una possi-
bile soluzione di tale problema. Consen-
te, cioè, di disassemblare non venti, ma
quaranta istruzioni per pagina e di visua-
lizzare non otto, ma sedici locazioni per
riga, con i rispettivi codici ASCII.
Analisi
Il programma, appena lanciato, mo-
stra un menu con tre scelte:
1) Disassembler
2) Lister
3) Fine.
La scelta numero 1 è per chi vuole
disassemblare, la seconda per chi vuole
visualizzare blocchi di memoria, mentre
la terza consente di uscire dal pro-
gramma.
Dopo aver scelto compare il messag-
gio «Slot: £» a cui l'utente deve rispon-
dere con un numero compreso tra zero
e otto. Infatti il programma non é stato
ideato solo per funzionare con una
stampante, ma permette di indirizzare
l'output su uno qualsiasi dei nove devi-
ce collegabili all'Apple (Ile nel mio caso).
Il lister richiede l'immissione di due
indirizzi, mentre il secondo necessita
l'indirizzo iniziale e il fattore di moltipli-
cazione.
Da notare che questi valori possono
6040-
6050-
6060-
6070-
64 3E 20 97 FE 20 58 FC
20 35 FD C9 B1 F0 15 C9
F2 03 85 08 AD F3 03 85
ED FD 20 91 61 20 35 FD
20 ED FD 38 E9 B0 8D 76
08 86 09 85 06 86 07 20
0B 20 91 6! AE 76 62 86
B1 F0 SA 64
A0 20 ED FD
F0 ED A9 3C
E8 DD 6D 62
20 ED FD 7A
06 A5 09 85
0! 1A A8 A9
0A 86 0B A5
F8 20 74 61
85 0B C9 FF
20 69 61 20
) CO CD A
2 F0 11 C
> 6C 08 0
C 20 02 62 A9 AD 2
2 08 20 DA FD 20 4
5 24 A0 00 B1 06 C
0 FA 1D 71 62 C9 A
A 20 9
07 C5 0B DO D
FD 4C 00 60 E
A2 00 A5 08 2
90 EE A2 01 E
3A A2 00 60 A
06 60 5A 20 E
27 C9 A0 90
99 00 02 20
A9 88 20 ED FD 4C 9A 61 20
AD 00 02 C9 A4 F0 21 A0 00
99 00 02 C8 4C D9 61 64 B8
20 52 E7 A5
3F 60 A5 09
E9 F3 E1 F3
E9 F3 F4 E5
AD AD AD AD
80 D3 EC EF
E9 EF A0 BA
1 60 A0 0
D A5 08 4
D E2 EC E
A3 00
C6 E9
E9 EE
0 A0 CO E0 32 01 55 20 2
0 20 8
85 07 20
C9 FF DO
0A A5 09
76 61 A9
20 D3 F8
90 D3 20
09 A5 09
60 A5
7 84
A2 02 A5 2F 38 75 06 90
ED FD 7A C8 B9 OC 62 DO
4C 87 61 A0 FF 5A 20 35
F5 C9 FF F0 10 7A CO 04
ED FD 4C 9A 61 7A CO FF
FC FA
> 00 02
AD AD AD
8D 8D 8D
EE E5 A0
61
FI AD
8D 75 62 20
C9 B9 B0 F5
20 97 61 85
61 85 0A 86
AD 75 62 C9
FD 64 50 A9
E6 50 E0 00
B0 0B A2 FF
02 A9 A0 5A
7E A5 08 85
60 A5 0A DO
88 DO F7 85
67 6! 20 8C
EE A5 0B 3A
85 0B A2 00
27 85 24 20
20 74 61 A5
91 61 20 35
C5 0B F0 0A
C5 0A F0 F0
3B B5 06 85
02 F6 07 95
F5 8C 77 62
FD C9 8D F0
F0 EB C8 5A
F0 DB 88 5A
E8 9E 00 02
F0 09 29 ?F
B9 20 67 DD
FF A5 3E A6
B1 A9 A0 C4
B2 A9 A0 CC
E5 8D 8D AD
BE 00 8D 8D
C9 EE E9 FA
BA 00 80 80
00 20 40 60
20 20 20 20
d> 1 Xó SM « a
Sèi lpUI2pQI3Pq-
rC H-sC I I H9 ub
mè i 5èI0 yI90u
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mezHDPP_%LPi%H
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-SBIsp! §9§BpI >
§BHLYad8)B 9 gè
Rg%P&0u A •%>&
?ù%I ZMHLZei) D
isassembler 2) L
Figura 1 - Esempio di slampa blocchi di memoria a SO colonne.
252
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
SOFTWARE
APPLE
Es. Fine' 1 si dissassemblano 40 istruzioni
Fine: 2 si disassemblano 80 istruzioni
Fine: 5 si disassemblano 200 istruzioni
Fine: 255 si disassemblano 10200 istru-
zioni!!!
Il formato è quello di figura 2.
Alla fine di tale operazione compare la
scritta «<Fine>» e, schiacciando un
tasto, si torna al menu.
Note
Quando si vogliono inserire numeri
decimali, il programma utilizza due routi-
ne dell'interprete Applesoft che manda-
no messaggi se è avvenuto qualche
errore nell'immissione dei dati:
Es.; Inizio; 66000 (è un numero maggiore di
65535)
sul video comparirà la scritta «ILLEGAL
QUANTITY ERROR».
Il programma si ferma e per farlo
ripartire è necessario digitare «CALL
24576».
Quando invece si vuole finire, trami-
te la terza opzione del menu, il pro-
gramma esegue una ripartenza a caldo
del sistema, come se avvenisse un
«Ctrl-Reset».
Questo perché il programma, nella
sua evoluzione, cambia dei parametri
che inibiscono alcune operazioni del
DOS (LOAD, CATALOG,...). Tramite il
«Ctrl-Reset» tale inconveniente viene
Figura 2 ■ Esempio di disassemblaggio a 80 colonne annullato. MK
6005- 20 58 FC
6008- 20 CO CD
600B- A0 00
600D- 20 88 61
6010- 20 35 FD
FO 11
C9 B3
DO FI
AD F2 03
85 08
AD F3 03
85 09
6C 08 00
8D 75 62
20 ED FD
20 91 61
20 35 FD
6022-
6024-
6027-
603E
6040
6043
6044
6046
6053
6055
6057-
605A-
C9 B9
B0 F5
20 ED FD
38
E9 B0
8D 76 62
20 91 61
20 97 61
20 91 61
AE 76 62
86 3E
6126-
6129-
612C-
612F-
6131-
6133-
6135-
6137-
6139-
613B-
613E-
614A-
614C-
614E-
6150-
6152-
6154-
6156-
6158-
6159-
615A-
615C-
615E-
6160-
6162-
6164-
6166-
6167-
616D-
616F-
6171-
6174-
6176-
6178-
617B-
617D-
617F-
6181-
20 89 F8
20 D3 F8
20 74 61
A5 07
C5 0B
DO D9
A5 06
C5 0A
90 D3
20 91 61
20 35 FD
A5 09
C5 0B
F0 0A
A2 00
A5 08
C5 0A
F0 F0
90 EE
A2 01
A2 02
B4 07
84 3B
B5 06
85 3A
essere inseriti sia come numeri decima-
li che come numeri esadecimali. Nel
secondo caso il numero deve essere
preceduto dal simbolo «$». perciò è
equivalente scrivere 24576 o $6000.
Per il lister non ci sono particolari
problemi, poiché si inseriscono i due
indirizzi: quando compare la scritta «Ini-
zio:» digitare l'indirizzo iniziale, mentre
quando compare «Fine:» digitare quello
finale. Sulla periferica desiderata appari-
ranno i contenuti delle locazioni nel for-
mato di figura 1.
I caratteri compresi tra $80 e $9F sono
considerati come spazi e i caratteri com-
presi fra $00 e $7F, che dovrebbero esse-
re visualizzati in negativo, sono invece
considerati caratteri in modo normale.
Nel caso del disassembler alla scritta
«Inizio:» bisogna rispondere con l'indiriz-
zo iniziale, mentre quando compare «Fi-
ne: » bisogna inserire il fattore di moltipli-
cazione. Questo numero deve essere
compreso tra 1 e 255 (tra $01 e $FF in
esadecimale) e rappresenta quante serie
di 40 istruzioni ciascuna noi vogliamo.
Renarne da ProDOS
di Michele Benvegnù - Venezia
Desidero ricordare che non è necessario ricorrere al Filer o a routine in LM (MC n 77
pag. 247) per rinominare un disco, ma é sufficiente utilizzare il comando RENAME, il quale
può rinominare non solo un file, ma qualunque patri, e quindi anche la root-directory. cioè il
nome del volume.
La sintassi è;
RENAME/VECCHIONOME./NUOVONOME
È possibile rinominare anche la ramdisk (RENAME/RAM,/NUOVARAM).
Provare per credere.
Tutto ciò in quanto ProDOS tratta la root-directory come un qualunque altro file, É persino
possibile aprirla come un text-file sequenziale; ad esempio le seguenti due linee di
programma:
10 M = CHR* <4)1 DIM FILE»<52>: PRINT DS'PREFIX’: INPUT PF*: PRINT
PF*: PRINT WOPEN'PFS’.TDIR’: PRINT D*'READ"PF* : INPUT A*: INPUT A*:
INPUT A*: F0R N = 0 TO 52: INPUT FILE*<N>: PRINT FILE*<N): 0N FILE*<N> =
" GOTO 20: NEXT
20 PRINT Dt'CLOSE* :N = N - I
leggono la root-directory con nome PFS e pongono nel vettore FILES0 gli N file di cui è
composta.
Ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
253
SOFTWARE
di Tommaso Paniuso
Data Maker 128
di Andrea Agostini - Bologna
È possibile utilizzare Data Maker 64,
pubblicato nella rubrica del software de-
dicato a questo computer, anche sul
128,
Questa versione di Data Maker, scritta
appositamente per C 1 28, è molto più ve-
loce della stessa versione per C-64. An-
che il programma che viene creato risulta
più veloce e non necessita di modifiche
per funzionare subito correttamente. Ov-
viamente non può girare sul 64!
Dopo il RUN, si dovranno impostare il
banco di memoria, gli estremi dell'area
da trasformare e il nome del file. Duran-
te la creazione del file scomparirà il
video a 40 colonne.
Ecco come si presenta un program-
ma ottenuto con Data Maker 128:
10 FASTs 1=03072 5BANK00
20 READAs IFA- 0THENSLOW: END!
ELSEPOKEI.As I=I+1:GOTO20
30 DATA000, 027, 008, 020,000, 135,065
90 DATA000, 231 ,100,001,128, 000, 000
Analisi del listato:
10: Intestazione.
20 - 60 : Chiede banco, indirizzi iniziale e
finale, setta banco e controlla la corret-
tezza dei dati.
70 : Chiede nome file da creare su
disco.
80 : DATA contenente l'inizio della linea
10 e le linee 20 e 30 del programma
creato.
90 : Porta il sistema a 2 MHz Apre file
su disco.
100 - 120 : Finisce linea 10
130 : Crea linee 20-30
140 : Fissa l'indirizzo di link iniziale a
2094 e il primo numero di linea a 20
Se l'ultima linea non contiene 7 dati,
aumenta l'indirizzo finale finché il nume-
ro di dati da stampare non è divisibile
per 7.
150 : Inizio del ciclo iterativo I che va
dall'indirizzo iniziale all'indirizzo finale
con incremento di 7,
160 - 170 : Aggiorna indirizzo link e nu
mero linea per prossima linea DATA
180 : Crea intestazione della nuova linea
e istruzione DATA.
190 - 210 : Crea nuova costante per le
DATA e. se necessario, mette virgola.
Se non è l'ultima costante della linea,
torna a 190 altrimenti finisce la linea
DATA e chiude ciclo I.
Nota
I codici di controllo nei listati sono riporta-
li m torma ..esplicita», in conseguenza
dell'impiego della stampante Star NL-10
e relativa interfaccia per Commodore.
Ovviamente. nella digitazione del pro-
gramma e necessario usare i consueti
tasti che corrispondono alle indicazioni fra
parentesi ad esempio cursore destro per
(RGHT). CTRL-3 per (RED) eccetera.
(CLR)
=
(YEL)
(il
(HOME)
=
«i
(RVS)
=
a
(DOWN)
=
pi
(OFF)
=
■
(UP)
=
(ORNG)
=
(RGHT)
=
il
(BRN)
=
PS
( LEFT)
=
II
( LRED )
=
©
( BLK)
=
■
(GRY1 )
=
SI
(WHT)
=
(GRY2)
23
(RED)
=
«
(LGRN)
=
■1
(CYN)
k.
(LBLU)
=
n
(PUR)
=
m
(GRY3)
=
::
(GRN)
(BLU)
-
»
( SWLC )
ili
10 PRINT"(CLR) (RVS) DATA MAKER (OFF)
20 INPUT "(DOWN) (DOWN) (DOWN) BANCO DI MEMORI A" ;B: IFBC0ORBH5THEN20
30 BANKB
40 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO INIZIALE";
11 : IFI KOORI I >65535THEN40
50 INPUT" (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO FINALE" ; IE: IFIE<0ORIE>65535THEN50
60 I F I I > I ETHENRUN
70 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) NOME DEL FILE";N$
80 DATA237 .7.1.8.10, .254.37.58.73,178,-1, .34,8.20. .135.65.58.139.
65.179.48.167. 254 . 38 . 58 , 128 . 58 . 213 . 15 1 . 73 . 44 . 65 . 58r73 . 178 . 73 . 170 .
49.58.137.50.48. .-1
90 FAST :OPEN3 .8.3. NS+" . P . W"
100 READA : IFA >-0THENPRINT#3.CHRS (A) ; :GOTO100 ;ELSE1 S-RIGHTS (STRS ( I
I) . LEN ( STRI ( I I ) ) -1 )
110 IFLEN ( I $) < 5THENI $-"0" + 1 S iGOTOl 10 : ELSEPRI NT#3 . I $ ; CHR$ ( 58) :CHR$
(254) : CHR$ (2) : ; I S-RI GHTS (STRS (B) . LEN (STRS (B) >-l) : I FLEN ( I $ ) » 1THENI
$-"0"+I$
120 PRINT#3. I S ;
130 READA: IFA >=0THENPRINT#3. CHRS ( A) ; :GOT0130
140 LB-34 : LA-8 :NB-20 :NA-0 : X-IE— I 1 +1 : IFX/7< >INT(X/7) THENIE-I I +6+7*
INT(X/7)
150 F0RI-IIT0IESTEP7
160 LB-LB+33; IFLB >255THENLB-LB-256: LA-LA -t-1
170 NB-NB+10: I FNB >255THENNB-NB— 256 : NA-NA+ 1
180 PRINT#3 . CHRS ( LB) ;CHR$(LA) ;CHR$(NB) ;CHR$(NA) ;CHR$(131) ;
190 FORJ-OT06 : JS-STRS ( PEEK ( I +J ) ) : I S-RIGHTS ( JS . LEN (J$) -1 )
200 I FLEN ( I $ ) < 3THEN I S- "0" + 1 $ : GOT0200 : ELSEPR I NT*3 . I $ :
210 I FJ< 6THENPRI NT#3 . " . " ; : NEXT : ELSENEXT ; PR I NT#3 . CHRS ( 0 ) ; :NEXT
220 NB-NB+10: IFNB>255THENNB-NB-256 :NA-NA+1
230 LB-LB+8 : I FLB >255THENLB-LB-256 : LA-LA+1
240 PRI NT#3 . CHRS ( LB) ;CHR$(LA) ;CHR$(NB> ;CHRS(NA) :CHR$(131) ;"-l";CH
R$ (0) ; CHRS (0) ;CHR$(0) :CLOSE3:SLOW
READY.
Listalo del programma Data Maker 128
254
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
AMIGA
C-128
220-230: Aggiorna indirizzo link e nu-
mero linea.
240: Scrive ultima linea DATA, chiude
(Ile e porta il sistema a 1 MHz.
Elenco delle variabili:
B Banco di memoria
Il indirizzo iniziale
IE Indirizzo finale
NS Nome del file
1$ Stringa contenente un numero senza
segno
A Dato prelevato
LB Byte basso dell'indirizzo di link
LA Byte alto dell'indirizzo di link
NB Byte basso del numero di linea
IMA Byte alto del numero di linea
X Numero di byte da trasformare
I Ciclo iterativo esterno
J Ciclo iterativo interno
J$ Stringa contenente un numero col
segno mc
MEDIA DISK
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255
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SOFTWARE
di Tommaso Paniuso
Data Maker 64
dì Andrea Agostini - Bologna
Questo programma serve a trasfor-
mare una determinata zona di memoria
del computer in una serie di istruzioni
«DATA» con caricatore.
Nella versione per 64, dopo il RUN
vengono richiesti prima l'indirizzo inizia-
le della zona da trasformare, poi l'indiriz-
zo finale e infine il nome del file. Quindi
verrà creato su disco un file programma
contenente il programma Basic correda-
to delle varie linee DATA,
Ecco, per esempio, come si presenta
un programma ottenuto con questo me-
todo.
ry RE8 Dh: IFtti.OTHENEND
POKEI.m: 1=1*1 tGOTOZu
10 1=49152
20 READA : I F A< OTHENEND
30 POKEI . A : I -I +1 : GOTO20
40 DATA169 . 000,133.251. 169 . 160.133
50 DATA252 . 160 . 000 .177.251. 145 . 251
60 DATA200 .208.249.230.252.169.192
70 DATA 197 .252.208. 239 .169.255.141
80 DATA030 . 160.169.206.141.031.160
90 DATA162 . 000 . 189 . 051 . 192.157 . 193
100 DATA160 . 232 . 224 . 004 . 208 . 245 . 076
110 DATA055.192.067.071 .084. 207. 162
1 20 DATA000 ,189, 073 .192.157.000. 207
130 DATA232. 224. 021 . 208.245 . 169 , 054
140 DATA 133 .001.096, 032 .138. 173,032
150 DATA247 .183.032. 121.000.240.003
160 DATA076 .008. 175.032.163.168.076
170 DATA248. 168.000.032.032.032.032
180 DATA-1
READY.
Listato 2
Esempio di
« trasformato » con
Data Maker 64
Listato del programma
Data Maker 64
Analisi del listato
10 : Intestazione.
20-40: Chiede indirizzi iniziale e finale
e controlla correttezza dati.
50: Chiede nome file da creare su
disco.
60-70: Istruzioni DATA contenenti le
linee 20 e 30 del programma creato.
80: Apre file su disco.
90-120: Crea linea 10.
130-140: Crea linee 20-30.
150: Fissa l'indirizzo di link iniziale a
2094 e il primo numero di linea a 30. Se
l'ultima linea non contiene 7 dati,
aumenta l'indirizzo finale finché il nume-
ro di dati da stampare non é divisibile
per 7.
160: Inizio del ciclo iterativo I che va
dall'indirizzo iniziale all’indirizzo finale
con incrementi di 7.
170-180: Aggiorna indirizzo link e nu-
Si prega il Sig. Giovanni Visco di mettersi in
contatto con la redazione
10 PRINT MCLR) IRVS) DATA MAKER (OFF)
20 INPUT' (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO INIZIALE"-
II :IFII<0ORIl)65535THEN20
30 I NPUT ’I DOWN I I DOWN) INDIRIZZO FINALE" ; IE : IFIE< 0ORIE>65535THEN30
40 I F I I • I ETHENRUN
50 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) NOME DEL FILE":NS
60 DATA. 27.8.20. .135.65.58.139.65.179.48.167.128
70 DATA. 46. 8 . 30. . 151 . 73 . 44.65 . 58. 73. 178.73. 170 . 49 . 58 . 137 . 50 . 48 . . -
80 OPEN3.8.3.NS* ".P.W"
90 PRINT#3.CHR$ (0) :CHR$(8) :CHR$( 131 :CHR$(8) :CHR$(10) :CHR$(0) : I
CHR$ (178) ;
100 I $»R1GHTS(STR$( I I ) . LENISTRS ( I I ) ) -1)
110 IFLENi I*X5THENI*="0"*I*
120 PRINT#3. 1$;
130 READA: IFA--1THEN150
140 PRINT#3 . CHRS I A) ; :GOT0130
150 LB-46:LA=8:NB-30:NA-0:X-IE-II*1 : lFX/7< >1 NT ( X/7) THENi E- 1 ! +6*7*
I NT(X/7)
160 FORI -I ITO IESTEP7
170 LB=LB*33 : I FLB >255THENLB=LB-256 : LA-LA+1
180 NB-NB+10: I FNB >255THENNB-NB-256 : NA-NA+1
190 PR I NT #3 . CHRS I LB I :CHRS(LA) ;CHRS(NB) .-CHRS(NA) :CHR$(131) :
200 FORJ-0TO6 : JS-STRS (PEEK ( 1 »J) ) : I S-RI GHTS ( JS . LEN ( J $ ) — 1 )
210 IFLENl 1SX3THENIS- 0" + l $ :GOTO210
220 PRI NT#3 . 1 $ ;
230 IFJ< ÓTHENPR1 NT#3 NEXT
240 NEXT
250 PR INT#3. CHRS l 0) :: NEXT
260 NB-NB+1 0 .- ! FNB >255THENNB-NB-256 : NA-NA-* 1
270 LB=LB*8 : 1FLB >255THENLB-LB-256 : LA-LA+1
280 PRI NT* 3 . CHRS ( LB) :CHRS(LAl :CHR$(NBI :CHRS(NAl .-CHRS (131) :"-l" :
290 PRINT#3 . CHRS ( 0) ;CHR$ (01; CHRS ( 0) :CLOSE3
READY.
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
257
SOFTWARE
C 64
mero linea per prossima linea DATA.
190 : Crea intestazione della nuova
linea e istruzione DATA.
210 - 230 : Area nuova costante per le
DATA e. se necessario, mette virgola.
240 : Se non è l'ultima costante della
linea, torna a 210.
250 : Determina la linea DATA e se
non ha finito torna a 170.
260 - 290 : Crea ultima linea con DATA-
1 e chiude file.
Elenco variabili:
Il Indirizzo iniziale
IE Indirizzo finale
IMS Nome del file
1$ Stringa contenente un numero senza
segno
A Dato prelevato
LB Byte basso dell'indirizzo di link
LA Byte alto dell'indirizzo di link
NB Byte basso del numero di linea
NA Byte alto del numero di linea
X Numero di byte da trasformare
I Ciclo iterativo esterno
J Ciclo iterativo interno
J$ Stringa contenente un numero col
segno.
Insieme al listato del programma trove-
rete anche un esempio che mostra come
un programma in LM venga trasformato
con il Data Maker. Il programma in
questione é un esempio di GOTO CAL-
COLATO pubblicato su MC numero 41.
258
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988
SOFTWARE
C 64
Hires Monitor
di Salvatore De Boms - Avigliano (PZ)
Come forse avrete già intuito dal titolo,
questo programma «fruga» nella memo-
ria del C 64 alla ricerca di una schermata
hires o multicolor.
Il suo utilizzo si rivela estremamente
pratico perché, rintracciate le schermate.
le salva in formato Koala, l’arcinoto pro-
gramma grafico che. con tavola grafica o
joystick, consente un utilizzo assai flessi-
bile. L'hires monitor è anche in grado di
rintracciare schermate monocolor, ma
tenete presente che quando vengono
salvate su disco vengono considerate
multicolor, in quanto tali le richiede il
Koalapainter.
Prima di andare avanti sappiate che il
programma presuppone l'uso del reset,
740 DATA 032.030.171.165.002.201.200.240.007,169.193
750 DATA 206,160.011.076.109.010.169.212.160.011.100
760 DATA 032.030,171.169.217.160.011.032.030.171.255
770 DATA 165.182.041.003.133.186.032.049.010,169.202
780 DATA 226.160.011.032.030.171.165.189.041.008.009
790 DATA 074.074.074.133.186.032.049.010.169.232.009
800 DATA 160.011.032.030.171.165.189.041.240.074.089
810 DATA 074,074,074,133.186.076.049.010.129.080.117
820 DATA 073.067.032.065.032.032.032.032.032.032.173
830 DATA 032.032.032.044.080.044.087.147.032.032.050
840 DATA 032.032.032.032.032.032.158.018.072,032.216
850 DATA 073.032.082.032.069.032.083.032.032.077.032
860 DATA 032.079.032.078.032.073.032.084.032.079.041
870 DATA 032.082.146.013.013.013.070.049,047.070.023
880 DATA 050.032.061.032.043.047.045.032.056.075.217
890 DATA 032.080.065.071.046.032.071.082.046,013,026
900 DATA 013.070.051.047.070.052.032.061.032.043.215
910 DATA 047.045.032.049.075.032.080.065.071.046.030
920 DATA 032.067.079.076.046.013.013.070.053.032.225
930 DATA 061.032.067.079.076.046.032.083.070.079.113
940 DATA 078.068.079.013.013.070.054.032.061.032.244
950 DATA 067.079.076.046.032.066.079.082.068.079.162
960 DATA 013.013.070.055.032.061.032.077.085.076.002
970 DATA 084.073.067.079.076.079.082.047.077.079.231
980 DATA 078.079.067.079.076,079.082.013.013.070.124
990 DATA 056.032.061.032.084.082.065.067.069.013.049
1000 DATA 013.083.032.061.032.083.065.076.086.065.084
1010 DATA 013.013.067.032.061.032.067,079.076.079.007
1020 DATA 082.065.013.013.088.032.061.032.069.083.026
1030 DATA 067.069.013.013.013.032.080,082.069.077.003
1040 DATA 073.032.085.078.032.084.065.083.084.079.183
1050 DATA 000.013.013.078.079.077.069.032.070.073.248
1060 DATA 076.069.058.032.000,013.013.073.078.083.239
1070 DATA 069.082.073.083.067,073.032.085.078.032.162
1080 DATA 068.073.083.067.079.032.069,032.000.013.004
1090 DATA 013.013.032.082.073.084.079.082.078.079.103
1100 DATA 063.032.000.032.032.032.032.077.079.068.191
1110 DATA 079.058.000.077.085.076.084.073,000.077.097
1120 DATA 079.078,079.000.032.032.066.065.078.067.064
1130 DATA 079.058.000.032.032.080.071.058.000.032.186
1140 DATA 032.080.067.058.000.000.000.000.000.000.237
1150 PRINTCHRS ( 147) : "ATTENDERE. . ":PRINT
1160 FORI-0TO100:Z-0
1170 F0RJ-0T09 : READX : CK-CK+X : Z- ( Z+X) AND255
1180 IFX7255THEN1330
1190 NEXTJ
1200 READW: IFZ< JWTHEN1330
1210 NEXTI
1220 PR1NT" INSERISCI UN DISCO E PREMI UN TASTO"
1230 POKE198. 0 :WAIT198, 1 :POKE198. 0
1240 NESTORE :0PEN15. 8. 15. "IO"
1250 0PEN8.8.8. "HIRES MON . /OGG. P .W"
1260 INPUr#15.El.ElS
1270 IFE1THENPRINT""ERR0RE DISCO : " ;E1 ;E1$ :CLOSE15 :CL0SE8:END
1280 PRINT48 . CHR$ 1 1 1 : CHR$ (8) : : REM ATTENZIONE AL PUNTO E VIRGOLA
1290 F0RI-0TO100
1300 FORJ-OTO9 : READX : PRINT48. CHR* ( X) REM ATTENZIONE AL PUNTO E V
IRGOLA
1310 NEXTJ: READW: NEXTI
1320 CLOSE8:CLOSE15 :PRINTCHR$ ( 17) : "HO FINITO" :END
1330 PRINT "ERRORE NELLA RIGA"";PEEK<63) tPEEK (64) *256
Programma caricatore Basic Hires Monitor
quindi quei pochi che ne sono sprovvisti
faranno bene a procurarsene uno.
Il programma
Una volta digitato correttamente e
lanciato il caricatore Basic pubblicato in
queste pagine, salverà su disco il pro-
gramma vero e proprio, indipendente
dal caricatore stesso che potrà quindi
anche essere cancellato. Se commette-
te qualche errore nelle linee data, sarà il
programma ad avvisarvi e ad indicarvi in
quale riga l'errore stesso si è verificato.
Il programma che si viene a creare su
disco col nome di «Hires Mon./ogg» è
invece in LM.
La scelta del LM si é resa necessaria
per consentire il salvataggio delle scher-
mate che si trovano nella RAM «sotto»
la ROM.
La tecnica usata per salvare le scher-
mate è la stessa che usa il programma
caricatore per salvare il programma og-
getto: tramite le subroutine del Kernal
si apre su disco un file programma in
scrittura, si scaricano poi in questo,
tenendo presente la struttura di un file
Koala, prima gli 8K della schermata vera
e propria (o Bit-Map). poi 1 K di memoria
colore (o pagina colore o memoria
schermo), ancora 1K di attributi colore
ed infine, nell'ultimo byte del file, il
codice del ‘colore dello sfondo.
L'individuazione delle varie zone di
memoria costituenti la schermata viene
effettuata da subroutine che preparano
le locazioni $fb/$fc (#251/252) per
sfruttare l'indirizzamento indicizzato in-
diretto (LDA (SFB).Y).
Chi è interessato all'uso delle su-
broutine del Kernal Getin, Open. Set-
nam ed altre potrà studiare il disassem-
blato. al quale comunque rimando tutti i
lettori per gli eventuali chiarimenti tec-
nici.
Un ultimo avvertimento- per rispar-
miare memoria (non sarei potuto andare
oltre i 4 blocchi senza rischiare di can-
cellare un'eventuale memoria colore)
non c'è nel programma una routine che
legga lo status del drive. Occhio al LED
del drive, quindi, perché, se anche do-
vesse verificarsi una condizione di erro-
re. il programma si comporterà come se
effettivamente il salvataggio fosse av-
venuto.
Comunque in questi casi potete sem-
pre ripetere la procedura di salvataggio
semplicemente rientrando in modo hi-
res e ritornando in ambiente SAVE. do-
po aver ovviamente rimediato all'errore
che sarà quasi sicuramente o l'assenza
del dischetto nel drive o un numero di
blocchi liberi Inferiore a 40.
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
259
SOFTWARE
C 64
Come si usa
Una volta caricato e lanciato l'Hires
monitor (con RUN), sullo schermo appare
un menu con varie opzioni che sono:
F1/F2: avanza o retrocede di 8K nella
memoria del C 64. Come forse già sapre-
te, il VIC II «vede» solo un banco da 16K
per volta, cioè 1/4 della memoria disponi-
bile sul C 64. Poiché questa funzione ser-
ve per rintracciare la Bit-map della scher-
mata, lunga «soltanto» 8K, avremo due
posizionamenti possibili per ogni banco,
per un totale di otto diversi posiziona-
menti prima di ritornare al punto di par-
tenza. Il passaggio da banco a banco è
automatico, cosi come pure è automati-
co il passaggio dall’ottava posizione alla
prima e viceversa.
F3/F4: avanza o retrocede di 1K nel
banco corrente alla ricerca della memoria
colore che di solito si trova subito prima o
subito dopo la schermata stessa. Le posi-
zioni possibili sono questa volta 1 6, tutte
all'interno del banco selezionato, però so-
lo 8 potranno contenere la memoria colo-
re in quanto i rimanenti 8K saranno occu-
pati dalla schermata.
- F5: cambia il colore dello sfondo. Pote-
te «settario» come era nella schermata
originaria o diversamente, secondo i vo-
stri gusti
F6: cambia il colore nel bordo. Questa
opzione non serve per il file Koala ma il
colore del bordo rappresenta quello del
cursore nelle opzioni «SAVE» e «TRA-
CE» e quello con il quale verrà riempita la
memoria colore con la funzione «Co-
lora».
F7: con questo tasto si accede alla
funzione Trace, che altro non è se non la
«bussola» per orientarsi all'interno della
memoria. Sulla prima riga dello schermo
vengono infatti visualizzate le seguenti
informazioni:
• Modo: multicolor o monocolor
. Banco: indica il numero del banco in
cui si trova.
» Pagina grafica (PG): segna 0 se que-
sta si trova nella prima metà di 8K del
banco precedentemente indicato, o 1 se
è nella seconda metà.
. Pagina colore (PC): segna un valore
da 0 a 15 a seconda della posizione nel
banco corrente del blocco da 1K costi-
tuente la memoria colore.
Per rientrare in modo Hires basta pre-
mere un tasto qualsiasi.
C: riempie la memoria colore in cui vi
trovate con lo stesso codice colore del
bordo dello schermo. Prima di usare que-
sta funzione, controllate con la funzione
Trace che la pagina colore non si trovi
sovrapposta alla pagina grafica, altrimenti
cancellerete parte di quest’ultima. Cosi
se, per esempio, la pagina grafica occupa
la prima metà di un banco qualunque, po-
tete colorare il blocco da 1 K senza danno
per la pagina grafica solo se quest'ultimo
si trova tra l'ottava e la quindicesima posi-
zione. La funzione prevede un solo con-
trollo: se vi trovate con la pagina colore
nei primi tre blocchi del banco numero 3,
il comando viene ignorato in quanto cor-
rereste il rischio di inchiodare il computer
o di cancellare il programma stesso.
Non sortisce inoltre alcun effetto su al-
cune zone dei blocchi 1 e 3 che contengo-
no le informazioni relative al set di carat-
teri.
S: permette il salvataggio della scher-
mata in formato Koala cosi come la vede-
vate sul video prima di premere il tasto
’S’. Oltre a visualizzare l'output della fun-
zione Trace, il programma vi chiederà il
nome del file che può essere formato al
massimo da otto caratteri. Anche se ne
digiterete di più. verranno considerati so-
lo i primi otto. Dopo aver premuto return
vi verrà chiesto di inserire un disco e pre-
mere un tasto. Se premerete Run/Stop si
uscirà dall'opzione Save senza compiere
il salvataggio; se invece premerete un ta-
sto qualsiasi dovrete attendere qualche
minuto e alla fine vi verrà chiesto se ritor-
nare al modo Hires. Premendo 'S' si ritor-
na, mentre con qualunque altro tasto il
programma ritorna al Basic senza però
cancellarsi.
Prima di usare questa funzione e quella
di Trace, vi consiglio di dare un'occhiata al
colore del bordo; se coincide con quello
dello sfondo cambiatelo, pena la mancata
visione del cursore a causa del suo colore
uguale a quello dello sfondo,
X: premendo questo tasto si esce dal
programma senza che quest'ultimo si
cancelli.
Come già accennato prima, per poter
creare un file Koala, occorrono quattro
elementi: 1) gli 8K di Bit-map; 2) la me-
moria colore; 3) 1 K di attributi di luminan-
za; 4) il colore dello sfondo.
Poiché il programma aggiunge auto-
maticamente la luminanza utilizzando un
valore «neutro», noi dovremo occuparci
di rintracciare i tre elementi rimanenti.
Caricate un programma qualunque che
faccia uso di una schermata Hires, me-
glio multicolore. Resettate quando la
schermata che volete salvare è visibile
sullo schermo e non prima o dopo, in
quanto alcuni programmi, specie se fan-
no ricorso a più schermate, operano una
compattazione sulle stesse.
A questo punto caricate e lanciate l'Hi-
res Monitor. Quando premerete un tasto
vi troverete in modo multicolore, precisa-
mente nella prima metà del banco nume-
ro 3, per quanto riguarda la pagina grafica
e nel blocco 0 dello stesso banco per la
pagina colore.
Avanzate nella memoria con il tasto FI
fin quando troverete gli 8K di Bit-map.
Potete facilmente riconoscerla, anche
con i colori sfasati, dai contorni delle im-
magini. Dobbiamo ora ricercare la pagina
colore, quindi agite sul tasto F3. Quando
la troverete, le immagini saranno corret-
tamente colorate (o quasi) e potrete pas-
sare a colorare lo sfondo o, se preferite,
direttamente al salvataggio.
Se non riuscite a trovarla, con ogni pro-
babilità avete caricato una schermata
monocolore; premete quindi il tasto F7 e
cercate di nuovo la pagina colore. Se l’ef-
fetto è soddisfacente anche in modo
multicolore, potete salvare la schermata,
altrimenti vi conviene provare diverse
combinazioni di colore sfondo (tasto F5) e
pagina grafica (tasto 'C') e salvarla quan-
do vi sembra di aver raggiunto un soddi-
sfacente risultato.
Se proprio non riuscite a trovare la pagi-
na colore, avete caricato una di quelle
schermate, peraltro assai rare, che utiliz-
zano e locazioni da 1 024 a 2024 per colo-
rare la videata. In questo caso, poiché é
quantomeno impossibile rintracciare la
memoria colore, vi consiglio di colorare
alla meglio un blocco di 1 K con tasto 'C,
di salvare la videata e di colorarla «a ma-
no» col Koala.
Un'ultima nota
Queste ultime righe sono dedicate a
coloro che hanno classificato il program-
ma come uno di taglio «hackeristico» che
non ruba i programmi, ma ruba le scher-
mate.
lo non l'ho scritto, e pertanto vorrei non
venisse considerato in quest'ottica. Lo
scopo finale (o magari la presunzione) del
programma è infatti quello di aumentare
la già notevole versatilità del programma
grafico Koala Painter.
Saprete infatti che il Koala consente di
«fondere» o fare un collage tra due scher-
mate con le funzioni «Swap» e «Copy»;
sfruttando opportunamente questo pro-
gramma, avete la possibilità di fondere
una schermata Koala con i font di Geos, i
disegni di Print Master e le altre feature
dei vari programmi grafici: insomma an-
che l'utente negato nel disegno e senza
tavola grafica (come me) potrebbe crea-
re, dal momento che visualizzare le
schermate Koala non costituisce un pro-
blema, videate di presentazione per i suoi
programmi quantomeno dignitose. Ov-
viamente l'output degli altri programmi
grafici non dovrà essere salvato normal-
mente, ma «catturato» con l’aiuto di que-
sto programma e, nel caso di output mo-
nocolore, bisognerà selezionare dimen-
sioni sufficientemente grandi dei font o
delle immagini affinché non sia troppo
evidente il passaggio da monocolore a
multicolore, ma mi sembra che comun-
que il programma sia valido. *c
260
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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sei. e parali. - Collegam. est. per
drive da 5"1/4 - Batt. ricar., con 6
ore d’autonom. - tastiera 78 tasti -
Aliment. con carica batt. - Borsa -
4 man. in It. - DOS 33.
L. 1.580.000
NOVITÀ
PORTATIlt TOSHIBA T 1100» 2760.000
PC PHILIPS 1480000
8088, 4,77/BMIu. 512 K I dine i"l/2 Hercules
CGA, orologio, interi, seriale parali, mon. mo-
re PHILIPS 1450000
ORDINI TELEFONICI
ORE 8.30/20.30 - Tel. 06/5621265
SOFTWARE
di Francesco Ragusa
Una delle esigerne più sentite dai
nostri lettori, almeno a giudicare
dalla quantità di programmi del
genere che pervengono in
redazione, è quella di << curiosare »
nella memoria del computer e/o
tra le tracce dei dischetti. Il
programma di questo mese, é
dedicato, appunto, agli incurabili
smanettoni di cui sopra che se ne
serviranno, si spera, per imparare
nuove tecniche di
programmazione destinate a
realizzare programmi sempre più
sofisticati da ospitare in questa
rubrica...
Póma di passare la parola
all'autrice, una preghiera : se
propno non potete inviarci i vostri
programmi su disco, almeno
inviate il listato e registrate il
programma su cassetta a 1200
baud. A velocità doppia capita
che programmi ritenuti
interessanti per la pubblicazione
risultino assolutamente
« illeggibili" nonostante la buona
volontà e finiscano per essere
cestinati, sacrificati sull'altare dei
2400 baud. Au revoir
È disponibile, presso la redazione, il disco
con il programma pubblicato in questa
rubrica. Le istruzioni per l'acquisto e
l’elenco degli altri programmi disponibili
sonoapag 265
HEXDUMP
di Andreina Semenzaio - Moghano (TV)
Il programma, come si può intuire dal
titolo, stampa in formato esadecimale e
ASCII il contenuto della memoria, di file
e settori del disco.
Tutte le opzioni vengono richiamate
con i tasti funzione o con il mouse (se
connesso). È importante ricordare che
la presenza del mouse viene testata
solo allo start del programma ed in caso
di esito negativo della verifica tale di-
spositivo verrà ignorato fino al termine
dell'esecuzione, rendendo del tutto inu-
tile qualsiasi tentativo di inserirlo suc-
cessivamente. Circa l'uso del mouse, si
tenga presente che il pulsante di sini-
stra attiva, con il cursore posto sulle
etichette funzione, la sequenza relativa
alla funzione prescelta e, negli altri casi,
restituisce alla routine il carattere punta-
to dal cursore; il tasto di destra, invece,
fornisce alla routine il carattere CarRe-
turn.
Anche se il programma si può consi-
derare diviso in tre parti, quante sono le
device ammesse, le regole generali di
funzionamento sono nella maggior par-
te simili, se non addiritturra uguali.
Memoria
All’entrata di questa opzione verrà
richiesto di definire, nell'ordine, lo Slot e
l’Indirizzo a cui accedere La stringa di
input segue un po' le regole della defini-
zione di un file su disco. Infatti tutti i
caratteri che precedono il carattere
vengono intesi come device (in questo
caso lo slot), mentre i caratteri succes-
sivi saranno valutati come l'indirizzo a
cui accedere.
Lo slot dovrà essere definito indican-
do prima il primario e poi, opzionalmen-
te. il secondario (es. 00: oppure 01:).
L'indirizzo potrà essere inserito nella
forma decimale o esadecimale. aggiun-
gendo. in quest'ultimo caso, il codice
« H »> finale. Entrambi i dati sono opzio-
nali e, se non definiti, verranno conside-
rati quelli attuali. Definita questa fase si
potrà accedere alle varie opzioni offerte
dai tasti funzione ed elencate sulle ulti-
me righe dello schermo.
FI: Sposta il puntatore della memoria
di una pagina (256 byte) indietro.
F2: Compie l’analoga operazione in
avanti.
F5: Annulla l'operazione settata. Vali-
do in tutti i modi operativi
F6: Ripete l'inpul dello slot e dell'indi-
rizzo.
F8: Seleziona il modo EDIT per modi-
ficare la memoria. Inutile ricordare di
porre molta attenzione nella modifica, in
particolar modo se questa riguarda l'a-
rea di sistema (oltre DE00H).
La routine di lettura e scrittura opera
sulla memoria a blocchi di 256 byte e
quindi non altera solo l'ipotetico byte
modificato, ma potrebbe ristabilire nel-
l'area interessata dei byte che il sistema
potrebbe aver modificato.
F9: Starhpa sequenziale della memo-
ria compresa tra due intervalli
Verranno richiesti lo start e lo stop
che dovranno essere naturalmente suc-
cessivi e compresi nel range 0-FFF. In
questo caso non é possibile modificare
l'attuale slot.
FIO: Ritorno al menu principale. Vali-
do in tutti i modi operativi.
File Disco
All'inizio viene chiesto il File su cui
vogliamo operare e in questo caso si
devono rispettare le stesse regole del
Basic. Successivamente verrà richiesto
l'OFFSET del File Per offset viene inte-
so un indirizzo virtuale che servirà come
punto di riferimento sulla posizione che
il File occuperebbe in memoria. Se vie-
ne omesso ed il File non presenta le
estensioni BAS. BIN o COM, verrà
assunto il valore 0. altrimenti il program-
ma assumerà automaticamente il valore
8000H per i file BAS, 0100H per i file
.COM e quello presente nell'header per
i file .BIN.
Completata questa fase, e se l'opera-
zione avrà avuto esito positivo, appari-
ranno sullo schermo le informazioni sul
nome del file in uso, sul numero max.
dei record da 256 byte di cui è compo-
sto ed il numero di quello attuale. Gli
indirizzi che appariranno saranno riferiti
all'offset stabilito in precedenza.
FI: Arretra di un record.
F2: Avanza di un record.
F3: Stampa la directory del disco.
Questa funzione è valida solo durante
l'input del file e trasferisce l'attuale
stringa alla funzione Basic FILES in mo-
do che sia possibile mascherare una
262
MCmicrocompuler n. 79 - novembre 1988
SOFTWARE
MSX
eventuale ricerca.
F6: Richiede il nuovo record a cui
accedere per facilitare lo spostamento
all'interno di file di grosse dimensioni,
F7: Ripropone l'input iniziale.
F8: Entra in modo EDIT.
F9: Stampa il record. Valgono le regole
già viste nella sezione Memoria, ma, se si
omettono i dati, vengono assunti per
default il minimo ed il massimo del file.
Settori disco
Inizialmente verrà richiesto di definire il
drive ed il settore a cui accedere e l'input
seguirà una sintassi simile a quella usata
per i file, solo che qui il nome sarà
sostituito dal numero del settore. Al fine
di evitare continui accessi al disco la
routine carica 4 settori per volta: niente
paura, quindi, se il drive non viene sem-
pre attivato. È necessario sottolineare
che nel formato MSX ogni settore è
lungo 512 byte, ma sul video ne vengono
mostrati solo 256 per volta. Di conse-
guenza, la posizione effettiva di quanto
stiamo analizzando viene indicata dall'in-
dirizzo virtuale che ritroviamo sul video
FI: Arretra di 1/2 settore.
F2: Avanza di 1/2 settore.
F3: Setta il tipo di disco in esame.
F6: Ripete l'input iniziale.
F8: Entra in modo EDIT.
F9: Stampa sequenziale dei settori
Due parole, doverose, sul modo EDIT
si usano i tasti cursore per spostare il
cursore nelle varie direzioni ed il tasto FI
per attivare la modifica nella forma esa-
decimale o ASCII. Nel formato ASCII
sono ammessi all’input solo i codici
compresi tra 32 e 126.
L'effettiva scrittura delle modifiche
verrà eseguita solo dopo la pressione del
tasto F7, diversamente tutte le modifiche
saranno ignorate. Il tasto F5 serve per
tornare al modo normale.
Informazioni sul programma
La scelta di realizzare il programma in
maniera ibrida (Basic/codice macchina),
se da una parte ha consentito una ottima
velocità di esecuzione, dall'altra ha pena-
lizzato non poco la leggibilità. Speriamo
comunque che le poche note seguenti
riescano a soddisfare le vostre curiosità:
— il programma, al fine di avere maggio-
re spazio sul video, setta il VDP (1 0)=82H
(di default è 02H) per usare 26 righe.
Vengono, inoltre, settati i VDP (13) (colo-
re) e VDP (14) (per il reverse o il lampeg-
gio).
— In molti casi il programma si chiude in
loop senza uscita: questo permette al
sistema di intercettare la pressione dei
tasti funzione per servire la routine inte-
ressata.
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
263
SOFTWARE
MSX
— La REM iniziale al programma ha
anche la funzione di flag di restart del
programma, Infatti ad una eventuale
partenza a caldo viene testata tale riga
(PEEKI&H8009)), e non viene più cancata
la routine in codice macchina ("HEX-
DUMP.BIN"): quindi non alteratela,
— La definizione degli indirizzi (DEFU-
SR. =) viene fatta dopo aver caricato
HEXDUMP.BIN:
USR 0 mizializza il programma e viene
passato con l’argomento il connettore
del joystick;
USR 1 inìzializza il tipo di device a cui
piu tardi si dovrà accedere. Tramite la
stringa di argomento vengono passati il
tipo di device ed altri dati (slot, indirizzo,
tipo disco, ecc.) a seconda del tipo
settato;
USR 2 legge la device e stampa;
USR 3 scrive sulla device;
USR 4 emula INKEYS ma estende il
test anche al mouse;
USR 6 invia il contenuto del video alla
stampante;
USR 7 ristabilisce i tasti funzione della
ROM,
USR 8 effettua un Clear del video e
degli attributi.
Principali variabili utilizzate
AO = Nibble maschera per modifica
byte,
AD = Indirizzo corrente del buffer dei
byte visualizzati
AS = Generico per l'uso con stampa
sequenziale.
AX = Ascissa del cursore in Edit.
AY = Ordinata del cursore in Edit.
C = Valore corrente della posizione di
memoria o record e settore.
CFS = Sequenza per spegnere il cur-
CL$ = Sequenza per cancellare la
linea.
CNS = Sequenza per accendere il
cursore.
CVS = Sequenza per cancellare a fine
video.
DR = Numero attuale del drive di
default.
EE = Flag settato dal modo Edit.
E$ = Maschera corrente per input.
E1S = Maschera generica per input
tasti.
FU = Flag di controllo per i tasti
funzione.
G = Max. lunghezza in record del file
corrente.
J = N. PAD ( | dove è attivo il mouse.
MS = Messaggi generici e di errore.
PR = Codice di sezione (di programma)
in corso.
SLS = Slot corrente.
V.. = Variabili per memorizzare lo stato
dei VDP
264
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
Per l'ordinazione inviare l'im-
porto (a mezzo assegno, c/c o
vaglia postale) alla Technimedia
srl. Via Carlo Perrier 9, 00157
Roma.
Elenco del software disponibile
su cassetta o minifloppy
Per ovviare alle difficoltà incontrate da molti lettori nella digitazione dei
listati pubblicati nelle varie rubriche di software sulla rivista.
MCmicrocomputer mette a disposizione i programmi più significativi
direttamente su supporto magnetico. Riepiloghiamo qui sotto i programmi
disponibili per le varie macchine, ricordando che i titoli non sono previsti per
computer diversi da quelli indicati. Il numero della rivista su cui viene
descritto ciascun programma è riportato nell'apposita colonna ; consigliamo
gli interessati di procurarsi i relativi numeri arretrati, eventualmente
rivolgendosi al nostro Servizio Arretrati utilizzando il tagliando pubblicato in
fondo alla rivista.
MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988
guida computer—
COMPUTER
PERIFERICHE - ACCESSORI
ACER (Taiwan)
SHR Sri Via Faentina 175/A 48100 Ravenna
ACER-500+
AM 500 ►/OOIM-M
MS-DOS & IBM comp 8088 (4.77/8MHZ), 256 KB es a 640 Kb RAM, floppy
disk 5,25" IBM comp. mi parali seriale RS-232. MGC (MOA, MGA. CGA),
monitor erg mori
AM-500 +/002M-M. come AM 500 +/001M-M, ma con 640 Kb di RAM e
2 unila floppy disk 5,25"
AM-50O +/002E-E - come AM-500 +/0D2M M, ma con scheda per monilor
a colori e grafica avanzala EGA, e monilor a colori 14" EGA compatibile
AM-500 4-/021M-M, con 640 kb di RAM e Hard disk 20 Mb
AM-500 +/02 IE-E con scheda video e monitor EGA
AM- 1030/002 - 80B6-I (9,6/8 MHzi RAM 640, K, 2 FD 3.5" scheda MGA
EGA
AM-910/041M-M come AM-910/021M-M ma con hard disk da
AM-910/041E-E come AM-910/021M-M ma con hard disk da 40
scheda video 8 monilor EGA
MB
M 900/071M-M
ie AM-90Q/02IM-M
le AM-900/021M-M
ACORN (G.B)
G Ricordi & C Spa Via Salomone 77 - 20138 Milano
Archimedes 305 Base CPU RISC 32 bil
drive 3'"v Mouse
Atchimedes
drive TV;
Atchimedes
Archimedes
drive 3-V,
Atchimedes
drive 3 "Vi
Archimede:
Disk 20M
Atchimedes
Disk 20M
305 Monu CPU RISC 32 bil -
Mouse Monilor b/n
305 Colour - CPU RISC 32 bd
- Mouse - Monitor MR
310 Base - CPU RISC 32 bit
Mouse
310 Mono - CPU RISC 32 Bil
Mouse - Monilor b/n
310 Colour - CPU RISC 32 bil
- Mouse - Monilor MR
440 Base CPU/RISC 32 Bil
Disk drive 3'"--. - Mouse
440 Mono - CPU/RISC 32
1 250,000
1.590.000
2 490.000
2 1 70 000
3100000
AM 1030/021 come AM 1030-021 con FD 3,5" +HD 20 M
AM -91 3/021 M M 80286 (12 MHz), RAM 512 K. FD 3.5" HD 20 M.
scheda MDA/CGA/HGC/EGA, monitor monocromalico 14"
AM-9I3/021E-E come AM-913/021M-M con monilor a colori EGA
PC SERIE ACER-910
AM-910/021M M 80286-6/12 MHz. 512 KB RAM, un floppy disk 5,25" da
1.2 Mb 1 hard disk 20 Mb MDA - MGA CGA (colore). MS-DOS & GW-
BASIC
AM 910/021E-E come AM-910/021M-M ma con scheda video & monitor
hard disk da 70 Mb
hard disk da 70 MB
AM 900/071E-E
veloce, scheda video 8 monitor EGA
PC SERIE ACER- 1100
AM 1 1Q0/041M M PC 32 bil 80386 Based. 4.77/16 MHz, Zero Wail Siale.
1 MB RAM esp a 16 Mb con schede RAM 32 bil da 2.4.6.8 MB. MGA.
monitor 14” mon 1 floppy disk 1,2 Mb e 1 hard disk 1,2 Mb hard disk da
40 MB lormaliaii, MS-DOS 8 GW-BASIC
AM-1 10Q/041E-E - come AM 1100/041M-M ma con scheda video 8
monitor EGA
AM -1100/071M-M reme AM-1100/D41M-M ma con hard disk da 70 MB
AM 1100/71E-E come AM 1100/041M-M ma con scheda video 8 monitor
EGA e hard disk da 70 Mb
AM-1100/141M-M come AM-1100/041M-M ma con hard disk da 140 Mb
5.200 000
5900000
6.500000
7.200000
8.500000
9.200.000
re 3". Mouse Monitor Iv
512K RAM 512K ROM - Disk
512K RAM - 512K ROM - Disk
512K RAM - 512K ROM - Disk
1M RAM - 512K ROM - Disk
1M RAM - 512K ROM - Disk
1M RAM -512K ROM -Disk
4M RAM - 512K ROM - Hard
4M RAM 512K ROM - Hard
2.308 000
2 051000
2 642.000
6214.000
I prezzi riportati nella Guidacomputer sono comunicati
dai distributori dei vari prodotti e si riferiscono alla
vendita di singoli pezzi all'utente finale. Sui prezzi indicati
possono esserci variazioni dipendenti dal singolo
distributore. Per acquisto OEM e comunque vendite
multiple sono generalmente previsti sconti quantità. I
dati sono aggiornati a circa 20-30giorni prima della data
di uscita in edicola della rivista. MCmicrocomputer non si
assume responsabilità per eventuali errori o variazioni.
Tutti i prezzi sono IVA esclusa.
Atchimedes 440 Colcui - CPU/RISC 32 Bil 4M RAM 512K ROM I
Disk 20M - Disk drive TV - Mouse Monitor MR
PC EMULAI0R pei Archimedes con MS-DOS 321
Masler 128 - Iniettacela ■
128K ROM - DOS + - GEM
ADI
Daiaiec
Telcom -
DM 12 Monito! monoctomalico 12
DM 14 - Monito! monoctomalico 14"
DM 1400 Monito! monoct 14' pei ad
DM 1502 Monitor monoctomalico 14'
DM 2214 - Monitor EGA 14'
ALLOY
Delia Srl - Viale Aguggian i
AMSTRAD (G.B.)
144 000
435000
1 233000
12267000
1 363000
1090000
848000
773000
327 000
273 000
300000
340 000
420000
920000
backnjp ALLOY interno da 40 MB pet 80286 80386 e personal
Tape System/2: back-up ALLOY interno da 40 MB pet Personal Syslem/2
up ALLOY esterno da 120 MB pet 80286 e Personal
nltollet del Relriever/120 pet XI. AT 386 e PS/2 Model
alote del Relievet/120 pet PS/2 Model 50,60,80
ALPHA MICRO (U.S.A.)
SHR Srl via Faentina 175/A - 48100 Ravenna
AM-510/011M-M 8088-4,77 MHz, 640KB RAM. 5 SIOI 1 Floppy Disk 360K
5.25" IBM XI compì . 1 Hard Disk 10MB torni 1 p senaie ed 1 p parallela 1 750 000
AM-525/021M-M 8088-4,77 MHz, 640KB RAM 5 Slot, 1 Floppy Disk 360K
5,25" IBM XI compai 1 Hatd Disk 20 MB loim 1 p sanale ed 1 p 1.990000
parallela
AM-1000PC/20 - 80286 + 68.000. RAM 1 M, HD 20 M FD 1,2 M video
monocromalico 8 9!
AM-1000 PC/40 - come AM-1000 PC/20 con HD 40 M 96C
- 8086 8 MHz. RAM 512 K, 1 FD 5,25" 360 K, video
266
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
267
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
270
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
271
272
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
273
guida computer
IRWIN
Dalalec - Via M Botimi 27/29. 00163 Roma
teicom Via M Cintali 75. 20148 Milano
120 - Tape backup 20 M pei XT/AT 1 100.000
125 Tape backup 20 M pei AT 1 100.000
145 - Tape backup 40 M pei Al 1.350000
245 Tape backup 40 M 3.5" pei PS/2 50/60 1.450000
LASER MASTER
Dalalec Via M Bonetti 27/29. 00163 Roma
telcom - Via M Cìvitali 75. 20148 Milano
L MASTER l - scheda di memoria per DTP CAD/CAM per laser lipo Canon,
emù! HP. velocizza slampa, lonls lino a 255 punii lipogialici 3.350.000
IMI FONTS 13-13 lonls Bil slream + RAM 0.5 M 1 250.000
MT 690 Line Pnnler 900 LPM
MI 20 Margherita 120 col . 20 cps
Caricatore autom logli singoli a 1 vasca
Caricatore aulom logli singoli a 2 vasche
MT 90 INK JET 80 col . 220 CpS
Caricatore automatico logli singoli
MT 905 Laser 6 ppm
Interfacce parallela e seriale RS232/422 Emulazione HP Laseriet Plus serie II
512 II K di memoria
MT 910 WP Laser 10 ppm
Opzioni Espansione memoria
MT 910 Video Laser 10 ppm
Opzioni UPS versione DDL
UPS versione PDL/DDL
MT 10 Convertitore lineai Olivelli
MT 15 Convertitore stampa di cod barra
MT 38 Controller IBM
MT 43 Controller IBM
17105000
1004 000
832 000
1801 000
1211000
230 000
3 270 000
7043.000
982.000
382000
1 248000
515600
3291 000
3.643.000
435.000
500 000
1500000
1 950000
M3 INFORMATICA
M3 tnlotmalica - Via Forti. 82 - 10149 Torino
:T Turbo 8 MHz. RAM 256 K, 2FD 360 K
PC/AT 12 MHz RAM 1 M. 1 FD 1.2 M, 1 HD 20 M
PC/AT 16 MHz. RAM 1 M, 1 FD 1,2 M, 1 HD 20 M
36 20 MHz. RAM 2 M, 1 FD 1,2 M, 1 HD 20 M
top Portatile AT 10 MHz. RAM 640 K. 2 FD 720 K. display LCD
Top Portatile AT 16 MHz, RAM 1 M. 1 FD 720 K. display LCD
irta Telela* 2400/4800/9600 baud Murala M-l
irta VGA 640 x 480 256 colori
illor 14" colore Mullisync risoluzione 0.31
ìpante 80 colonne. 9 aghi, 180 cps. 36 cps LO
ìpanle '32 colonne, 24 aghi. 180 cps. 90 cps LO
Mouse Mìcrosott/Logìtech compatibile
Digitizer 12"x12"
Llghl pen
940.000
2290000
2 690.000
4 790 000
3.300.000
3.550.000
1 500.000
420.000
200 000
900.000
450 000
900000
400000
125000
750 000
150000
MANNESMANN TALLY
Mannesmann Tallv Via Borsini. 6 - 20094 Corsico IMI)
MAXTOR
Dalalec - Via M Bonetti 27/29 - 00163 Roma
Telcom - Via M Cintali 75. 20148 Milano
Disco 20 M slim per AT 780 000
Disco 40 M slim per AT 1 290000
Disco 70 M (28 ms) 2.850 000
Disco 80 M (28 ms) 2.600000
Disco 118 M (28 ms) 5 900 000
Disco 160 M (28 ms) 6100000
WORM 800 - Sistema a disco ottico 800 M 7 100 000
Cartuccia per Worm 800 350000
MDS
Dalalec Via M Bonetti 27/29. 00163 Roma
Telcom - Via M Civitah 75. 20148 Milano
GENIUS G Monitor A4 grafico 66 x 80 caratteri 736x1008 punii, con
scheda video/slampante 3 200.000
GENIUS G MC - come GENIUS G pei Micro channei 4 200000
+ 9 aghi. 80 col.
: 9 aghi, 80 col .
573.000
581000
616.000
299000
1 006000
397 000
1220000
456.000
1523000
407 000
538 000
1.578 000
2.381 000
708 000
460000
2275000
538 000
2.424 000
2658000
2807000
2 870 000
3,018.000
3499000
3848000
4.313000
4 536 000
4 963.000
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988
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MC 79
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